kurzras - ghiacciaioChi sceglie Maso Corto per trascorrervi il Capodanno non cerca la mondanità o, se la cerca, ha toppato clamorosamente. Chi viene a ghiacciarsi le terga da queste parti desidera un po’ di pace fuori dal turismo di massa, ama l’estetica aspra e spigolosa della montagna e il senso di libertà che danno un paio di sci ai piedi. E cosa fare, il Capodanno a Maso Corto, se non salire un’altra volta sul ghiacciaio e scapicollarsi lungo i ripidi percorsi innevati? Il mattino del primo giorno dell’anno, poi, ha un sapore del tutto speciale.
C’è meno gente in giro; molti sono ancora sotto le coperte, a smaltire i bagordi della nottata. Il tempo procede al ralenti; l’audio arriva ovattato. Ma tu sei pronto e pimpante. La sera prima hai messo in cuccetta i bimbi a mezzanotte e mezzo, al ritorno dalla piazzetta dove avete visto degli splendidi fuochi pirotecnici illuminare dei colori più sgargianti una notte limpida e stellata come non ne vedevi da tempo. In montagna le stelle sembrano più nitide e un po’ più vicine che ti pare quasi di toccarle. Sarà che non c’è il diaframma delle luminarie e della foschia urbana. C’è, invece, il freddo che ti pietrifica le parti scoperte del viso, che ti condensa il fiato e anestetizza i polpastrelli che vorrebbero messaggiare, scattare foto, filmare. Auguri. I migliori auspici per il nuovo anno. Amen.

funivia ghiacciaio Maso CortoNon hai gozzovigliato: avete brindato con del Pinot Chardonnay; avete onorato una parca e dignitosa dinette da autocaravan: un risotto al radicchio, uno spezzatino aromatico e così tenero che ti si scioglieva in bocca, un mix di verdure al tegame. Avete colto il riposo che ritempra le energie. Perché stamane sulla montagna, a 3200 metri, il vento soffia a 45 Km/h e la temperatura è di -9°C. Sei soddisfatto di queste giornate; le ore passate su queste curiose appendici saldamente allacciate ai piedi hanno giovato; la tua tecnica è migliorata, sai affrontare con maggiore perizia i pendii. Ti diverte scendere, prendere velocità. E mentre zigzaghi per smorzare la tua corsa trovi il tempo per osservare la bellezza che ti circonda. Dalla cabinovia guardi i pochi sciatori che si avventurano sulla nera che conduce verticalmente verso il fondovalle. Un po’ li invidi e pensi che tra qualche anno potrai essere con loro. Per ora prendi confidenza con le azzurre, ch’è tutto un dire qui. Il primo tratto, dal capolinea della Funivia, è un percorso impegnativo. Stretto, serpeggiante lungo il costone del ghiacciaio. Poi c’è l’imbuto di tutti i compagni d’avventura che sono saliti là sopra con te. Stare attento a come si muovono, trovare spazio di manovra per fermarti, se necessario. Molti demordono: anche fare lo spazzaneve non è abbastanza, si perde il controllo. Meglio scendere con la seggiovia o con gli sci in spalla. Azzurra o per metà rossa? Ibrida.

Ultimato il costone del ghiacciaio vi aspetta una rossa audace o un ampio trampolino azzurro. E giù ch’è un piacere, perché ora ti senti più sicuro, sai che gli sci andranno esattamente dove vuoi che vadano. Guardi compiaciuto tua moglie che fornisce indicazioni ai due piccoli manigoldi che vorrebbero scendere all’impazzata. Free style. Disciplina ci vuole. E ubbidiscono, da non credersi. Tagliano la discesa, scendono con eleganza, zigzagando, seguendo la loro mamma come pulcini che seguono la chioccia. Hanno imparato la lezione. Controllano le appendici. Le guidano esattamente dove e come vogliono. Ci sarà tempo per le picchiate. Tu arrivi poco dopo; chiudi la fila. Supervisioni. Sei di supporto, se capita. Eppure ti distrai, fai il turista. Guardi la tua piccola tribù e guardi quei picchi in quota che sembrano parole di pietra e neve. E il tuo compiacimento si tramuta in piacere dell’attimo che non torna, forse, ma che lascia un segno. Un’orma. Memoria ancestrale da cacciatore del neolitico. Abbiamo tutti un po’ di Ötzi “inside”.

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