L’assoluto naturale

“Una donna che non sia una stupida, presto o tardi, trova un uomo sano e lo riduce a un rottame” scriveva Cesare Pavese. E’ un po’ il riassunto de L’Assoluto naturale di Goffredo Parise, un’opera sulla quale sto facendo una ricerca per il prossimo capitolo del romanzo che sto scrivendo.

Al pari di Pavese anche Parise venne additato come un misogino. Questo non toglie importanza a questo “improbabile” dialogo tra un uomo e una donna, pensato per il teatro e che a teatro ha avuto alterni successi.
Il libro lo trovate in una edizione Mondadori o Rizzoli, ora non ricordo, ma ve lo consiglio. I due protagonisti si interrogano sulla natura del loro rapporto amoroso e va a finire male. Lei è una donna-mantide che finirà per divorare il proprio uomo, soddisfacendo il suo istinto e la sua brama di possesso, mentre lui annasperà nel vuoto alla ricerca della natura amorosa nell’intelletto.

In realtà più di qualche lettrice potrebbe obiettare che si va a parare nel solito adagio sciovinista per il quale la donna è puro istinto mentre l’uomo agisce secondo cervello ma le cose sono più sottili.
Per esempio noi chiamiamo indifferentemente AMORE ciò che gli scaltri greci dividevano in eros, filia e logos.
Eros era l’amore sessuale, per Filia si intendeva l’amore filiale, fraterno, persino l’amore per Dio o l’attaccamento a un bene materiale. Il Logos era invece il tentativo di trovare nel linguaggio e nella conoscenza la natura dell’amore.

Succede sempre che le donne abbiano una marcia in più. Vivono l’amore nella totalità dei 3 aspetti, almeno per quanto posso averne capito io (non molto). Certo, ci sono anche le confuse e non differenziate che si sono fissate a uno stadio intermedio. Ma è un dato di fatto che quando ci arrivano, le donne vivono il logos dell’amore conficcato nella profondità delle loro carni. E’ in questo senso che il loro istinto poderoso le porta avanti; comprendono la natura dell’amore con pienezza, senza bisogno di alcun artificio.

L’uomo, invece, suo malgrado, finisce sempre per essere un po’ schizofrenico. O è un “animale” assetato di sesso che dà piena espressione ai suoi istinti, o cerca nel logos il significato di un amore che non raggiungerà mai totalmente se non vi affianca anche l’eros. E’ un po’ la banale dicotomia (che però linguisticamente genera confusione) tra sesso senza amore e amore senza sesso.
Morale della favola: omne animal triste post coitum; gli uomini sono sempre tristi dopo che hanno fatto sesso perché vorrebbero ricominciare. Forse sarebbero meno tristi portandosi dietro il logos insito in quel sesso che hanno appena consumato. Sempre che ci sia del logos; che non sia tutto eros, voglio dire.
Sarebbe bene anche non fare passare troppo logos tra un eros e l’altro, voi che dite?

Mi fermo qui. Confusi siamo e confusi resteremo.

 

Share Button

2 pensieri su “L’assoluto naturale

  1. No, non ho letto “L’odore del sangue”. Ho sbocconcellato qualche passo e letto delle recensioni quando è uscito. E’ uno di quei libri che annoto come ‘arretrati da leggere’ in una lista che rischia di diventare infinita. E’ un’impresa prometeica e ci vorrebbero sette vite. Ma per Parise vedrò di colmare la lacuna. Ciao!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *