Il violinista di Dooney

IMG-20141222-WA0003Eccolo qui il violinista di Dooney. Quando mio figlio Matteo mi disse che avrebbe voluto imparare a suonare il violino, sulle prime io e sua madre esprimemmo una certa perplessità. «Sei proprio sicuro?», chiedemmo, e già nella nostra memoria risuonavano le “esperienze” di altri genitori. Scampoli da corsi di senso comune alla Dogbert, per intenderci: “È uno strumento difficile”; “Vedrai, vi strazierà a lungo con suoni orripilanti prima di iniziare a produrre qualche melodia intelligibile!”.

Ma lui imperterrito. Del violino continuava a ribadire un aggettivo: elegante. Sì, puoi essere elegante quanto vuoi ma se non ti impegni a suonarlo… In seguito lo abbiamo iscritto a una scuola di musica in città, la Pantarhei, e si è creata l’alchimia giusta con la sua giovane insegnante, per la quale stravede e attende con piacere il consueto appuntamento settimanale. Sono già trascorsi due anni e (lo ammetto con orgoglio, anche dietro il mio sprone e supporto di chitarrista “frustrato”) Matteo ha fatto dei progressi notevoli. Di recente è passato al violino 4/4 e, dopo un’iniziale débâcle dovuta a un nuovo assetto sulla tastiera e a una conseguente postura (lui è uno spilungone di quasi nove anni e gli siamo stati accanto per correggere una tendenza della sua colonna vertebrale a imitare il salice piangente) ora si diverte e impara in fretta a districarsi su spartiti sempre più complessi. Continua a leggere

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Insegnanti, questa scuola non è un’anagrafe

(fonte: corriere.it)

Il problema sono coloro che non vogliono o non sanno lavorare: «indocenti» e «indecenti». Hanno età e storie diverse, ma l’anzianità come criterio base delle graduatorie non funziona

di Alessandro D’Avenia

classroom

Le parole abusate sono segnaletica della nostalgia, fosforescenze di ciò che perdiamo. Scuola: tutti ne parlano, mentre rantola.

Se dovessi distillare il succo di 14 anni di insegnamento, di incontri in ogni tipo di scuola e di migliaia di lettere di studenti, docenti e genitori, dovuti ai libri che ho scritto, direi con Elias Canetti: «Ogni cosa che ho imparato dalla viva voce dei miei insegnanti ha conservato la fisionomia di colui che me l’ha spiegata e nel ricordo è rimasta legata alla sua immagine. È questa la prima vera scuola di conoscenza dell’uomo». Così ne La lingua salvata definiva l’essenza della scuola: la viva voce e l’immagine dell’insegnante. Solo una discontinuità antropologica (e quindi economica) potrà cambiare la scuola, non belletti organizzativi spacciati per riforme. Una rivoluzione copernicana che ponga nell’ordine giusto conoscenza e amore: ogni crescita in estensione e profondità della nostra conoscenza del mondo presuppone un’estensione della nostra sfera di inter-esse, cioè d’amore. Perché non chiudiamo le scuole e non carichiamo le lezioni su YouTube risparmiando tempo e fatica?

Perché siamo convinti che insegnare sia una relazione attuale: spazio e tempo condivisi nell’irripetibile dinamismo della vita e delle vite. Se un ragazzo esteriormente somiglia più al padre o alla madre, interiormente (sguardo sul mondo, fiducia nella vita) corrisponde alla qualità della relazione tra i genitori. Così l’insegnamento, parte dell’educazione, si dà nella triplice relazione professore-studente, professore-genitori, professore-colleghi. Classe e studente somigliano alla qualità di queste tre relazioni. Posso soffermarmi solo sulla prima.

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Virus e insonnia

insonnia bambinoDura la vita per i genitori senza aiuti!
Se poi ci si mettono pure le calamità stagionali, la questione si complica ulteriormente. Da qualche giorno sono vittima di un’influenza virale che mi sta prostrando. Febbre a 38°C e oltre, tosse secca, tracheite. Una sinusite che mi ammorba l’esistenza e mi spacca la testa in due come un cocomero. Continua a leggere

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Quarantacinque

torta dei 45

La torta a strati dei 45

Capita che un genitore compia quarantacinque anni. Capita che il giorno del suo compleanno gli avvenimenti non abbiano propriamente uno svolgimento fluido e rilassato. Tanto per cominciare al lavoro c’è qualche frizione, le comunicazioni tra i colleghi si complicano e il nostro quarantacinquenne tenta di svicolare, di sottrarsi alla tensione che imperversa. Aveva procurato un dolcetto fragrante e gustoso, fatto in casa dalla moglie, per allietare l’atmosfera e festeggiare in compagnia una ricorrenza che bene o male c’è. Continua a leggere

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Capodanno a Innsbruck

(30-31 dicembre 2011-1 gennaio 2012)

tetto d'oro - Innsbruck

Innsbruck - il tettuccio d'oro - foto da web

Il villaggio turistico Natterer See si trova sulla riva dell’omonimo lago, a 7 chilometri dalla rinomata città tirolese. È qui che abbiamo deciso di fare tappa per il nostro Capodanno austriaco. Il Natterer è stato una vera sorpresa: più di 200 piazzole incastonate nella campagna, con intorno una maestosa cornice di picchi innevati. Un edificio dal profilo architettonico minimal-chic, con tetto a pannelli solari, ospita la hall e i servizi, veramente all’avanguardia, tanto da meritarsi l’eccellenza delle cinque stelle. Impianti sanitari dal design essenziale quanto futuribile, arredi congegnati per le famiglie, con una particolare attenzione all’igiene dei più piccoli; un padiglione per le docce che ospita una ricca collezione di miniature di camper, caravan e roulotte multicolori, da Lego a Walt Disney. Una terrazza panoramica, un bar bistrot, wc e lavatoi stoviglie con la filodiffusione; una biblioteca e un market per ogni esigenza basilare. Continua a leggere

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