converse all star«(…) Abbassammo le antine, spazzammo con i piedi gli ultimi rimasugli del raccolto e cominciammo a caricare i nostri strumenti come degli automi, in un silenzio inquietante. Mancava un’ora e qualche spicciolo all’inizio del concerto. Impensabile rientrare a casa per una doccia e calcare la scena in tempo utile. La t-shirt bianca a righe rosse che indossavo mi si era appiccicata alla pelle; i jeans neri, già logori e pesantemente impolverati per la performance campestre, anticipavano tendenze alla moda di almeno un decennio più in là, così come i capelli unti per il sebo e la stanchezza, più consoni ad un Kurt Cobain che ad un Elvis Costello in pectore, come potevo sembrare ad un primo sguardo in quegli anni. Puzzavo come una capra: annodai meglio le Converse ai piedi, per non incorrere nella sciagura di liberare un ulteriore lezzo di gorgonzola rancido che avrebbe potuto indurre svenimenti tra gli ascoltatori delle prime file. Mi risollevò il morale imbracciare la chitarra; era la prima volta per quel giorno. Mi mancavano le due-tre ore che quotidianamente dedicavo allo strumento tra le mura di casa. Collegai tra loro i due pedali e infilai il jack nell’amplificatore. Qualche accordo con il chorus e già la situazione sembrava più vivibile.»

Questo è uno stralcio di una cosa che vado scrivendo di questi tempi. Non è la solita questione trita de “io e la mia band”, come si potrebbe pensare da questo breve assaggio. È qualcosa di più ma ci vorrà ancora del tempo per darvela in pasto. Nel frattempo posso dirvi solo che sto bene; latito da queste pagine e dal web in generale ma sono piuttosto indaffarato a risolvere qualche spinosa questione famigliar-immobiliare. Per il resto sono in una buona fase creativa, credo la migliore da un po’ d’anni a questa parte.

E poi ci sono ricascato. Ho acquistato un altro paio di Converse.
Un ponte col passato, un viaggio a ritroso nella mia adolescenza.
Sono un inguaribile feticista; mi accade con alcuni oggetti e le Converse sono le Converse. Passano le stagioni ma loro sono sempre di tendenza. Non che abbiano bisogno di essere pubblicizzate, tantomeno da me.
Ne parlo con disinteressato affetto.

Potete leggere un po’ della loro storia qui.
A presto.

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