Seventy Sex: nuove barbarie editoriali

Janis Joyce, Seventy Sex (Transeuropa, 2011, pp. 136, € 12,90, ISBN 9788875801236)

«La storica sigla editoriale Transeuropa accetta la sfida del futuro portando con sé due “bussole”: Tondelli e Girard, la narrativa da una parte e la saggistica dall’altra, tenute insieme da un comune atteggiamento di ricerca, di dialogo e di attenzione verso l’inedito, il diverso, l’estraneo, il fuori luogo, il non catalogato – così che “la pietra scartata dal costruttore è diventata testata d’angolo”.»

Giulio Milani, direttore responsabile Transeuropa Edizioni

seventy sex_coverIn questo blog e nel sito partner di CaRtaCaNta, l’associazione che ho il piacere di presiedere, si è sempre parlato di libri e di autori che ci hanno appassionato, che ci hanno pungolato a riflettere e ci hanno resi un poco migliori.
Di pessimi libri ne abbiamo letti, e non pochi, ma abbiamo sempre preferito passare sotto silenzio i prodotti che non meritavano – secondo la nostra modesta opinione – l’attenzione del lettore e lo spreco di tempo ed energie da parte del recensore di turno.

Quel che ci accingiamo a fare ha perciò pochi precedenti nella nostra attività e nel nostro stile, più incline all’umiltà e alla discrezione che non al diretto, pubblico confronto, talvolta col ricorso a toni sostenuti. Una consapevolezza netta e bruciante nonché la coerenza e l’integrità intellettuale che ci contraddistinguono ci impongono, però, di soffermarci a considerare il degrado e il progressivo imbarbarimento culturale dell’editoria italiana.

Qualcuno potrà obiettare ch’è storia di tutti i giorni, ch’è la scoperta dell’acqua calda. Perché prendersela con Transeuropa?
Perché il progetto editoriale di Seventy Sex è solo uno degli emblemi dell’impoverimento dell’offerta culturale del Belpaese. Nel panorama ricco di illustri riferimenti in vari settori, dal “teatrino” della politica (network, conflitti d’interesse, escort e veline) al mercato del lavoro, all’economia, al sociale, i segnali sempre più inquietanti che giungono al nostro osservatorio ci pungolano a prendere posizione, nel nostro piccolo, secondo le nostre competenze e conoscenze, e indignarci al cospetto di simili miserevoli strategie. Abbiamo appoggiato e contribuito – sempre nel nostro piccolo -, da operatori culturali, in modo del tutto disinteressato, a diffondere i prodotti di qualità della nostra piccola e media editoria indipendente, invitando in città autori che hanno uno stile ben definito e qualcosa da dire ma che non rientrano nei grandi circuiti di diffusione e distribuzione; duole doppiamente che una casa editrice che si è contraddistinta in passato per ammirevoli scelte editoriali, abbia ceduto alla logica del profitto più bieco, architettando meschine operazioni commerciali come Seventy Sex. L’avremmo compreso di più da colossi coi piedi d’argilla come Mondadori, dal fatuo Sperling & Kupfer tanto per dirne due, ma da un editore che si picca di avere come numi tutelari René Girard e Pier Vittorio Tondelli difficile digerirlo.

Di cosa parla Seventy Sex spremutone il succo? Di aria fritta. Ambientato in un periodo storico cruciale per l’Italia, gli anni Settanta, la cui ombra politica si allunga sinistramente sulla scena contemporanea, questa “sedicente autrice” racconta al lettore come e con chi ha condiviso le proprie esperienze sessuali tra i 15 e i 17 anni. Materia sfiziosa per un pubblico anestetizzato nelle proprie facoltà critiche, affetto da pruriginose e ingovernabili curiosità più consone agli ebeti, vojeuristici canoni del Grande Fratello che a nobili attività quali la lettura e la scrittura. Per vendere qualche copia in più, con squisita raffinatezza, l’editore si è pure inventato un concorso per scoprire chi si cela dietro lo pseudonimo di Janis Joyce (sic!).

Se questo è accettare la sfida del futuro preferiamo decisamente – a rischio di procurarci un bel torcicollo – volgere il capo e contemplare quel che  abbiamo alle spalle.

***

Perciò abbiamo redatto questa letterina, già inviata al destinatario (non credo si degneranno di risponderci, ma noi ci sentiamo già molto meglio):

Gentile redazione di Transeuropa, buongiorno.
Auspichiamo non disturbare, risultare invadenti, recarVi disagio, se lecito: “sentirVi pensare”.

Chi Vi scrive: Alberto Carollo e Alberto della Rovere. Per dignità (lemma desueto, presumibilmente, almeno a Voi: ignoto) ed integrità intellettuale, digitiamo per conto della Associazione culturale CaRtaCaNta, di cui facciamo parte. Negli ultimi anni, il nostro nucleo di appassionati “dopolavoristi” ha ospitato, a Vicenza, vari Autori, guadagnandosi spazi ed articoli in diversi quotidiani (Giornale di Vicenza, Il Gazzettino, Corriere del Veneto, City Lights…), oltre che in varie pubblicazioni di settore a carattere nazionale. Fra gli altri, ricordiamo con piacere Cristiano Cavina, Roberto Ferrucci (magari Ve ne rammenterete, lo dubitiamo, considerate le Vostre scelte editoriali recenti …), Mauro Covacich, Fulvio Ervas, Roberto Mistretta, Tiziano Scarpa, Filippo Tuena, Gianfranco Franchi, Paolo Ruffilli, Cosimo Argentina, Mario Bonfante, Piero Badaloni, Willer Bordon, Alberto Fiorin, Romolo Bugaro, Renzo di Renzo etcetera. Abbiamo inoltre organizzato corsi di scrittura creativa e pubbliche letture, con riscontri positivi, pur in uno scenario (geografico, culturale, politico) non sempre agevole, se non mortificante.

Poche righe, quindi – il Vostro tempo, immaginiamo, sarà prezioso -, di ringraziamento per la recente pubblicazione di Seventy Sex, di cui tanto si spreca inchiostro, a firma della sedicente Janis Joyce (che colpo d’ala, degno di un Evelyn Waugh padano), dimostrazione (umiliante) nell’ordine:

a) di quanto vani siano gli sforzi di chi, come noi (NON stipendiati), cerca ancora, renitente alla resa, di diffondere Cultura

b) dello stato (leggi: etica professionale) di certa editoria nazionale

c) di quali siano, oggi, modalità e temi utili alla pubblicazione.
Certo, da chi si picca di avere come bussole Tondelli e Girard (sic transit), ci si aspettava di più: naufragio senza sestante, se non la pecunia, senza ritegno alcuno.

Non possiamo, pertanto, che biasimarVi. E, con Voi, biasimare e denunciare chi dedica spazio e diffonde talune iniziative editoriali.
Grazie per la Vostra attenzione. Vi avremo distolto, per pochi minuti, dalla promozione dedicata al caposaldo letterario sopra citato.
Buon cammino, quindi. Pure per le future imprese, a partire dall’ulteriore autore di Schio (Vicenza) previsto, a breve, in catalogo (mera coincidenza? Permetteteci la malizia, considerate le voci ricorrenti sull’identità della imbrattatrice di carta di cui sopra).
Cordiali saluti.

Alberto Carollo / Alberto della Rovere
www.cartacantalab.com
albertocarollo@yahoo.it
nadir75@hotmail.it

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7 risposte a Seventy Sex: nuove barbarie editoriali

  1. Brunez scrive:

    effettivamente sto libro, già solo dalla descrizione, sembra uno di quei prodotti finto-intellettualoidi, dove sembra che abbiano voluto buttarci dentro alla cazzo qualche tematica storica o sociale per far sembrare il prodotto impegnato, o presunto tale…
    ovvio che non si tratta di essere bigotti, ce ne son di libri ben scritti con dentro sesso descritto con minuzia di particolari (mi viene in mente come esempio un libro di Covacich letto ai tempi di scrittura creativa, A perdifiato mi pare che fosse), ma di essere intellettualmente onesti, perché è così che si finisce per spacciare qualcosa per quel che non è

  2. alberto scrive:

    @ Brunez: in effetti è solo una marpionata commerciale. Non si tratta, giustamente, di fare i parrucconi. Qui il sesso non c’entra nulla (chi scrive è un estimatore di Henry Miller, di Bukowski, di Moravia, di Bataille); è la profonda inutilità dell’impalcatura del romanzo, quel suo continuo appellarsi a precedenti illustri come il Tondelli di “Altri libertini” o “Porci con le ali”. E lasciamo stare David Bowie, i Sex Pistols e il romanzo di formazione femminile, per favore. Quella era vera eversione.
    p.s. Sì, ricordo il corso di Covacich e “A perdifiato”, uno dei suoi migliori libri.

  3. Nowhereman scrive:

    Mi sembra di capire che sia l’ennesimo tentativo del marketing di avvicinarsi all’adolescenza, ai baby boomer. Mi sembra destinato a fallire. I ragazzi stanno su FB, non leggono i giornali e non vedono la TV. Una vera operazione culturale sugli adolescenti dovrebbe partire da questa realtà. Un caro saluto (m.)

  4. Checco scrive:

    E’ la prima volta che sento parlare di questo libro ma non lo leggerei neanche sotto tortura! A me sembra che questa qua si nasconda dietro uno pseudonimo per non prendersi la responsabilità di quel che scrive. Il quiz poi, mica siamo a La talpa… Furbata e basta.

  5. alberto scrive:

    @ Nowhereman: sono d’accordo, Maurizio, sul fatto che un’operazione culturale dovrebbe partire dalle realtà giovanili odierne: internet e social-network. Sono generazioni frammentate, non si riconoscono in uno o più fenomeni (es un gruppo musicale che va per la maggiore, una serie di telefilm, dei libri, dei film). L’offerta è magmatica e l’eccesso di comunicazione provoca paradossalmente analfabetismo di ritorno e isolazionismo. Ma questo è un altro discorso. Seventy Sex non ha proprio nulla a che vedere con la Cultura, è pura marchetta con una patina pseudo-culturale.
    @ Checco: vero vero vero, bisogna boicottare proposte come questa! E se fosse una talpa, almeno sparisse in un buco!

  6. Sabrina Gialdoni scrive:

    (pure via fb)E vai, ben detto! E’ giusto che si faccia sentire la propria voce, accidenti!

  7. patrizia garofalo scrive:

    non ho letto il libro. Parlavamo con Alberto però la settimana scorsa di imbarbarimento ma forse era “azzeramento”? Concordo con la lettera contro un’editoria che vende carta igienica e mi unisco a chi contribuisce come cartacanta invece, a promuovere cultura e crescita.
    a presto
    vs patrizia

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