Meno uno. Comincia il conto alla rovescia e anche per quest’anno si rientra dalla villeggiatura. Una vacanza intrigante e inaspettata, per certi versi. Avendo dei bimbi piccoli si è cercato, negli ultimi anni, di portarli al mare per ovvi motivi. Comodi litorali venetici per famiglie: Jesolo, Bibione. O tranquille spiagge della riviera romagnola: Bellaria, Igea marina. Quest’anno, invece, abbiamo optato per un appartamento nel Delta del Po, area che io e Sabrina avevamo già avuto modo di sondare nei nostri pellegrinaggi cicloturistici – prima dell’arrivo della prole – e che ci aveva affascinato per la sua singolarità.
Il Delta del Po era per me la suggestione di una mappa di percorsi in bicicletta e di avventure all’aria aperta, in allegato a un numero della rivista Airone di qualche anno fa. Era un bel film di Carlo Mazzacurati, Notte italiana (1987), che vi consiglio vivamente di ripescare in qualche videoteca. Era un romanzo di Renata Viganò, L’agnese va a morire (Einaudi, 1949) e qualche pagina di storia dell’ultima guerra, dove intere compagnie di soldati tedeschi si impelagarono in questi acquitrini, nei dedali di verde e acque limacciose, con l’esito di farsi sopraffare dai partigiani che ben sapevano come muoversi nascondersi colpire nel loro territorio.
La nostra destinazione è stata Lido di Volano, che non mi sentirei di consigliare a coloro che cercano un mare classico. Il “turismo di massa” a queste latitudini è un’espressione esotica, e i pur dignitosi numeri in termini di presenze degli anni ’80 e ’90 solo un pallido ricordo. E’ una terra che, per le sue caratteristiche deltizie, è in continua espansione – a causa del trasporto solido del fiume sul basso fondale dell’Adriatico. L’acqua è pulita, le coste sono balneabili ma torbide. Tra inverno e primavera appena trascorsi la sola Volano ha visto sparire una quindicina di metri di spiaggia in alcuni punti, tanto che i bagni hanno dovuto ridurre la loro quota di ombrelloni e sdraio. Va benissimo per chi cerca pace e tranquillità ma in generale l’ambiente appare rude e selvatico, non certo agevole a chi desidera servizi. Volano è una sorta di ghost town: a parte due bazar, un’edicola, un negozio di ferramenta, qualche improvvisata agenzia di compravendita e locazione di case vacanza c’è il nulla. Quattro isolati di villettine a schiera tirate su l’altro ieri, un centro approssimativo, il depuratore, i caseggiati della cintura esterna: vetusti edifici colonici mal riattati e sezionati in appartamentini da affittare ai pochi turisti che si paracadutano da queste parti, con interventi edilizi grossolani quanto, probabilmente, abusivi (scale in metallo che si arrampicano in verticale per arrivare esternamente negli ex-fienili o nelle ex-verande recuperate a tinelli con l’impiego di orribili vetrate dalle cornici in alluminio anodizzato). Manco una gelateria o una pizza d’asporto. Figuriamoci negozi. A farla da padrone i bar trattorie dei bagni sulla spiaggia (New Age, Jamaica, Nelson, Kelly e compagnia bella), ultimi avamposti della movida volanense, isole di aggregazione tra un fritto misto e un gelatino rigorosamente confezionato.
Eppure si tratta di un territorio straordinario da un punto di vista naturalistico. Peccato non valorizzarne i punti di forza. Ne parlavo con persone che ci vivono da sempre: sembra che non ci siano abbastanza fondi e il Comune di Comacchio abbia preferito investire sui lidi con maggiore vocazione turistica: Lido delle Nazioni, Lido degli Scacchi, Porto Garibaldi. Qualche sera l’abbiamo fatta al Lido delle Nazioni. Luna Park sul lungomare, alberghi, pizzerie gelaterie bar quasi deserti. Il mare è effettivamente più limpido, per via che siamo a qualche chilometro dalla foce e si è provveduto a contenere il moto ondoso e la risacca delle alghe e dei solidi con barriere di scogli. C’è innegabilmente più vita ma i soli negozi aperti la sera sono dei proprietari cinesi e i molti alberghetti pretenziosi vista mare, dai muri ormai sbreccati, la dicono lunga sull’afflusso vacanziero. Nei residence e nei camping molti i polacchi e gli ungheresi.
Detto questo mi sono divertito comunque. La gente del posto è semplice e un po’ spigolosa, ma con un gran cuore. Abbiamo percorso chilometri sul pontile, con i piccoli, a mendicare qualche pesciolino guizzante dai pescatori che, pazienti, issavano di tanto in tanto le loro reti a ventaglio. A Volano non succede altro; anche l’affondamento di una barchetta e il suo ripescaggio da parte dei bagnini locali diventa un evento degno della partecipazione comunitaria e di un’ovazione finale.
Io ne ho approfittato per rimettermi un po’ in forma. Il mattino mi alzavo di buonora per una corsa sugli argini, lungo l’antica via del sale, o tra i canneti della riserva naturale, perdendomi nel labirinto delle paludi, tra folaghe, garzette, gabbiani e chissà quali altre specie. E ancora lungo i chilometri di pineta che si aprono su insenature rocciose, sporgenti su coste sabbiose allo stato brado. La cosa più sconcertante, in questa zona, almeno per me, è non avere un punto di riferimento nelle montagne all’orizzonte. A perdita d’occhio solo verde e specchi d’acqua. Se avete voglia di spendere un week end e vi attizza posare uno sguardo obliquo su un territorio poco conosciuto, caratterizzato da una bellezza aspra e un po’ sconcertante fate un salto da queste parti.
Magari visitate l’abbazia di Pomposa, con le sue forme bizantine e quegli splendidi affreschi trecenteschi di Vitale da Bologna. Oppure Comacchio, dove varcare la soglia dei Tre ponti, con Ariosto e Tasso come numi tutelari («… e la città ch’in mezzo alle piscose paludi, del Po teme ambe le foci, dove abitan le genti disiose che ‘l mar si turbi e sieno i venti atroci.», Ludovico Ariosto, Orlando Furioso, III, 41) vi immette tosto in una piccola Venezia palustre, coccola ed elegante nei suoi ristorantini ricavati da imbarcazioni ormeggiate. Un ultimo consiglio: fate scorta di repellenti per zanzare. Sono abitudinarie (compaiono in prima serata e si ritirano prima che inizino i pessimi Filmissimi delle reti mediaset) quanto micidiali!
Post scriptum: una bella frase di Henry Miller: «La nostra meta non è mai un luogo, ma un nuovo modo di vedere le cose»
Post post scriptum: un quiz di commiato. Osservate il parcheggio nella foto seguente: secondo voi il candidato ha conseguito con successo la patente di guida?
* Tutte le foto sono di Sabrina Gialdoni
11 commenti for Vacanze sul delta
Stefania | 30 luglio 2010 at 07:13
pungola | 30 luglio 2010 at 12:44
delizioso questo reportage! Anch’io volevo fare un giro da quelle parti, diciamo per la flora e la fauna così Davide faceva qualche fotografia…come Sabrina:scatti molto suggestivi.
Franco | 7 agosto 2010 at 16:09
Ottima Esplorazione: da segnalare, senz’altro, a qualche agenzia specializzata.Qui c’è un triplo ritratto d’autore veramente “doc”.Franco
Iannozzi Giuseppe | 7 agosto 2010 at 18:57
Avrei voluto vederti correre con i bimbi alle calcagna che gridavano “papi, non ci abbandonare…” ![]()
Ovvio che scherzo. Purtroppo hai descritto bene, anche il Delta del Po non è più quello d’un tempo; non ti dico che cosa sono diventate le amate Langhe piemontesi.
Hai fatto un gran bel reportage. La foto del Tramonto a Bosco Mesola è spettacolare. Foto di tua moglie?
Anifares | 7 agosto 2010 at 19:30
Bel post!
Nowhereman | 8 agosto 2010 at 09:54
Grazie per i preziosi consigli, immagino sia un posto affascinante ma non da andarci d’estate. Forse fine settembre. E’ un luogo di confine, confine di un paesaggio normale oltre il quale c’è qualcosa di inconsueto, il fiume, la sua morte e tutto ciò che vive attorno ad essa. Un sereno ferragosto (m.)
mirella | 11 agosto 2010 at 17:46
Come sempre ci fai pensare e ci incuriosisci, siamo tutti sempre alla ricerca di qualcosa di “altro” nei nostri viaggi!Spero che tu abbia tratto ispirazione per la tua scrittura da questo viaggio!



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Grazie di questo arguto commento alla tua vacanza! Quando ti leggo mi sovviene una citazione non molto dotta: la vita è come un videogame, ci sono vari e diversissimi livelli di consapevolezza. Complimenti per il tuo vivere attento e approfondito le cose…