van gogh eglise auvers

Vincent Van Gogh, "L'église d'Auvers-sur-Oise", 1890, olio su tela, 94 x 74 cm. Musee d'Orsay, Parigi

Ricordate il racconto in due movimenti Parigi, 1970: Claire a firma Franco Seculin pubblicato in questo blog qualche settimana fa? Potete leggere qui la prima parte e qui la seconda.

Sono onorato di poter riportare in queste pagine la lettura e le riflessioni di Ivano Menso (lo conoscerete a breve) sul lavoro di Franco e di aver contribuito ad essere il tramite di uno scambio intellettualmente proficuo.
Davvero formidabile quel che Ivano riesce ad estrapolare dal racconto. Si evidenzia una sensibilità e una cultura non comuni. Un vero e proprio maestro di “Letterature comparate”. Riporto lo scritto in versione integrale; non è possibile tagliarlo perché è una progressione incalzante del pensiero modulata sulle suggestioni che propone la scrittura di Franco Seculin. Buona lettura.

di Ivano Menso

Caro Franco Seculin,
sono il figlio del suo caro amico Pier Francesco Menso. Mio padre, conoscendo fin troppo bene la mia vorace passione per la lettura, mi ha portato il suo racconto in due movimenti “Parigi 1970: Claire”, e vorrei dunque scriverle le mie umilissime impressioni, avocandomene (indebitamente) il diritto in nome di quell’ingenuo disincanto di chi si può ancora permettere (forse) “di confondere l’acqua con il vino” dal basso dei suoi “vent’ anni”.
Ho abboccato sicuramente ad una delle esche a cui accenna Nowhereman nei post del suo blog a partire dalla correlazione di fatto che è sorta in lei al momento della riflessione sulla perdita delle sue “icone” più care (mi permetto di chiamarle “icone” e non semplici copie d’autore per la capacità che possiedono di rimandare ad un qualcosa della sua storia personale al di là del loro significato mimetico di rappresentazioni, in un ottica già introdotta da Panofsky); provo quindi a rispondere alla domanda “Qual è il legame tra due immagini di opere così differenti […] partendo da un quadro […] che dà il titolo ad una poesia […] ?” attraverso la seguente catena di correlazioni a posteriori di termini che ho ritrovato nel suo scritto (mi piace pensarli come frantumi di specchio, come forse lo sono un poco tutte le esperienze umane in quanto sono abbastanza convinto che alla fine non si viva altro che se stessi): non fu per caso – notte blu – piccolo divano in velluto blu – il quadro mi ha scioccato – Rimbaud e Verlaine – la musica si espande nello spazio e lo colora di sentimento – chat noir – al subito svelarsi della parete – sei uno scafo sospeso […] poco a destra di questo nostro istante – Claire.

La duale sinestesia musica – pittura (non fu per caso) domina l’ingresso al tema di Claire, ricordando molto da vicino le ricerche delle avanguardie pittoriche (penso ad esempio a Kandinsky e al Mondrian newyorkese), e permette di capire la citazione della poesia del Corsi divenendo trina con il riferimento all’alfabeto (penso al Rimbaud di Alchimie du verbe che colora le vocali) e ruotando concentricamente attorno al colore blu. Rimbaud associa al blu (correlazione di fatto 1) la vocale “o”, che immediatamente richiama una disgiunzione: ecco che si spiegano il “T’ho abbandonata …” del Corsi (correlazione di fatto 2) e l’atteggiamento rapito del protagonista del racconto di fronte al quadro di Van Gogh (correlazione di fatto 3) che è come uno scafo sospeso trainato dallo sforzo marmoreo dei barcaioli (correlazione di fatto 4) all’interno dell’immagine. Ecco che si chiude l’effimero cerchio blu del protagonista, “ancorato” con tutto il suo essere (sarebbe meglio dire con il suo dasein, esserci, alla Heidegger) al blu della notte di Van Gogh come lo è il folle battello ebbro di Rimbaud alla corrente che lo sta trascinando lontano dal lido sicuro e conosciuto ai più (correlazione di fatto 5). Ma il quadro di Van Gogh è solo per metà blu: il cerchio si frantuma come un prezioso specchio di cristallo di fronte ad una prepotente sollecitazione sonora, da orgasmo (ho trovato abbastanza originale questa affermazione, tanto più che l’immagine rappresenta una chiesa!). Ecco che si insinua il giallo che sciocca il blu (correlazione di fatto 6), poco a destra di questo nostro istante (correlazione di fatto 7): il t’ho abbandonata iniziale viene violentemente soverchiato, strappato al soffio di cobalto e riportato dall’estasi sulla pelle del fiume in una dimensione terrena di strada e campo di grano (correlazione di fatto 8) che non gli appartiene, o meglio all’interno della quale la musica iniziale (propellente iniziale del viaggio nell’immagine e vera corrispondenza nella foresta di simboli in grado di aprire nuovi mondi al protagonista, per citare Baudelaire) non si sente più. Ora si apre ed inizia a chiudersi il cerchio giallo: si cambia musica (in tutti i sensi, forse), il tono e la dialettica cambiano frequenza, si muta il punto di vista. Claire (chissà perché mi viene in mente Debussy, non fu per caso forse) capita per caso di fronte al Van Gogh perché sta cercando il bagno (quasi come in un incontro un po’ stereotipato a parti inverse tra un ragazzo un po’ a corto di idee e una ragazza che non lo stava minimamente considerando), ma non può esimersi dall’affermare ad alta voce (d’altronde è una cafona) il suo apprezzamento per il quadro. È davvero così ingenua da non riconoscere Van Gogh e da scambiare i Fauves per i poeti maledetti? È davvero così innocente il suo confondere l’acqua con il vino? Si potrebbe dare la colpa al sistema formativo francese, evidentemente non così migliore rispetto a quello italiano, oppure alla finta ingenuità della ragazzina nei confronti del suo maschile interlocutore? Intanto il cerchio giallo si sta chiudendo, trascinato dal vero protagonista di questa seconda parte: il demone (forse guidato da Claire) della musica (così caro anche a Thomas Mann) latente nel primo cerchio, si risveglia riempiendo la scena. Ma vige sempre la legge della sinestesia: il demone si prende tutto (d’altra parte la donna non era niente male) e dissolve completamente le sensazioni della prima parte; ecco perché forse nel quadro del Signorini, la barca non si vede (correlazione di fatto 9), non si deve vedere, altrimenti il cerchio giallo si chiuderebbe e al protagonista non rimarrebbe altra fine che quella riservata al vecchio professore della Morte a Venezia; la pioggia lava via ogni sensazione residua e lascia di nuovo spazio all’introspezione.

E il gatto nero? A questo punto il rebus è fin troppo facile da risolvere in quest’ottica: il demone che è in lui si prende il protagonista della novella The black cat di Poe (tradotto magistralmente dal giovane professore di inglese Baudelaire, correlazione di fatto 10) assieme a quello dell’alcool (ulteriore riferimento a Verlaine e ai poeti maledetti, correlazione di fatto 11).
Ecco che ho delineato il mio piccolo quadro impressionista dalle pennellate delicate, visibili nella frammentazione dei tratti – suoni – parole che lo costituiscono. Scavando ancor più nella foresta di simboli, si potrebbe mettere in relazione la chiesa bianca ed il gatto nero, oppure il binomio tra i due protagonisti nell’ottica del Caso (in relazione a quello che dice Kundera ne L’insostenibile leggerezza dell’essere), il rapporto ignoranza – conoscenza tra la ragazza ed il protagonista, il valore dei ricordi nella fruizione dell’opera d’arte e nella funzione dell’incantamento del soggetto nei confronti del mondo (penso ai libri di Walter Benjamin e alla lettura che ne fa Gianni Vattimo), il valore dell’istante nello stream of consciousness della nostra vita… ma forse questi sono tutti meta-dipinti che giacciono latenti poco a destra di questo nostro istante e che meritano di riposarvici (per ora).

La ringrazio per il tempo concessomi e per la possibilità di pensare che mi hanno offerto i suoi scritti, cosa tutt’altro che banale per la letteratura contemporanea di stampo autobiografico.
Con sincera stima.

di Franco Seculin

Caro Ivan,
ben trovato, felice di conoscerti. Spero che il gap generazionale non ti metta a disagio e in ogni caso abbandoniamo, se vuoi, tutto ciò che quarantasei anni di “vantaggio” o “svantaggio” possono significare e quindi… nessuna formalità. Ok?
Per avvicinarci un tantino di più ti dirò di qualcosa che abbiamo in comune: Bolzano-Weierstrass, Geometria Analitica e ad abundantiam Meccanica Razionale, con l’unica differenza che io dopo tre anni (nonostante qualche apprezzabile risultato) mi sono convinto che non sarei mai diventato un ingegnere chimico, mentre tu sei sulla buona strada.
Quello che comunque ci unisce è la passione per la lettura (mi pare comunque che musica e pittura abbiano un certo rilievo) e questo è un punto fermo.

Ben venga dunque il tuo “disincanto” che ti ha portato a esprimere le tue umilissime impressioni che mi permetto di commutare in un’interessante e quanto mai esaustiva esegesi del mio scritto. C’ è sempre qualcosa che arricchisce chi sa leggere anche fra le righe, e ti ringrazio per avermi ricordato un certo valore “iconografico” e gli studi di iconologia di un grande precursore. Quello che mi ha colpito è la tua facilità di analisi dei contenuti con una notevole proprietà di linguaggio e, inoltre, come da un “banale” episodio (esche a parte) tu sia riuscito a correlare i diversi momenti di un percorso, esauritosi in una frazione temporale alquanto limitata, con citazioni appropriate che forse a qualcuno meno portato avrebbero richiesto faticose ricerche. Non desidero qui ripercorrere tutti i tuoi passi ma solo ricordare una frase che mi pare tanto vera e profonda e che potrei certificare […] a posteriori di termini che ho ritrovato nel tuo scritto […] mi piace pensarli come frantumi di uno specchio, come forse lo sono un poco tutte le esperienze umane in quanto sono abbastanza convinto che alla fine non si viva altro che se stessi […] e ancora il verso di Roberto R. Corsi […] poco a destra di questo nostro istante […] che mi ha veramente stranito perché non ho mai letto nulla di così sintetico e definitivo. Tocca a me ringraziarti per il tempo che mi hai dedicato con tanta “naturalezza” nella certezza che questo sia il primo episodio di un dialogo virtuale piacevole per entrambi tra una pausa e l’altra del quotidiano.
Buona giornata e saluti al babbo.

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