Eroi per un giorno.

 

Nella giornata di ieri ho inviato un breve video Whatsapp a un gruppo di amici, appassionati di libri e scrittura. Alcuni di loro hanno partecipato a laboratori di scrittura creativa che ho condotto, nel corso degli ultimi due anni (o forse più, mi sembra sia passato così tanto tempo!). Si è creata una piacevole consuetudine, una periodica frequentazione che si è concretizzata anche nella pubblicazione di un romanzo a 13 mani, un curioso ibrido di “scrittura collettiva” che si è proposto di riscrivere in chiave vicentina e attuale le storie dell’Edipo Re di Sofocle. Il mio video non era niente di che (una ripresa in diretta col telefonino, nel silenzio del mio soggiorno, di primo mattino) ma sono stato spinto – in questi giorni di reclusione coatta – dall’esigenza di riannodare il filo di quella che negli intenti miei voleva essere la continuità di una sorta di “redazione narrativa” e porgere al gruppo i miei saluti. Colmare, in parte, la distanza.

«Come state vivendo questi strani giorni?», ho chiesto, citando il titolo di una canzone di Franco Battiato. «Come ha cambiato le vostre vite la singolare emergenza che stiamo attraversando?» Sarebbe bello poterci scambiare le nostre impressioni, distillare le emozioni e i sentimenti che ci accompagnano in queste ore. Ognuno col suo peculiare vissuto, riflettendo su quanto accade intorno a noi, sui programmi saltati, i progetti interrotti, gli appuntamenti cancellati in agenda. Le necessità più cogenti del quotidiano, che devono essere ri-strutturate e ri-agite nell’ottica di preservarsi dal contagio. In fondo, entrare nell’era del Coronavirus è stato, per chi ha lavorato con me a una recente proposta di scrittura, una naturale evoluzione della nostra indagine sullo Spaesamento, che ha preso forma in un “Quaderno associativo”, in un festival di cantautori e in un reading che non si è ancora concluso, sospeso dal decreto ministeriale che impone di non riunirci per pubblici eventi: concerti, meeting, attività sportive e via dicendo.

Stiamo sperimentando un periodo unico ed irripetibile, nel bene e nel male. Stiamo accumulando esperienze inedite. Personalmente ho come il timore di non riuscire a rendermi abbastanza consapevole di questo singolare momento storico, di queste giornate di “sospensione”, come se ci avessero posto in stasi e, da comparse di un equipaggio astrale in un film di fantascienza potessimo risvegliarci da un istante all’altro in uno scenario diverso, in un tempo e in uno spazio radicalmente trasformati. Come tenere traccia di tutto questo? Come servirsi in maniera efficace degli strumenti espressivi di cui disponiamo, delle abilità che ci sono congeniali per rimanere ancorati a una realtà sfuggente e per certi versi ancora incoglibile?

Il Mito ci viene in aiuto, è sempre una metafora potente. Lo storytelling del Mito rappresenta un serbatoio inesauribile di narrazioni e per chi, come me, non riesce a fare a meno di raccontare e raccontarsi, tornare alla fonte originaria è il metodo di elezione, anche quando ti senti una creatura microscopica al cospetto di un universo pressoché infinito, con le sue leggi inintelligibili. Anche quando ti senti piccolo e invisibile se ti rapporti a quel che succede nella ribalta della Storia con la S maiuscola. Eppure, per quanto piccola, Vicenza (il luogo dove vivo e agisco) è una delle culle del Mito. Vicenza è Tebe, e quindi i vicentini-tebani hanno assistito alle tragiche vicende di Edipo, l’eroe che con coraggio si assume la responsabilità delle proprie azioni e relazioni, fino a portarle alle estreme conseguenze. Noi non siamo come lui; siamo più umani. Al massimo, come canta Bowie, possiamo aspirare a essere eroi per un giorno. Cerchiamo, per quanto ci è possibile, di tenere memoria di questo unico giorno. Facciamo sì che si tratti di un messaggio tramandabile, codificato per noi stessi prima che per gli altri. Perciò scriviamo, fissiamo sulla carta, dipingiamo, scolpiamo, tessiamo lo spartito di queste giornate. Ecco, le nostre saranno Cronache dal Limbo, perché nell’era del Covid-19 la vita si è ripiegata in un limbo.

Alla fine della sua tragica vicenda Edipo si acceca e viene bandito da Tebe, la città di cui era re. Antigone, la figlia (che è pure sorella) lo accompagna, pietosa, in un viaggio verso l’ignoto. Anche noi siamo ciechi come Edipo, ora, e procediamo a tentoni in questo percorso, «cercando di imparare per approssimazioni progressive». Non sono parole mie, sono le considerazioni che Lorenzo Bocchese sviluppa su una sua proposta di progetto associativo per il Vicenza Time Café. Il Mito stavolta ci introduce in un labirinto dove le figure di Teseo, Arianna, il Minotauro, Minosse, Egeo, Dedalo e Icaro offrono altri modelli sui quali ragionare. Che direzione prenderò al crocevia? Se sarà una svolta cruciale nella mia vita lo posso solo immaginare; mi pongo domande, esterno dubbi, soffro. Mi dico: «andrà tutto bene» ma il futuro non può essere che incerto – anche senza voler essere “apocalittici” per partito preso − nel limbo/labirinto in cui mi trovo. Devo svoltare a destra, o a sinistra? Devo salire o scendere? Ma fino a che punto posso scegliere? Metto insieme i pezzi, connetto e imparo. Il resto lo scopriremo solo vivendo: prima era Battiato, ora è Battisti.

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