Rockets Se non incappi in un fan sfegatato e chiedi «Ve li ricordate?» le risposte più comuni riguardano le teste rasate, il trucco argentato e il tormentone: «G-A-L-A-C-T-I-C-A!», ma i Rockets sono stati per me e per numerosi adolescenti degli anni ’80 molto, molto di più.

Correva l’anno 1978 e i miei dodici anni. I miei genitori erano piuttosto permissivi (per non dire distratti) e accadeva che ad ore non propriamente adeguate per un fanciullo imberbe, dopo le 21 la domenica sera, mi capitasse di sbirciare qualche spezzone del controverso varietà televisivo Stryx. Lo show di Enzo Trapani era molto avanti per il pubblico di allora: sperimentale sul piano visivo e delle tecnologie utilizzate, provocatorio per i temi e le situazioni rappresentate. Paurosi scenari da medioevo: satanisti streghe & affini, giocolieri, funamboli e ragazze seminude. Molti gli artisti e i musicisti internazionali: da Tony Renis ad Asha Puthli, da Angelo Branduardi e Amanda Lear ai “Cosmodiavoli” Rockets. Credo che le prime immagini di questo gruppo di ragazzi francesi abbiano impressionato le mie retine proprio tra l’ottobre e il novembre di quell’anno.

La consapevolezza della portata di quel “primo contatto” venne  qualche tempo dopo. Ero stato iniziato alla musica commerciale, come molti dei miei coetanei, per il tramite della colonna sonora de La febbre del sabato sera, a quel tempo in testa alle classifiche. Eppure, se non ricordo male,  tra i dischi più venduti quell’anno c’era nientemeno che On the Road Again, secondo Lp della band d’oltralpe. Il brano lo giravano in tutte le radio. Avevo il disco della Night Fever ma non avevo ancora acquistato un disco dei Rockets, che erano presenti nel mio quotidiano ma ancora in forma embrionale e indistinta, come una colonna sonora di sottofondo. Una manciata di mesi ancora e una ulteriore crescita personale: diventai un appassionato di fantascienza; leggevo Isaac Asimov, Jack Vance, Philiph K. Dick, Ray Bradbury, i libri divulgativi tra scienza e mistero del progetto Blue Book americano sugli avvistamenti di oggetti volanti non identificati. Con un carissimo amico d’infanzia, Massimo, condividevamo il piacere di seguire il serial U.F.O di Jerry e Sylvia Anderson quello col mitico comandante Straker, il fulvo attore Ed Bishop. Io mi cibavo smodatamente anche di Doctor Who, Star Trek, Spazio 1999.

Una domenica di primavera del 1979 guardai il programma musicale Discoring alla TV. Gianni Boncompagni presentò i Rockets, immobili alle sue spalle, come dei robot ai quali avessero staccato la spina. Disse che al termine di ogni esibizione del gruppo si potevano contare dei morti e li lasciò calcare la scena, mormorando «Speriamo bene» prima di abbandonare il palco. La band eseguì Electric Delight e l’emozione fu per me travolgente. Il loro look era qualcosa di ardito e inedito insieme; l’energia e le atmosfere evocate dalla loro musica, unita ad un utilizzo massiccio di elettronica – si pensi, col senno di poi, al trattamento della voce col vocoder, o l’impiego di sofisticati sintetizzatori come il Roland, il Korg e il Minimoog. Al termine della performance il cantante e front man Christian Le Bartz si scagliò contro le prime file del pubblico, armato di un temibile bazooka dalla foggia insolita, che sprizzava una pioggia di fuoco e scintille. Le Bartz era una figura carismatica, di grande impatto visivo e fisico. Era il suo modo meccanico di muoversi e di tenere il microfono ad affascinarmi, la sua mimica facciale che mi ricordava Yul Brinner nel film Il mondo dei robot (USA, 1973).

Acquistai prima di tutto il Lp On the Road Again. Il brano omonimo costituiva da solo un vero e proprio trip dell’immaginazione. Era una cover dei Canned heat, di ascendenza blues,  ma i Rockets l’avevano fatta propria con un mix di rock, echi di disco-music ed elettronica a profusione. La ripetitività del pezzo, che non ha uno svolgimento vero e proprio ma che reitera quasi ininterrottamente il verse ha un potere ipnotico e sognante per chi, come me, al tempo era un nerd che fantasticava di incontri ravvicinati del terzo tipo con entità aliene!
(la seconda parte prosegue domani)

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