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	<title>Commenti a: Padroni a casa nostra: intervista a Gian Mario Villalta</title>
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	<description>Lettura, scrittura e quant&#039;altro. E ci faremo pure i casi miei...</description>
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		<title>Di: lino</title>
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		<dc:creator>lino</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 10:30:29 +0000</pubDate>
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		<description>bella intervista..ciau</description>
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		<title>Di: Davide</title>
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		<dc:creator>Davide</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 22:44:30 +0000</pubDate>
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		<description>peccato non esserci stati!</description>
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		<title>Di: alberto</title>
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		<dc:creator>alberto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 23:26:23 +0000</pubDate>
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		<description>@Nowhereman: con Svevo e Saba sfondi una porta aperta: immensi e imprescindibili. Pasolini è un altro grande dal quale non si può prescindere.

E che dire di Goffredo Parise, Guido Piovene, Pietro Berto, Giorgio Bassani, Ferdinando Camon, Fulvio Tomizza, Mario Rigoni Stern, Andrea Zanzotto...?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Nowhereman: con Svevo e Saba sfondi una porta aperta: immensi e imprescindibili. Pasolini è un altro grande dal quale non si può prescindere.</p>
<p>E che dire di Goffredo Parise, Guido Piovene, Pietro Berto, Giorgio Bassani, Ferdinando Camon, Fulvio Tomizza, Mario Rigoni Stern, Andrea Zanzotto&#8230;?</p>
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		<title>Di: alberto</title>
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		<dc:creator>alberto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 23:21:55 +0000</pubDate>
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		<description>@Renzo Montagnoli: Sì, Renzo, in effetti alcuni dei temi di quest&#039;intervista erano emersi pure nella tua chiacchierata con Camon. In effetti hai ragione quando parli di un repentino cambiamento che non ha consentito a chi l&#039;ha vissuto di metabolizzare adeguatamente. Il Nordest, però, ha vissuto una situazione storica diversa rispetto alla Lombardia o altre regioni italiane del centro-nord: è stato arretrato per lungo tempo. Quando lo sviluppo dell&#039;industria e del terziario a ovest è stata tale da indurre a delocalizzare in Triveneto, di fatto rendendolo quel fenomeno socio-economico degli ultimi decenni (ora è il Triveneto che delocalizza in Romania eccetera), lo sviluppo è stato così vertiginoso e implacabile da creare quei &quot;mostri&quot; di cui parla Villalta (ho un po&#039; semplificato ma in sostanza è quello ch&#039;è accaduto). Secondo me ai Nordestini &quot;gli rode&quot; quella consapevolezza, che sta giungendo tardivamente, di non aver investito in materia di cultura. Mi riferisco anche a quegli imprenditori dediti alla &quot;roba&quot; che investivano i guadagni per ampliare i capannoni delle loro fabbriche a conduzione famigliare invece di puntare sulla formazione (specie quella dei loro figlioli), salvo poi rivender tutto con l&#039;arrivo della recessione perché il loro sistema non era più competitivo.
Capirai perché sono incazzati: più o meno consapevolmente stanno buttando alle ortiche il lavoro di qualche generazione...

E&#039; interessante invece lo spunto sull&#039;evoluzione linguistica di un idioma locale a confronto con le istanze della globalizzazione e del suo ripercuotersi nelle arti che si servono della parola come strumento privilegiato d&#039;espressione, vedi la poesia contemporanea.
8-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Renzo Montagnoli: Sì, Renzo, in effetti alcuni dei temi di quest&#8217;intervista erano emersi pure nella tua chiacchierata con Camon. In effetti hai ragione quando parli di un repentino cambiamento che non ha consentito a chi l&#8217;ha vissuto di metabolizzare adeguatamente. Il Nordest, però, ha vissuto una situazione storica diversa rispetto alla Lombardia o altre regioni italiane del centro-nord: è stato arretrato per lungo tempo. Quando lo sviluppo dell&#8217;industria e del terziario a ovest è stata tale da indurre a delocalizzare in Triveneto, di fatto rendendolo quel fenomeno socio-economico degli ultimi decenni (ora è il Triveneto che delocalizza in Romania eccetera), lo sviluppo è stato così vertiginoso e implacabile da creare quei &#8220;mostri&#8221; di cui parla Villalta (ho un po&#8217; semplificato ma in sostanza è quello ch&#8217;è accaduto). Secondo me ai Nordestini &#8220;gli rode&#8221; quella consapevolezza, che sta giungendo tardivamente, di non aver investito in materia di cultura. Mi riferisco anche a quegli imprenditori dediti alla &#8220;roba&#8221; che investivano i guadagni per ampliare i capannoni delle loro fabbriche a conduzione famigliare invece di puntare sulla formazione (specie quella dei loro figlioli), salvo poi rivender tutto con l&#8217;arrivo della recessione perché il loro sistema non era più competitivo.<br />
Capirai perché sono incazzati: più o meno consapevolmente stanno buttando alle ortiche il lavoro di qualche generazione&#8230;</p>
<p>E&#8217; interessante invece lo spunto sull&#8217;evoluzione linguistica di un idioma locale a confronto con le istanze della globalizzazione e del suo ripercuotersi nelle arti che si servono della parola come strumento privilegiato d&#8217;espressione, vedi la poesia contemporanea.<br />
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		<title>Di: Renzo Montagnoli</title>
		<link>http://www.albertocarollo.it/blog/2010/02/28/padroni-a-casa-nostra-intervista-a-gian-mario-villalta/comment-page-1/#comment-227</link>
		<dc:creator>Renzo Montagnoli</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 20:36:57 +0000</pubDate>
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		<description>Di questo problema degli abitanti del triveneto mi pare se ne sia discusso anche con Camon; in verità non lo considero però un problema, o meglio non penso che quelli del triveneto siano meglio o peggio dei lombardi o dei toscani. Se analizziamo un po&#039; il fenomeno, l&#039;essere passati da uno stato di diffusa povertà a un altro di rilevante benessere ha comportato un salto talmente repentino che non ha consentito di metabolizzare il cambiamento. Mi spiego meglio: è come se si venissero a trovare nella condizione del poveraccio che azzecca un sei al Superenalotto. Entusiasmo, ci si sente padroni del mondo, si snobba anche, ma alla fin fine in un angolo ci stanno ancora gli zoccoli di legno. Questa discrasia tende a far rinchiudere il proprio mondo, o meglio i due mondi, nel timore che, perdendo l&#039;uno, scompaia anche l&#039;altro. Ecco allora una certa intolleranza, un atteggiamento fra la supponenza e il sospetto e, in buona sostanza, un certo infantilismo di bambini cresciuti troppo in fretta. Il tempo calmerà, si sedimenteranno le conquiste e cesserà il ricordo dell&#039;epoca di poveri emigranti. Dubito però che avranno motivo di essere contenti, ma questo è comune a tutti quanti guardano solo in avanti, senza volgersi all&#039;indietro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Di questo problema degli abitanti del triveneto mi pare se ne sia discusso anche con Camon; in verità non lo considero però un problema, o meglio non penso che quelli del triveneto siano meglio o peggio dei lombardi o dei toscani. Se analizziamo un po&#8217; il fenomeno, l&#8217;essere passati da uno stato di diffusa povertà a un altro di rilevante benessere ha comportato un salto talmente repentino che non ha consentito di metabolizzare il cambiamento. Mi spiego meglio: è come se si venissero a trovare nella condizione del poveraccio che azzecca un sei al Superenalotto. Entusiasmo, ci si sente padroni del mondo, si snobba anche, ma alla fin fine in un angolo ci stanno ancora gli zoccoli di legno. Questa discrasia tende a far rinchiudere il proprio mondo, o meglio i due mondi, nel timore che, perdendo l&#8217;uno, scompaia anche l&#8217;altro. Ecco allora una certa intolleranza, un atteggiamento fra la supponenza e il sospetto e, in buona sostanza, un certo infantilismo di bambini cresciuti troppo in fretta. Il tempo calmerà, si sedimenteranno le conquiste e cesserà il ricordo dell&#8217;epoca di poveri emigranti. Dubito però che avranno motivo di essere contenti, ma questo è comune a tutti quanti guardano solo in avanti, senza volgersi all&#8217;indietro.</p>
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		<title>Di: Nowhereman</title>
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		<dc:creator>Nowhereman</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 07:54:31 +0000</pubDate>
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		<description>Un&#039;interessante intervista, mi ha fatto ricordare cosa ha dato il cosiddetto Nordest alla letteratura italiana e non dello scorso secolo. Moltissimo. Sicuramnete il più grande poeta (Saba) e il più grande narratore (Svevo) erano, sì triestini entrambi, ma comunque del Triveneto. Per non parlare di Pasolini. Ogni realtà geografica è complessa, ha mille sfaccettature, guai lasciarsi prendere dai luoghi comuni, dai pregiudizi. E&#039; ciò che dovrebbe pensare soprattutto certi personaggi del &quot;palazzo&quot;. Un saluto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;interessante intervista, mi ha fatto ricordare cosa ha dato il cosiddetto Nordest alla letteratura italiana e non dello scorso secolo. Moltissimo. Sicuramnete il più grande poeta (Saba) e il più grande narratore (Svevo) erano, sì triestini entrambi, ma comunque del Triveneto. Per non parlare di Pasolini. Ogni realtà geografica è complessa, ha mille sfaccettature, guai lasciarsi prendere dai luoghi comuni, dai pregiudizi. E&#8217; ciò che dovrebbe pensare soprattutto certi personaggi del &#8220;palazzo&#8221;. Un saluto</p>
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		<title>Di: alberto</title>
		<link>http://www.albertocarollo.it/blog/2010/02/28/padroni-a-casa-nostra-intervista-a-gian-mario-villalta/comment-page-1/#comment-213</link>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 22:12:09 +0000</pubDate>
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		<description>@maryline: grazie, gentilissima. Passerò a visitare le tue stanze.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@maryline: grazie, gentilissima. Passerò a visitare le tue stanze.</p>
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		<title>Di: maryline</title>
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		<dc:creator>maryline</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 19:10:58 +0000</pubDate>
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		<description>Complimenti , davvero interessante questo blog !
Maryline</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Complimenti , davvero interessante questo blog !<br />
Maryline</p>
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