1. Non saremo sospesi per sempre.

 

 

  Ho dei contatti personali con alcuni piccoli e medi editori indipendenti. Uno di loro a gennaio mi inviò un libro, invitandomi a scrivere una recensione qualora lo avessi trovato interessante. Non mi pagano per scrivere recensioni sui siti e blog coi quali collaboro; il mio compenso è quello di ricevere libri – alcuni buoni, altri meno buoni – e di esser libero di parlarne. Lo considero un privilegio. Non provo piacere nel demolire gli autori: se non mi piace o trovo il testo illeggibile, piuttosto preferisco non scriverne, passarlo sottotraccia. È comunque il prodotto di un certo impegno redazionale. Dei libri interessanti mi piace invece sottolineare i punti di forza, analizzarne gli elementi; anche le debolezze e le singolarità, certo. Ecco, il libro che mi è stato inviato a gennaio doveva uscire a febbraio ma l’editore ha rinviato la pubblicazione per via del lockdown. È un libro davvero bello, un romanzo molto attuale che parla di clandestinità. È stato confezionato con una veste grafica elegante e un editing accurato. Il suo autore è un giovane di talento ma finora il testo ha avuto un destino singolare: era stato pubblicato, in precedenza, da un altro marchio. Non aveva fatto in tempo a planare sugli scaffali delle librerie che l’editore aveva chiuso i battenti, per fallimento. Allora i diritti sono stati rilevati dall’editore che lo avrebbe dovuto varare a febbraio, ma ancora una falsa partenza: ci si è messo di mezzo il Coronavirus. Confido che quando tutto riprenderà questo romanzo possa trovare il riscontro che merita presso i suoi lettori.

 

Con un paio di autori, amici miei, avevamo concordato di fare delle presentazioni dei loro libri, tra marzo e aprile. Uno di questi è un libro-intervista, un dialogo con uno scrittore con un certo peso specifico. La presentazione del libro doveva essere, al contempo, l’incontro di apertura di una nuova libreria indipendente in città. Un’impresa coraggiosa (per alcuni audace o kamikaze) rimandata a data da destinarsi. Un altro amico mio aveva visto uscire il suo libro a gennaio. Neanche il tempo di organizzarsi per fare qualche presentazione nelle sedi più appropriate che siamo stati costretti a rinchiuderci. Sono, queste, solo alcune delle attività che hanno subito un arresto e che dovremo riprendere esattamente là dove le abbiamo interrotte. Il Governo parla di Fase 2 e sta cercando di fornire alcune direttive e indicazioni per la ripresa, prevista per decreto il 4 maggio. Riprenderanno solo le attività manifatturiere, al momento, e i settori delle costruzioni e servizi. Il comitato tecnico-scientifico reclama il rigore per la riapertura. C’è una certa divisione tra mascherine e certificati. Le prime vorrebbero renderle obbligatorie per uscire di casa ma è difficile garantirle a 60 milioni di cittadini. Per le autocertificazioni: saranno indispensabili per varcare i confini della regione di appartenenza (almeno a tutto maggio) per motivi di lavoro, salute o necessità. Ci si potrà allontanare da casa, per lavoro o per fare dello sport, evitando però gli assembramenti. Termoscanner in tutti gli aeroporti e stazioni. Su le serrande dei negozi, ma non tutti. Apriranno, per esempio, i parrucchieri? Io e mio figlio stiamo ancora aspettando di sottoporci a un’igiene dentale, il cui appuntamento è stato cancellato il marzo scorso. Mia madre ha bisogno di fisioterapia ma i professionisti non hanno ancora indicazione, dai loro ordini, di recarsi al domicilio dei pazienti per eseguire delle prestazioni. Le scuole riapriranno a settembre – staremo a vedere per i “centri estivi” – e torneranno in aula solo i candidati all’esame di maturità, per una prova orale. C’è molta cautela, sia a livello politico che nella comunità scientifica. Il rischio di un rialzo dei contagi non è il solo spauracchio da esorcizzare. Dopo più di cinquanta giorni di confinamento, comunque, la gente ha perso la pazienza. Le giornate dalle temperature estive hanno favorito il riversarsi di molte persone per le vie cittadine. Finora ci siamo comportati bene ma si avverte una certa frenesia; stanno tutti scalpitando per uscire. Nel complesso la percezione è quella di una grande nebulosa. Sono state convocate diverse task force a pronunciarsi, ma non arrivano indicazioni chiare. Strategie, anche comunicative. Il premier Conte ha somministrato ai cittadini alcuni discorsi che da un punto di vista della chiarezza espositiva e dell’efficacia comunicativa sono assolutamente deplorevoli. Ovunque c’è smarrimento, l’incertezza regna sovrana e cominciano ad affacciarsi, concreti, i timori per la recessione economica, di cui ancora non si riesce a definire i contorni ma che avrà un peso non indifferente negli anni a venire.

 

Non rientra nelle mie competenze scrivere di politica  ̶   anche se la scrittura è sempre e comunque un atto politico  ̶  ma in queste prime giornate di maggio abbiamo assistito a un teatrino della politica italiana grottesco e intollerabile per qualunque cittadino dotato di buon senso. I leghisti che occupano nottetempo il Parlamento per “opporsi” (per partito preso, senza una dialettica articolata di qualche rilievo) alle proposte della maggioranza di Governo, col solo risultato concreto di avviare dirette Facebook all’una del mattino, col faccione congesto di Salvini fasciato da una lugubre mascherina nera col bordo tricolore. Matteo Salvini, da più fonti additato come un assenteista seriale, che ribadisce di trovarsi a lavorare per i cittadini, anche a notte fonda. Pura propaganda spacciata per attività politica. Per non dire del discorso delirante dell’altro Matteo, il Renzi che invoca persino i morti: «La gente di Bergamo e Brescia che non c’è più, se potesse parlare ci direbbe di ripartire». Ma come puoi strumentalizzare quei morti per sostenere la tua posizione politica? Come potete ostinarvi ancora nella vostra faziosità? Con quale spirito vi guardate, allo specchio, il mattino? In questo momento io sono un cittadino indignato: nell’era della pandemia, nella necessità cogente di riavviare un Paese falcidiato in ogni settore, dal lavoro alla scuola, dalla sanità al sociale io mi aspetterei che i partiti cooperassero tra loro per favorire la ripartenza della collettività, non solo i loro biechi interessi particolari.

 

Il Devoto-Oli mi viene in aiuto. Cerco la definizione di “limbo”. Nella concezione teologica del Cattolicesimo è il luogo – ma anche lo stato – privo di pena ma pure della visione beatifica di Dio, dove si trovano le anime dei defunti immuni da colpe personali. Non è colpa loro se non hanno ricevuto il battesimo e si trovano, quindi, ancora nello stato di peccato originale. Al netto dei complottisti per il quale il virus sarebbe “sfuggito di mano” ai cinesi in un laboratorio di Wuhan (o altre narrazioni similari) non è colpa di nessuno se ci troviamo in questa situazione. Non possiamo neanche imputarlo alla questione della natura matrigna (molto cara a Leopardi) che si riappropria di quello che le abbiamo estorto in secoli di sconsiderata evoluzione umana. Con buona pace di Greta Thunberg e delle più che legittime battaglie per la salvaguardia dell’ambiente, la comunità scientifica ci ha spiegato che virus e uomini condividono il pianeta da che è germinata la vita. I virus sono un mezzo naturale molto importante per il trasferimento di materiale genetico tra le diverse specie; aumentano quella che viene definita come “diversità genetica” (un po’ il lievito della vita, se vogliamo) o “deriva genetica”, ovvero la trasformazione di una specie dovuta a fattori casuali. Certo: hanno bisogno di cellule per replicarsi, hanno queste caratteristiche parassitarie, ci fanno ammalare (e anche morire, purtroppo) ma sono entità biologiche imprescindibili, con le quali non possiamo fare a meno di coabitare. I virus sono importanti per lo studio della biologia molecolare e in alcune applicazioni, opportunamente modificati dall’uomo, si rivelano utilissimi per il trattamento delle malattie. Facciamo un passo indietro: “non è colpa di nessuno”, dicevo. È vero, non siamo in grado di prevedere come si modificherà geneticamente un virus, non siamo capaci di combattere queste forme letali di virus se non con la pratica del distacco sociale, cercando di limitare al massimo il contagio da un organismo a un altro. Se non confinandoci in un “limbo”. Non disponiamo  ̶  rimanendo nella metafora teologica – del superpotere del “battesimo”; non siamo ancora irrorati di luce divina – anche se ci stiamo lavorando.

 

Però che gente di molto valore Conobbi che’ n quel limbo erano sospesi (Inferno, IV, 44-45) scrive Dante nella Commedia. A dispetto dei politici italiani (per i quali, forse si è capito, nutro davvero una certa disaffezione) di gente di valore ne conosco e ne ho conosciuta tanta. Tanti di loro erano e sono occupati nei settori del sociale, della solidarietà; tanti di loro erano e sono occupati nel settore dell’assistenza sanitaria e della ricerca, dell’associazionismo, della cultura e dell’intrattenimento. Tanti di loro erano e sono occupati a garantirci i servizi essenziali che ci permettono di sopravvivere nel corso di questa reclusione nel limbo. Vi ricordate, forse, che all’inizio di questo mio sghembo diario di viaggio ho rivolto un invito agli amici che hanno frequentato i miei laboratori di scrittura. Scrivete di queste giornate singolari, cercate di dipanare il groviglio delle emozioni, dei sentimenti – anche di paura, per voi stessi e per coloro che vi stanno accanto – che genera in voi questo particolare momento storico. Ecco, quell’invito è stato in buona parte disertato. Le emozioni sono ancora brucianti; siamo ancora troppo coinvolti in questa spirale, nella condizione di “limbo” ben circoscritta dal mio dizionario (un dizionario è il Libro per eccellenza: come nella Bibbia, nel dizionario puoi trovare tante risposte, forse tutte): «simbolo di assidua, ansiosa incertezza (essere come un’anima nel limbo) o di forma larvale e irrisolta di azione o partecipazione ideale (Limbo squallido Delle monche esistenze, cit. Montale)». È comprensibile: ci sarà un tempo in cui potremo riflettere meglio e con maggiore lucidità sugli eventi accaduti. Ora abbiamo bisogno di sentirci dire che andrà tutto bene. Che il 4 maggio si riparte. Che non saremo sospesi per sempre.

 

 

Puoi anche leggere:
CRONACHE DAL LIMBO – 0. Eroi per un giorno.
CRONACHE DAL LIMBO – 1. Montagna incantata.
CRONACHE DAL LIMBO – 2. Untori.

CRONACHE DAL LIMBO – 3. La Babele delle piattaforme.

 CRONACHE DAL LIMBO – 4. Presenze assenti.

 

 

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