Rockets_maghi_1981 Nel maggio 1980 uscì Galaxy. Per me – e per molti dei loro fan di allora – rimane un Lp capitale, l’apice della loro produzione nei cosiddetti Silver Years. Se dovessi coniare tre aggettivi per l’album direi evocativo graffiante incisivo, con quel bilanciamento perfetto tra rock ed elettronica, la fluidità e cantabilità dei brani che si imprimono rapidamente nella memoria per rimanere nel tempo. E i testi, più ricercati, cantati esclusivamente dal bassista Gérard L’Her. È un concept-album, una storia che si snoda attraverso i singoli brani. Oltre alla celebre Galactica sono particolarmente legato a One More Mission, a Universal Band, con quel riff accattivante della chitarra di Alain Maratrat; e ancora In The Galaxy, con quel memorabile intro: scalpiccio di cavalli, campane che suonano a lutto e un finale in crescendo – l’impianto sinfonico, le tastiere di Fabrice Quagliotti e il lirismo della chitarra di Maratrat -, con quel pianto di neonato a suggellare una nuova vita che sboccia. Suggestioni cinematografiche (2001 Odissea nello spazio di Kubrick), ma pure la sognante, splendida illustrazione in copertina, opera dell’artista polacco Wojtek Siudmak, che non si apprezza appieno se non si dispone del vinile.

Estate 1980: io e il mio amico Massimo, accomunati pure dalla passione per i Rockets, decidemmo di formare un complessino e di emularne le gesta. Avevamo quattordici e tredici anni e ci ingegnammo alla bell’e meglio con quanto riuscimmo a trovare. A ripensarci ora viene da sorridere: tanto eravamo ingenui! Eppure in quei giorni iniziò la nostra passione per la musica. Massimo era già stato avviato allo studio del pianoforte. Era l’unico del trio (avevamo reclutato pure un batterista, Gianni, pure lui fan degli argentati) in grado di riprodurre suoni intelligibili. Io avevo foderato la mia racchetta da tennis con la carta argentata, poi avevamo indossato delle tute ginniche blu (erano in voga in quegli anni: con le righine bianche ai lati di braccia e gambe) e un’impalcatura di cartone rivestita di carta argentata a simulare polsini gambali e spalline dei nostri beniamini. Il cuki alluminio era stato impiegato a go go pure per rivestire i fustini di detersivo che servivano a ricreare la batteria di Alain Groetzinger. Gli effetti speciali erano curati da Andrea, un nostro amichetto di undici anni che accendeva e faceva scoppiare “miccette” a ripetizione, creando piccole nuvole di fumo che aleggiavano sulle nostre teste. Massimo si era invece sepolto sotto quattro o cinque tastiere Bontempi, i Korg dei poveri di cui disponevamo. Inutile sottolineare che nel bene e nel male in quelle sere d’estate catalizzammo l’attenzione dei ragazzi del quartiere e dei loro perplessi genitori.

Dicevo della passione per la musica. Iniziai dopo qualche mese a strimpellare la chitarra, poi la studiai più seriamente. Negli anni a venire militai in qualche rock band come chitarrista, poi seguii altri percorsi. Mi ispirai a vari modelli di guitar hero, ma la figura segaligna di Alain Maratrat rimase nella mia memoria, il fascino della sua Gibson Explorer ’76, di quel che faceva col vocoder ed il sintetizzatore Arp Avatar. Con Massimo andammo anche ad un paio di concerti in provincia: Bassano del Grappa e Arsiero. A Bassano riuscimmo a sbirciare nei camerini, a vederli senza trucco prima che entrassero in scena. Non ricordo il periodo, forse il mio pard potrebbe essere più preciso; ritengo sia stato nell’estate del 1981.

Massimo si diplomò al Conservatorio in pianoforte; attualmente insegna musica e collabora con, produce, compone e arrangia per vari strumentisti, alcuni di grande prestigio nazionale e internazionale (Eddie Hawkins, Richard Galliano, Gianni Bella, Ricky Portera tanto per dire). Gianni, il nostro batterista di allora, ha studiato con Tullio De Piscopo e con Billy Cobham. Oggi è un session man, per qualche tempo ha lavorato a Canale 5, suonando per Umberto Smaila e altri. È gradevole e nostalgico pensare che i Rockets abbiano avuto una loro parte in queste vicende.

Nel Natale del 1980 ricevetti in regalo Plasteroid – stavo lentamente recuperando tutta la discografia del gruppo. Plasteroid è l’album che assieme a Galaxy ascolto di più; di tanto in tanto ci ritorno ed è come andare a far visita a dei vecchi amici: pezzi come If You Drive, Astral World, Anastasis, Legion of  the AliensElectric Delight che diede il La alla mia passione per la loro musica. Natale 2010: a distanza di trentanni mi sono regalato The Story, il box commemorativo che contiene i 7 CD degli anni d’argento (1976-1982) con le riproduzioni delle copertine in vinile e contenuti digitali (fotografie e liriche dei brani). Quadratura del cerchio: Back To Your Planet.
:mrgreen:

Risorse web: http://www.lesrockets.com

Share Button