17 gennaio 2013. Quarantasette... non uno di più, non uno di meno.

17 gennaio 2013. Quarantasette… non uno di più, non uno di meno.

Dovevo essere piuttosto “esaurito” lo scorso anno, di questi tempi, quando ho scritto il mio post di compleanno che potete leggere qui. In quel frangente mi sono attribuito 45 anni. Ho preparato la torta con i due numeretti che potete osservare nella foto del post, ho festeggiato coi miei pargoli e per qualche giorno ho vissuto nella beata illusione di avere quarantacinque anni.
Dopo qualche giorno mia sorella mi riporta alla cruda realtà con un commento su fb: “splendido 46enne”. Non sono mai stato una cima in matematica; mi prendo una pausa e faccio due conti. Sono nato nel 1966. Adso da Melk! È crudelmente vero: ho 46 anni! E già ero immalinconito, il giorno del compleanno. Pensate i sudori freddi che mi hanno invaso poi.

Non ho cancellato il post fasullo. Ho vissuto quel compleanno come fossero i miei 45! L’ho vissuto autenticamente. Neanche mia moglie se n’è accorta, se non dopo la mia dolorosa consapevolezza.
In questi casi c’è chi tira in ballo Freud e la fenomenologia dei lapsus. «In effetti lei soffre di una sindrome di Peter Pan. Sta cercando di negare il declino che avanza inesorabile, per un maschio adulto, col tentativo puerile di farsi degli sconti sull’età.»

Già che c’ero potevo togliermene 3 o 4. Invece è andata che da qualche anno non li contavo più. Dopo la nascita dei figli è stato tutto un susseguirsi di eventi, impegni, scadenze, problemi da risolvere in famiglia e nel lavoro. Se torno indietro con la memoria ai miei ultimi anni mi vedo sempre di corsa – e non sto parlando del running, il mio sport preferito. Finisce che per certi aspetti ci perdiamo un po’ di vista. Questa faccenda dei 45, che ha qualcosa di esilarante e drammatico insieme, la voglio ricordare. C’è il blog, ci sono le foto. Memento mori.

Quest’anno è andata meglio. Sono più orientato nel tempo e nello spazio: giovedì 17 gennaio ho compiuto 47 anni. Credeteci. Sono nato nel 1966.
Di questi tempi dormo meglio, merito del nuovo lavoro ad orari più fisiologici. Merito della prole: sono cresciuti, dormono meglio e, preferibilmente, nei loro lettini. Quest’anno non ho avuto momenti di bilanci/consuntivi esistenziali da contrabbandare con me stesso, allo specchio. Mi sono confezionato una giornatina di lavoro serrato. Mi sono spostato tra Vicenza, Valdagno ed Arzignano, per far visita ad alcuni miei pazienti. Il mattino mi sono ritagliato un’ora per uscire a correre (procede bene il mio piano di allenamenti in vista di una maratona primaverile). La sera rientro a casa e Sabrina e i bimbi mi accolgono con la celeberrima “torta a strati” (vedi post dell’anno scorso; la versione di mia moglie è decisamente più sobria ed esteticamente più presentabile della mia). Festeggiamo, brindiamo tutti insieme e, dopo aver messo a letto i due “piccoli facinorosi” vado a prendere del “messicano” da asporto, per trascorrere un po’ di tempo pure con mia moglie. Capita che di questi tempi la sera siamo ridotti a delle larve e più che metterci a letto “perdiamo conoscenza” tra le coperte.

Mi aspettano dei progetti. Sono sempre lieto di avere dei progetti. Di scrittura, per esempio. Una silloge di racconti, in collaborazione con alcuni amici scrittori di cui vi parlerò diffusamente più in là. C’è poi la conduzione di un laboratorio di lettura e scrittura, di cui potete leggere qui. Se la cosa va in porto, dovrei pure curare un workshop di scrittura creativa con i bimbi delle elementari. Un’esperienza, quella della scrittura e lettura con i più piccoli, che non ho mai avuto il piacere di affrontare ma che trovo straordinariamente stimolante. Mi sto documentando al riguardo; ho già alcune idee che mi ronzano per la testa. Altre collaborazioni, con associazioni culturali, siti e blog di divulgazione letteraria, sono in cantiere. Di quel che resta – e molto bolle in pentola – vi parlerò cammin facendo.
Bandiamo le paturnie, perciò, e rimbocchiamoci le maniche. I miei 47 saranno operosi. Parola.

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