Corso di sopravvivenza per genitori senza aiuti

Bart e Homer Simpson

Premessa

Bentrovati. Se state leggendo queste note – bontà vostra –, o siete decisamente curiosi riguardo al tema o, con maggiore probabilità, siete dei genitori di figli in numero ed età variabili e, se le leggi della statistica non sono opinioni isolate, sarete in misura più cospicua padri e madri privi di aiuti.
La trattazione che segue non poggia su postulati teoretici comprovati e validati scientificamente da équipes accreditate, ma è imperniata in gran parte su fondamenta empiriche assolutamente soggettive e opinabili, con buona pace di pediatri per amici,  del dottor Spock, della gentle discipline, di Piaget, Bruno Bettelheim e scuole montessoriane.

Definizione

Si definisce genitore senza aiuti quella categoria di genitore privo di ausili fattivi nell’accudimento, nell’accrescimento ed educazione della prole. Le specie relative sono estremamente variabili: si va dalla drammatica condizione del genitore privato del partner o coniuge (morte, separazione consensuale, abbandono), marcatamente più tragica quando è il maschio a doversi sobbarcare “l’oneroso fardello”, alla coppia neofita che non ripone particolari speranze nei “nonni” (ai quali l’attuale organizzazione sociale ha demandato l’onere di prendersi stabilmente cura dei figli dei propri figli), vuoi perché hanno sviluppato forme più o meno gravi di demenza senile e/o morbo di Alzheimer, perché abitano a Kuala Lumpur o in quanto (dopo una vita stanziale a Poiana di Granfion*) hanno deciso di diventare cittadini del mondo a seguito di una vincita al Superenalotto.
Nella casistica si contemplano anche i casi in cui sono le Istituzioni a rendersi latitanti (esempio: un governo in uno Stato di diritto che si dichiara fondato sul sistema “famiglia” e non legifera abbastanza pro domo sua).

Quesiti preliminari

Prima di svegliarsi, un bel mattino, con il vago ma incalzante desiderio di divenire genitore, è bene che il nostro aspirante kamikaze si renda edotto di una serie obbligata di pochi ma cruciali passaggi, riassumibili nei seguenti quesiti:
1) Ho dei genitori attempati ma ancora in buona salute, dinamici e intraprendenti?
Se la risposta è passate pure alla sezione “Requisiti essenziali del sistema”
Se la risposta è negativa, passate alla successiva
2) Sono sicuro che questo desiderio di paternità/maternità non sia solo un momento di debolezza o un capriccio passeggero?
formulabile in altri termini nella più diretta
3) Che abbia un po’ esagerato con salsicce, fegatini e Cabernet ieri sera?
Se ancora, dopo aver passato in rassegna i precetti di Tonino Carotone (“E’ un mondo difficile / futuro incerto”) e riassunto più o meno brevemente le correnti nichiliste del secolo scorso, siete ancora tenaci assertori delle vostre motivazioni, passate al livello successivo.

Requisiti essenziali del sistema

Requisito fondante e irrinunciabile è (1) la consapevolezza – valutabile con appositi test antropometrici – che la scelta e la conseguente fecondazione della cellula uovo costituiscono uno spartiacque tra la vita che gli incauti agenti il “fattaccio” conducevano prima dell’atto e che condurranno poi.
Condizione mirabilmente espressa nel celebre incipit Perdete ogni speranza o voi ch’entrate del Sommo Poeta.
Quanto più basso sarà l’indice di consapevolezza tanto più amaro da sorbire sarà il calice delle gravose responsabilità che vi pioveranno addosso.
Tengo a precisare che non metto in dubbio le gioie e le soddisfazioni dell’avere un figlio, ma sapere a cosa si va incontro (un piccolo aiutino da casa) agevola (provate a prepararvi per una gara di corsa sui venti chilometri e a due passi dal traguardo vi dicono Sei su scherzi a parte, ti sei iscritto a una maratona!)
Altro requisito inevitabile: (2) se vi apprestate ad essere un genitore senza aiuti, è meglio che facciate conto esclusivamente sulle vostre forze e su quelle del coniuge/partner. Se il figlio è uno solo, è un fatto (Voi che ci siete passati potete testimoniarlo); se sono due (magari a stretto giro di posta) la progressione non obbedisce a leggi matematiche – forse a quelle di universi paralleli, dove 1 + 1 raramente = 2 ma con maggiore frequenza 4, 6 talvolta 10 e loro multipli).
(3) Considerato che per accingersi a un’impresa di questo tipo servono una ferrea volontà prometeica e una eccellente forma fisica, esorto fin d’ora a ripetere più volte al giorno il mantra Tutto scorre di eraclitana memoria, mutuato dal veneto popolaresco L’è un mal desmentegon! (E’ un male che si dimentica); vi tornerà massimamente utile anche nelle ore profonde della notte dove, incartapecoriti, non riuscirete a placare il pianto del vostro neonato in preda alle coliche gassose – per quanto vi possiate applicare – e sentirete montare un inquietante impulso a defenestrarlo e tornarvene sotto le coperte a ripigliare il sonno dei giusti (che domani si monta in turno alle 7!).
Postilla: prima di divenire padre pensavo ai monaci buddisti e in generale agli asceti come a degli individui che hanno scelto un’esistenza di privazioni e ritiro dal consorzio sociale. Niente di più sbagliato: questi signori vivono una vita di beatitudine e pienezza (ozio, silenzio, raccoglimento interiore, indifferenza allo scorrere del tempo, contemplazione trascendente e via discorrendo) che al genitore tout court è assolutamente preclusa, credo, fin sul letto di morte. Lo stesso dicasi per quelle formule declamate dai sacerdoti cattolici nel corso delle omelie, che invitano a “rinunciare a Satana” (Chi era costui?). Ecco, non c’è problema se il vostro parroco sente il bisogno di controllare le vostre intemperanze sessuali dentro e fuori del talamo nuziale. Persino Sant’Antonio nel deserto è stato tentato con oro, pietre preziose, deliziosi banchetti, Regine di Saba e gnocca di cortigiane in testa! L’unica perversione che vi provocherà una salivazione intensa (alla cane di Pavlov) sarà il pensiero di una crociera nel Mediterraneo, chiusi in cabina a dormire, cullati dallo sciabordio delle onde.

Consigli utili

1) Cercatevi un asilo nido conveniente, che faccia magari servizio di baby-sitteraggio, e poco distante da casa
2) Diffidate di quelle mamme/papà che al parco giochi piangono il morto, “Dio, non credevo fosse così difficile!”. Molto spesso hanno una tata o una “nonna” prestante come asso nella manica.
3) Prendete consigli da tutti, annuendo e ringraziando per le fondamentali illuminazioni i vostri maestri di vita e una volta a casa fate un po’ quel che vi dicono il cuore (non è un libro della Tamaro) e l’esperienza: non c’è miglior stratega militare di colui che cambia le mosse all’ultimo, mentre infuria la battaglia!

Vi aspetto tra qualche tempo per la prossima puntata.

* Poiana di Granfion è una frazione di Grisignano di Zocco, nel basso vicentino.

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15 risposte a Corso di sopravvivenza per genitori senza aiuti

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  2. alberto scrive:

    Ecco il video di “Me cago en el amor” di Tonino Carotone. Imprescindibile.

  3. raffa scrive:

    se non sbaglio bruno bettelheim, illustre scrittore di saggi, manuali consigli per genitori si è suicidato… ha forse tentato di mettere in pratica i suoi libri? o si è reso conto che non puoi dire al pargolo urlante: “tesoro, aspetta un momento che non riesco a trovare il capitolo dove è spiegato come risolvere la situazione davanti al tuo ennesimo e insensato capriccio!”
    concordo comunque su una cosa fondamentale: chi si lamenta ha sempre un folto gruppo di nonni e zie a cui affidare il sacro pargolo in qualsiasi momento.

  4. Nowhereman scrive:

    Divertente e istruttivo. Ciao, buona domenica

  5. Divertentissima esposizione di un argomento tanto difficile quanto complicato: l’essere genitore “solo” con tutte le difficoltà dal caso.
    Che dirti… io sono tra i tanti “soli”, ma non mi lamento e non ho grandi aiuti se non quello fondamentale che mi viene proprio dai miei tre figli…
    Loro mi stanno insegnando il mestiere del genitore, e mi aiutano, nei limiti del possibile, nel non farmi disperare più del dovuto.
    Bellissimo video, te lo rubo

    Bacio

  6. Spider-Ci scrive:

    Eh eh, lo segnalerò a mio fratello, visto che tra poco diventerà padre !!! 😉

  7. alberto scrive:

    @Raffa: grazie del tuo gradito commento. In effetti Bettelheim è morto suicida nel 1990. Ha scritto libri splendidi come “Il mondo incantato” (1977) e “Un genitore quasi perfetto” (1987). Bisogna anche dire ch’era stato deportato, con l’invasione tedesca dell’Austria, a Dachau e Birkenau e quelle sono esperienze che lasciano il segno, soprattutto nella visione del mondo. Come fai notare con sottile humor è alquanto “inadeguato” applicare nella pratica quotidiana le teorie che tanti saggi sull’età evolutiva propugnano. Tu ne sai più di me in quanto madre “plurima”… i bimbi e le situazioni hanno miriadi di sfumature difficilmente imbrigliabili.
    Per quanto riguarda la tipologia dei “pleurants” non posso che sorridere sotto i baffi: ce n’è a iosa!
    😎

  8. alberto scrive:

    @Katia: è molto bello quando dici che i tuoi figli ti stanno insegnando il mestiere del genitore. In questa frase è concentrato il senso dell’imparar facendo. Essere genitori si apprende “in progress”.
    Del resto, dall’alto della tua esperienza (tre figli? Complimenti!)

    @Spider-Ci: in bocca al lupo a tuo fratello!

  9. cicabu scrive:

    Crescere figli è duro e si impara sul campo..tu sei bravissimo…^^

  10. Marco Crestani scrive:

    Originale e simpatico il testo.

  11. Brunez scrive:

    Fantastico questo trattato! 😀 Che paura però all’idea di aver figli, sarà che ogni tanto vedo dei miei coetanei sposarsi e averne mentre io non ho ancora abbandonato del tutto l’adolescenza… ma d’altra parte il mondo è bello perché è vario, no? 😉

  12. alberto scrive:

    @Brunez: quando un mattino mi sono svegliato col desiderio di avere un erede ho avuto paura. Poi, una volta nato ne ho avuta il doppio!

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