Parigi 1970: Claire (seconda parte)

di Franco Seculin

Franco Seculin

Franco Seculin

Col sorriso sulle labbra e una lattina di coca cola venne a sedersi accanto a me su una panchina di ferro, dipinta (dato il luogo) di verde scuro, assai scomoda ma che consentiva una qual certa intimità.
«Allora Paolo,vuoi un sorso di coca? Il mio “orgasmo” ti ha messo in imbarazzo? Spiegami cosa ti ha infastidito, davvero… ci tengo. Nessuna formalità a separarci.»
Presi la lattina e continuai: «Mia incantevole fanciulla sei mai stata ad un concerto? Musica seria, importante, non chitarre sparate in mezzo a diecimila persone. Mai sentito nominare Rachmaninov, un pianista russo, il concerto per pianoforte e orchestra numero due?»
«Sììììì…. dum dum dum dum… tara… tara tarararata e poi c’è l’orchestra che suona. Questo lo conosco è la musica del film di Marylin Monroe. Da sballo: anche lui piace tanto a mio padre.»
«Ci siamo Claire: mai stata a un concerto di pianoforte?»
«Beh sì, forse era di Beethoven, a teatro, e allora?»
«Allora immagina un salone con tanto di pubblico in religioso silenzio, anche i colpi di tosse sono banditi. L’orchestra predisposta ad arco e il pianista seduto davanti allo strumento che attende il gesto del direttore per appoggiare le dita sulla tastiera e iniziare, da solo, a suonare quello che tu hai canticchiato, con buona intonazione devo dire. Un attimo di terribile, agognata, attesa e poi via la musica si espande nello spazio e lo colora di sentimento, di qualcosa di indicibile e una voce , la tua, da una poltrona di fila rompe quell’incantesimo: ‘Impossibile, vraiment fou, da orgasmo!’
Tu non hai mai sentito e non conosci l’autore, ma quella musica ti rovina addosso, ti travolge, ti alzi, ora sei in piedi e continui in mezzo a tutto il parterre con il tuo irrefrenabile orgasmo vocale. Molto discretamente due gentili ma robusti signori ti accompagnano fuori, la musica continua, nessuno ha parlato, al limite qualche mormorio di disappunto.»

«E va bene ho capito, scusami ancora, ma di là nella sala non c’era nessun pianista a suonare il concerto numero due di quel russo che non ricordo…  c’eri solo tu, non mi fare la paternale.»
«Non c’è nessuna differenza Claire: Rachmaninov per le orecchie, Van Gogh per gli occhi, sempre di musica si tratta e siamo noi che ci impadroniamo dell’opera per sentire, cercare di comprendere quello che l’autore ha voluto comunicare. Questo quadro mi uccide anche solo a vederne una copia in un negozio di stampe e… non so perché! Ma a te è successo o no? Non avresti urlato in quel modo, forse non mi sarei accorto di te.»
«Non saprei, è stato come un tuffo al cuore e una fitta al basso ventre. Non mi era mai successo, non mi sono trattenuta dall’esprimere quello che sentivo, tutta quella forza dentro. Non distinguo un Dalì da un Renoir e prima pensavo che i Fauves, quelli che hai nominato, fossero dei poeti. Che figura eh? Un’altra coca? Fammi compagnia, tu ne sai tanto e io voglio farmi perdonare: d’accordo?»

Così restammo a Jeux des Paumes sino all’ora di chiusura per uscirne stravolti dall’emozione. Claire aveva partecipato con tutta se stessa e ora sembrava davvero felice. Mi si stringeva addosso, complice, come se ci conoscessimo da una vita. Passammo il resto della serata girovagando per il quartiere latino, bevendo sidro e mangiando crèpes, poi Claire mi disse che doveva rientrare. Ospite di una zia, non poteva fare tardi, e la accompagnai sino alla postazione dei taxi. Si alzò sulle punte dei piedi per baciarmi sulla bocca e mi chiese dove alloggiavo. Fui molto preciso.
«Ciao Rachmaninov… sai di buono, è stato bello. Divertiti…Parigi è tutta tua. Bonne nuit et merci.»
Sfotteva? Darci del tu e un bacio. Cominciava a piovere. Tutto da approfondire, pensai, mentre affrettavo il passo verso l’hotel due stelle, non molto lontano, in Rue Dauphine…

chat noir

Théophile-Alexandre Steinlen, Tournée du Chat Noir, 1896, 135.9 x 95.9 cm, The Jane Voorhees Zimmerli Art Museum, Rutgers, The State University of New Jersey.

Ora devo fare ammenda di un furto: questo poster di Théophile-Alexandre Steinlen (1896) ha riempito la parete di una camera-mansarda, in affitto a Torino (3×4 mq) dove ho abitato, forse è meglio dire sono sopravvissuto, per due anni (1971/1972). La copia del poster che era in mio possesso è stata trafugata, insieme a quella di un quadro di Van Gogh, La chiesa di Auvers (vedi la prima parte) durante uno dei tanti traslochi che hanno costellato la mia esistenza. Entrambe le copie hanno avuto e conservano un particolare significato, in quanto legate ad un periodo particolare della mia vita, come avete avuto modo di leggere fin qui.

Qual è il legame tra due immagini di opere così differenti, alle quali sono praticamente arrivato, non chiedetemi come, partendo da un quadro di Telemaco Signorini:  L’Alzaia che dà il titolo a una poesia di Roberto R. Corsi?

telemaco signorini l'alzaia

Telemaco Signorini, L'alzaia, 1864, coll. privata, courtesy Jean Luc Baroni

Ve la riporto, eccola:

DAVANTI ALL’ALZAIA DI TELEMACO SIGNORINI

T’ho abbandonata al sùbito svelarsi
della parete – al soffio di cobalto
del cielo, allo sforzo marmoreo
dei barcaioli.

Sei uno scafo sospeso, ligneo, in estasi
sulla pelle del fiume – sospettoso
dell’uomo, che dilania impolverato
la corrente del tempo.  Poco a destra
di questo nostro istante.

da Roberto R. Corsi, L’indegnità a succedere, (Esuvia Edizioni)
http://robertocorsi.wordpress.com

In alcuni post sul mio blog e per alimentare la curiosità del mio amico Cigale avevo parlato di una correlazione di fatto. L’essermi state rubate entrambe le copie delle opere in questione, cui ero legato sentimentalmente da un periodo di vacanza trascorso a Parigi. L’Eglise de Auvers mi era stato regalato diversi anni dopo da una persona che conosceva l’amore, per non dire passione, che avevo e che ho ancora per quel quadro di Vincent Van Gogh.

Il gatto nero di Théophile-Alexandre Steinlen, che io trovo inquietante, è stato il gesto di una cara ragazza, dall’accoppiata, nome e cognome, incredibilmente vera, che non credendo di potermi  rivedere né tanto meno di ripercorrere con me la sua scoperta di Van Gogh, pensò bene in quel lontano 1970 di lasciarmelo in albergo con un curioso messaggio che più o meno diceva così: «Amo tutti i gatti del mondo… e tu?»

Non ho più rivisto Claire né lei si è più fatta viva con altri messaggi all’indirizzo che le avevo lasciato al bureau dell’hotel prima di lasciare Parigi. Credo sia tutto, ça va?

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4 pensieri su “Parigi 1970: Claire (seconda parte)

  1. @ Franco: grazie per questo tuo splendido e toccante contributo, ha il sapore di un delicato film francese, dove il ricordo di quanto hai vissuto permane inalterato nel tempo. E’ stato gradevole seguire i meccanismi della tua memoria, i collegamenti con tanta bellezza alla quale attingi dal bagaglio delle tue conoscenze.

    Come avrai notato ho condensato ed editato in un unico post scritture che tu avevi disseminato in vari post, sul tuo blog, con l’intento di facilitare il lettore nel codificare i vari passaggi e suggestioni legati all’incontro con Claire. La bella poesia di Roberto Corsi è eloquente nel riverberare al lettore l’intensità delle tue emozioni che hai provato di fronte al Van gogh e alla successiva scoperta della freschezza di Claire, “fontana” zampillante di bellezza e gioia di vivere.
    😎

  2. ho avuto il piacere di avere franco seculin come compagno di scuola e amico
    ” in musica ” lo risentirei volentieri , potremmo organizzare una sua presenza
    a spezia ,se mi fate avere l ‘email di franco mi fate un gran favore
    giovanni pardi

  3. aspetto ancora una risposta
    giovanni pardi
    cell. 349 8386867

    franco ? se ci sei batti un colpi !!!giov

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