Scrivere per sé Scrivere di sé. Un nuovo laboratorio di scrittura narrativa

Mercoledì 13 scorso, alle ore 18:30, nell’ambito di “Porte aperte alle passioni“, patrocinato dal Vicenza Time Café, ho avuto il piacere di presentare il mio nuovo laboratorio di scrittura narrativa Scrivere per sé Scrivere di sé. Sono molto lieto di aver raccolto diverse candidature. Non riesco ancora a darvi delle chiare indicazioni logistiche ma so che si articolerà su 8 incontri di 2 ore ciascuno. Con il Vicenza Time Café stiamo valutando gli slot liberi per poter usufruire degli spazi: potrebbe essere che il laboratorio inizierà nei primi mesi del 2018. Ci sarà sicuramente una prima serata a porte aperte, senza alcun vincolo di adesione, così potrete farvi un’idea del programma e di come intendo gestirlo. Rimanete in contatto, sul mio blog, sul sito e sul sito del Vicenza Time Café, per gli aggiornamenti sulle date e sui costi. Mi premurerò di contattare di persona tutti coloro che gentilmente mi hanno lasciato i loro nominativi e i loro indirizzi mail.

Di seguito potete leggere una traccia che mi ero scritto con l’intenzione di presentarvi i possibili contenuti del laboratorio:

«Io scrivo per me», sento dire spesso ai miei laboratori. Diari, memorie, frammenti. Ma cosa vuol dire «Scrivere per sé» e «scrivere di sé»? Non abbiamo mai pensato a un possibile lettore dei nostri scritti? E a più d’uno? Allora la questione cambia.
I generi letterari dell’autobiografia, dei memoriali o delle lettere vengono da lontano e si sono attestati da secoli nella letteratura occidentale. Pensiamo a testi remoti nel tempo, come Le Confessioni di Sant’Agostino, giusto per dirne uno. Facciamo un altro balzo temporale: una grande autrice come Simone de Beauvoir in Memorie di una ragazza perbene ha raccontato con minuzia di dettagli la sua giovinezza, i primi palpiti del cuore, la scoperta del corpo e la sessualità ma anche la trasformazione del suo spirito: come ha smesso di credere in Dio e come si è sviluppato il suo ateismo. Si comprende come questi autori siano personalità eccezionali, di grande carisma e statura intellettuale. Le loro opere sono diventate dei classici. Primo Levi è stato testimone diretto dei campi di sterminio e si è raccontato in un grande memoriale e nel contempo imprescindibile documento storico: Se questo è un uomo.

Ma noi comuni mortali scrittori che non siamo ancora dei classici (e forse mai lo diverremo), quale possibilità abbiamo di agganciare il lettore, di suscitare il suo interesse rispetto alle nostre storie che, può darsi, non riteniamo altrettanto emblematiche?

Philip Roth, parlando di Kafka, diceva che «quando uno scrittore degno di tal nome è arrivato a trentasei anni, non traduce più l’esperienza in una favola: impone le sue favole all’esperienza». Lo scrittore, insomma, pone se stesso al centro della sua attività creativa, in una curiosa mescolanza di finzione e autobiografia.

In questi ultimi anni la produzione narrativa si è sempre più orientata sui versanti della non-fiction o dell’autofiction. Non è un caso che in Italia, tra i finalisti del premio Strega 2017 ci fossero tre libri (Le otto montagne di Paolo Cognetti, La più amata  di Teresa Ciabatti e La città interiore di Mauro Covacich) che del motivo autobiografico hanno fatto il perno della loro composizione. E non è un caso riflettere sulle attuali tendenze socio-culturali che sempre più vanno nella direzione di una quasi (e sottolineo quasi) abolizione dei già labili confini tra la sfera del pubblico e del privato. Ci basta aprire la nostra pagina facebook per sapere se i nostri amici sono partiti per un viaggio, se si sono impegnati sentimentalmente o se sono stati colpiti da un lutto improvviso. I moderni social network e la propagazione rapida delle notizie nel villaggio globale hanno un peso non indifferente anche nei meccanismi della narrazione, non possiamo far finta che non esistano. Anche se dietro ci sono molte altre dinamiche connesse all’origine e gestazione del racconto (autobiografico o meno). Una per tutte: si stanno configurando nuovi patti narrativi tra l’autore e il suo lettore.

In questo laboratorio cercheremo di sviluppare queste tematiche e di trarne profitto per rendere più efficace e incisiva la nostra scrittura, per interessare il nostro lettore a proseguire la lettura. Entreremo nella bottega di autori celebri, per carpire qualche trucco del mestiere. Leggeremo campioni significativi di narrativa ma il momento migliore dei laboratori – quello dove io trovo maggiore soddisfazione e imparo sempre qualcosa di nuovo dai partecipanti – sarà il momento in cui leggerete al gruppo gli elaborati che avrete composto, secondo le mie indicazioni, e noterete le reazioni, ascolterete opinioni costruttive. Il momento di crescita più importante di un laboratorio di scrittura creativa rimane, senza ombra di dubbio, il confronto.

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2 pensieri su “Scrivere per sé Scrivere di sé. Un nuovo laboratorio di scrittura narrativa

  1. Grazie Alberto per la tua disponibilità e passione. In qualche modo forse riuscirò a partecipare di persona. In effetti, come dici tu, il confronto ê la parte più costruttiva è divertente del corso. Ti ricordi le risate? A presto!

  2. Eccome se me le ricordo! Di risate liberatorie ne abbiamo fatte tante… il bello del gruppo è proprio questo: la condivisione delle conoscenze e il divertimento. Grazie per il tuo gradito commento e a presto.

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