torta dei 45

La torta a strati dei 45

Capita che un genitore compia quarantacinque anni. Capita che il giorno del suo compleanno gli avvenimenti non abbiano propriamente uno svolgimento fluido e rilassato. Tanto per cominciare al lavoro c’è qualche frizione, le comunicazioni tra i colleghi si complicano e il nostro quarantacinquenne tenta di svicolare, di sottrarsi alla tensione che imperversa. Aveva procurato un dolcetto fragrante e gustoso, fatto in casa dalla moglie, per allietare l’atmosfera e festeggiare in compagnia una ricorrenza che bene o male c’è. Ovvero, il nostro genitore non prende mai bene il proprio genetliaco, lo vive con un lieve smottamento sul piano psicologico. Invariabilmente deraglia in uno stato di soffusa malinconia: un altro anno, i bilanci inevitabili dell’esistenza, a quali non riesce puntualmente a sottrarsi. Tante cose ancora da fare: obiettivi, progetti. E il tempo che stringe. Non che non sia soddisfatto di sé; al contrario, le cose gli vanno decisamente bene. Potrebbero andare anche meglio ma lui è uno che la prende con filosofia, che sa apprezzare quanto di buono la vita ha in serbo per lui. È forse questa storia della “filosofia” che lo mette in lieve disagio riguardo al pensiero del Tempo che frulla. Tempus fugit.

Capita che gli arrivi una telefonata dalla scuola del figlio. Il bimbo lamenta mal di pancia, è meglio se uno dei genitori lo viene a prendere. Allora il padre di famiglia telefona alla moglie, in giro per commissioni. Non è reperibile. Un disguido ulteriore, un cellulare nuovo, col quale non si ha ancora la necessaria dimestichezza, e lei si accorgerà dopo un’ora dei messaggi/chiamate. Ma il pater è un po’ sollevato di poter staccare dal lavoro, pure per la necessità di dover andare a prelevare il pargolo. Pure se avrebbe volentieri festeggiato il suo compleanno e brindato coi colleghi.

Capita che il figlio in prima elementare sia un po’ in crisi. Niente di che, è bravo, si applica e proprio nel giorno del compleanno di suo padre gli ha portato a casa un 10 e lode perché ha recitato alla perfezione la filastrocca che gli aveva dato in compito la maestra. Solo è un periodo che regge con difficoltà l’impegno di quelle ore a leggere, scrivere, disegnare e far di conto. O qualche intemperanza delle maestre che perdono la pazienza – anche loro sono sovraccaricate per svariati, più o meno nobili motivi. O perché sono distratte rispetto a qualche esigenza dei pargoli. In parte può rientrare nell’ordine naturale delle cose; a volte è una miopia di singoli professionisti che ricoprono ruoli e funzioni educative, se non qualche riprovevole atteggiamento improntato ad una idiosincrasia personale e indiscriminata. Se non, diciamola tutta, qualche meschina faziosità. Non dovrebbe andare così ma si sa come va il mondo. La questione, con questi piccoli uomini e donne, è che sono in un’età nella quale non dispongono ancora degli strumenti e della consapevolezza per potersi difendere. Sono preda della loro meravigliosa e sconfinata sensibilità, e perciò più vulnerabili. Sono dei piccoli Svarovski; non puoi maneggiarli con le zampe di un ippopotamo. Capita allora che il pargoletto ci marci un poco su quel mal di pancia e approfitti della situazione per svicolare dalle spire dell’istituzione. Il “genitore senza aiuti” lo preleva da scuola e il figlio è felice di vederlo. Anche la bidella apprende del compleanno e porge gentilmente i suoi auguri. Una volta rientrati alla magione si è fatto quasi mezzogiorno e la moglie – rincasata pure lei – deve ripartire: il suo corso d’aggiornamento inizia tra una mezzora.

Così il nostro quarantacinquenne è inchiodato ai suoi doveri di pater familias. Non che la cosa non gli vada a genio, beninteso. Trascorrere del tempo con i propri figli è sempre un’opportunità intrigante quanto, ahimé, particolarmente impegnativa e il nostro genitore, forse, non si aspettava che la giornata prendesse questa piega. Sempre di tempo stiamo parlando, e il genitore ricorda en passant che da adolescente inanellò alcuni versi che si condensarono in una breve poesia, che titolò: Il tempo è mio nemico. Il tempo non è nemico di nessuno, pensa ora il nostro genitore “senza aiuti”. Il tempo diventa nemico di coloro che non sanno organizzarselo a dovere. E l’unico modo per farsi amico il tempo è prenderlo per le corna. Magari gli riuscisse sempre, pensa il nostro quarantacinquenne “senza aiuti”, di domare il tempo. Rendere preziose quelle ore da trascorrere con la prole, quelle ore che dovrebbero traghettarlo fino a sera, dove gli eredi dormono il loro sonno ricarica-batterie. Fino a sera, dove il nostro genitore “senza aiuti” potrà riprendere pieno possesso di un tempo più “personale”, da dedicarsi per far sedimentare esperienze ed impressioni diurne.

Non ha ricette che possano tornare utili per ogni situazione, il nostro genitore “senza aiuti”, ma se desiderate prendere come suggerimento le attività che seguono, dovete essere muniti essenzialmente di due requisiti:
a) una ciclopica pazienza; b) niente isterismi da massaie hi-tech che la cucina l’acquistano solo per contemplarla ed è sempre intonsa e inaccessibile come un fascinoso monolite.
Detto questo il nostro quarantacinquenne ha prima seguito il figlio maggiore con le lezioni per casa; poi insieme sono passati a prelevare l’altro cucciolo all’asilo. Programma del pomeriggio (una volta appurato che il pancino del grande si era “miracolosamente” risanato): organizzare la festa di compleanno di papà. Così, dopo aver appeso un bello striscione con la scritta Buon compleanno sulla parete di fondo del soggiorno e qualche stella filante alle travi del soffitto, il trio si è dedicato alla preparazione di una “complessa” torta a strati. Cose da far impallidire Willy Wonka e i suoi Umpa Lumpa.

Torta a strati dei 45.

Ingredienti: 500 gr. di panna fresca da montare; 2 confezioni di biscotti secchi tipo “Petit”; 1 confezione di cacao magro in polvere finissima; latte fresco intero a disposizione; 1 confezione di dolci decori, tipo “musetti di orsetto” et similia; 1 busta di zucchero a velo vanigliato; 1 candelina.

super heroes

Il festeggiato con i due super-eroi

Versare la panna fresca in una ciotola e farla montare dai bimbi col minipinner. Attenzione, nervi saldi. I pensili rossi della cucina si copriranno di puntini bianchi, tipo sorella della Pimpa. A nulla varranno le vostre reiterate imprecazioni e richiami alla gestione corretta del minipinner.
Prendere una pirofila capiente e creare un pavimento di biscotti inzuppati per bene nel latte. Versare un primo strato di panna montata sopra il letto di biscotti. Creare un secondo strato di biscotti inzuppati; a questo punto cospargere di cacao magro finissimo, con l’ausilio di un colino, la superficie della torta, litigando a più riprese con gli eredi, immancabilmente lordi di panna, latte e cioccolato, nel tentativo di contenere gli effetti della polvere di cacao che andrà a depositarsi sul parquet del soggiorno – con grande giubilo del cane.
Coprire con ulteriore strato di biscotti e panna (se nel frattempo avrete ancora abbastanza panna salvaguardata dalle dita rapaci dei golosi bricconcelli). Il lavoro di precisione (si fa per dire) consiste nel ritagliare da un cartoncino i due numeri corrispondenti all’età del genitore e adagiarli sulla superficie cosparsa di cacao finissimo. Distribuire infine col colino dello zucchero a velo vanigliato nei bordi del cartoncino ritagliato. Asportare il cartoncino con delicatezza, evitando di bestemmiare se qualcosa va storto. Permettere alla squadra di demolizione che vi assiste di collocare i dolci decori qua e là. Per compattare il tutto, conservare in frigorifero e servire in tavola dopo qualche ora, difendendo strenuamente la roccaforte dagli assalti dei turchi affamati. La candelina sulla torta svetta solinga e rincuora il genitore in quanto puramente simbolica – in compagnia di altre quarantaquattro avrebbe investito di sgomento il nostro malcapitato.

Effetti a breve e medio termine: la sera arriverà con maggiore rapidità nella vostra percezione del tempo. Se non avrete perso le staffe e mantenuto il necessario equilibrio mentale, noterete che pure la velata malinconia del quarantacinquenne avrà infilato alla chetichella la porta di servizio. Concludiamo con il calzante auspicio che ci ha rivolto un carissimo amico: «Uno scrittore finisce per avere nella vita la pazienza di cui ha avuto bisogno per scrivere» (José Saramago, Cecità).

il festeggiato

Share Button