Luz Bisetti, A ciascuno la sua solitudine (Bookabook, 2019)

Bookabook è una singolare realtà editoriale milanese, attiva dal 2014, finalista a un premio internazionale per l’innovazione in editoria e presente in molte fiere del libro e appuntamenti di settore. L’idea di Bookabook è quella di costruire una comunità di lettori: gli autori si propongono alla redazione con un’opera (narrativa, saggistica, etc.) e se passa il vaglio degli editor si dà inizio a una campagna di crowdfunding. I lettori che trovano interessante il titolo e la presentazione del testo, inserito sul sito, possono pre-ordinarlo. Se la campagna raggiunge l’obiettivo di 200 copie ordinate, il libro viene pubblicato e distribuito con tutte le attenzioni professionali del caso.

Scrivere di un libro che circola nel mercato editoriale in questa forma presuppone almeno un accenno ai motivi che inducono gli autori, in tanti casi, ad optare per l’autopubblicazione. Perché lo fanno? I motivi sono svariati: talvolta l’autore ritiene che l’editore non gli abbia corrisposto le royalties spettanti da contratto per le vendite, che abbia cammuffato il numero complessivo di copie vendute. Oppure l’autore è deluso dall’editore perché non ha opportunamente distribuito il suo testo nelle librerie o non lo ha portato nelle fiere del settore… I motivi sono diversi, è una questione complicata e spinosa, che va affrontata nel dettaglio in altra sede. Per un autore, guadagnare in autonomia rispetto alla sua opera – nei casi dell’autopubblicazione (es. Lulu o Amazon) le percentuali dei diritti d’autore sono più alte che nel caso dell’editoria tradizionale – significa avere maggior controllo sul prodotto del suo lavoro (e maggior soddisfazione, forse). Bookabook, rispetto a questo è una realtà ibrida: la redazione inizia a lavorare sul testo dopo che un congruo numero di lettori hanno pre-acquistato (pagato) la loro copia. Questo meccanismo rivela l’intento di trovare un parco lettori più ampio, all’inizio, per il proprio libro. Bisogna, infatti, sensibilizzare amici  e conoscenti, con passaparola, comunicazioni eccetera a entrare nella community del libro che si intende pubblicare, per sostenerlo. È un po’ come se voi (lettori) pagaste un servizio prima che vi venga effettivamente erogato. Dovete essere lettori motivati. Il libro ancora non esiste: sarà nelle vostre mani solo dopo che avrà raggiunto il goal delle 200 prenotazioni. Non sapete come sarà confezionato/editato. Questi elementi ci tenevo a precisarli; non sto dicendo che non sia una proposta intrigante o che non coinvolga attivamente la redazione editoriale a occuparsi del libro con competenza e professionalità. Sia i lettori che gli autori, nel progetto editoriale di Bookabook, mi pare siano alquanto tutelati e in merito vi invito ad approfondire nel dettaglio quanto riportato qui.

Detto questo, ho letto – merito del passaparola tra amici e appassionati – questo testo di Luz Bisetti, A ciascuno la sua solitudine (Bookabook, 2019), apparso in catalogo e pubblicato dopo il raggiungimento del goal previsto. A ciascuno la sua solitudine è una silloge di racconti, genere che – come accade per la poesia – nel Belpaese risulta poco appetibile per il mercato editoriale, a meno che non si tratti di produzioni di autori affermati che trovano riscontro presso un parco lettori già consolidato. Maria Lucia (Luz) Bisetti, torinese, del 1954, è qui al suo esordio letterario anche se viene dal praticantato della rete, in qualità di blogger. Il libro contiene undici racconti, di lunghezza variabile, che narrano incontri, svolte, il trasformarsi di relazioni nell’arco del tempo o di una vita. Il fil rouge che attraversa la raccolta e che tiene coesi, nel disegno dell’autrice, i singoli episodi, è quel momento quasi irriferibile, nelle vicende dei singoli personaggi, che li costringe a confrontarsi con un cambiamento che potrebbe rivelarsi radicale o “fatale”. Deviazioni nella linearità del percorso, insomma: derive ma anche nuovi approdi.

Emblematico, in questo caso, è il racconto “Retrò”, che si apre con il licenziamento di Giordano, reo (forse) solo di aver mitizzato l’azienda per la quale aveva dato tutto. A 52 anni, ancora single, Giordano deve rimettersi in gioco, dopo esser stato assorbito a lungo solo ed unicamente dal suo lavoro. Sarà la goffa Mariella, più âgée del nostro, a sparigliare ancor più le carte, irrompendo nella sua vita come una breve, inattesa tempesta, in compagnia del suo cane, Zara. «Otto anni, tutti trascorsi in canile… dev’essere terribile, almeno per me lo è il solo pensiero, essere rinchiusi per tanto tempo, sempre ad aspettare…» E la tempesta si placa, aprendo forse spiragli di luce a un amore più maturo e vissuto, dopo tanta solitudine. Ecco, la solitudine del titolo è il refrain che fa da colonna sonora a molti dei tipi di Luz Bisetti. È la solitudine che si rende dolorosa consapevolezza in “L’ora X”, dove si scardinano equilibri e dinamiche affettive famigliari quando a una madre viene diagnosticato un cancro. Il perturbamento che ne consegue, nel rapporto tra due sorelle, le induce a riflettersi l’una nell’altra, tra invidie e rimpianti: Rebecca, affascinante e straordinaria nel suo isolamento e nella sua volontà di indipendenza, contrapposta a Sara, ineludibile punto di riferimento nella sua normalità famigliare, con i bimbi viziati e il marito rompiballe. È la solitudine una gabbia in cui Gabriele, il Maestro del racconto “Fiordaliso”, si autoconfina nella sua vita di inguaribile edonista, libero di impartire lezioni erotiche con tutto il campionario di punizioni, regole e comandi ad alcune sue indisciplinate alunne-amanti. Ma cosa accade se il Maestro, suo malgrado, finisce per innamorarsi di una delle sue schiave del piacere? Cosa accade se questo amore è così travolgente da indurlo a smettere le sue vesti di “sacerdote” e rivelare il suo animo più profondo e sensibile a colei che, invece, è prigioniera dell’immagine cristallizzata di un dio-maschio dispotico, unica miccia utile a far divampare il suo desiderio? La solitudine è la dimensione peculiare di Valerio, matematico e razionale, protagonista di “Valerio, piccola storia in tre puntate”. Il confino di Valerio è decretato dal suo corpo, che pone rigidi dettami non superabili alla sua vocazione mistica, volta ad indagare scienza e fede a patto di non intercettare l’erotismo e la sensualità.

L’erotismo ricorre sovente nelle storie di Luz Bisetti, come un grimaldello al quale affidare il compito di sollevare i coperchi dell’esistenza, strumento di verifica e conoscenza insieme della radice più profonda delle relazioni umane. Con i rischi che una simile pratica comporta: il vaso di Pandora, si sa, è difficilmente governabile nelle sue forze primordiali una volta che gli si sia data la stura. Gli effetti: imprevedibili, e non sempre è possibile ricomporre il tessuto sfilacciato del vivere in un disegno armonioso. Va bene a Valter e Vanessa, che modulano positivamente la loro infatuazione per un vecchio amico di lui, Renato, uscito dal tunnel temporale dell’adolescenza, dopo un lungo silenzio, per farsi vivo col suo amico di merende – e di prime turgide strusciate virili. Renato ora è un intellettuale, un acclamato regista; la coppia ne è soggiogata, tanto da rinfocolare le gelosie mai sopite di Vanessa e quelle, insospettabili, di Valter. Vanessa gelosa di Valter, Valter di Vanessa, ma anche Valter di Renato, e pure Vanessa di Renato. Già, Renato: com’è nato in lui il desiderio di ricontattare il suo vecchio amico d’infanzia? Il trio cercherà di trovare una soluzione allo scompiglio di tanti nervi scoperti. Il paradigma della solitudine, però, può venir decretato dal Tempo, giudice implacabile e irriguardoso. È il caso dei due protagonisti di “Passato prossimo 1” e del suo epilogo in “Passato prossimo 2”, uno dei momenti forse più felici della silloge di Bisetti, un lungo racconto che avrebbe potuto esser benissimo un “romanzo breve” epistolare di due anime che si riagganciano dopo diversi anni. Si indagano, si analizzano, fanno il bilancio delle loro vite solo per il tramite della scrittura. Lui è un artista dedito esclusivamente al suo lavoro, che non ha mai tollerato ingerenze sentimentali che non fossero in assoluta e consapevole condivisione della propria unicità, della propria libertà individuale, senza compromessi. Ma la libertà senza confini non rischia di tramutarsi, paradossalmente, in una gabbia più estesa? Solo il Tempo lo può dire. E le mail che i due si scambiano cercano di esplorare proprio questi elementi, nella sottile disamina di lei, attenta e perspicua nello scavare tra le debolezze e l’indubbio talento e carisma dell’uomo che conobbe e dal quale si allontanò. Le braci sopite ma mai spente si riattizzano, e il rigurgito dell’eros di allora sconvolge l’abitudine e il quotidiano dell’artista odierno, che ora scopriamo pure serenamente sposato a una moglie devota. La fine è incerta e tutta da leggersi, nel sofisticato confronto dialettico che i due contendenti non esitano a ingaggiare.

Per farla breve, Luz Bisetti è una buona autrice, che sa toccare i tasti giusti della tastiera alla quale affida la sua immaginazione. Le sue sono narrazioni credibili e coinvolgenti, che spronano il lettore a voltar pagina e stare a vedere come si mettono le cose. Racconti intimisti, farciti di dolori e affanni viscerali, affidati a un’indagine psicologica che non è mai, neanche lontanamente, pedante ma che si dispiega nelle azioni e nelle riflessioni dei personaggi, dosando la scrittura con acume e mestiere, nonché, ritengo, con un editing sapiente. Se devo però fare un appunto a Bookabook: pagine troppo dense di caratteri, poco ariose nell’impaginazione. E spesso questa scelta di rendere in sequenza le affermazioni dei personaggi, senza separarli da spazi o segni di interpunzione, quasi a rendere il tutto un fiume in piena, una colata ininterrotta, pure se intelligibile toglie a volte il respiro. Si tratta comunque di una proposta di qualità e plauso, se non altro per il coraggio di proporre una silloge di racconti (il riscontro non è ovvio, come detto più sopra) e di certo terremo d’occhio i prossimi lavori di Bisetti.

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