Andrea Del Castello, Mark Knopfler. Il crogiolo dei generi culturali
(Move Editore, 2005, ISBN non disponibile, pp. 150, Euro 18,00)

carollo_2013_01_bNon occorre essere un cacciatore di libri su commissione come il Lucas Corso de Il club Dumas (1993) di Arturo Pérez-Reverte, o l’aristotelico detective francescano Guglielmo da Baskerville de Il nome della Rosa (1980) di Umberto Eco, per fare qualche ricerca su un libro perduto, dimenticato o di non agevole reperibilità. In questi mesi, sto scrivendo di Mark Knopfler e della sua avventura musicale. Il musicista scozzese, prima con i Dire Straits e, in seguito, come solista, è stato una presenza costante nella mia vita. Possiedo varie pubblicazioni che parlano di lui e del gruppo: dalle due edizioni di Alessandra Ziliani, Dire Straits & rock-poesia edito da Gammalibri nel 1982, poi pubblicato in una versione ampliata e col titolo Dire Straits nel 1987, fino a Manuali rock: Dire Straits – Storie e interviste di Giancarlo Passarella per i tipi di Arcana (1994). Alla mia attenzione era, però, sfuggito il testo di Andrea Del Castello, Mark Knopfler. Il crogiolo dei generi culturali, pubblicato per Move Editore nel 2005. Purtroppo, il libro, di cui ho avuto notizia nella pagina di Wikipedia dedicata alla band britannica, non recava disponibile un codice ISBN. In rete, ho trovato qualche pagina, per lo più informazioni relative alla sua presentazione in diverse sedi, ma nulla di più.

L’editore non era reperibile, almeno non con un sito e un catalogo dedicati. Ho provato a fare una ricerca su Facebook e Twitter e ho trovato il profilo di Andrea Del Castello. Gli ho inviato un messaggio su “cinguettio” e mi ha risposto che il libro è fuori catalogo, ma che avrei potuto provare a scrivere all’editore. Detto. Fatto. Invio una mail e l’editore mi risponde con sollecitudine. Conservano ancora delle copie del testo in magazzino. Mi luccicano gli occhi; mi faccio inviare un plico da Lanciano (Chieti) e, nel giro di qualche giorno, entro in possesso del libro agognato.

Questo di Del Castello è un testo prezioso e di assoluto riferimento per gli appassionati di Knopfler nel Belpaese. L’autore si focalizza sulle influenze che hanno invaso Mark Knopfler da diversi campi della cultura. L’analisi è rigorosa e impeccabile; il metodo adottato è da ascriversi all’ambito delle letterature comparate. La differenza, qui, sta nel fatto che il tentativo è quello di inoltrarsi in territori finora esplorati solo marginalmente in altri lavori, come quello di Giulio Nannini e Mauro Ronconi del 2003 (Le canzoni dei Dire Straits, Editori Riuniti) e di fissare, per questi materiali musicali, dei criteri di metodo già applicati in Musicologia per la musica colta. Gioverà sottolineare, per il lettore non informato, che Mark Knopfler è un laureato in Lettere, che ha insegnato ed esercitato la professione di giornalista; in più, è un lettore onnivoro e, come ci spiega con cognizione di causa Del Castello, le sue letture vengono continuamente metabolizzate, filtrate e rielaborate in stilemi e motivi contenuti nelle sue canzoni. Diviene, quindi, prioritario, nell’approccio a questo genere di lettura critica, il contesto in cui si sviluppano i brani knopfleriani, la situazione culturale e socio-economica, nonché – va da sé – le influenze musicali.

Mark Knopfler. Il crogiolo dei generi culturali è strutturato in quattro sezioni: le influenze letterarie, quelle teatrali, la cultura scientifica e “Tra musica e cinema”, dove viene esplorata la predilezione del chitarrista per le colonne sonore, la sua passione per Ennio Morricone e le sue produzioni per alcuni film come Cal o The Princess Bride. I capitoli affrontano i nuclei tematici estrapolati dall’indagine sulle singole tracce degli album degli Straits e di Knopfler solista. Ai motivi della descrizione metropolitana e alla piccola epica degli eventi quotidiani e personali del suo autore, in una Londra liricizzata quanto realistica, tipica dei primi album, si aggiungono suggestioni che conducono indietro nel tempo, come in What It is, dove è possibile scorgere istanze del romanzo sociale di Charles Dickens. La Storia è una costante fonte di ispirazione, ravvisabile in pezzi come Sailing To Philadelphia che molto deve alle atmosfere del romanzo storico di Thomas Pynchon; o nell’ultimo Privateering, in brani come Redbud Tree, in cui fanno capolino episodi cruciali della Guerra Civile Americana. E ancora il rapporto tra Uomo e Natura, la narrativa di Knut Hamsun che ispirò Telegraph Road; il romanzo noir di Raymond Chandler in Private Investigations, Money di Martin Amis che deborda in Heavy Fuel. L’amore e la disperazione in Romeo and Juliet richiamano l’immortale Bardo; il teatro di Jean Genet viene tirato in ballo per Les Boys; temi economici ed etici affiorano in Boom Like That, mentre per Why Aye Man si scomodano la poesia del lavoro di Seamus Heaney e le protest song.

Il lavoro di Del Castello risplende dove la competenza e l’acume del musicologo riescono a illustrare con efficacia il metodo compositivo del songwriter Knopfler e il suo straordinario talento per le orchestrazioni. Lo spartito entra in simbiosi con la parola, ne diviene estensione e amplificazione sensoriale, con una sempre riconoscibile e personalissima cifra stilistica. Si leggano, in proposito, alcuni estratti di una chiarificante interpretazione della parte conclusiva di Private Investigations (da Love Over Gold, 1982, Traccia 2): «Questa parte conclusiva, esclusivamente strumentale, presenta […] un significativo aspetto ritmico: la scansione del tempo, lenta ed imperterrita, realizzata dal basso elettrico; in queste battute, caratterizzate da uno scorrere del tempo lento e quasi monotono, si rispecchia la vita del narratore […] l’opportunità di mutare clima è offerta dalla chitarra […] la quale da un MI2 si eleva fino ad un LA4, attraverso semicrome e terzine di crome, facendo presagire uno spostamento del baricentro sonoro verso registri più acuti, ma si tratta di una vera e propria illusione, in quanto la melodia torna presto su toni cupi» (p. 54) .

Tornate ad ascoltare il brano, se lo conoscete, o scopritelo. Sarà un’esperienza particolare approfondirne le sfumature alla luce delle considerazioni e delle suggestioni fornite da Del Castello. Un vero peccato non ristampare questo libro. Speriamo che l’autore spinga e che qualcuno ci ripensi, magari un editore di maggiori risorse e canali di diffusione. Sono diversi gli aspetti che potrebbero esser perfezionati in una riedizione: il titolo è poco attraente (quando in un titolo è presente la parola “cultura” l’effetto apotropaico è assicurato!) e la veste editoriale alquanto anonima; una cover con foto sarebbe stata forse di maggior appeal per un target non limitato esclusivamente ai fan o ai melomani e appassionati del settore; avrei qualcosa da dire anche sulla scelta del layout di stampa: pagine fitte di caratteri a corpo ridotto (vezzo estetico o il tentativo di contenere numero di pagine e prezzo finale?) che non rendono agevole e charmante la lettura; last but non least, il limare qualche asperità accademica che attenta alla fluidità del discorso, pure se trovo ammirevole la costruzione per temi che regala al lettore la libertà di compulsare a casaccio singoli capitoli, senza un ordine cronologico, inseguendo un proprio volubile percorso attraverso le canzoni. Riponiamo con soddisfazione questo libro sullo scaffale, orgogliosi di averlo reperito e letto nel corso della nostra piccola investigazione privata. Ci auguriamo di rivederlo sul mercato, magari con un aggiornamento sulla più recente discografia del nostro amato chitarrista e songwriter. Del Castello prenda nota.

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