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Giorgione, Doppio ritratto (inizi XVI sec.)

Quasi ci siamo. Tra gennaio e febbraio ho lavorato al menabò del mio libro. Lettura approfondita e piccole revisioni del testo prima di andare in stampa. Non ho ancora date ufficiali ma uscirà in tempi brevi per i tipi di Edizioni Creativa.
Doppio ritratto, questo il titolo, arriva da lontano.
Più che un romanzo è stata un’officina di scrittura. Se torno indietro con la memoria, sono più di dieci anni che vado raccogliendo notizie, articoli e pubblicazioni sulla Melanconia, materiali dai quali ho ricavato intriganti suggestioni che hanno finito per costituire il sostrato della scrittura, quello che Giorgio Manganelli definiva Il sottile rumore della prosa. La prima stesura era già pronta più di tre anni fa, in una versione che superava le cinquecento cartelle.
Va da sé che bisognava metterci mano: quale pazzo avrebbe editato un simile mattone, opera di uno scrittore (quasi) esordiente?
Credo che l’attuale forma sia il frutto di almeno cinque sostanziali riscritture e di furiose sforbiciate: poco più di duecento pagine. Le varie versioni sono state intervallate da incontri “speciali”, persone – amici, conoscenti, addetti ai lavori – coi quali ho avuto scambi proficui, che hanno arricchito il mio bagaglio di esperienze e mi hanno aiutato a perfezionare il congegno narrativo.
Questo approdo è anche l’esito di un percorso accidentato. Almeno tre volte sono stato prossimo a raggiungere un accordo editoriale, ma ho preferito attendere l’occasione propizia invece di mercanteggiare, di farmi imbrigliare in subdoli contratti capestro o con esose richieste di contributo.
Gianluca Ferrara e il suo staff sono stati degli onesti professionisti, non lo dico per piaggeria ma perché, citando Blade Runner, “Ho visto cose che voi umani” da quando bazzico l’ambiente!
Mi sembra perciò di poter ragionevolmente affermare che ne uscirà un buon prodotto, poi non sta a me giudicare. Lo attesteranno i lettori.

Una sera di autunno del 1991, Alfredo Algelo riceve la visita imprevista di una bella e misteriosa signora in grigio. Forse l’ha conosciuta in passato, ma al momento non ricorda nulla. Alfredo soffre di periodiche crisi depressive; il suo senso di inadeguatezza è accentuato dai problemi incontrati nella realizzazione delle sue ambizioni artistiche – è un insegnante e un aspirante scrittore – e dalla società distratta e provinciale che lo circonda. Il romanzo ha una struttura circolare e il racconto procede a ritroso nel tempo, due anni prima, per mostrare gli antefatti. Il nostro  protagonista avvia una relazione clandestina con Alina, la problematica ragazza di Giovanni, affermato pubblicitario. Sarà un’educazione sentimentale senza sbocco, un’ossessione erotica destabilizzante. Le ricerche estetiche di Alfredo sul Doppio ritratto di Giorgione rappresentano il giro di boa di una raggiunta consapevolezza dei propri mezzi espressivi e di una possibile svolta nella sua vita. Sullo sfondo la Vicenza della fine degli anni Ottanta, poco prima dell’esplosione del fenomeno economico del “Nordest”, a cavallo tra eventi socio-politici e rivolgimenti locali – la morte dell’onorevole Rumor e l’affermazione delle lobby imprenditoriali -, e di ben più ampia portata: crisi istituzionali in Italia, la caduta del Muro e il liberismo economico a Est.

Il romanzo è nel contempo un evento corale: come in un gioco di rifrazioni i ‘ritratti’ si moltiplicano e sono ora quelli della sensuale Alina e dell’amico Adone De Feo, che sta allestendo una pièce da un’opera di Goffredo Parise; di Ilaria Baldini, l’anziana scrittrice milanese prodiga di saggi consigli; di Irene, che si scopre innamorata di Alfredo ma non trova una ricompensa affettiva adeguata alla sua devozione.
Chiude il cerchio l’inquietante presenza della signora in grigio, emblema di una tristezza nobile e profonda che ha tracciato la storia del pensiero occidentale e che ora sembra ribadire l’impossibilità dell’intellettuale e dell’artista a divenire figure propositive e di riferimento nel mondo contemporaneo.

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