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	<title>Il blog di Alberto Carollo &#187; CaRtaCaNta</title>
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	<description>Lettura, scrittura e quant&#039;altro. E ci faremo pure i casi miei...</description>
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		<title>L&#8217;arte del piano B alla Quarto potere</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 22:14:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comunicato stampa CaRtaCaNta in collaborazione con la libreria Quarto potere presentano: L&#8217;ARTE DEL PIANO B. Un libro strategico di Gianfranco Franchi, il 23 marzo 2012 ore 18 presso libreria Mondadori Quarto potere, Ponte Pusterla 14, 36100 Vicenza dialogano con l&#8217;autore Marina Monego e Alberto Carollo L&#8217;arte del piano B. Un libro strategico (Edizioni Piano B, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Comunicato stampa<br />
</strong><br />
<a href="http://www.cartacantalab.com"><span style="color: #000000;">CaRtaCaNta</span></a> in collaborazione con la libreria Quarto potere presentano: <span style="color: #0000ff;"><strong><em><br />
L&#8217;ARTE DEL PIANO B. Un libro strategico</em></strong></span><br />
di <span style="color: #993300;"><strong>Gianfranco Franchi</strong></span>, il 23 marzo 2012 ore 18<br />
presso <a href="http://www.libreriaquartopotere.it">libreria Mondadori Quarto potere</a>, Ponte Pusterla 14, 36100 Vicenza<br />
dialogano con l&#8217;autore <strong>Marina Monego</strong> e <strong>Alberto Carollo</strong></p>
<p><em>L&#8217;arte del piano B. Un libro strategico</em> (Edizioni Piano B, Prato, 2011, pp. 160, € 13,50;<br />
ISBN 978-88-96665-35-0 , collana Zeitgeist, saggistica)</p>
<p><em><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2012/01/larte-del-piano-B_cover.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-219113339" title="l'arte del piano B_cover" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2012/01/larte-del-piano-B_cover.jpg" alt="l'arte del piano B-cover" width="178" height="283" /></a>L’arte del Piano B. Un libro strategico</em> è il nuovo libro di Gianfranco Franchi.<br />
L’arte del Piano B è la capacità di dare una svolta, di dare un senso alla propria vita, di individuare le proprie priorità e avere il coraggio di realizzarle, fino in fondo, anche se questo significa porsi contro l’ordine costituito che ci vuole tutti inquadrati e produttivi. L’arte del Piano B è la lucidità di capire che le cose non possono continuare in questo modo, che è necessario cambiare, rimettersi in discussione e magari scalare marcia – individuare quello che è davvero importante per la nostra felicità e perseguirlo fino in fondo: ed ecco che scatta il Piano B.<span id="more-219113406"></span></p>
<p>In questi tristi Anni Dieci del Ventunesimo secolo iniziato così male, zeppi di guerre, crisi economiche, spirituali e d’identità, ognuno deve avere pronto il proprio Piano B, e metterlo in atto con il giusto tempismo.<br />
Franchi descrive gli uomini e le donne del Piano B – sono in mezzo a noi, e ognuno di noi ne conosce qualcuno – ci illustra il loro nuovo modo di vivere, le loro passioni e i loro segreti, spingendoci allegramente ad avere il coraggio di seguire il loro esempio.</p>
<p><strong>Gianfranco Franchi</strong> (Trieste, 1978), letterato romano di sangue giuliano, austriaco e istriano, ha pubblicato in narrativa Monteverde (Castelvecchi, 2009), Disorder e Pagano (Il Foglio Letterario, 2006, 2007); in saggistica, Radiohead. A Kid (Arcana, 2009); in poesia, L’inadempienza (Il Foglio Letterario, 2008). Anima il popolare portale di comunicazione letteraria e dello spettacolo Lankelot dal 2003. Nella vita di tutti i giorni è un consulente editoriale, uno scout e un critico letterario. Per ora.</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2012/03/14/larte-del-piano-b-alla-quarto-potere/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Umberto Fiori alla &#8220;Quarto potere&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 07:45:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una passeggiata affacciandosi alla bella vista offerta dai versi di Umberto Fiori, dagli esordi sino all&#8217;ultima silloge &#8216;Voi&#8217; Umberto Fiori, nato a Sarzana nel 1949, dal 1954 vive a Milano, dove si laurea in Filosofia. Dal giugno del 1973 ha fatto parte, come cantante e autore, degli Stormy six, gruppo storico del rock italiano, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Una passeggiata affacciandosi alla bella vista offerta dai versi di Umberto Fiori, dagli esordi sino all&#8217;ultima silloge &#8216;Voi&#8217;</h3>
<p><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/umberto-fiori.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-947" title="umberto fiori" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/umberto-fiori.jpg" alt="voi_cover" width="100" height="150" /></a>Umberto Fiori, nato a Sarzana nel 1949, dal 1954 vive a Milano, dove si laurea in Filosofia. Dal giugno del 1973 ha fatto parte, come cantante e autore, degli Stormy six, gruppo storico del rock italiano, con lavori come &#8216;Un biglietto del tram&#8217; (1975), &#8216;L&#8217;apprendista&#8217; (1977), &#8216;Macchina maccheronica&#8217; (1980) . In seguito ha collaborato con il compositore Luca Francesconi (per il quale ha redatto due libretti d’opera, &#8216;Scene&#8217; e &#8216;Ballata&#8217;, oltre che il radiodramma &#8216;In ostaggio&#8217; ed il ciclo &#8216;Radio-lied&#8217;, affidato a Moni Ovadia), con il fotografo Giovanni Chiaramonte e con i videoartisti di Studio Azzurro. E&#8217; autore di saggi e interventi critici sulla musica (&#8216;Scrivere con la voce. Canzone, rock e poesia&#8217;, 2003) e sulla letteratura (&#8216;La poesia è un fischio. Saggi 1986 &#8211; 2006&#8242;, 2007), oltre che di un romanzo breve (&#8216;La vera storia di Boy Bantàm raccontata dal suo scopritore, il professor Amos Merli&#8217;, 2007). Ha pubblicato numerose raccolte poetiche, fra cui: &#8216;Case&#8217; (S. Marco dei Giustiniani, 1986), testo confluito poi in &#8216;Esempi&#8217; (Marcos y marcos, 1992), quindi &#8216;Chiarimenti&#8217; (Marcos y Marcos, 1995), la plaquette &#8216;Parlare al muro&#8217; (Marcos y Marcos, con immagini del pittore Marco Petrus, 1996), &#8216;La bella vista&#8217; (Marcos y Marcos, 2002), sino a &#8216;Voi&#8217; (Mondadori, collana &#8216;Lo specchio&#8217;, 2009). Tradotto in varie lingue, ai suoi testi sono dedicate una antologia in inglese (Terminus, Dublino, 1998) ed una in serbo (Govoriti zidu, Belgrado, 2001).</p>
<p>l&#8217;autore sarà ospite della <a href="http://www.libreriaquartopotere.it">libreria Mondadori <em>Quarto potere</em></a>, Contrà Pusterla 14, Vicenza<br />
<strong>sabato 22 ottobre</strong> alle ore <strong>19.30</strong></p>
<p>Con il <strong>patrocinio del Comune di Vicenza</strong> &#8211; Assessorato alla Cultura&#8217;, nell&#8217;ambito della rassegna<br />
<span style="color: #993300;"><em><strong>La notte dei libri, Le stanze di Malombra, Vicenza, 21 e 22 ottobre 2011.</strong></em></span></p>
<p>Dialoga con l&#8217;ospite<strong> Alberto della Rovere </strong>di<strong> <a href="http://www.cartacantalab.com">CaRtaCaNta</a></strong></p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2011/10/19/umberto-fiori-alla-quarto-potere/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Enrico Palandri alla &#8220;Do Rode&#8221;</title>
		<link>http://www.albertocarollo.it/blog/2011/10/19/enrico-palandri-alla-do-rode/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 07:43:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La produzione letteraria di Enrico Palandri, da Boccalone a Primo Levi, parlando di storia e Storie&#8217; Enrico Palandri, nato a Venezia nel 1956, dal 1980 si trasferisce a Londra, dove lavora come &#8216;writer in residence&#8217; presso l’Università. Nel 1979 appare presso la casa editrice &#8216;L&#8217;erba voglio&#8217; il suo romanzo d&#8217;esordio &#8216;Boccalone&#8217; (ristampato nel 1988, nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La produzione letteraria di Enrico Palandri, da Boccalone a Primo Levi, parlando di storia e Storie&#8217;</strong></p>
<p><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/palandri_cover.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-952" title="palandri_cover" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/palandri_cover.jpg" alt="palandri_cover" width="144" height="192" /></a>Enrico Palandri, nato a Venezia nel 1956, dal 1980 si trasferisce a Londra, dove lavora come &#8216;writer in residence&#8217; presso l’Università. Nel 1979 appare presso la casa editrice &#8216;L&#8217;erba voglio&#8217; il suo romanzo d&#8217;esordio &#8216;Boccalone&#8217; (ristampato nel 1988, nel 1997 e nel 2011 per Feltrinelli e Bompiani), grazie al quale ottiene un sorprendente successo di pubblico e di critica. Da allora è considerato uno degli iniziatori della stagione letteraria dei nuovi autori degli anni ’80.  Ha partecipato a diversi programmi radiofonici per la RAI e la BBC, inoltre ha lavorato con Marco Bellocchio al film &#8216;Diavolo in corpo&#8217;, 1986. A Londra è stato per diversi anni istruttore linguistico di cantanti d’opera presso Covent Garden. Dal 2003 vive a Venezia, dove insegna Letteratura Italiana contemporanea presso Ca&#8217; Foscari: per l&#8217;Ateneo ha ideato eventi come &#8216;Le 40 lingue a Ca&#8217; Foscari&#8217;, una maratona di lettura in tutte le lingue insegnate presso l&#8217;università. Fra le sue opere di narrativa, tradotte all&#8217;estero, ricordiamo: &#8216;Le pietre e il sale&#8217; (1986), &#8216;La via del ritorno&#8217; (1990), &#8216;Le colpevoli ambiguità di Herbert Markus&#8217; (1997), &#8216;Angela prende il volo&#8217; (2000), &#8216;L&#8217;altra sera&#8217; (2003), sino a &#8216;I fratelli minori&#8217; (Bompiani, 2010).  Ha pubblicato molteplici racconti, articoli, poesie e saggi, fra cui: &#8216;La deriva romantica. Ipotesi sulla letteratura e sulla scrittura&#8217; (2002) e &#8216;Pier. Tondelli e la generazione&#8217; (2005). Recentemente ha curato per &#8216;Mondadori Education&#8217; (collana &#8216;Le Monnier università&#8217;) il volume &#8216;Primo Levi&#8217;.</p>
<p>l&#8217;autore sarà ospite della <a href="http://www.libreriadorode.it/wordpress/"><strong>libreria <em>Do Rode</em></strong></a>, Contrà Do Rode 29, 36100 Vicenza.<br />
<strong>venerdì 21 ottobre</strong> alle ore <strong>21</strong></p>
<p>Con il <strong>patrocinio del Comune di Vicenza</strong> &#8211; Assessorato alla Cultura&#8217;, nell&#8217;ambito della rassegna<br />
<span style="color: #993300;"><em><strong>La notte dei libri, Le stanze di Malombra, Vicenza, 21 e 22 ottobre 2011.</strong></em></span></p>
<p>Dialoga con l&#8217;ospite<strong> Alberto della Rovere </strong>di<strong> <a href="http://www.cartacantalab.com">CaRtaCaNta</a></strong></p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2011/10/19/enrico-palandri-alla-do-rode/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;isola e il sogno: intervista a Paolo Ruffilli</title>
		<link>http://www.albertocarollo.it/blog/2011/07/09/lisola-e-il-sogno-intervista-a-paolo-ruffilli/</link>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 21:46:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_764" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1190.jpg"><img class="size-medium wp-image-764" title="DSCN1190" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1190-300x225.jpg" alt="PR" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Ruffilli</p></div>
<p>Trascritto ed editato a mia cura, riporto con piacere il testo di una intervista registrata lo scorso 20 maggio 2011 presso la Libreria &#8220;Quarto potere&#8221; di Vicenza. Alberto della Rovere dialoga con Paolo Ruffilli sul suo recente romanzo edito da Fazi, &#8220;L&#8217;isola e il sogno&#8221;. Il pezzo è un po&#8217; lungo per il web ma ho preferito riportare integralmente alcune argomentazioni che giudico, per il lettore, estremamente interessanti. Della Rovere pone domande sapide ed intriganti e Ruffilli discetta con amabile arguzia della spedizione dei Mille, delle carte private di Ippolito Nievo e dei suoi amori, della fortuna della sua opera nei paesi europei, del genio precoce e del ruolo del sogno nella interpretazione dei misteri della vita.</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>Alberto della Rovere</em>: <em>L’isola e il sogno</em> è un romanzo che parte dal mare e finisce nel mare, come alcuni testi a circolo chiuso – alla Conrad o alla Verga. Riguardo all’isola, si tratta della Sicilia e in particolare di una città: Palermo. Ti chiederei di parlare del rapporto controverso che Ippolito ha con la città dove, a fronte di evidenti disagi di carattere amministrativo – era stato intendente per conto di Garibaldi e vi ritorna in missione speciale, per raccogliere documenti a garanzia del governo garibaldino – , desidera comunque restare. Mi riferisco pure alla predilezione che Alexandre Dumas, cronista al seguito dei Mille, esplicita per Palermo.</span><span id="more-760"></span></p>
<p><em>Paolo Ruffilli</em>: La Sicilia, per Nievo – come per molti suoi compagni d&#8217;avventura – è stata una scoperta sorprendente. Sulla spedizione dei Mille si dice sempre troppo poco; soprattutto si tradiscono le testimonianze che ci vengono dai garibaldini. È da loro che apprendiamo che questa spedizione ha successo grazie agli inglesi. Nei libri di Storia non ci vengono mai svelati i retroscena: per esempio che il governo sabaudo giocò una parte davvero vergognosa; facendo finta di non prender parte alla spedizione nega in primo luogo il suo supporto, specialmente la fornitura delle armi – che tra l&#8217;altro avevano comprato gli inglesi a proprie spese. Sono i privati, gli investitori inglesi che finanziano i Mille. D&#8217;Azeglio nega il suo aiuto alla spedizione per prenderne le distanze e quando i garibaldini partono sono disarmati. Garibaldi si ferma a Talamone e si prende quel po&#8217; di prestigio personale che è possibile concedergli. Un gruppo di circa 980 uomini male armati si presta a dare l&#8217;assalto al Regno delle Due Sicilie, contro un esercito di 22.000 uomini. Le navi inglesi, al cui comando ci sono uomini che apprezzano Garibaldi, si interpongono tra le navi dei garibaldini e la flotta dei borbonici, favorendo lo sbarco a Marsala. Gli inglesi erano e dovevano rimanere neutrali, per non scatenare una guerra di vaste proporzioni, e questo facilita lo sbarco a Garibaldi. In Sicilia il generale doveva trovare largo seguito; la Mafia siciliana, già attiva, aveva dato il suo appoggio ai Mille. Cavour ha però mandato nell&#8217;isola un noto malavitoso, Giuseppe La Farina, per convincere i mafiosi a non intervenire nei confronti di Garibaldi. Cavour non si fida di Garibaldi quando scopre che gli inglesi sono a suo favore. Garibaldi, però, riesce a vincere con i suoi nonostante l&#8217;intralcio di La Farina. L&#8217;eroe dei due mondi ha dalla sua una forte capacità di traino e di influenza sui suoi uomini, volontari che combattono senza risparmio. I soldati borbonici invece, poco convinti e motivati, se la squagliano ai primi scontri. Il primo impatto dei garibaldini con l&#8217;isola è di delusione e risentimento, perciò. Ma all&#8217;indomani della vittoria, quelli che erano scomparsi dalla scena ricompaiono; la città si rianima, si riaprono le botteghe, gli aristocratici riaprono le loro case; improvvisamente c’è un’esplosione di vita ch’è tutta siciliana, fatta di colori di sapori, di odori, di luce e calore, di cose sorprendenti anche per quei garibaldini abituati alla bella vita che si rendono conto di come si viva straordinariamente in Sicilia;  c’è la scoperta di una ricchezza e di una raffinatezza che batte tutte le corti europee. Garibaldi già sapeva di questi aspetti e sapeva scegliere i suoi collaboratori: non a caso aveva scelto Alexandre Dumas come ministro dei beni culturali nella sua spedizione, così come aveva scelto Nievo come amministratore; sapeva che si sarebbe affidato ad una persona competente ed onesta. La Sicilia è perciò una continua rivelazione nelle settimane successive alla vittoria dei garibaldini; pure Nievo, da amministratore, viene a contatto con situazioni particolari. Come ci racconta lui stesso, molti siciliani cercano di approfittare del momento storico: millantano crediti che non hanno, si fingono quello che non sono. Nievo è un testimone eccezionale e riferisce che non è tanto questo il problema maggiore nell’amministrazione quotidiana del governo rivoluzionario; i pericoli maggiori non venivano dai siciliani ma dalle grandi aziende del nord che corrompevano per ottenere gli appalti o imbrogliavano inviando scarponi di cartone – come poi avverrà per i nostri combattenti in Russia – o divise di panno scadente, riso andato a male, grano marcio eccetera. Nievo si ricrede sui siciliani, scopre che hanno delle risorse inaspettate; Dumas diceva ai garibaldini “guardate che verrete catturati da quest’isola, da questa gente”. In Europa una parte ammira la civiltà siciliana, e tra questi gli inglesi, ma l’altra ne dice tutto il male possibile. Pur nella precarietà i siciliani hanno un gusto speciale per la vita. Qualche giorno dopo la conquista, Garibaldi viene santificato; i conventi di clausura aprono le porte ai garibaldini. Nievo e i suoi compagni vanno a mangiare dalle suore, che sono delle cuoche straordinarie. Anche sul versante sentimental-femminile, a dispetto di tutti i rischi e pericoli che si correvano in Sicilia nell’aver a che fare con le donne, i nostri riescono ad intrecciare relazioni, spesso clandestine. Il volontariato garibaldino è fatto di giovani, di studenti, di idealisti disposti a sacrificarsi perché sentono che il vento tira in quella direzione, non oppongono resistenze egoistiche. Diventare adulti significa “adulterarsi”, più diventiamo adulti più siamo meno disposti ad aderire a qualcosa che ci porta fuori di noi stessi e dei nostri interessi. Questi giovani garibaldini sono anche persone colte, interessate alla cultura e sappiamo che a Palermo ci sono almeno dieci teatri che fanno spettacolo tutte le sere. Sono quasi tutti teatri musicali; Nievo e gli altri sono appassionati di musica, anche perché l’unica colla che unificava gli italiani in quel periodo era il melodramma. Non c’è sera che non si vada a teatro; col caldo la vita inizia al calare del sole e procede per tutta la notte; dopo il teatro c’è il corso, c’è la sfilata, c’è la banda che suona, ci sono i fuochi d’artificio. È insomma una ininterrotta esplorazione di un mondo “alieno”.<span style="color: #993300;"> </span></p>
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<div id="attachment_765" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1191.jpg"><img class="size-medium wp-image-765" title="DSCN1191" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1191-300x225.jpg" alt="PR2" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Libreria &quot;Quarto potere&quot;, Vicenza, 20 maggio 2011</p></div>
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<p><span style="color: #993300;"><em>AdR</em>: <em>L’isola e il sogno</em> viene ascritto “per comodità” al filone del romanzo storico. Vi ho trovato altri riferimenti letterari: innanzitutto al romanzo storico dell’Ottocento, ovviamente depurato dal punto di vista formale, ovvero a Sterne per la levitas della prosa; ancora a Conrad; a Verga per l’impianto. Tipico pure del Ruffilli poeta non è tanto la narrazione bieca dei fatti quanto, da entomologo delle passioni, lo studio dell’anima dell’uomo. Come forma espositiva impieghi spesso il dialogo, sovente interiorizzato. Da poeta ricorri spesso all’allitterazione, all’anafora, per ricreare questa sonorità marina; si inizia infatti dall’acqua e si termina col viaggio tragico dell’Ercole il 4 marzo 1861. È perciò tutto un romanzo d’acqua, anche stilisticamente; c’è questo accostamento al cielo e ai colori, perciò il riferimento è anche alla tua silloge <em>Le stanze del cielo</em> (Marsilio). Ho trovato pure echi da <em>Diario di Normandia</em> (Amadeus), dove ci offri una cronaca garbata del quotidiano, di quelle che siano le impressioni, le percezioni affettive. Così è per Nievo in questo romanzo: ci offri infatti il diario privato del suo quotidiano, le sue emozioni. Lo stesso Nievo è un poeta di pensiero come Paolo Ruffilli e c’è sempre questa tensione al senso come teatro di emozioni piuttosto che di fatti. Qualche recensore ha scritto “questo non è un romanzo storico”; in effetti, se fosse stato questo l’intento, andava condotto in altra maniera ma ritengo che sia stata fatta una scelta peculiare di scavare nell’animo del personaggio Nievo. Arte e fatto sono perciò piegati al soggetto. Condividi questo approccio?</span></p>
<p><em>PR</em>: Sì, mi ritrovo in quello che dici; sono quasi quarant’anni che mi occupo di Nievo e questa passione nasce dietro una serie di curiosità che Nievo ha suscitato in me a vari livelli, sia sul fronte propriamente storico – col capitolo della spedizione dei Mille -, così come sul fronte letterario per tutto quello che ha scritto, in particolare <em>Le confessioni di un italiano</em>. Mi sono interessato anche della sua vita sentimentale, un capitolo per me molto trainante, a partire dalla scoperta di questo amore impossibile che lo lega a Beatrice Melzi d’Eril, moglie di un suo cugino. Esiste una quantità sterminata di documenti attraverso i quali si può approfondire la conoscenza di questo amore; in particolar modo l’epistolario di Nievo, ch’era uno che scriveva non meno di quattro-cinque lettere al giorno. Il marito di Beatrice sostiene che da quando è iniziato il rapporto confidenziale tra sua moglie e Ippolito il suo rapporto matrimoniale è migliorato, nel senso che ci sono aperture e illuminazioni che prima non c’erano, possibilità intellettuali oltre che sentimentali sorprendentemente coinvolgenti. Ancora, conoscere i particolari di questo rapporto tra due persone così fornite di senso dello <em>humor</em> che si dicono «Non è che possiamo ridurre questo amore ad una passione <em>sturm und drang</em>; sarebbe la cosa più ridicola che ci potrebbe capitare»; Ippolito e Bice non hanno alcuna intenzione di far soffrire i loro cari; il loro è un amore che resta “platonico”. Lei dice: «Ti devi trovare un amante di sostegno, in modo da non soffocare quella parte di te che altrimenti rimarrebbe monca»; sono questi gli aspetti che mi hanno indotto ad andare a fondo. Ho scritto vari anni fa una biografia di Ippolito Nievo; da allora ho cercato di vederci più chiaro. Ho trovato ulteriori documenti perché è una miniera inesauribile. Ci sono due interi archivi che non sono ancora stati resi pubblici e forse mai lo saranno, e sono gli archivi di famiglia dei Melzi d’Eril e dei Belgioioso che la pensano diversamente dagli italiani che magari tirano fuori tutto senza scrupoli etico-morali, pur avendo una legge sulla privacy rispetto alla quale non si potrebbe saper niente ma invece si conosce tutto. Ho avuto il piacere di conoscere Ludovico di Belgioioso, del quale sono stato editore, e lui mi ha permesso di leggere tutta una serie di cose, impegnandomi a non renderle pubbliche. Con la possibilità che, scrivendo un romanzo, uno scrive “ogni riferimento a persone e fatti è puramente casuale” e perciò va benissimo. In realtà io non avevo alcun interesse in chissà quale scoop; della parte saggistico-biografica mi ero già occupato. Mi interessava invece rendere giustizia all’uomo, indagare i suoi sentimenti, vagliare le sue reazioni rispetto a quanto lo circondava. Ed erano fatti pubblici e privati: il coraggio di un volontario che combatte con Garibaldi, la delusione che segue alla vittoria e alla successiva messa ai margini dei volontari da parte del governo sabaudo nella costituzione dell’Unità; e poi le sue storie d’amore e di sesso che vive comunque in maniera conflittuale; Bice lo esorta a trovarsi “un’amante di sostegno” per dare espressione a quella che Nievo stesso definisce “fisiologia”; ne ha fatto esperienza con le donne che ha incontrato, sa quanto è importante ma la vive all’insegna del malumore e del rimorso, nella condizione di una schizofrenia galoppante che sta tagliando la sua vita. Fino ad un ulteriore incontro che, senza che lui se lo aspettasse, in parte ricuce il taglio. Quando meno si aspetta che le “storie di fisiologia” possano avere un risvolto sentimentale si ritrova invischiato in una relazione in cui non contano più tanto i sensi ma il cuore. Questo è paradossalmente un farmaco ma anche un veleno perché lo rende inquieto e incerto tra il sentimento di tornare da Bice e rimanere invece nell’isola con questa donna ch’è la scoperta nuova della sua vita: Palmira. È chiaro che, come dichiaro alla fine, “tutto è rigorosamente autentico, tutto è rigorosamente immaginato”, nel senso che non ho inventato né episodi né fatti ma immaginato cosa lui e gli altri sentissero o provassero appoggiandomi sulle carte, sulle lettere. L&#8217;ottica è quella del <em>Viaggio sentimentale </em>di Sterne, ma anche del suo <em>Tristam Shandy</em>, ovvero un&#8217;operatività narrativa che se ne infischia delle regole canoniche; il <em>Tristam Shandy</em> è un romanzo alla cui metà il protagonista non è ancora nato, e questo è sorprendente. Il romanzo è molte cose diverse, non è certo il plot al quale ci ha abituati un certo tipo di narrativa; dovremo saperlo perché poi il Novecento ha rifiutato apertamente, scopertamente queste regole. Eppure i nostri editori ci hanno talmente abituati al fatto che se in un romanzo non c&#8217;è una trama, un giallo non dovremmo leggerlo. È colpa loro se ci sono così pochi lettori in Italia; noi abbiamo i peggiori editori a livello europeo e direi mondiale, così come abbiamo i peggiori politici e i peggiori in tante altre categorie, è una situazione anomala generalizzata. Non è un caso che i più grandi estimatori di Nievo romanziere siano i tedeschi. In Italia <em>Le confessioni</em> viene sottovalutato o disprezzato, mentre per i tedeschi è il romanzo più importante della modernità italiana e perfino europea. I tedeschi non hanno l&#8217;idea di narrativa che hanno i nostri editori: superficiale, libri scritti in poche settimane, col piede sinistro, che non affrontano un bel niente. I tedeschi amano il complesso, lo stratificato; io cito sempre <em>La montagna incantata </em>di Mann; è un libro nel quale il lettore dev&#8217;essere attivo, deve cooperare con lo scrittore, altrimenti non va avanti nella lettura. La lettura è perciò un&#8217;operazione di tipo esoterico, che guarda ad una ricerca, che cerca un&#8217;identità, un qualcosa per cui vale la pena vivere. Sempre di sponda mi interessava render conto della delusione e del rammarico che Nievo prova nel vedersi rifiutare il suo romanzo più importante. Era nelle mie intenzioni scivolare nella sua vicenda stringendo i tempi, raccontare le sue due ultime settimane di vita, e di farlo galleggiando; hai detto bene: l&#8217;acqua è il riferimento fondamentale; è un galleggiamento sotto tutti i punti di vista, anche nel ricordo, visto che quando ricordiamo non ce ne accorgiamo ma galleggiamo. Tutto comincia alla ringhiera di una nave e tutto finisce alla ringhiera di una nave che poi si inabissa. Nievo ha rischiato di annegare da giovane, in vacanza a grado, ma l&#8217;acqua ha pure tutta una serie di valenze nella sua esperienza, con un rapporto preferenziale con la madre. Nievo è uno che anche quando non ne ha diretta consapevolezza vive una fortissima memoria prenatale nella sacca d&#8217;acqua di sua mamma, nella pancia di una madre che sarà per lui preferenziale, nel senso che pur non essendo figlio unico diverrà comunque il figlio prediletto; i due sono sulla stessa lunghezza d&#8217;onda, hanno la stessa intelligenza rapida, veloce, hanno questa capacità d&#8217;intendersi solo guardandosi. E di qui nel sottofondo quel timore, terrore che solo da un certo momento in poi si materializza come coscienza in Ippolito, cioè il timore di violare sua madre in un&#8217;altra donna. Quando si accorge che Bice è esattamente la copia di sua madre, scatta qualcosa in lui che ne modifica la vita, l&#8217;esperienza e la volontà. L&#8217;acqua attenua, diluisce, trasporta dappertutto, arriva fin dove nessuno si immagina.</p>
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<div id="attachment_768" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1197.jpg"><img class="size-medium wp-image-768" title="DSCN1197" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1197-225x300.jpg" alt="PR5" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Alberto della Rovere</p></div>
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<p><span style="color: #993300;"><em>AdR</em>: Mi ha fatto sorridere il tuo accenno al fatto che l&#8217;opera di Nievo sia stata considerata soprattutto in Germania; non a caso il parere forse più alto sulle <em>confessioni</em> in Italia viene proprio da un germanista come Claudio Magris, ovvero il parallelo famoso con l&#8217;inizio di Anna Karenina raffrontato all&#8217;incipit delle <em>confessioni</em>. Ti faccio una domanda che mi sembra nessuno ti abbia rivolto, almeno in tempi recenti. C&#8217;è un testo sulla vicenda di Ippolito scritto dal nipote Stanislao, ripubblicato di recente da Marsilio, <em>Il prato in fondo al mare</em>, testo che ottenne il Premio Strega nel 1975. Hai conosciuto Stanislao? Ti è stato d&#8217;aiuto nelle tue ricerche?</span></p>
<p><em>PR: </em>Sì, ero amico di Stanislao; ho collaborato con la sua Fondazione in più occasioni a proposito delle ricerche che riguardavano Nievo. Stanislao ha fatto diverse cose; tra l&#8217;altro ha dato vita ai famosi Parchi letterari, partendo proprio dal Parco di Nievo, dal castello di Colloredo, poi distrutto dal terremoto e in seguito restaurato. Mi divertivo molto con Stanislao; aveva la mania dei medium, era amico di una famosa medium meridionale di cui ora non ricordo il nome. Si diceva che la signora in questione avesse la facoltà di evocare i morti; Stanislao insisteva affinché lei facesse risalire dal Tirreno Ippolito per conoscere qualcosa di più della sua fine. Solo in una seduta – a quanto mi riferì Stanislao – si materializzò la figura a mezzo busto di Ippolito, il quale però non ha proferito verbo. Stanislao non si arrese, era divenuto amico della famiglia dei Picard; si mise d&#8217;accordo con uno dei figli e con una batisfera si immersero per vedere di ritrovare il relitto dell&#8217;Ercole. Non trovarono nulla, anche perché in quel tratto di mare compreso fra Punta Campanella e l&#8217;isola di Capri c&#8217;è un enorme cimitero di navi, dall&#8217;epoca pre-fenicia fino ai giorni nostri. È un tratto di mare pericolosissimo; quando lì si scatena una tempesta sono guai grossi! Stanislao ha seguito le mie ricerche ma era meno interessato al versante sentimentale o emozionale di Ippolito perché il suo sogno era quello di tirar fuori qualcosa da là sotto, magari una tavola del vapore o un oggetto. Chissà cosa ci poteva essere là sotto se non una poltiglia dopo tutto quel tempo trascorso. Stanislao ha comunque fatto moltissimo per la memoria di Nievo, per la ricerca relativa ai documenti, ai manoscritti e a tutto il resto.</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>AdR</em>: Hai parlato prima, riguardo ad Ippolito, di una  “schizofrenia galoppante”, di questa duplicità intrinseca dell&#8217;uomo che  possiamo desumere dalle tue pagine. Ippolito è un uomo d&#8217;ordine,  funzionario rigoroso e inflessibile nel lavoro come nei rapporti e  nell&#8217;amicizia virile; del pari è uomo costretto a una continua mobilità  dalle contingenze; morirà <em>in motu</em>, in mare, vive tra due amori, Palmira e  Bice, divergenti o distanti come la Sicilia e il Piemonte. Ippolito  vive tra il passato e il futuro, tra prassi e immaginazione: penso alle  passioni umanistiche, alle sue doti mnemoniche, ai suoi giochi di  numeri. C&#8217;è un duopolio,</span><span style="color: #993300;"> una divaricazione pure nel rapporto con la sua terra d&#8217;origine, il Friuli, descritto come sospeso tra antichità e modernità, inattingibile come un sogno in quel periodo di dominazione austriaca. Vorrei che ci parlassi pure del rapporto di Nievo con la sua terra natia.</span></p>
<p><em>PR:</em> Indubbiamente questa caratteristica binaria è forte e nasce in parte dal cervello di Ippolito. Non aveva un cervello come abbiamo tutti noi; il suo era un “cervello alieno”. Il nostro è un cervello che per fortuna tralascia il 95% delle cose che abitualmente lo attraversano mentre il suo era un cervello che tratteneva tutto quel che lo attraversava, uno di quei cervelli che oggi sono i nostri computer: la memoria è lì e possiamo richiamarla quando vogliamo, anche se con un ordine rigido. Ci stanno lavorando ma è ancora difficile poter richiamare qualsiasi cosa in qualsiasi momento, indipendentemente da un ordine, così com&#8217;era per i cervelli anomali come quello di Nievo. Ippolito era in grado non solo di citare un verso tratto dalla <em>Divina Commedia</em> di Dante ma pure di ripescare una paroletta all&#8217;interno di quel verso. Avere questo tipo di cervello può essere considerato una fortuna ma anche una disgrazia terribile perché si esauriscono le capacità vitali in tempi molto rapidi; sono i precoci geniali che muoiono giovani. Tra gli scrittori arrivano sì e no ai trentanni. Come Nievo c&#8217;era Giacomo Leopardi, che conosceva tutta la tradizione italiana. Gli bastava aver letto una cosa per averla già messa in memoria. Per queste caratteristiche si tratta di un cervello anche matematico. Con i numeri Nievo si sapeva gestire benissimo, tanto che sapeva amministrare con abilità la tenuta agraria della madre; una tenuta che avrebbe avuto bisogno di 7-8 impiegati lui la amministrava da solo e nei ritagli di tempo. Infatti Garibaldi, che sapeva ben scegliere i suoi collaboratori, lo sceglie come amministratore. Questa caratteristica binaria non esclude, rispetto ai numeri, la fantasia. L&#8217;immaginazione non è la facoltà arbitraria che siamo soliti credere ma in questo tipo di cervelli è una facoltà di una logica ferrea per cui la fantasia che estrae dipende dalle fonti presso cui pesca. È quello che Einstein sosteneva sull&#8217;immaginazione rispetto ai suoi colleghi: li accusava di mancare di immaginazione. La competenza da sola non basta in uno scienziato. Lo scienziato è un essere creativo, la facoltà dell&#8217;immaginazione gli consente di elaborare la teoria della relatività nel 1905 che avrà bisogno di altri cinquant&#8217;anni per essere dimostrata in laboratorio. Nievo è tutto questo, con questo tipo di cervello che gli consente di scrivere tutto un romanzo in testa senza neanche prendere un appunto. <em>Le confessioni di un italiano</em> quando è stampato sono quasi mille pagine. Nievo lo ha scritto prima nella sua testa, una cosa sorprendente. Un cervello che organizza e sistema; nel momento in cui si mette a scrivere è come una stampante che trasferisce sulla carta ciò che ha in memoria. Se uno va a vedere il manoscritto delle confessioni a Mantova rimane colpito dalla perfezione senza correzioni. Non ci sono, però, solo delle caratteristiche geniali, c&#8217;è pure un talento notevole in quanto il genio senza talento non arriva ai risultati significativi che la combinazione delle due cose produce. Mi riferisco di nuovo a <em>Le confessioni di un italiano</em> che sono un po&#8217; la radiografia di questa situazione binaria, anche nella divaricazione che indicavi prima, rispetto a Bice e Palmira, i numeri e così via nella realizzazione di queste due indagini del profondo che sono i due personaggi del romanzo, Carlino e la Pisana, definite indagini freudiane ante-litteram proprio perché attraversano tutta una serie di sviluppi che riguardano l&#8217;educazione sentimentale, la sessualità, la psicologia e altri aspetti che sono un po&#8217; la ricchezza di questo romanzo e che ne hanno fatto la sua fortuna paradossalmente più all&#8217;estero che in Italia, a partire da Tolstoj, attento sfruttatore de <em>Le confessioni di un italiano</em>, che lui conosceva come <em>Memorie di un ottuagenario</em> – il romanzo infatti esce postumo, in virtù dell&#8217;amicizia di Arnaldo Fusinato che dice al suo editore «O pubblichi il romanzo di Nievo oppure io cambio editore». L&#8217;editore lo pubblica con questo titolo, pensando a qualche lettore nostalgico interessato alle memorie di Nievo; e soprattutto lo pubblica con qualche consistente taglio, affidato alla moglie di Arnaldo, che fu molto abile a far credere all&#8217;editore di aver tagliato più di quanto effettivamente tagliava.</p>
<div id="attachment_766" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1193.jpg"><img class="size-medium wp-image-766" title="DSCN1193" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1193-225x300.jpg" alt="PR3" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Ruffilli</p></div>
<p><span style="color: #993300;"><em>AdR:</em> Siamo perciò giunti al secondo lemma del titolo, alla definizione di “sogno”. «Le illusioni, mamma, sono spesso la ragione della vita», dice Nievo alla madre in un passaggio. Sogni e illusioni guidano il romanzo; è un orientamento, onirico, straniante, “liquido”, fino a perdersi in una sorta di beatitudine ch&#8217;è l&#8217;abbraccio mortale del naufragio. Ci sono delle illusioni che emergono rispetto alle altre: una è l&#8217;impresa garibaldina – Nievo la intende come “eresia” -, gli amori e non da ultimo la pubblicazione in vita de <em>Le confessioni di un italiano</em>. Ecco, vorrei che tirassi le fila su questa seconda componente del tuo libro.</span></p>
<p><em>PR</em>: Il sogno è in fondo il contenitore; “la vita è sogno”, perciò Ippolito, in questi suoi ultimi giorni ri-sogna l&#8217;intera sua vita, vivendo l&#8217;esperienza del sogno in quella chiave che dovrebbe essere per noi maestra di vita ma non lo è mai perché tutti noi, anche se sogniamo molto, al risveglio non mettiamo mai a frutto i contenuti del sogno come metodo. Il sogno ci dovrebbe insegnare ad essere meno “realisti”, ad avere di meno quell&#8217;ossessione della realtà, che è una ossessione dell&#8217;abbaglio perché ciò che noi definiamo come realtà è invece un abbaglio; la realtà permane dietro, è sempre nascosta. Bisogna essere dotati di quelle qualità che il sogno cerca di ricordarci; in prima istanza il tentativo di slegare i lacci dello spazio e del tempo; convincerci che il passato non è alle nostre spalle ma “il passato siamo noi”. Conta ciò che è in essere e quel che è in essere è il nostro propellente, la nostra possibilità di vederci più chiaro in questo grande mistero ch&#8217;è la vita. Se noi pensiamo di risolvere il mistero “fotografando” in senso scientifico la realtà noi ci illudiamo perché stiamo fotografando l&#8217;abbaglio. Perfino la Scienza se n&#8217;è accorta e ultimamente le frange più avanzate della ricerca si stanno liberando dai paraocchi post-positivisti. Il tempio della ricerca più avanzata è Los Alamos, il tempio dei fisici teorici che si occupano della cosiddetta “realtà non fattuale”, quella realtà slegata dallo spazio e dal tempo, che sta oltre l&#8217;apparenza alla quale ci condannano i nostri sensi. Il sogno dovrebbe avere il compito di ricordarci che dobbiamo cambiare visuale. Già nell&#8217;Ottocento sono in molti ad essere convinti di questo; a me piace ricordare Oscar Wilde: «Gli scrittori che continuamente nominano la vanga dovrebbero essere costretti ad usarla»; e ancora «Il compito dello scrittore non è quello di imitare la realtà; quello lo lasciamo fare allo scrittore popolare che ha bisogno di guadagnare qualche soldo e di andare incontro ai bisogni dei suoi lettori».<br />
Nievo era un uomo di esperienza, uno ch&#8217;era sceso nella realtà ma con la sensazione che per catturarla, quella realtà, si dovesse usare tutto un altro sistema. Non era imitandola che si poteva metterla in scacco. Siamo però in un momento in cui sta succedendo il contrario in Europa e soprattutto in Italia; si vanno affermando il Naturalismo e il Verismo; posizioni moderne rispetto a queste che sono di retroguardia vengono coperte e marginalizzate. Diviene vincente il modello “realista” anche nell&#8217;esperienza narrativa italiana: <em>I Malavoglia</em>, <em>Mastro Don Gesualdo</em>, <em>I vicerè</em>, libri di grande qualità e di grande interesse che coprono quel che di moderno stava avanzando nell&#8217;opera di Nievo. In <em>Le confessioni</em> il sogno ha una parte ricorrente; questo lo dico perché faccio ricorso ad alcuni sogni pure nel mio romanzo.</p>
<div id="attachment_769" class="wp-caption aligncenter" style="width: 235px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1200.jpg"><img class="size-medium wp-image-769" title="DSCN1200" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1200-225x300.jpg" alt="PR6" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Ruffilli</p></div>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2011/07/09/lisola-e-il-sogno-intervista-a-paolo-ruffilli/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Coming soon: Paolo Ruffilli &#8220;L&#8217;isola e il sogno&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 22:59:58 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;L&#8217;isola e il sogno&#8221;. Il nuovo Ruffilli alla libreria Quarto potere di Vicenza.</strong></p>
<p><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/isola-e-sogno_cover.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-647" title="isola e sogno_cover" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/isola-e-sogno_cover.jpg" alt="ruffilli_l'isola e il sogno_cover" width="180" height="225" /></a>“L&#8217;isola e il sogno” è il titolo del nuovo romanzo di Paolo Ruffilli, edito da Fazi. L&#8217;autore sarà a Vicenza, ospite della libreria Mondadori <a href="http://libreriaquartopotere.it">“Quarto potere”</a>, venerdì 20 maggio alle ore 18,30, per incontrare i suoi lettori e conversare con Alberto della Rovere di <a href="http://cartacantalab.com">CaRtaCaNta</a> – <em>parola alla scrittura</em>, associazione vicentina che ha curato l&#8217;evento.</p>
<p>Nell’anniversario della morte e dei 150 anni dell’Unità d’Italia, Paolo Ruffilli ci offre un racconto fascinoso e coinvolgente; assistiamo all&#8217;inquieto apprendistato sentimentale dello scrittore, che insegue l&#8217;amore in più di una donna: dall&#8217;infatuazione per Matilde Ferrari al tormentato legame con Bice Melzi d&#8217;Eril, moglie di un suo cugino e infine la passione per Palmira, in quella Sicilia dove desidera fermarsi per sempre. Sullo sfondo gli scontri della spedizione nelle due Sicilie, le strategie cavouriane, i compromessi che preparano la proclamazione dell’Unità nel 1861, sino alla fine tragica avvenuta, alla rincorsa di un sogno, in viaggio dall&#8217;isola. Un inedito, appassionato ritratto di uno dei protagonisti del nostro Ottocento, uomo e scrittore di straordinaria modernità.<span id="more-689"></span></p>
<p>Paolo Ruffilli è nato nel 1949. Ha pubblicato collezioni di versi, tra le quali <em>Piccola colazione</em> (1987), insignita dell&#8217;American Poetry Prize, <em>Diario di Normandia</em> (1990, Premio Montale), <em>Camera oscura </em>(1992), <em>Nuvole</em> (1995), <em>La gioia e il lutto</em> (2001, Prix Européen), <em>Le stanze del cielo</em> (2008). Le raccolte di racconti: <em>Preparativi per la partenza</em> (2003, Premio delle Donne) e <em>Un&#8217;altra vita</em> (2010). È autore di una <em>Vita di Ippolito Nievo</em> (1991) e di <em>Vita, amori e meraviglie del signor Carlo Goldoni </em>(1993). Curatore di edizioni delle <em>Operette morali</em> di Leopardi, della traduzione foscoliana del <em>Viaggio sentimentale</em> di Sterne, delle <em>Confessioni d&#8217;un italiano</em> di Nievo, di un&#8217;antologia di Scrittori garibaldini. Ha tradotto Gibran, Tagore, i Metafisici inglesi e la Regola celeste del Tao.<br />
Dirige la collana di poesia delle Edizioni del Leone di Venezia. Il suo sito personale: www.paoloruffilli.it</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2011/05/16/coming-soon-paolo-ruffilli-lisola-e-il-sogno/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Coming soon: Cosimo Argentina</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 13:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il prossimo sabato 21 maggio avrò il piacere di reincontrare Cosimo Argentina nella mia città. Con CaRtaCaNta già lo avevamo invitato qualche tempo fa per presentare il suo Maschio adulto solitario (Manni, 2008): qui. Ho degli splendidi ricordi di quell&#8217;evento: la carica umana di Cosimo, la forza della sua narrativa, gli aneddoti sulle difficoltà incontrate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/vicolo-dellacciaio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-676" title="vicolo dell'acciaio" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/vicolo-dellacciaio.jpg" alt="vicolo dell'acciaio" width="250" height="368" /></a>Il prossimo sabato 21 maggio avrò il piacere di reincontrare Cosimo Argentina nella mia città.<br />
Con <a href="http://cartacantalab.com">CaRtaCaNta</a> già lo avevamo invitato qualche tempo fa per presentare il suo <em>Maschio adulto solitario </em>(Manni, 2008):<a href="http://www.cartacantalab.com/consigli-di-lettura/13-consigli-di-lettura/134-maschio-adulto-solitario"> qui</a>.<br />
Ho degli splendidi ricordi di quell&#8217;evento: la carica umana di Cosimo, la forza della sua narrativa, gli aneddoti sulle difficoltà incontrate per pubblicare uno dei romanzi (nero, crudele, controverso) più intriganti che abbia mai letto negli ultimi anni.</p>
<p>Questa volta presenterò il suo <em>Vicolo dell&#8217;acciaio </em>(Fandango, 2010), un grande romanzo corale che unisce la tradizione della letteratura italiana sul lavoro con il talento nero di uno dei più apprezzati scrittori di questi anni.<br />
Per l&#8217;occasione sarò coadiuvato dalla cara amica Aurora Dal Maso, preziosa redattrice dell&#8217;associazione.<br />
L&#8217;incontro avrà svolgimento presso <a href="http://www.edisonvicenza.it/">Edison Bookstore</a> in Vicenza, corso Palladio 36.<br />
Se volete leggere le coordinate dell&#8217;evento nella locandina le trovate <a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/Argentina.pdf">qui</a>.<br />
<span id="more-673"></span></p>
<p>Vi fornisco di seguito qualche nota sul romanzo, tratta dal sito della Fandango Libri :</p>
<p>Nel condominio di Via Calabria 75 pullulano le vite di molte famiglie tarantine irrimediabilmente segnate da una sorte già scritta. Quasi tutti vivono lì perché si è a due passi dall’Ilva, il più grande impianto siderurgico d’Europa. Quasi tutte sono toccate da un lutto o una malattia dovuta alla grande fabbrica. Il quartiere è popolato da personaggi straordinari e pittoreschi e tra questi ne svetta uno in particolare: il Generale. Uomo del nord, ma costretto a emigrare al contrario per lavorare con l’acciaio. Ha le dita che sanno di fiamme e gli occhi sempre rossi, un uomo da siderurgico in tutt’e per tutto. Veste come uno dell’Italsider. Mangia come un operaio dell’Ilva. Raramente parla dei compagni di lavoro, del lavoro e del caldo che gli porta la pressione a tremila. È un uomo fermo e autorevole, tiene il polso dentro la fabbrica, sa quando è il momento di fare sciopero e quando no, ma è anche il padre di Mino, un giovane studente che sogna di diventare avvocato e che ha una storia d’amore con la prorompente e ruspante Isa. La ragazza ha il rispetto che si accorda a una del vicolo da sempre. Come lei c’è Sudan e i suoi occhi color del miele, Pirdo che è un fedelissimo, un ultrà che se la fa coi capi della curva. E poi c’è Trottola che è un prima linea, uno che si riempie i polmoni di Italsider e infine c’è la madre, Maddalena, una femmina doc, l’unica bionda del vicolo. E ancora Napoleone Candida, Giggino Insognato, Domenico Giungato che mangia ali di pellicano per farsi una foto, Amedeo Gridelli e altri strepitosi personaggi che compongono un caleidoscopio di vite vere, che sembrano opporsi con ingenua e sincera vitalità al loro destino segnato.</p>
<p><strong>Cosimo Argentina</strong> è nato a Taranto nel 1963 e vive in Brianza dal 1990. È professore precario dal 1988 e ha insegnato in diversi istituti sparsi per l’Italia. Ha esordito con il romanzo <em>Il cadetto </em>(Marsilio) vincitore del premio Khilgren come migliore opera prima. Il suo ultimo romanzo è <em>Maschio adulto solitario</em> (Manni 2008). Con Fandango Libri ha pubblicato: il pamphlet <em>Beata Ignoranza </em>e il romanzo <em>Cuore di Cuoio</em>.</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2011/05/10/coming-soon-cosimo-argentina/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Arca: Alberto della Rovere intervista Marco Cian</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2011 20:04:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 24 marzo scorso abbiamo avuto il piacere di ospitare presso la libreria Quarto Potere di Vicenza, a cura di CaRtaCaNta, il poeta Marco Cian e la sua silloge d&#8217;esordio, L&#8217;Arca, di cui potete leggere una recensione qui. Marco Cian si è raccontato per più di un&#8217;ora, sotto il fuoco di fila delle domande mie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/ARCA-cop-piccola.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-624" title="Progetto2" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/ARCA-cop-piccola-202x300.jpg" alt="l'arca_cover" width="202" height="300" /></a>Il 24 marzo scorso abbiamo avuto il piacere di ospitare presso la libreria <a href="http://libreriaquartopotere.it">Quarto Potere</a> di Vicenza, a cura di <a href="http://cartacantalab.com">CaRtaCaNta</a>, il poeta Marco Cian e la sua silloge d&#8217;esordio, <em>L&#8217;Arca</em>, di cui potete leggere una recensione <a href="http://www.albertocarollo.it/blog/2011/04/09/larca/">qui</a>.</p>
<p>Marco Cian si è raccontato per più di un&#8217;ora, sotto il fuoco di fila delle domande mie e dell&#8217;amico e sodale dell&#8217;associazione Alberto della Rovere. Altre notizie sull&#8217;autore le potete reperire su: http://www.marcocian.it.<br />
In questa sede riporto un&#8217;intervista al poeta redatta dal Della Rovere, utile ad inquadrare la raccolta edita da <em>Edizioni del Leone</em> di Paolo Ruffilli.<span id="more-629"></span><span style="color: #000080;"><span style="color: #993300;"><strong>Alberto Della Rovere </strong>intervista<strong> Marco Cian</strong></span><br />
</span><br />
<strong>Alberto Della Rovere:</strong> Può commentare la natura della scelta formale: il poema &#8216;polifonico&#8217;, inusuale nella scena lirica contemporanea?</p>
<p><strong>Marco Cian</strong>: Il carattere polifonico riflette una duplice scelta. Innanzitutto c’è un racconto, che pervade la raccolta, ed è il racconto dell’arca, che raccoglie un’umanità moralmente e socialmente emarginata, per condurla verso un ignoto futuro, che resta alla fine irrisolto, verso il miraggio di una maggiore giustizia (“la città permissiva, la città/purificata”), oppure verso un destino di morte (“E il sonno si prende anche la nostra fede/la coltiva o la mutila/la nutre/o la trasfigura”). In secondo luogo, c’è l’opera corale: nell’arca si levano il ricordo, la denuncia e l’accusa, attraverso la voce di uomini e donne diversi, e ciascuno racconta la propria ferita, animato dall’amarezza o dalla durezza della propria esperienza.</p>
<p><strong>ADR: </strong>Nell&#8217;impianto, il testo si ispira a E.L. Masters, incontrando, nell&#8217;ispirazione allegorica, contenuti teologici e biblici, non esenti da echi danteschi, se non pasoliniani (l&#8217;attenzione agli &#8216;ultimi&#8217;): condivide? Quali altri sono le fonti ispiratrici della Sua poesia?</p>
<p><strong>MC:</strong> <em>Spoon river </em>viene subito in mente. Ma l’affinità è solo esteriore. Lee Master mette in scena una società di provincia; il mio obiettivo è invece quello di dare voce a un’umanità prostrata, gettando uno sguardo a volte severo sui principi e i valori morali della nostra cultura. Ed anche nei toni, quello de <em>L’arca</em> è duro, rabbioso, talvolta desolato, senza la prosaicità di Lee Masters. Credo ci sia, in alcuni tratti, un’eco della musicalità del Luzi della maturità; poi, ogni singola poesia calandosi in un personaggio, ci sono riferimenti disparati, come alle <em>Mu’allaqat</em> o ai salmi biblici.</p>
<p><strong>ADR:</strong> La raffinata prefazione di Paolo Ruffilli, uno dei più stimati (e &#8216;tradotti&#8217;) poeti italiani: come siete venuti in contatto?</p>
<p><strong>MC:</strong> A Paolo (Ruffilli) sono stato presentato da una bravissima italianista dell’università di Padova. Lui ha subito molto apprezzato la raccolta e me ne ha proposto la pubblicazione nella sua prestigiosa collana. La prefazione che vi ha dedicato è splendida e ricchissima: un onore inimmaginabile, per me.</p>
<p><strong>ADR: </strong>Come concilia la Sua formazione definibile &#8216;giurisprudenziale&#8217; (vedi l&#8217;imponente corpus di pubblicazioni specifiche) con l&#8217;inclinazione alla poesia ed alla letteratura?</p>
<p><strong>MC:</strong> Sono professore ordinario di diritto commerciale all’Università di Padova e dunque leggo e scrivo di diritto. Ma la passione per la letteratura precede la professione universitaria e la coltivo sin da ragazzo. Ho pubblicato racconti e poesie per riviste letterarie, partecipato ad opere collettanee. D’altra parte l’esperienza nella scrittura giuridica ha contribuito non poco alla maturazione anche di un più accurato stile letterario.</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2011/04/16/larca-alberto-della-rovere-intervista-mario-cian/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Seventy Sex: nuove barbarie editoriali</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 10:08:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Janis Joyce, Seventy Sex (Transeuropa, 2011, pp. 136, € 12,90, ISBN 9788875801236) «La storica sigla editoriale Transeuropa accetta la sfida del futuro portando con sé due “bussole”: Tondelli e Girard, la narrativa da una parte e la saggistica dall&#8217;altra, tenute insieme da un comune atteggiamento di ricerca, di dialogo e di attenzione verso l&#8217;inedito, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Janis Joyce, <em>Seventy Sex </em>(Transeuropa, 2011, pp. 136, € 12,90, ISBN 9788875801236)</p>
<p style="text-align: right;">«La storica sigla editoriale Transeuropa accetta la sfida del futuro portando con sé due “bussole”: Tondelli e Girard, la narrativa da una parte e la saggistica dall&#8217;altra, tenute insieme da un comune atteggiamento di ricerca, di dialogo e di attenzione verso l&#8217;inedito, il diverso, l&#8217;estraneo, il fuori luogo, il non catalogato – così che “la pietra scartata dal costruttore è diventata testata d&#8217;angolo”.»</p>
<p style="text-align: right;">Giulio Milani, direttore responsabile Transeuropa Edizioni</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/copertina_seventy_sex.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-513" title="copertina_seventy_sex" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/copertina_seventy_sex-202x300.jpg" alt="seventy sex_cover" width="202" height="300" /></a>In questo blog e nel sito partner di <a href="http://cartacantalab.com">CaRtaCaNta</a>, l&#8217;associazione che ho il piacere di presiedere, si è sempre parlato di libri e di autori che ci hanno appassionato, che ci hanno pungolato a riflettere e ci hanno resi un poco migliori.<br />
Di pessimi libri ne abbiamo letti, e non pochi, ma abbiamo sempre preferito passare sotto silenzio i prodotti che non meritavano &#8211; secondo la nostra modesta opinione &#8211; l&#8217;attenzione del lettore e lo spreco di tempo ed energie da parte del recensore di turno.<span id="more-508"></span></p>
<p>Quel che ci accingiamo a fare ha perciò pochi precedenti nella nostra attività e nel nostro stile, più incline all&#8217;umiltà e alla discrezione che non al diretto, pubblico confronto, talvolta col ricorso a toni sostenuti. Una consapevolezza netta e bruciante nonché la coerenza e l&#8217;integrità intellettuale che ci contraddistinguono ci impongono, però, di soffermarci a considerare il degrado e il progressivo imbarbarimento culturale dell&#8217;editoria italiana.</p>
<p>Qualcuno potrà obiettare ch&#8217;è storia di tutti i giorni, ch&#8217;è la scoperta dell&#8217;acqua calda. Perché prendersela con Transeuropa?<br />
Perché il progetto editoriale di <a href="http://transeuropa.inaudita.it/dettaglio_libro.php?id_libro=113"><em>Seventy Sex </em></a>è solo uno degli emblemi dell&#8217;impoverimento dell&#8217;offerta culturale del Belpaese. Nel panorama ricco di illustri riferimenti in vari settori, dal “teatrino” della politica (network, conflitti d&#8217;interesse, escort e veline) al mercato del lavoro, all&#8217;economia, al sociale, i segnali sempre più inquietanti che giungono al nostro osservatorio ci pungolano a prendere posizione, nel nostro piccolo, secondo le nostre competenze e conoscenze, e indignarci al cospetto di simili miserevoli strategie. Abbiamo appoggiato e contribuito – sempre nel nostro piccolo -, da operatori culturali, in modo del tutto disinteressato, a diffondere i prodotti di qualità della nostra piccola e media editoria indipendente, invitando in città autori che hanno uno stile ben definito e qualcosa da dire ma che non rientrano nei grandi circuiti di diffusione e distribuzione; duole doppiamente che una casa editrice che si è contraddistinta in passato per ammirevoli scelte editoriali, abbia ceduto alla logica del profitto più bieco, architettando meschine operazioni commerciali come <a href="http://transeuropa.inaudita.it/dettaglio_libro.php?id_libro=113"><em>Seventy Sex</em></a>. L&#8217;avremmo compreso di più da colossi coi piedi d&#8217;argilla come Mondadori, dal fatuo Sperling &amp; Kupfer tanto per dirne due, ma da un editore che si picca di avere come numi tutelari René Girard e Pier Vittorio Tondelli difficile digerirlo.</p>
<p>Di cosa parla <em>Seventy Sex</em> spremutone il succo? Di aria fritta. Ambientato in un periodo storico cruciale per l&#8217;Italia, gli anni Settanta, la cui ombra politica si allunga sinistramente sulla scena contemporanea, questa “sedicente autrice” racconta al lettore come e con chi ha condiviso le proprie esperienze sessuali tra i 15 e i 17 anni. Materia sfiziosa per un pubblico anestetizzato nelle proprie facoltà critiche, affetto da pruriginose e ingovernabili curiosità più consone agli ebeti, vojeuristici canoni del Grande Fratello che a nobili attività quali la lettura e la scrittura. Per vendere qualche copia in più, con squisita raffinatezza, l&#8217;editore si è pure inventato un concorso per scoprire chi si cela dietro lo pseudonimo di Janis Joyce (sic!).</p>
<p>Se questo è accettare la sfida del futuro preferiamo decisamente – a rischio di procurarci un bel torcicollo – volgere il capo e contemplare quel che  abbiamo alle spalle.</p>
<p>***</p>
<p>Perciò abbiamo redatto questa letterina, già inviata al destinatario (non credo si degneranno di risponderci, ma noi ci sentiamo già molto meglio):</p>
<p>Gentile redazione di Transeuropa, buongiorno.<br />
Auspichiamo non disturbare, risultare invadenti, recarVi disagio, se lecito: “sentirVi pensare”.</p>
<p>Chi Vi scrive: Alberto Carollo e Alberto della Rovere. Per dignità (lemma desueto, presumibilmente, almeno a Voi: ignoto) ed integrità intellettuale, digitiamo per conto della Associazione culturale CaRtaCaNta, di cui facciamo parte. Negli ultimi anni, il nostro nucleo di appassionati &#8220;dopolavoristi&#8221; ha ospitato, a Vicenza, vari Autori, guadagnandosi spazi ed articoli in diversi quotidiani (Giornale di Vicenza, Il Gazzettino, Corriere del Veneto, City Lights&#8230;), oltre che in varie pubblicazioni di settore a carattere nazionale. Fra gli altri, ricordiamo con piacere Cristiano Cavina, Roberto Ferrucci (magari Ve ne rammenterete, lo dubitiamo, considerate le Vostre scelte editoriali recenti &#8230;), Mauro Covacich, Fulvio Ervas, Roberto Mistretta, Tiziano Scarpa, Filippo Tuena, Gianfranco Franchi, Paolo Ruffilli, Cosimo Argentina, Mario Bonfante, Piero Badaloni, Willer Bordon, Alberto Fiorin, Romolo Bugaro, Renzo di Renzo etcetera. Abbiamo inoltre organizzato corsi di scrittura creativa e pubbliche letture, con riscontri positivi, pur in uno scenario (geografico, culturale, politico) non sempre agevole, se non mortificante.</p>
<p>Poche righe, quindi &#8211; il Vostro tempo, immaginiamo, sarà prezioso -, di ringraziamento per la recente pubblicazione di <em>Seventy Sex</em>, di cui tanto si spreca inchiostro, a firma della sedicente Janis Joyce (che colpo d&#8217;ala, degno di un Evelyn Waugh padano), dimostrazione (umiliante) nell&#8217;ordine:</p>
<p>a) di quanto vani siano gli sforzi di chi, come noi (NON stipendiati), cerca ancora, renitente alla resa, di diffondere Cultura</p>
<p>b) dello stato (leggi: etica professionale) di certa editoria nazionale</p>
<p>c) di quali siano, oggi, modalità e temi utili alla pubblicazione.<br />
Certo, da chi si picca di avere come bussole Tondelli e Girard (sic transit), ci si aspettava di più: naufragio senza sestante, se non la pecunia, senza ritegno alcuno.</p>
<p>Non possiamo, pertanto, che biasimarVi. E, con Voi, biasimare e denunciare chi dedica spazio e diffonde talune iniziative editoriali.<br />
Grazie per la Vostra attenzione. Vi avremo distolto, per pochi minuti, dalla promozione dedicata al caposaldo letterario sopra citato.<br />
Buon cammino, quindi. Pure per le future imprese, a partire dall&#8217;ulteriore autore di Schio (Vicenza) previsto, a breve, in catalogo (mera coincidenza? Permetteteci la malizia, considerate le voci ricorrenti sull&#8217;identità della imbrattatrice di carta di cui sopra).<br />
Cordiali saluti.</p>
<p>Alberto Carollo / Alberto della Rovere<br />
www.cartacantalab.com<br />
albertocarollo@yahoo.it<br />
nadir75@hotmail.it</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2011/02/11/seventy-sex-nuove-barbarie-editoriali/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ci si dovesse incontrare</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Dec 2010 23:16:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È un piacere ed un privilegio insieme, ogni nuova volta, incontrare Patrizia Garofalo. Rammento ancora la prima occasione, nel 2008, in una delle presentazioni organizzate dall&#8217;allora neonata CaRtaCaNta, ovvero qui. In quell&#8217;occasione Patrizia lasciò un segno indelebile; poi le reiterate collaborazioni, il suo prezioso editing al mio romanzo, la bella prefazione  che tanto ha rappresentato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/vicenza17cartolina.pdf"><img class="alignleft size-full wp-image-401" title="DioImpossibileVI20101203" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/DioImpossibileVI20101203.jpg" alt="Invito Garofalo" width="200" height="141" /></a>È un piacere ed un privilegio insieme, ogni nuova volta, incontrare Patrizia Garofalo. Rammento ancora la prima occasione, nel 2008, in una delle presentazioni organizzate dall&#8217;allora neonata <a href="http://cartacantalab.com">CaRtaCaNta</a>, ovvero <a href="http://www.cartacantalab.com/serate-evento/8-serate-evento/24-dare-voce-al-silenzio">qui</a>. In quell&#8217;occasione Patrizia lasciò un segno indelebile; poi le reiterate collaborazioni, il suo prezioso editing al mio romanzo, la bella prefazione  che tanto ha rappresentato per me e della quale le sarò sempre grato; la cura di una splendida serata in compagnia di Beppino Englaro, <a href="http://www.albertocarollo.it/blog/2010/05/05/la-malinconia-di-beppino-englaro/">qui</a>.<span id="more-395"></span></p>
<p>C&#8217;è tutta una storia di frequentazioni dietro, di condivisione di passioni e ossessioni, di confronto dialettico e il riconoscersi in affinità di intenti e di ricerca. «Compagni di viaggio e di vita», come ha giustamente sottolineato lei.</p>
<p>Ieri sera alla libreria <a href="http://libreriaquartopotere.it">Quarto potere</a> ho presentato in tandem con l&#8217;amico Alberto della Rovere la silloge di poesie <em>Il Dio dell&#8217;impossibile</em>, ultima raccolta edita di Patrizia. Mi spiace per coloro che non c&#8217;erano perché non è riferibile a parole il sentimento che accompagna l&#8217;accostarsi a questa poetessa, alla sua carica umana, al carisma che invade. Le abbiamo permesso di condurci alla deriva – allegria di naufragi! – con le parole, col calore e la verità che sa sprigionare in questi momenti singolari.<br />
Non voletecene se abbiamo avuto l&#8217;impudenza di sentirci degli eletti. Era solo ed unicamente perché lei era lì con noi.</p>
<p>Patrizia stessa ci ha invitato a spogliarci delle sovrastrutture culturali e avvicinarci al suo poetare con l&#8217;umiltà e l&#8217;empatia che ci rende disponibili a gettare un ponte verso l&#8217;Altro quando, avvicinandolo, sentiamo affiorare meraviglia e curiosità. E allora mandiamo a farsi benedire la scaletta, doverosamente imbastita per tributare omaggio alla nostra ospite, e lasciamo fluire le emozioni. Perché, come scrive profeticamente Paolo Ruffilli nella sua post-fazione alla raccolta: «La fuga del tempo, il defilarsi delle occasioni, la corsa in avanti e, in fondo, il dissolversi graduale della vita non hanno partita vinta in questa poesia [...]»</p>
<p>Patrizia ha apparecchiato per il dolore al suo desco; ci ha invitato a guardare in volto i suoi fantasmi, le prove che la vita le ha riservato, la lacerazione e la scissione dell&#8217;io per la quale chi non è abituato al raccoglimento, nel silenzio della propria solitudine, non può e non riesce a prestare orecchio. Ha condiviso la sua copia personale de<em> Il Dio dell&#8217;impossibile</em>, Patrizia, affinché potessimo lasciare le nostre orme sul bianco della pagina, tra le tessere del suo sentire e ricomporsi.</p>
<p>Abbiamo molto apprezzato gli interventi di Ivana Cenci, infaticabile vestale di <a href="http://www.artemis.vi.it/">ARTéMIS</a>, <a href="http://www.giardinofreudiano.it/">Giardino Freudiano</a> e altre intraprese in questa nostra città travagliata, distratta e riottosa quando si parla di cultura; quell&#8217;immediata sintonia che ha creato con la nostra ospite e l&#8217;invito rivoltole a leggere personalmente alcune delle sue composizioni. Patrizia ha colto la sfida e – caso più unico che raro per chi la conosce – ha letto.<br />
Sentire la sua voce,  il ritmo impresso al dettato, le sfumature del tono, l&#8217;accentazione di alcune parole chiave e le varianti in corso di lettura è stata un&#8217;esperienza per la quale serberò memoria nel tempo.</p>
<p>Grazie Patrizia. Su gentile concessione edito una lirica composta per l&#8217;occasione:</p>
<p>Ci si dovesse incontrare<br />
sarebbe profondo respiro<br />
conservato dal sogno<br />
accanto alla penna<br />
trascrive l’insonnia<br />
consegna l’alba alla parola.</p>
<p>La tua<br />
consola<br />
grembo di ippocampo<br />
le mie parole dedicate a te</p>
<p>Non toccare le stelle<br />
neanche quelle marine<br />
quarti di luna<br />
lampare-amare</p>
<p>Ci si dovesse incontrare<br />
Sarebbe palpito di mare</p>
<p>Nuda corteccia ci ricopre come pelle staccata dall’anima<br />
tronchi antichi d’ulivo<br />
vivi d’acqua di mare<br />
specchiati dal quarto di luna<br />
screziati d’argento.</p>
<p>(Patrizia Garofalo)</p>
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		<title>Eventi: Paolo Ruffilli &#8211; Un&#8217;altra vita</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 21:19:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[anticipazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[﻿﻿﻿Si ritorna in pista! CaRtaCanta riapre i battenti in collaborazione con la libreria Quarto Potere e ha il piacere di presentarvi: Gli eventi CaRtaCaNta ************** venerdì 8 ottobre 2010 ore 18.30 presso Libreria Mondadori Quarto potere Contrà Pusterla, 14 &#8211; VICENZA (clicca per la mappa) presentazione del libro Un&#8217;altra Vita di Paolo Ruffilli Fazi Editore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>﻿﻿﻿Si ritorna in pista! CaRtaCanta riapre i battenti in collaborazione con la <a href="http://libreriaquartopotere.it">libreria Quarto Potere</a> e ha il piacere di presentarvi:</p>
<p>Gli eventi  <a href="http://cartacantalab.com"><span style="color: #e01e2e;"><strong>CaRtaCaNta</strong></span></a></p>
<p>**************</p>
<p><strong>venerdì 8 ottobre 2010 </strong><strong>ore  18.30</strong></p>
<p>presso Libreria Mondadori Quarto  potere</p>
<p>Contrà Pusterla, 14 &#8211; VICENZA (<a href="http://maps.google.it/maps/ms?ie=UTF8&amp;msa=0&amp;msid=112952782111941770821.00044b05572bbb48f7864&amp;ll=45.554809,11.54367&amp;spn=0.014244,0.038581&amp;t=h&amp;z=15" target="_blank">clicca  per la mappa</a>)</p>
<p>presentazione del libro</p>
<table style="height: 250px;" border="0" width="70" align="center">
<tbody>
<tr>
<td><img src="http://www.cartacantalab.com/images/stories/ruffilli_un_altra_vita.jpg" border="0" alt="" /></td>
<td>
<h2>Un&#8217;altra Vita</h2>
<p><strong>di Paolo  Ruffilli<br />
</strong></p>
<p>Fazi Editore</td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Una collezione di venti racconti, in una sorprendente struttura ad  incastri,  “amori dentro altri amori”, che spingono i protagonisti a  rinnovarsi attraverso  un’altra vita, nell’epifania del quotidiano,  sovente negli spazi di una stanza.  C’è sempre l’attesa e la  rivelazione, secondo la migliore tradizione di questo  genere narrativo,  nei venti componimenti di Paolo Ruffilli, il quale per ognuno  si  ispira a un autore prediletto.</p>
<p>Dialoga con l&#8217;autore <strong>Alberto della Rovere.</strong></p>
<p>Se utilizzi Facebook, <a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=151087921598224" target="_blank">clicca qui e  conferma la partecipazione all&#8217;evento!</a></p>
<p>Sarà un piacere rivedere Paolo e congratularmi <em>de visu</em> per la sua ultima fatica.<br />
Per voi una succosa intervista a breve giro di posta su queste pagine.<br />
Ma quelli che stanno nel circondario farebbero meglio ad attrezzarsi per intervenire, perché ogni incontro CaRtaCaNta perduto non è rimpiazzabile con altri eventi o similia: è perduto e basta!</p>
<p> <img src='http://www.albertocarollo.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_cry.gif' alt=':cry:' class='wp-smiley' /> </p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2010/10/07/eventi-paolo-ruffilli-unaltra-vita/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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