Maratona del Santo

21 aprile 2013. Maratona di Sant'Antonio (PD). Con Matteo e Giacomo al traguardo di Prato della Valle

21 aprile 2013. Maratona di Sant’Antonio (PD). Con Matteo e Giacomo al traguardo di Prato della Valle

Per qualche tempo vi ho tenuti all’oscuro delle mie “storie di corsa”.

Avrei voluto, in effetti, spendere qualche post sulle mie sedute di allenamento (con l’umiltà di un amatore, si capisce), sulle strategie e i mezzi della corsa (alimentazione, scarpe eccetera), ma diversi eventi e impegni si sono accavallati.

Dopo il ponte di Carnevale, per esempio, mi sono buscato una bella influenza che ha falcidiato l’intera familia. Pensavo di uscirne indenne, ma il contagio si è abbattuto in ultima istanza pure sul Vostro affezionato. In seguito ho dovuto rimettermi in pari col lavoro, col corso di scrittura creativa di cui potete leggere qui, partito regolarmente lo scorso 6 marzo con 11 iscritti. Per non farmi mancare niente è stato approvato pure un mio progetto per un laboratorio di lettura e scrittura creativa con i bimbi delle primarie di cui trovate notizia qui.

A queste gradevoli imprese vanno aggiunte le scadenze delle mie collaborazioni con vari lit-blog e siti d’informazione culturale e gli allenamenti in preparazione alla Maratona. E qui vi voglio portare, cari amici runner e simpatizzanti della corsa di lunga distanza. La mia preparazione è stata distribuita in 18 settimane, con una media di 4 allenamenti a settimana (talvolta 5, più sporadici, impegni di lavoro permettendo). Non è stata una stagione benevola: repentini sbalzi di temperatura, molte piogge che hanno frenato qualche mia uscita.

Sono sincero: non ho problemi a uscire presto il mattino, pure col buio e freddo d’inverno, alle 5 o alle 6. Mi infastidisce, però, dover allacciare le scarpe e sapere che fuori sta piovendo a dirotto. Un conto è partire all’asciutto e, per strada, inizia a piovere. Va be’, te ne fai una ragione. Un conto è partire sotto la pioggia battente e tornare fradicio come un topo di fogna. Qualcuno di voi dirà ch’è romantico correre sotto la pioggia. Non so… sarà che ho fatto due edizioni della Venice Marathon con contorno di pioggia, acqua alta e scic! sciac!, zuppo che pesavo il doppio, fino al traguardo, ma per me correre sotto la pioggia è una gran “fricassea di maroni” (scusate il francesismo).

E per il 21 aprile siamo rimasti in tema. Forse sono io quello che porta sfiga, che è rincorso dalla leggendaria nuvoletta di Fantozzi; fatto sta che pure a detta degli organizzatori, la 14° edizione della Maratona del Santo di Padova è stata l’unica, finora, a incontrare condizioni climatiche così avverse. Queste le parole del Presidente Federico De Stefani nel sito ufficiale della manifestazione: «La passione per la corsa ormai è così radicata nel territorio da sconfiggere il maltempo. Per anni ci hanno detto che quella di Padova è una maratona bellissima, perfetta, ma con un piccolo difetto: a volte fa troppo caldo. A quanto pare questa volta siamo riusciti a fare meglio (…)».

Ricordo di aver corso l’edizione del Giubileo e di essermi fermato letteralmente dopo il 15° Km. Una domenica famigerata, 30° all’ombra, seguita a una settimana di temperature rigide da colpo di coda del Generale Inverno. Poi ero ripartito, con lentezza, tagliando con difficoltà il traguardo sulle 4h.18’.

Stavolta è accaduto esattamente il contrario. Un week-end di maltempo, al termine di una settimana con temperature da prequel dell’estate.

Con la tribù ci siamo mossi col camper alla volta di Padova il sabato 20, in tarda serata. L’organizzazione di Assindustria ha previsto di poter sostare, col camper, in piazzale Rabin, dove si fermano pure gli autobus delle comitive che vengono a visitare la Basilica del Santo. Attraversi la strada e sei in Prato della Valle, la piazza più grande d’Europa. Sabato sera, però, il paesaggio metteva un po’ di malinconia. Pioggia, piazze deserte, i pochi sparuti ambulanti che facevano fagotto dopo una giornata di mercato, i veicoli del Comune che ripulivano il manto stradale di quelle che l’indomani sarebbero state le aree del Finish e dei servizi logistici della maratona. Ho ritirato il pacco gara, utilizzato il mio buono per il pasta party e mi sono gustato un’abbondante porzione di bigoli alla paesana (pomodoro e listelle di pancetta). Pochi i runner che si aggiravano presso gli stand dell’Expo Maratona e il tendone coperto del self service. Tutti in ritirata negli hotel e alloggi vari, presumo. La pioggia non invogliava certo ad attardarsi con qualche festeggiamento, pure parco e minimalista. Coi bimbi siamo andati a digerire presso la fontana al centro della piazza, strigliati di tanto in tanto da fredde raffiche di vento. Ritirata precoce in camper poco prima delle 21. Mi sono preparato la borsa col cambio da spedire all’arrivo col Bartolini e mi sono cotto il riso bollito (200 gr., condito con un cucchiaio d’olio d’oliva) che mi sarei mangiato l’indomani, prima di partire.

Sveglia ore 5.30, per fare tutto con calma e non lasciare nulla al caso. Ho mangiato il mio riso, infilato una tuta e, borsa in spalla, sono uscito dal parcheggio. Fuori c’era già un nutrito gruppo di runner che attendeva il bus navetta che ci avrebbe condotti a Campodarsego. Durante il tragitto mi sono fatto una pennichella. Mentre mi avvicinavo alla partenza, riflettevo sul fatto che l’ultima maratona che ho corso risaliva al 2002. Ne era passata d’acqua sotto i ponti. Sarei arrivato integro in Prato della Valle? Mi ero allenato, ma per esperienza sapevo che ogni maratona è un evento a se stante. Non fa testo; ogni volta è diverso. Avrei terminato il tracciato? Avrei sofferto particolarmente? Sarei riuscito a raggiungere il mio obiettivo di ultimare i 42 Km e 195 m sotto le 3 ore e 30’? Avevo fatto qualche lungo sopra le 3 ore. Mi rincuoravo da solo. Cosa volevo provare a me stesso? Chi me l’aveva fatto fare? Le risposte erano semplici, se non scontate. La sfida è sempre quella di “spostare l’orizzonte”, di esplorare i propri limiti, di organizzare le proprie energie e risorse mentali. La soddisfazione di costruire una piccola / grande impresa, dire “c’ero anch’io”, cercare il benessere che dà una buona forma fisica, praticare il proprio sport preferito con piacere e onestà. Non da ultimo portare a casa una nuova storia da raccontare.

Nel tempo la Maratona del Santo è cresciuta; oggi offre un ventaglio di servizi per ogni tipo d’atleta: c’è la mezza maratona, la gara per le carrozzine e le handbike, ci sono le stracittadine. Per ogni paese lungo il percorso vieni applaudito calorosamente da una folla che si assiepa e incoraggia i tuoi sforzi, ti spinge avanti col sorriso sulle labbra, col “batti cinque” dei ragazzini. I volontari della Protezione civile si fanno in quattro per indicarti i passaggi più nevralgici, per assisterti con spugnaggi, per confortarti con bottiglie d’acqua e integratori. È un congegno ben oliato ed efficiente. Il centro servizi a Campodarsego è capiente; con tutta comodità è possibile utilizzare i bagni e lungo i corridoi si indossano pantaloncini e canotta, ci si spalma la crema nelle zone di frizione, si allacciano i chip alle scarpe, si mettono a regime i cardiofrequenzimetri e si fa stretching per allentare la tensione pre-gara.

Qualche minuto prima dello sparo d’inizio lo speaker invita i partecipanti, un fiume di 3.500 e passa iscritti, a osservare un minuto di silenzio in onore delle vittime di Boston. Poi Pam! e ci si ritrova a muovere i primi passi. Il mio pettorale era il 2095; sono stato collocato nelle retrovie per il fatto di non avere un tempo cronometrico recente. Cane sciolto con tesseramento giornaliero. Passo il tappeto della Partenza che sono già trascorsi 40 secondi. Mi aggrego al torpedone multicolore che si snoda per la città; qualcuno grida con sottile ironia «Ultimi 42 Km: forza!». Il percorso si snoda lungo i paesi dello storico graticolato romano: San Giorgio delle Pertiche, Camposampiero, Massanzago, Borgoricco, di nuovo Campodarsego.

Le sensazioni sono buone; la prima parte scorre senza intoppi. I primi dieci chilometri li ho percorsi sotto i 5’ ma in generale ho mantenuto un’andatura costante sui 5’/Km. Pioggia e raffiche di vento ci hanno accompagnati fin oltre i 25 Km. Per il resto la temperatura era ottimale per affrontare la gara. Nella seconda parte ho iniziato a accusare stanchezza; ho cercato di ancorarmi a un gruppetto di atleti che correva uniforme, mantenendo l’andatura che mi ero prefisso. Al 29° Km ho avuto una breve crisi (il classico muro del maratoneta) e ho rallentato per un paio di Km. Credo di essermi idratato adeguatamente; ho bevuto ogni 7 Km un bicchiere d’acqua e ho assunto 2 cheer-pack con maltodestrine e vitamine da 25 ml. Il freddo mi ha costretto a una sosta di 30” per fare pipì dietro una siepre. Poi via, sfrecciando lungo la statale del Santo, da Cadoneghe fino alle porte di Padova. Va da sé che ho sofferto negli ultimi chilometri. Cercavo di aumentare l’andatura ma temevo di esaurire le energie, perciò ho preferito assestarmi sulle mie frequenze standard di ritmo maratona. Se ci sarà qualcosa su cui lavorare, in allenamento, per le prossime competizioni, sarà su quest’aspetto: ultima parte della gara. Il cavalcavia della stazione è stato un supplizio, così come lo sono stati i sanpietrini di Piazza dei Signori, di Piazza Antenore e di quel dedalo di viuzze che ti fa bramare l’arrivo.

Sentivo che ormai ero prossimo. Mi portavano avanti la certezza che avrei trovato Sabrina e le mie due canaglie, Matteo e Giacomo, pronti a festeggiarmi all’arrivo. Alzavo il capo, per scorgere l’apertura sulla piazza. La Basilica del Santo mi ha aperto il cuore; ho alzato le braccia al cielo quando ho varcato il tappeto del traguardo. Il cronometro segnava 3 ore, 26 minuti e qualche spicciolo. Poi vedremo l’edizione delle classifiche per i tempi reali e quelli intermedi. Obiettivo raggiunto, comunque. Una felicità ineffabile mi pervadeva. E si è festeggiato, col sottile autocompiacimento e la discrezione che ci contraddistingue. E il sole, beffardo, si è infine rivelato, sbucando dalle nubi grigie che incombevano su Prato della Valle.

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3 risposte a Maratona del Santo

  1. Spider-Ci scrive:

    Grande Alberto ! Ma tu sei un vero “runner”, allora !!!
    Pensa che io invece ho iniziato proprio sabato scorso a fare qualche corsetta, ma non certo ai tuoi livelli ! Diciamo che ho intenzione di continuare, ma a piccoli passi ( in tutti i sensi…! ;-p ), visto che non sono un grande sportivo….

    A presto ! Ciaoooo !!!!

  2. alberto scrive:

    @Spidey: non mollare, caro. In prossimità del traguardo, se le gambe ti abbandonano, puoi sempre lanciare una ragnatela e fare la differenza. Thwiiip!

  3. Spider-Ci scrive:

    Ah ah ! Magari !!!! Ma non sarebbe tanto “sportivo”, mi sa….! ;-p

    A presto ! Ciao !!!

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