La malinconia di Beppino Englaro

beppino englaro e un ritratto di eluana

Beppino Englaro e un ritratto di Eluana

Per noi di CaRtaCaNta è stato un privilegio e una grande lezione di civiltà,  di giustizia e di umanità l’aver conosciuto di persona Beppino Englaro lo scorso venerdì 30 aprile, invitato dall’associazione in città per presentare il suo “La vita senza limiti. La morte di Eluana in uno stato di diritto” (Rizzoli, 2009), scritto con Adriana Pannitteri. L’incontro si è tenuto alla libreria Quarto potere; ha introdotto con parole commosse e partecipi la poetessa e critico letterario Patrizia Garofalo, che già aveva scritto alcuni interventi in proposito; per esempio QUI.

La vicenda di Eluana, morta il 9 febbraio 2009 dopo 6233 giorni in “stato vegetativo irreversibile” ha scosso e diviso l’opinione pubblica, costituendo una sorta di spartiacque. Il dialogo sui temi di fine vita, eutanasia e testamento biologico sono usciti dalle aule accademiche e dalle consulte di bioetica per tormentare l’animo dei benpensanti e indurre alla riflessione l’uomo della strada. Questo lo dobbiamo pure alla tenacia, alla volontà e alla forza di questo padre-coraggio che non si è mai arreso, che ha combattuto e combatte tuttora la sua battaglia contro l’accanimento ideologico di una parte della politica, delle gerarchie ecclesiastiche e di quei cittadini che si sono trincerati nei dogmi coi quali sono cresciuti, per paura del confronto.

La cosa che più mi sorprende in Beppino Englaro – dopo aver passato quel che tutti sappiamo, dopo essersi sottoposto ad un estenuante iter giudiziario ed esser stato al centro di un acceso scontro istituzionale -, è la fiducia che ancora nutre nei confronti delle persone che avvicina, la limpida serenità con la quale è disposto al dialogo, anche con coloro che lo osteggiano, la comprensione avuta per quanti lo hanno fatto soffrire, lo hanno chiamato “assassino”. «L’unica cosa davvero importante è non avere contro se stessi» dice. Ritiene che l’opinione pubblica, dopo quanto gli è accaduto, sia ora più informata, in grado di valutare casi simili e prendere le decisioni che giudica migliori per le proprie convinzioni. Ha sempre un grande rispetto per chi non la pensa come lui, per chi va avanti ad oltranza nell’assistenza ai propri cari in coma vegetativo; con loro e con il mondo scientifico ha sempre inteso instaurare un dialogo, nel solco della legalità. Per sé, invece, ribadisce: «L’unico vero dolore era non poter liberare mia figlia e assistere inerme alla quotidiana manipolazione del suo corpo da parte di altri: proprio ciò che lei, un purosangue della libertà, non avrebbe mai accettato.»

Si sentiva un randagio che abbaia alla luna, Englaro. Oggi, forse, non lo è più. Oggi può godere della solidarietà ed empatia di tanta gente che la pensa come lui, di quella condivisione tributata pure dal folto pubblico che gli si è stretto intorno, in libreria, venerdì sera. Al termine dell’incontro è stato avviato un dibattito di grande interesse per chi ha avuto il piacere di esserne testimone, merito anche della presenza di un magistrato tra il pubblico, Dario Crestani, che ha dipanato i dubbi giuridici avanzati da alcuni commentatori. E’ stata una grande lezione, torno a dire, e non dimenticherò mai quegli occhi malinconici di Beppino Englaro (privi di qualsiasi nota di rabbia o rassegnazione), quegli occhi insonni e nello stesso tempo alteri nella propria nobiltà, gli occhi eloquenti e sinceri di chi ha fatto quel che riteneva giusto ed è in pace con se stesso.

Se verrà approvata la legge sulla fine vita, attualmente in discussione alla Camera, le Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) non avranno più valore – il che è ancora tutto da vedere, soprattutto per quanto riguarda l’applicazione della legge e gli eventuali ricorsi -, ma la sua battaglia Beppino Englaro l’ha già vinta. L’opinione pubblica, come diceva Pulitzer, è una Corte Suprema e ritornare più volte sul concetto di “autodeterminazione” sta dando i suoi frutti. Quel girovagare per la Penisola a presentare il libro e partecipare a convegni ha lasciato un segno indelebile in chi Beppino l’ha incontrato, prova ne è quel che sto scrivendo.
Beppino Englaro ha saputo evincersi dalla sua tragedia personale per tendere la mano agli altri, prodigo di quella “melancholia generosa” cui alludevano Marsilio Ficino e altri neoplatonici: l’indomito e inquieto spirito creativo di chi tanto ha sofferto e – monito costante per tutti – si adopera per comunicare esperienza, per non farsi imbavagliare, per testimoniare ancora, affinché un’altra storia come quella di Eluana non abbia a ripetersi.

In appendice, per chi vuole approfondire, una bella intervista a Beppino Englaro comparsa sul Giornale di Vicenza il 3 maggio, a firma Cinzia Zuccon Morgani.

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9 pensieri su “La malinconia di Beppino Englaro

  1. Quest’uomo ha avuto u coraggio e una forza d’animo eccezionali, che possono trovare tante risorse solo nell’amore. Quanto fango ricevuto in faccia, quanto sulla memoria della figlia. Non credo sarei riuscito a sopportare solo un decimo del suo dolore.
    Saluti
    NM

  2. se fossi stato a casa mia lo sarei venuto a vedere volentieri (devo tenervi d’occhio, avete degli ospiti e fate degli incontri veramente interessanti…)

    comunque anche vedendolo in tv dà molto l’idea di una persona come l’hai descritta… un’altra persona al posto suo ci avrebbe messo poco (forse anche a ragione) a cedere all’odio o cose del genere, ma evidentemente è una persona migliore rispetto alla media del volgo italico, soprattutto quella metà che per correre dietro al perbenismo manicheo di una cricca di ipocriti gli han tirato addosso un sacco di merda per tutto sto tempo

  3. @Nowhereman: me lo sono chiesto pure io NM. Al suo posto sarei riuscito a sopportare tutto quel dolore e il conseguente clamore mediatico? Ai miei occhi la forza di Englaro ha qualcosa di sovrumano.

  4. @Brunez: Englaro è decisamente una persona migliore, un esempio di civiltà democrazia e quant’altro per tutti noi.
    @Grazia: sottoscrivo.

  5. Sono bellissimi gli occhi di un essere umano che è in pace con se stesso, rari da trovare. Peccato che abito troppo lontano…

  6. Vorrei conoscere i prossimi incontri pubblici del sig. Englaro per condividere esperienze attinenti la fase del fine-vita.

  7. Non ti saprei dire, Loretta. In questo periodo mi sembra che Beppino Englaro non faccia più molti incontri pubblici. Ti suggerisco di cercare in rete, tramite i motori di ricerca. Grazie per la lettura.

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