Piano solo

Stefano Bollani: archivio Il Giornale di Vicenza

Stefano Bollani: archivio Il Giornale di Vicenza

Erano mesi che non frequentavo le sale da concerto – avere due bimbi piccoli, dibattersi tra lavoro ecc. non lascia ulteriore spazio per gli svaghi. Sia pur lentamente sto ricominciando a riappropriarmi di un po’ di tempo libero.
Non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione ghiotta di ascoltare dal vivo Stefano Bollani a due passi da casa, al Teatro Comunale di viale Mazzini, sabato 9 gennaio. Bollani è esponente di punta del jazz italiano e si è ritrovato di nuovo a Vicenza, rispondendo all’appello di Riccardo Brazzale, dopo che a maggio aveva partecipato al locale festival New Conversations. La serata è stata organizzata dal Comune e dall’associazione Ida Onlus; parte dell’incasso verrà devoluto a un progetto di cooperazione con la Cambogia, dove dei volonterosi vicentini hanno avviato un laboratorio di lavorazione dei metalli per i ragazzi di strada khmer.
L’istrionico pianista toscano ci ha regalato due ore di grande mestiere. Piano solo, per un grande mattatore, uno che si ingrazia il pubblico anche per la simpatia, per la battuta pronta, per quel “gene toscano” che lo rende istintivamente attore. Non solo jazz: quello di Bollani è stato un viaggio nel tempo e nella musica di tanti paesi, un rapido excursus della propria formazione, dei pezzi che gli sono cari, della sua memoria e sentimenti. Il repertorio è spaziato dalla canzone degli anni Quaranta alla colonna sonora di Brigadoon (1954) di Vincente Minnelli, con Gene Kelly, su musiche di Johnny Green (memorabile apertura della serata), ad Antonio Carlos Jobim – molte in effetti le coloriture del Brasile carioca – a George Gershwin eccetera, il tutto filtrato rielaborato e ricomposto al momento, nell’impeto dell’improvvisazione («Non chiedetemi che cosa farò una volta salito sul palco, perché non lo so neppure io, finché non appoggio le dita sui tasti»).
Una performance di grande energia; il pianista fiorentino non riusciva a stare fermo sullo sgabello, era tutto un pestare sulle assi del palco o sui pedali, un incrociare le mani, percuotere martelletti e cassa armonica a ritmo di bossa nova, il tutto improntato a vitalità e leggerezza comunicativa. Bollani lavora molto sulla ritmica e sulla dinamica dello strumento; la mano sinistra non ci ha fatto rimpiangere l’assenza di un contrabbasso o di una batteria, la destra di una chitarra o dei fiati. Il fraseggio è torrenziale, di chiaro impianto jazzistico, e indugia sul tema stravolgendolo e/o arricchendolo di gradevoli nuances, con indubbia perizia tecnica. Le stesse mani hanno duettato tra loro, entrando a volte in conflitto, boicottando il Bollani cantante per preservare la dignità del pianista («In questo periodo il mio psichiatra ha molto da fare»). Finale esilarante per una improbabile disco-richiesta affidata all’uzzolo dei presenti, pastiche di una decina di pezzi. Forse non avrò più l’opportunità di ascoltare la rapsodia in Blue che trascolora gradualmente in Gelato al cioccolato di Pupo, o il motivo di Besame mucho dove, repentini, affiorano i riff di Rettore, Dieci ragazze per me e Una terra promessa. Passato il Bollani, passato il miracolo.

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4 risposte a Piano solo

  1. Nowhereman scrive:

    La fortuna (abbastanza meritata) di Giovanni Allevi sta facendo scoprire motli compositori pianisti rimasti un po’ lontani dalla fama: Bollani, Einaudi, Yiruma e altri. Bollani è molto bravo perché sa spaziare in tutti i generi, come scrivi. Ma io sto ancora aspettando un pianista che mi emozioni come Il keith jarrett ascoltato in piazza del campidoglio negli anni ’80, una specie di Koln concert n.2. Un saluto

  2. cristina bove scrive:

    ben vengano pianisti eccellenti!
    e che i giovani scoprano la meraviglia di questo strumento.

  3. alberto scrive:

    @nowhereman: questo è davvero un colpo basso!
    Jarret è Jarret e provo una grande invidia per la tua esperienza melomane anni ’80. (snort!)

  4. alberto scrive:

    @crisitnabove: hai ragione. Pensa che per Natale ho regalato a Matteo la sua prima tastiera. Gli piace canticchiare le canzoncine, è molto intonato e senza forzarlo mi piacerebbe avvicinarlo all’apprendimento di uno strumento. E’ un’arte che richiede molta disciplina, dedizione e ti può regalare grandi soddisfazioni.
    😎

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