Franco Volpi - foto d'archivio
Tarda mattinata di Pasquetta. Il filosofo, a cavallo di una bicicletta, sta andando a un appuntamento con la morte. Non è un film di Bergman. Franco Volpi, classe 1952, è stato travolto da un’auto mentre si arrampicava sulle stradicciole tortuose dei colli Berici. Il trauma cranico è stato devastante; a nulla sono valsi gli immediati soccorsi, il trasporto in elicottero all’ospedale di Vicenza. Coma irreversibile. Con lo studioso scompare una parte sostanziosa della cultura italiana e europea. Ordinario di Storia della Filosofia all’Università di Padova, autorità indiscussa su Heidegger, Schopenhauer, Nietszche, Schmitt, divulgatore e pubblicista dalla grande capacità comunicativa, curatore di fortunati testi brevi di Schopenauer per Adelphi (“Sul mestiere dello scrittore e sullo stile”, “L’arte di ottenere ragione”), cittadino del mondo (ha insegnato in Francia, Germania, Sudamerica, Messico e Canada): questo e altro era Franco Volpi.
Voglio ricordare la sua espressione perennemente sorridente, gli occhi vivaci, curiosi, intelligenti, quell’esame di Filosofia sulla contraddizione dove mi fece i complimenti per la “dialettica niente male per uno che viene da un istituto professionale”, o per una splendida conferenza tenuta alla Società Generale di Mutuo Soccorso su Milan Kundera e “L’insostenibile leggerezza dell’essere”. Addio professore. La sua è una morte metaforica, terribile e assurda, che lei stesso avrebbe analizzato col suo pensiero titanico e, forse, conoscendola un po’, anche con la distanza di un humor sottile ch’era nel suo stile.
Un raro filosofo che sapeva ballare, come i musici e i poeti.

Potete leggere il bel ricordo di Cesare Galla, apparso sul Giornale di Vicenza di oggi, qui.

Share Button