IMG-20141222-WA0003Eccolo qui il violinista di Dooney. Quando mio figlio Matteo mi disse che avrebbe voluto imparare a suonare il violino, sulle prime io e sua madre esprimemmo una certa perplessità. «Sei proprio sicuro?», chiedemmo, e già nella nostra memoria risuonavano le “esperienze” di altri genitori. Scampoli da corsi di senso comune alla Dogbert, per intenderci: “È uno strumento difficile”; “Vedrai, vi strazierà a lungo con suoni orripilanti prima di iniziare a produrre qualche melodia intelligibile!”.

Ma lui imperterrito. Del violino continuava a ribadire un aggettivo: elegante. Sì, puoi essere elegante quanto vuoi ma se non ti impegni a suonarlo… In seguito lo abbiamo iscritto a una scuola di musica in città, la Pantarhei, e si è creata l’alchimia giusta con la sua giovane insegnante, per la quale stravede e attende con piacere il consueto appuntamento settimanale. Sono già trascorsi due anni e (lo ammetto con orgoglio, anche dietro il mio sprone e supporto di chitarrista “frustrato”) Matteo ha fatto dei progressi notevoli. Di recente è passato al violino 4/4 e, dopo un’iniziale débâcle dovuta a un nuovo assetto sulla tastiera e a una conseguente postura (lui è uno spilungone di quasi nove anni e gli siamo stati accanto per correggere una tendenza della sua colonna vertebrale a imitare il salice piangente) ora si diverte e impara in fretta a districarsi su spartiti sempre più complessi.

IMG-20141222-WA0000Compie gli anni due giorni prima di Natale, il bricconcello, e per il suo compleanno ci siamo decisi ad acquistargli un violino di qualità. Dopo aver racimolato qualche preziosa informazione siamo approdati in quel di Padova, da Elindro, negozio specializzato negli strumenti ad arco. Ci ha serviti una giovane fanciulla cortese e molto competente, con la quale abbiamo valutato tre tipi di violino. Nella stessa fascia di prezzo e qualità la ragazza ci ha fatto apprezzare un Gewa, di produzione tedesca (con manodopera cinese), e un Petz, di fabbricazione cinese ma con garanzie di costruzione sotto l’egida di una manifattura austriaca. Uno scalino più sopra c’era un violino Yamaha. Matteo si è subito fissato sul Petz, violino che nel trio spiccava per una particolare attenzione alla verniciatura, traslucida, che metteva in risalto le venature del legno. Gli altri due violini erano più, diciamo così, convenzionali, con quei toni color mogano, più o meno rossicci.

IMG-20141222-WA0001Ma un conto è l’estetica, un conto è… il suono dello Yamaha era oggettivamente di una brillantezza un poco superiore agli altri due, per la risonanza della cassa armonica e la maggiore altezza del suono. Il Gewa era più squillante nelle corde centrali (il La e il Re), mentre il Petz esprimeva un suono più soave e pastoso. Noi eravamo propensi per il Gewa, che pure l’insegnante di Matteo ci aveva caldeggiato, ma non c’è stato verso. Matteo si è innamorato a prima vista del Petz. Abbiamo provato a “bendarlo”, schermandogli gli occhi, per valutare che non si fosse intestardito sulla bellezza dell’oggetto, ma ci ha colti sempre di sorpresa. Dietro ripetute esecuzioni della signorina, alternando i tre violini, quel furfante di mio figlio ha sempre riconosciuto e prediletto il suo Petz! Ascoltato il parere della sua insegnante, in diretta telefonica, siamo stati invitati a far scegliere lui: «Vi dovete fidare del suo orecchio. Se gli piace il Petz, Petz sia.»

E così ci siamo portati a casa il nuovo violino. Abbiamo, in realtà, rischiato di portarci a casa anche un banjo esposto in vetrina che il piccolo Giacomo ha fatto inavvertitamente cadere, incuriosito dalla “chitarra col tamburo incorporato”. Per fortuna lo strumento è uscito incolume dal “fuori programma”.

Matteo rimira con orgoglio e soddisfazione il suo Petz. Non so se il violino lo accompagnerà a lungo nella vita; di certo non posso che guardarlo con grande ammirazione per le possibilità che gli si schiudono a questa giovane età, pensando a quanto è importante l’espressione musicale (a prescindere da qualsiasi vantaggio economico – più o meno irrilevante, temo – o professionale possa condurre). Come genitore mi auguro solo che continui a esprimersi al meglio, in qualunque maniera scelga di farlo, con impegno e disciplina. Avanti così Matteo: sii curioso e cerca sempre nuova bellezza. Ti dedico questa canzone, tratta da una poesia di William Butler Yeats. Si intitola: Il violinista di Dooney.

 

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