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	<title>Il blog di Alberto Carollo &#187; editoria</title>
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	<description>Lettura, scrittura e quant&#039;altro. E ci faremo pure i casi miei...</description>
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		<title>L&#8217;arte del piano B</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 22:36:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gianfranco Franchi, L&#8217;arte del piano B. Un libro strategico (Piano B Edizioni, 2011, pp. 148, € 13,50 ISBN 978-88-96665-35-0) «L&#8217;uomo del piano B è uno che non te ne sei nemmeno accorto ma tutto a un tratto ha preso e ha cambiato lavoro e ha cambiato casa. Oppure ha cambiato estetica, e ha cambiato lessico. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gianfranco Franchi, <em>L&#8217;arte del piano B. Un libro strategico</em><br />
(Piano B Edizioni, 2011, pp. 148, € 13,50 ISBN 978-88-96665-35-0)</p>
<p><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2012/01/larte-del-piano-B_cover.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-219113339" title="l'arte del piano B_cover" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2012/01/larte-del-piano-B_cover.jpg" alt="l'arte del piano B-cover" width="178" height="283" /></a>«L&#8217;uomo del piano B è uno che non te ne sei nemmeno accorto ma tutto a un tratto ha preso e ha cambiato lavoro e ha cambiato casa. Oppure ha cambiato estetica, e ha cambiato lessico. Non ti ha semplicemente disorientato: t&#8217;ha proprio spiazzato.»<br />
Mi sono sentito gradevolmente in sintonia con questo arguto libro di Franchi, non solo perché di recente ho cambiato lavoro e in parte stile e organizzazione della mia vita – a chi potrebbe interessare, in questa sede? -, bensì per il fatto che <em>L&#8217;arte del piano B</em> è una panacea concepita e realizzata con sorprendente tempestività. Il libro giusto, edito nel momento giusto da un editore giusto e interessante quanto fortunato, che ha trovato in uno dei suoi autori la propria icona.<span id="more-219113337"></span><br />
Mai come ora c&#8217;è bisogno di un piano B, di un pungolo non esclusivamente culturale a rimettere in discussione le nostre interazioni con la realtà nella quale siamo immersi. Tutti, dice Franchi, abbiamo un piano B (pensateci, è davvero così); eppure non tutti siamo uomini del piano B. C&#8217;è bisogno di un ulteriore scarto, di uno slittamento che fa la differenza, dell&#8217;abilità di intuire che si stanno creando le condizioni per attuarlo, il nostro piano B, di armarci del coraggio e della determinazione necessari a fare fagotto di quelle quattro certezze che abbiamo stivato per l&#8217;inverno, nella nostra dispensa della vita, e come un atleta esperto lanciarci in una improvvisa, inaspettata volata. Per vincere.</p>
<p><em>L&#8217;arte del piano B</em> è un manuale pratico e divertente, una parodia, per certi aspetti, dei ben noti for dummies americani; è una guida trasversale e politicamente scorretta (certo: è molto di più) alla via di fuga. Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), letterato romano di sangue giuliano, austriaco e istriano ha questa ammirevole curiosità, questa capacità di mettersi in ascolto, di percepire le dinamiche della contemporaneità; ha una peculiare attenzione ai fenomeni sociali, culturali e politici del nostro tempo e dispone di un background estremamente versatile e ricco di riferimenti culturali (letteratura, cinema, musica e moderne tecnologie). I suoi temi gravitano con forza e coerenza sulla necessità di operare scelte culturali, di volgerci a una media e piccola editoria di qualità, non ancora strumentalizzata dagli interessi dei grandi gruppi di potere. Il Franchi artefice e curatore del frequentato portale di comunicazione letteraria e dello spettacolo Lankelot.eu; il Franchi poeta de <em>L&#8217;inadempienza</em> (Il Foglio, 2008); il Franchi narratore in <em>Monteverde</em> (Castelvecchi, 2009) o critico e biografo musicale in <em>Radiohead</em> (Arcana, 2009); il Franchi scout editoriale si compongono in una unica, multiforme personalità lesta a sgamare la faziosità di alcuni intellettuali modaioli che si fanno blandire dall&#8217;industria editoriale pur di accaparrarsi un lettore in più. Oppure sbertuccia il fancazzismo qualunquista di alcuni social network in cui la comunicazione è dispersa e ricombinata in modo illogico, a configurare nuove barbarie: «Cos&#8217;è che sta rovinando la qualità del lavoro, negli uffici, nei negozi, negli sportelli aperti al pubblico, da dieci anni circa a questa parte? La deconcentrazione. (…) La deconcentrazione del multitasking. (…) la possibilità di essere connessi ventiquattrore al giorno alle fonti di informazione, al proprio social network o proprio sito di riferimento, mantenendo al contempo viva la comunicazione con più di una persona, in tempo (almeno potenzialmente) reale. (…) dedicarsi a tante attività contemporaneamente, nell&#8217;assurda pretesa di essere perfettamente in grado di assicurare la stessa qualità di lavoro a ognuna di esse.»</p>
<p>Una risposta, propone Franchi, per riguadagnare la concentrazione, potrebbe essere la cucina. Quando un uomo cucina non può che essere concentrato. Non c&#8217;è niente di più bello di un piatto cucinato con passione ed amore, scrive il nostro. E non posso fare a meno di pensare al mantra rilassante di un risotto portato lentamente a cottura, con dedizione. Meditiamo. E ancora un pressante invito a ritornare ad una essenzialità nello stile di vita e di espressione. «Una delle soluzioni più sensate scelte da molti uomini del piano B è stata quella di passarsi tavolini, armadi, mobiletti o vecchi impianti stereo che non venivano più accesi da un pezzo; per arginare le spese, contenere i costi e avere qualcosa del proprio amico, della propria amica, in casa, con sé, tutti i giorni. E non c&#8217;è lettore di Second Hand che non abbia deciso di comprare qualcosa che avesse già vissuto almeno un&#8217;altra vita, altrove. La vita nuova s&#8217;è formata su una piccola cosa da niente. Incantevole.»</p>
<p>Il testo è congegnato per principi, esempi, applicazioni. È rivolto a tutti perché parla un linguaggio dallo stile minimale ed elegante quanto popular – se fosse musica sarebbe <em>Abbey Road</em> per intenderci. Gustose le invenzioni degli interludi; si legga a tal proposito <em>L&#8217;incontro col disfattista: un nemico del piano B</em>, vera  e propria operetta morale, caustica fustigatrice dei costumi attuali di un&#8217;italietta rassegnata e mortifera che ha smesso di coltivare sogni e progetti. Mi ha deliziato leggere di Ivan, il Pagatore di Bollette, personaggio fiabesco e forse non del tutto paradossale: «Non è chiaro se si tratti d&#8217;un soprannome scelto dai media, da un giornalista buontempone che ha forgiato una strana crasi tra “Iva” e “Iban”, oppure se sia proprio il suo nome di battesimo. Sta di fatto che è così che a tutti piace chiamare il Pagatore di Bollette: Ivan. Ivan è un vero esempio di professionalità. Ciò che riceve va a pagare, entro ventiquattrore.»</p>
<p>Da tempo ho fatto mia una celebre massima di Claudio Appio Cieco: Faber est suae quisque fortunae. Ciascuno è artefice del proprio destino. Mi è sempre piaciuto contrapporla al pensiero di tanti lamentosi filistei che attendono invano dal cielo un qualsivoglia segnale della provvidenza. Franchi riprende la frase e la applica al piano B-pensiero: «È una massima che ogni uomo del piano B ha come impressa a fuoco nel suo dna. Ci sono uomini del piano B che hanno deciso di stampare il loro ex libris con quel motto. (…) Ci sono stati figli di uomini del piano B che hanno inciso quelle sacre parole sulla corona funebre dei loro padri, consapevoli che erano le parole giuste per accompagnarli nell&#8217;aldilà. Ci sono stati interi piani B che sono stati ispirati, nel momento determinante, solo ed esclusivamente da quel motto.»</p>
<p>Si può anche non essere d&#8217;accordo con alcuni sillogismi del Franchi-pensiero ma è innegabile che la lettura de <em>L&#8217;arte del piano B</em> lascia il segno se rapportata ad un generale confronto col mondo attuale, se la si considera in una prospettiva volta al superamento di schemi ormai frusti, all&#8217;aggiramento di una impasse letale in termini di dispersione di umane energie. «Se c&#8217;è una cosa che dobbiamo fare, come prima mancata classe dirigente del paese, è prendere atto che sta a noi avere la fantasia, lo spirito e l&#8217;intelligenza per immaginare nuovi paradigmi politici, economici, esistenziali. (…) Siamo stati allevati e alfabetizzati per un&#8217;Italia che non esiste più. (…) Ha senso cercare una via di fuga. Ha senso cercare il sentiero per la fondazione di qualcosa di radicalmente diverso. Un altro paradigma.»<br />
È così chiaro e semplice che ci chiediamo – noi tutti che abbiamo un piano B e forse non siamo ancora uomini del piano B – come Franchi abbia potuto descrivercelo con una tale naturalezza e perspicuità. Eppure era sotto i nostri occhi. Possiamo stare bene, se lo vogliamo. Ma bene davvero.</p>
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		<title>L&#8217;isola e il sogno: intervista a Paolo Ruffilli</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 21:46:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_764" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1190.jpg"><img class="size-medium wp-image-764" title="DSCN1190" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1190-300x225.jpg" alt="PR" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Ruffilli</p></div>
<p>Trascritto ed editato a mia cura, riporto con piacere il testo di una intervista registrata lo scorso 20 maggio 2011 presso la Libreria &#8220;Quarto potere&#8221; di Vicenza. Alberto della Rovere dialoga con Paolo Ruffilli sul suo recente romanzo edito da Fazi, &#8220;L&#8217;isola e il sogno&#8221;. Il pezzo è un po&#8217; lungo per il web ma ho preferito riportare integralmente alcune argomentazioni che giudico, per il lettore, estremamente interessanti. Della Rovere pone domande sapide ed intriganti e Ruffilli discetta con amabile arguzia della spedizione dei Mille, delle carte private di Ippolito Nievo e dei suoi amori, della fortuna della sua opera nei paesi europei, del genio precoce e del ruolo del sogno nella interpretazione dei misteri della vita.</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>Alberto della Rovere</em>: <em>L’isola e il sogno</em> è un romanzo che parte dal mare e finisce nel mare, come alcuni testi a circolo chiuso – alla Conrad o alla Verga. Riguardo all’isola, si tratta della Sicilia e in particolare di una città: Palermo. Ti chiederei di parlare del rapporto controverso che Ippolito ha con la città dove, a fronte di evidenti disagi di carattere amministrativo – era stato intendente per conto di Garibaldi e vi ritorna in missione speciale, per raccogliere documenti a garanzia del governo garibaldino – , desidera comunque restare. Mi riferisco pure alla predilezione che Alexandre Dumas, cronista al seguito dei Mille, esplicita per Palermo.</span><span id="more-760"></span></p>
<p><em>Paolo Ruffilli</em>: La Sicilia, per Nievo – come per molti suoi compagni d&#8217;avventura – è stata una scoperta sorprendente. Sulla spedizione dei Mille si dice sempre troppo poco; soprattutto si tradiscono le testimonianze che ci vengono dai garibaldini. È da loro che apprendiamo che questa spedizione ha successo grazie agli inglesi. Nei libri di Storia non ci vengono mai svelati i retroscena: per esempio che il governo sabaudo giocò una parte davvero vergognosa; facendo finta di non prender parte alla spedizione nega in primo luogo il suo supporto, specialmente la fornitura delle armi – che tra l&#8217;altro avevano comprato gli inglesi a proprie spese. Sono i privati, gli investitori inglesi che finanziano i Mille. D&#8217;Azeglio nega il suo aiuto alla spedizione per prenderne le distanze e quando i garibaldini partono sono disarmati. Garibaldi si ferma a Talamone e si prende quel po&#8217; di prestigio personale che è possibile concedergli. Un gruppo di circa 980 uomini male armati si presta a dare l&#8217;assalto al Regno delle Due Sicilie, contro un esercito di 22.000 uomini. Le navi inglesi, al cui comando ci sono uomini che apprezzano Garibaldi, si interpongono tra le navi dei garibaldini e la flotta dei borbonici, favorendo lo sbarco a Marsala. Gli inglesi erano e dovevano rimanere neutrali, per non scatenare una guerra di vaste proporzioni, e questo facilita lo sbarco a Garibaldi. In Sicilia il generale doveva trovare largo seguito; la Mafia siciliana, già attiva, aveva dato il suo appoggio ai Mille. Cavour ha però mandato nell&#8217;isola un noto malavitoso, Giuseppe La Farina, per convincere i mafiosi a non intervenire nei confronti di Garibaldi. Cavour non si fida di Garibaldi quando scopre che gli inglesi sono a suo favore. Garibaldi, però, riesce a vincere con i suoi nonostante l&#8217;intralcio di La Farina. L&#8217;eroe dei due mondi ha dalla sua una forte capacità di traino e di influenza sui suoi uomini, volontari che combattono senza risparmio. I soldati borbonici invece, poco convinti e motivati, se la squagliano ai primi scontri. Il primo impatto dei garibaldini con l&#8217;isola è di delusione e risentimento, perciò. Ma all&#8217;indomani della vittoria, quelli che erano scomparsi dalla scena ricompaiono; la città si rianima, si riaprono le botteghe, gli aristocratici riaprono le loro case; improvvisamente c’è un’esplosione di vita ch’è tutta siciliana, fatta di colori di sapori, di odori, di luce e calore, di cose sorprendenti anche per quei garibaldini abituati alla bella vita che si rendono conto di come si viva straordinariamente in Sicilia;  c’è la scoperta di una ricchezza e di una raffinatezza che batte tutte le corti europee. Garibaldi già sapeva di questi aspetti e sapeva scegliere i suoi collaboratori: non a caso aveva scelto Alexandre Dumas come ministro dei beni culturali nella sua spedizione, così come aveva scelto Nievo come amministratore; sapeva che si sarebbe affidato ad una persona competente ed onesta. La Sicilia è perciò una continua rivelazione nelle settimane successive alla vittoria dei garibaldini; pure Nievo, da amministratore, viene a contatto con situazioni particolari. Come ci racconta lui stesso, molti siciliani cercano di approfittare del momento storico: millantano crediti che non hanno, si fingono quello che non sono. Nievo è un testimone eccezionale e riferisce che non è tanto questo il problema maggiore nell’amministrazione quotidiana del governo rivoluzionario; i pericoli maggiori non venivano dai siciliani ma dalle grandi aziende del nord che corrompevano per ottenere gli appalti o imbrogliavano inviando scarponi di cartone – come poi avverrà per i nostri combattenti in Russia – o divise di panno scadente, riso andato a male, grano marcio eccetera. Nievo si ricrede sui siciliani, scopre che hanno delle risorse inaspettate; Dumas diceva ai garibaldini “guardate che verrete catturati da quest’isola, da questa gente”. In Europa una parte ammira la civiltà siciliana, e tra questi gli inglesi, ma l’altra ne dice tutto il male possibile. Pur nella precarietà i siciliani hanno un gusto speciale per la vita. Qualche giorno dopo la conquista, Garibaldi viene santificato; i conventi di clausura aprono le porte ai garibaldini. Nievo e i suoi compagni vanno a mangiare dalle suore, che sono delle cuoche straordinarie. Anche sul versante sentimental-femminile, a dispetto di tutti i rischi e pericoli che si correvano in Sicilia nell’aver a che fare con le donne, i nostri riescono ad intrecciare relazioni, spesso clandestine. Il volontariato garibaldino è fatto di giovani, di studenti, di idealisti disposti a sacrificarsi perché sentono che il vento tira in quella direzione, non oppongono resistenze egoistiche. Diventare adulti significa “adulterarsi”, più diventiamo adulti più siamo meno disposti ad aderire a qualcosa che ci porta fuori di noi stessi e dei nostri interessi. Questi giovani garibaldini sono anche persone colte, interessate alla cultura e sappiamo che a Palermo ci sono almeno dieci teatri che fanno spettacolo tutte le sere. Sono quasi tutti teatri musicali; Nievo e gli altri sono appassionati di musica, anche perché l’unica colla che unificava gli italiani in quel periodo era il melodramma. Non c’è sera che non si vada a teatro; col caldo la vita inizia al calare del sole e procede per tutta la notte; dopo il teatro c’è il corso, c’è la sfilata, c’è la banda che suona, ci sono i fuochi d’artificio. È insomma una ininterrotta esplorazione di un mondo “alieno”.<span style="color: #993300;"> </span></p>
<p><em></p>
<div id="attachment_765" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1191.jpg"><img class="size-medium wp-image-765" title="DSCN1191" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1191-300x225.jpg" alt="PR2" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Libreria &quot;Quarto potere&quot;, Vicenza, 20 maggio 2011</p></div>
<p></em></p>
<p><span style="color: #993300;"><em>AdR</em>: <em>L’isola e il sogno</em> viene ascritto “per comodità” al filone del romanzo storico. Vi ho trovato altri riferimenti letterari: innanzitutto al romanzo storico dell’Ottocento, ovviamente depurato dal punto di vista formale, ovvero a Sterne per la levitas della prosa; ancora a Conrad; a Verga per l’impianto. Tipico pure del Ruffilli poeta non è tanto la narrazione bieca dei fatti quanto, da entomologo delle passioni, lo studio dell’anima dell’uomo. Come forma espositiva impieghi spesso il dialogo, sovente interiorizzato. Da poeta ricorri spesso all’allitterazione, all’anafora, per ricreare questa sonorità marina; si inizia infatti dall’acqua e si termina col viaggio tragico dell’Ercole il 4 marzo 1861. È perciò tutto un romanzo d’acqua, anche stilisticamente; c’è questo accostamento al cielo e ai colori, perciò il riferimento è anche alla tua silloge <em>Le stanze del cielo</em> (Marsilio). Ho trovato pure echi da <em>Diario di Normandia</em> (Amadeus), dove ci offri una cronaca garbata del quotidiano, di quelle che siano le impressioni, le percezioni affettive. Così è per Nievo in questo romanzo: ci offri infatti il diario privato del suo quotidiano, le sue emozioni. Lo stesso Nievo è un poeta di pensiero come Paolo Ruffilli e c’è sempre questa tensione al senso come teatro di emozioni piuttosto che di fatti. Qualche recensore ha scritto “questo non è un romanzo storico”; in effetti, se fosse stato questo l’intento, andava condotto in altra maniera ma ritengo che sia stata fatta una scelta peculiare di scavare nell’animo del personaggio Nievo. Arte e fatto sono perciò piegati al soggetto. Condividi questo approccio?</span></p>
<p><em>PR</em>: Sì, mi ritrovo in quello che dici; sono quasi quarant’anni che mi occupo di Nievo e questa passione nasce dietro una serie di curiosità che Nievo ha suscitato in me a vari livelli, sia sul fronte propriamente storico – col capitolo della spedizione dei Mille -, così come sul fronte letterario per tutto quello che ha scritto, in particolare <em>Le confessioni di un italiano</em>. Mi sono interessato anche della sua vita sentimentale, un capitolo per me molto trainante, a partire dalla scoperta di questo amore impossibile che lo lega a Beatrice Melzi d’Eril, moglie di un suo cugino. Esiste una quantità sterminata di documenti attraverso i quali si può approfondire la conoscenza di questo amore; in particolar modo l’epistolario di Nievo, ch’era uno che scriveva non meno di quattro-cinque lettere al giorno. Il marito di Beatrice sostiene che da quando è iniziato il rapporto confidenziale tra sua moglie e Ippolito il suo rapporto matrimoniale è migliorato, nel senso che ci sono aperture e illuminazioni che prima non c’erano, possibilità intellettuali oltre che sentimentali sorprendentemente coinvolgenti. Ancora, conoscere i particolari di questo rapporto tra due persone così fornite di senso dello <em>humor</em> che si dicono «Non è che possiamo ridurre questo amore ad una passione <em>sturm und drang</em>; sarebbe la cosa più ridicola che ci potrebbe capitare»; Ippolito e Bice non hanno alcuna intenzione di far soffrire i loro cari; il loro è un amore che resta “platonico”. Lei dice: «Ti devi trovare un amante di sostegno, in modo da non soffocare quella parte di te che altrimenti rimarrebbe monca»; sono questi gli aspetti che mi hanno indotto ad andare a fondo. Ho scritto vari anni fa una biografia di Ippolito Nievo; da allora ho cercato di vederci più chiaro. Ho trovato ulteriori documenti perché è una miniera inesauribile. Ci sono due interi archivi che non sono ancora stati resi pubblici e forse mai lo saranno, e sono gli archivi di famiglia dei Melzi d’Eril e dei Belgioioso che la pensano diversamente dagli italiani che magari tirano fuori tutto senza scrupoli etico-morali, pur avendo una legge sulla privacy rispetto alla quale non si potrebbe saper niente ma invece si conosce tutto. Ho avuto il piacere di conoscere Ludovico di Belgioioso, del quale sono stato editore, e lui mi ha permesso di leggere tutta una serie di cose, impegnandomi a non renderle pubbliche. Con la possibilità che, scrivendo un romanzo, uno scrive “ogni riferimento a persone e fatti è puramente casuale” e perciò va benissimo. In realtà io non avevo alcun interesse in chissà quale scoop; della parte saggistico-biografica mi ero già occupato. Mi interessava invece rendere giustizia all’uomo, indagare i suoi sentimenti, vagliare le sue reazioni rispetto a quanto lo circondava. Ed erano fatti pubblici e privati: il coraggio di un volontario che combatte con Garibaldi, la delusione che segue alla vittoria e alla successiva messa ai margini dei volontari da parte del governo sabaudo nella costituzione dell’Unità; e poi le sue storie d’amore e di sesso che vive comunque in maniera conflittuale; Bice lo esorta a trovarsi “un’amante di sostegno” per dare espressione a quella che Nievo stesso definisce “fisiologia”; ne ha fatto esperienza con le donne che ha incontrato, sa quanto è importante ma la vive all’insegna del malumore e del rimorso, nella condizione di una schizofrenia galoppante che sta tagliando la sua vita. Fino ad un ulteriore incontro che, senza che lui se lo aspettasse, in parte ricuce il taglio. Quando meno si aspetta che le “storie di fisiologia” possano avere un risvolto sentimentale si ritrova invischiato in una relazione in cui non contano più tanto i sensi ma il cuore. Questo è paradossalmente un farmaco ma anche un veleno perché lo rende inquieto e incerto tra il sentimento di tornare da Bice e rimanere invece nell’isola con questa donna ch’è la scoperta nuova della sua vita: Palmira. È chiaro che, come dichiaro alla fine, “tutto è rigorosamente autentico, tutto è rigorosamente immaginato”, nel senso che non ho inventato né episodi né fatti ma immaginato cosa lui e gli altri sentissero o provassero appoggiandomi sulle carte, sulle lettere. L&#8217;ottica è quella del <em>Viaggio sentimentale </em>di Sterne, ma anche del suo <em>Tristam Shandy</em>, ovvero un&#8217;operatività narrativa che se ne infischia delle regole canoniche; il <em>Tristam Shandy</em> è un romanzo alla cui metà il protagonista non è ancora nato, e questo è sorprendente. Il romanzo è molte cose diverse, non è certo il plot al quale ci ha abituati un certo tipo di narrativa; dovremo saperlo perché poi il Novecento ha rifiutato apertamente, scopertamente queste regole. Eppure i nostri editori ci hanno talmente abituati al fatto che se in un romanzo non c&#8217;è una trama, un giallo non dovremmo leggerlo. È colpa loro se ci sono così pochi lettori in Italia; noi abbiamo i peggiori editori a livello europeo e direi mondiale, così come abbiamo i peggiori politici e i peggiori in tante altre categorie, è una situazione anomala generalizzata. Non è un caso che i più grandi estimatori di Nievo romanziere siano i tedeschi. In Italia <em>Le confessioni</em> viene sottovalutato o disprezzato, mentre per i tedeschi è il romanzo più importante della modernità italiana e perfino europea. I tedeschi non hanno l&#8217;idea di narrativa che hanno i nostri editori: superficiale, libri scritti in poche settimane, col piede sinistro, che non affrontano un bel niente. I tedeschi amano il complesso, lo stratificato; io cito sempre <em>La montagna incantata </em>di Mann; è un libro nel quale il lettore dev&#8217;essere attivo, deve cooperare con lo scrittore, altrimenti non va avanti nella lettura. La lettura è perciò un&#8217;operazione di tipo esoterico, che guarda ad una ricerca, che cerca un&#8217;identità, un qualcosa per cui vale la pena vivere. Sempre di sponda mi interessava render conto della delusione e del rammarico che Nievo prova nel vedersi rifiutare il suo romanzo più importante. Era nelle mie intenzioni scivolare nella sua vicenda stringendo i tempi, raccontare le sue due ultime settimane di vita, e di farlo galleggiando; hai detto bene: l&#8217;acqua è il riferimento fondamentale; è un galleggiamento sotto tutti i punti di vista, anche nel ricordo, visto che quando ricordiamo non ce ne accorgiamo ma galleggiamo. Tutto comincia alla ringhiera di una nave e tutto finisce alla ringhiera di una nave che poi si inabissa. Nievo ha rischiato di annegare da giovane, in vacanza a grado, ma l&#8217;acqua ha pure tutta una serie di valenze nella sua esperienza, con un rapporto preferenziale con la madre. Nievo è uno che anche quando non ne ha diretta consapevolezza vive una fortissima memoria prenatale nella sacca d&#8217;acqua di sua mamma, nella pancia di una madre che sarà per lui preferenziale, nel senso che pur non essendo figlio unico diverrà comunque il figlio prediletto; i due sono sulla stessa lunghezza d&#8217;onda, hanno la stessa intelligenza rapida, veloce, hanno questa capacità d&#8217;intendersi solo guardandosi. E di qui nel sottofondo quel timore, terrore che solo da un certo momento in poi si materializza come coscienza in Ippolito, cioè il timore di violare sua madre in un&#8217;altra donna. Quando si accorge che Bice è esattamente la copia di sua madre, scatta qualcosa in lui che ne modifica la vita, l&#8217;esperienza e la volontà. L&#8217;acqua attenua, diluisce, trasporta dappertutto, arriva fin dove nessuno si immagina.</p>
<p><span style="color: #993300;"><em> </em></span></p>
<p><em></p>
<div id="attachment_768" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1197.jpg"><img class="size-medium wp-image-768" title="DSCN1197" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1197-225x300.jpg" alt="PR5" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Alberto della Rovere</p></div>
<p></em></p>
<p><span style="color: #993300;"><em>AdR</em>: Mi ha fatto sorridere il tuo accenno al fatto che l&#8217;opera di Nievo sia stata considerata soprattutto in Germania; non a caso il parere forse più alto sulle <em>confessioni</em> in Italia viene proprio da un germanista come Claudio Magris, ovvero il parallelo famoso con l&#8217;inizio di Anna Karenina raffrontato all&#8217;incipit delle <em>confessioni</em>. Ti faccio una domanda che mi sembra nessuno ti abbia rivolto, almeno in tempi recenti. C&#8217;è un testo sulla vicenda di Ippolito scritto dal nipote Stanislao, ripubblicato di recente da Marsilio, <em>Il prato in fondo al mare</em>, testo che ottenne il Premio Strega nel 1975. Hai conosciuto Stanislao? Ti è stato d&#8217;aiuto nelle tue ricerche?</span></p>
<p><em>PR: </em>Sì, ero amico di Stanislao; ho collaborato con la sua Fondazione in più occasioni a proposito delle ricerche che riguardavano Nievo. Stanislao ha fatto diverse cose; tra l&#8217;altro ha dato vita ai famosi Parchi letterari, partendo proprio dal Parco di Nievo, dal castello di Colloredo, poi distrutto dal terremoto e in seguito restaurato. Mi divertivo molto con Stanislao; aveva la mania dei medium, era amico di una famosa medium meridionale di cui ora non ricordo il nome. Si diceva che la signora in questione avesse la facoltà di evocare i morti; Stanislao insisteva affinché lei facesse risalire dal Tirreno Ippolito per conoscere qualcosa di più della sua fine. Solo in una seduta – a quanto mi riferì Stanislao – si materializzò la figura a mezzo busto di Ippolito, il quale però non ha proferito verbo. Stanislao non si arrese, era divenuto amico della famiglia dei Picard; si mise d&#8217;accordo con uno dei figli e con una batisfera si immersero per vedere di ritrovare il relitto dell&#8217;Ercole. Non trovarono nulla, anche perché in quel tratto di mare compreso fra Punta Campanella e l&#8217;isola di Capri c&#8217;è un enorme cimitero di navi, dall&#8217;epoca pre-fenicia fino ai giorni nostri. È un tratto di mare pericolosissimo; quando lì si scatena una tempesta sono guai grossi! Stanislao ha seguito le mie ricerche ma era meno interessato al versante sentimentale o emozionale di Ippolito perché il suo sogno era quello di tirar fuori qualcosa da là sotto, magari una tavola del vapore o un oggetto. Chissà cosa ci poteva essere là sotto se non una poltiglia dopo tutto quel tempo trascorso. Stanislao ha comunque fatto moltissimo per la memoria di Nievo, per la ricerca relativa ai documenti, ai manoscritti e a tutto il resto.</p>
<p><span style="color: #993300;"><em>AdR</em>: Hai parlato prima, riguardo ad Ippolito, di una  “schizofrenia galoppante”, di questa duplicità intrinseca dell&#8217;uomo che  possiamo desumere dalle tue pagine. Ippolito è un uomo d&#8217;ordine,  funzionario rigoroso e inflessibile nel lavoro come nei rapporti e  nell&#8217;amicizia virile; del pari è uomo costretto a una continua mobilità  dalle contingenze; morirà <em>in motu</em>, in mare, vive tra due amori, Palmira e  Bice, divergenti o distanti come la Sicilia e il Piemonte. Ippolito  vive tra il passato e il futuro, tra prassi e immaginazione: penso alle  passioni umanistiche, alle sue doti mnemoniche, ai suoi giochi di  numeri. C&#8217;è un duopolio,</span><span style="color: #993300;"> una divaricazione pure nel rapporto con la sua terra d&#8217;origine, il Friuli, descritto come sospeso tra antichità e modernità, inattingibile come un sogno in quel periodo di dominazione austriaca. Vorrei che ci parlassi pure del rapporto di Nievo con la sua terra natia.</span></p>
<p><em>PR:</em> Indubbiamente questa caratteristica binaria è forte e nasce in parte dal cervello di Ippolito. Non aveva un cervello come abbiamo tutti noi; il suo era un “cervello alieno”. Il nostro è un cervello che per fortuna tralascia il 95% delle cose che abitualmente lo attraversano mentre il suo era un cervello che tratteneva tutto quel che lo attraversava, uno di quei cervelli che oggi sono i nostri computer: la memoria è lì e possiamo richiamarla quando vogliamo, anche se con un ordine rigido. Ci stanno lavorando ma è ancora difficile poter richiamare qualsiasi cosa in qualsiasi momento, indipendentemente da un ordine, così com&#8217;era per i cervelli anomali come quello di Nievo. Ippolito era in grado non solo di citare un verso tratto dalla <em>Divina Commedia</em> di Dante ma pure di ripescare una paroletta all&#8217;interno di quel verso. Avere questo tipo di cervello può essere considerato una fortuna ma anche una disgrazia terribile perché si esauriscono le capacità vitali in tempi molto rapidi; sono i precoci geniali che muoiono giovani. Tra gli scrittori arrivano sì e no ai trentanni. Come Nievo c&#8217;era Giacomo Leopardi, che conosceva tutta la tradizione italiana. Gli bastava aver letto una cosa per averla già messa in memoria. Per queste caratteristiche si tratta di un cervello anche matematico. Con i numeri Nievo si sapeva gestire benissimo, tanto che sapeva amministrare con abilità la tenuta agraria della madre; una tenuta che avrebbe avuto bisogno di 7-8 impiegati lui la amministrava da solo e nei ritagli di tempo. Infatti Garibaldi, che sapeva ben scegliere i suoi collaboratori, lo sceglie come amministratore. Questa caratteristica binaria non esclude, rispetto ai numeri, la fantasia. L&#8217;immaginazione non è la facoltà arbitraria che siamo soliti credere ma in questo tipo di cervelli è una facoltà di una logica ferrea per cui la fantasia che estrae dipende dalle fonti presso cui pesca. È quello che Einstein sosteneva sull&#8217;immaginazione rispetto ai suoi colleghi: li accusava di mancare di immaginazione. La competenza da sola non basta in uno scienziato. Lo scienziato è un essere creativo, la facoltà dell&#8217;immaginazione gli consente di elaborare la teoria della relatività nel 1905 che avrà bisogno di altri cinquant&#8217;anni per essere dimostrata in laboratorio. Nievo è tutto questo, con questo tipo di cervello che gli consente di scrivere tutto un romanzo in testa senza neanche prendere un appunto. <em>Le confessioni di un italiano</em> quando è stampato sono quasi mille pagine. Nievo lo ha scritto prima nella sua testa, una cosa sorprendente. Un cervello che organizza e sistema; nel momento in cui si mette a scrivere è come una stampante che trasferisce sulla carta ciò che ha in memoria. Se uno va a vedere il manoscritto delle confessioni a Mantova rimane colpito dalla perfezione senza correzioni. Non ci sono, però, solo delle caratteristiche geniali, c&#8217;è pure un talento notevole in quanto il genio senza talento non arriva ai risultati significativi che la combinazione delle due cose produce. Mi riferisco di nuovo a <em>Le confessioni di un italiano</em> che sono un po&#8217; la radiografia di questa situazione binaria, anche nella divaricazione che indicavi prima, rispetto a Bice e Palmira, i numeri e così via nella realizzazione di queste due indagini del profondo che sono i due personaggi del romanzo, Carlino e la Pisana, definite indagini freudiane ante-litteram proprio perché attraversano tutta una serie di sviluppi che riguardano l&#8217;educazione sentimentale, la sessualità, la psicologia e altri aspetti che sono un po&#8217; la ricchezza di questo romanzo e che ne hanno fatto la sua fortuna paradossalmente più all&#8217;estero che in Italia, a partire da Tolstoj, attento sfruttatore de <em>Le confessioni di un italiano</em>, che lui conosceva come <em>Memorie di un ottuagenario</em> – il romanzo infatti esce postumo, in virtù dell&#8217;amicizia di Arnaldo Fusinato che dice al suo editore «O pubblichi il romanzo di Nievo oppure io cambio editore». L&#8217;editore lo pubblica con questo titolo, pensando a qualche lettore nostalgico interessato alle memorie di Nievo; e soprattutto lo pubblica con qualche consistente taglio, affidato alla moglie di Arnaldo, che fu molto abile a far credere all&#8217;editore di aver tagliato più di quanto effettivamente tagliava.</p>
<div id="attachment_766" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1193.jpg"><img class="size-medium wp-image-766" title="DSCN1193" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1193-225x300.jpg" alt="PR3" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Ruffilli</p></div>
<p><span style="color: #993300;"><em>AdR:</em> Siamo perciò giunti al secondo lemma del titolo, alla definizione di “sogno”. «Le illusioni, mamma, sono spesso la ragione della vita», dice Nievo alla madre in un passaggio. Sogni e illusioni guidano il romanzo; è un orientamento, onirico, straniante, “liquido”, fino a perdersi in una sorta di beatitudine ch&#8217;è l&#8217;abbraccio mortale del naufragio. Ci sono delle illusioni che emergono rispetto alle altre: una è l&#8217;impresa garibaldina – Nievo la intende come “eresia” -, gli amori e non da ultimo la pubblicazione in vita de <em>Le confessioni di un italiano</em>. Ecco, vorrei che tirassi le fila su questa seconda componente del tuo libro.</span></p>
<p><em>PR</em>: Il sogno è in fondo il contenitore; “la vita è sogno”, perciò Ippolito, in questi suoi ultimi giorni ri-sogna l&#8217;intera sua vita, vivendo l&#8217;esperienza del sogno in quella chiave che dovrebbe essere per noi maestra di vita ma non lo è mai perché tutti noi, anche se sogniamo molto, al risveglio non mettiamo mai a frutto i contenuti del sogno come metodo. Il sogno ci dovrebbe insegnare ad essere meno “realisti”, ad avere di meno quell&#8217;ossessione della realtà, che è una ossessione dell&#8217;abbaglio perché ciò che noi definiamo come realtà è invece un abbaglio; la realtà permane dietro, è sempre nascosta. Bisogna essere dotati di quelle qualità che il sogno cerca di ricordarci; in prima istanza il tentativo di slegare i lacci dello spazio e del tempo; convincerci che il passato non è alle nostre spalle ma “il passato siamo noi”. Conta ciò che è in essere e quel che è in essere è il nostro propellente, la nostra possibilità di vederci più chiaro in questo grande mistero ch&#8217;è la vita. Se noi pensiamo di risolvere il mistero “fotografando” in senso scientifico la realtà noi ci illudiamo perché stiamo fotografando l&#8217;abbaglio. Perfino la Scienza se n&#8217;è accorta e ultimamente le frange più avanzate della ricerca si stanno liberando dai paraocchi post-positivisti. Il tempio della ricerca più avanzata è Los Alamos, il tempio dei fisici teorici che si occupano della cosiddetta “realtà non fattuale”, quella realtà slegata dallo spazio e dal tempo, che sta oltre l&#8217;apparenza alla quale ci condannano i nostri sensi. Il sogno dovrebbe avere il compito di ricordarci che dobbiamo cambiare visuale. Già nell&#8217;Ottocento sono in molti ad essere convinti di questo; a me piace ricordare Oscar Wilde: «Gli scrittori che continuamente nominano la vanga dovrebbero essere costretti ad usarla»; e ancora «Il compito dello scrittore non è quello di imitare la realtà; quello lo lasciamo fare allo scrittore popolare che ha bisogno di guadagnare qualche soldo e di andare incontro ai bisogni dei suoi lettori».<br />
Nievo era un uomo di esperienza, uno ch&#8217;era sceso nella realtà ma con la sensazione che per catturarla, quella realtà, si dovesse usare tutto un altro sistema. Non era imitandola che si poteva metterla in scacco. Siamo però in un momento in cui sta succedendo il contrario in Europa e soprattutto in Italia; si vanno affermando il Naturalismo e il Verismo; posizioni moderne rispetto a queste che sono di retroguardia vengono coperte e marginalizzate. Diviene vincente il modello “realista” anche nell&#8217;esperienza narrativa italiana: <em>I Malavoglia</em>, <em>Mastro Don Gesualdo</em>, <em>I vicerè</em>, libri di grande qualità e di grande interesse che coprono quel che di moderno stava avanzando nell&#8217;opera di Nievo. In <em>Le confessioni</em> il sogno ha una parte ricorrente; questo lo dico perché faccio ricorso ad alcuni sogni pure nel mio romanzo.</p>
<div id="attachment_769" class="wp-caption aligncenter" style="width: 235px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1200.jpg"><img class="size-medium wp-image-769" title="DSCN1200" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/DSCN1200-225x300.jpg" alt="PR6" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Ruffilli</p></div>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2011/07/09/lisola-e-il-sogno-intervista-a-paolo-ruffilli/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;isola e il sogno</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 14:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Paolo Ruffilli, L&#8217;isola e il sogno (Fazi Editore, 2011, pp. 195, € 17,50 ISBN 978-88-6411-252-7) «L&#8217;idea improvvisa di fermare la sua età e la vita: il sogno di restare ancorato dentro il tempo, lì sul mare fuori dal porto, in vista dell&#8217;isola felice. Come la nave dei feaci, bloccata in un eterno avvio, senza più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Paolo Ruffilli, <em>L&#8217;isola e il sogno</em><br />
(Fazi Editore, 2011, pp. 195, € 17,50 ISBN 978-88-6411-252-7)</p>
<p><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/isola-e-sogno_cover.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-647" title="isola e sogno_cover" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/isola-e-sogno_cover.jpg" alt="ruffilli_l'isola e il sogno_cover" width="180" height="225" /></a>«L&#8217;idea improvvisa di fermare la sua età e la vita: il sogno di restare ancorato dentro il tempo, lì sul mare fuori dal porto, in vista dell&#8217;isola felice. Come la nave dei feaci, bloccata in un eterno avvio, senza più arrivi e senza più partenze.»</p>
<p>Paolo Ruffilli realizza – in stato di grazia &#8211; un moderno, inconsueto ritratto di Ippolito Nievo trentenne, letterato e ufficiale che ritorna in Sicilia in missione speciale, col compito di raccogliere le carte e i documenti a garanzia del governo garibaldino; di lì a poco sarebbe stato proclamato il Regno d&#8217;Italia. «Tutto è rigorosamente autentico, tutto è rigorosamente immaginato», scrive l&#8217;autore in una postilla, ed è pur vero che L&#8217;isola e il sogno si nutre dell&#8217;opera di Nievo, dei racconti degli scrittori garibaldini, dei reportage di Alexandre Dumas e di riviste d&#8217;epoca ma deborda dai canoni del romanzo storico per farsi molto di più e molto altro.<span id="more-756"></span><br />
Ruffilli si occupa di Nievo e dei suoi scritti da ben quarantanni e ci piace pensare che questo libro costituisca il vertice e la convergenza delle sue ricerche, degli interessi personali e professionali attorno ad un protagonista delle nostre patrie lettere, per certi aspetti adombrato e non del tutto riconosciuto in Italia, laddove ha invece acquisito il meritato rilievo in altri paesi europei. Il punto di vista adottato è quello di una prospettiva interiorizzata: Ruffilli vede e sente come Ippolito, il filtro è la coscienza pensante del coraggioso intendente garibaldino, è una ricognizione nell&#8217;anima e nel cuore dell&#8217;uomo Nievo, dove la grammatica delle emozioni si compone sovente di conflitti, spesso di segno opposto e di ardua conciliazione.</p>
<p>Assistiamo così alla inquieta educazione sentimentale del protagonista: dall&#8217;infatuazione per Matilde Ferrari all&#8217;amore impossibile con Bice Melzi d&#8217;Eril, moglie di un suo cugino. È un amore talmente speciale questo con Bice, ricostruito anche grazie al corposo epistolario di Nievo (per gran parte ancora non divulgato ma che Ruffilli ha avuto il privilegio di poter esaminare), da far ammettere al marito Carlo che l&#8217;intenso legame  di Ippolito con sua moglie ha reso più fecondo e stimolante il loro rapporto, sia intellettualmente che sentimentalmente. La coppia galeotta ha sufficiente consapevolezza per non far soffrire i propri cari e ironia per mettersi d&#8217;accordo, per non lasciarsi andare alla passione <em>sturm und drang</em>; «Te lo ripeto un&#8217;altra volta, Ippolito. Sarai per forza costretto ad affiancare un&#8217;amante di sostegno alla tua amata»; e ancora: «(&#8230;)ce lo siamo ripetuti molte volte che, nel nostro caso, il corpo era un intralcio più che altro.» Ippolito soffre la divaricazione tra la purezza del sentimento che prova per Bice – nel quale a volte, atterrito, sovrappone la figura della madre, colpevolizzandosi per i possibili risvolti incestuosi – e le necessità di quella che definisce «fisiologia».</p>
<p>Per lui era cominciata una vita del cuore e del dolore, dell&#8217;impossibile e dei ricordi accesi che galleggiano nella mobile superficie dell&#8217;acqua – è questo un romanzo che inizia il suo moto dall&#8217;acqua e termina nell&#8217;acqua, come rileva Patrizia Garofalo in un suo recente commento – durante una traversata, alla ringhiera di un vapore. Ippolito rientra in Sicilia a malincuore, dopo i trascorsi al seguito di Garibaldi; ma è nell&#8217;isola, nel febbrile lavorio della memoria e nell&#8217;ininterrotto carteggio con Bice, che ricompone in parte i dissidi interiori. La vita palermitana lo risucchia; le ville degli aristocratici gli si spalancano con le loro lusinghe mondane; i riti di quella società sfarzosa e raffinata si officiano negli incontri a teatro, si riconoscono nel furoreggiare del melodramma. In questo contesto prenderà forma la sua passione per Palmira, terapia e veleno in una singola mistura. Palmira è la Sicilia, è pienezza del corpo, «felicità delle funzioni», esplosione di vita, colori, sapori, luce e calore; Palmira è un effetto scirocco per cui «L&#8217;umore cala e, poi, si risolleva», è ciò che conta nel presente, «Ciò che ti passa, mentre passa sopra la tua pelle, tra le mani&#8230;», è il sogno di fermarsi finalmente per sempre, dimentico della prediletta Torino, dei soggiorni milanesi e nel lago di Bellagio, ospite gradito di Carlo e Bice, della «saldezza granitica» dell&#8217;amato Friuli.</p>
<p>Di sponda riemergono gli impulsi ad agire, «non per sé, ma per l&#8217;Italia&#8230; per tutti gli italiani», ma pure il rammarico di essersi visto rifiutare  il suo  miglior lavoro, <em>Le confessioni</em>, un&#8217;opera geniale, “troppo nuova” per essere compresa all&#8217;epoca. «Gli editori cavalcano le mode e sono attenti adesso alle storie esotiche più divaganti. Non sono più capaci di distinguere.»<br />
Infine il viaggio per mare, verso l&#8217;ignoto. L&#8217;autore restringe il tiro, ci narra le due ultime settimane di vita del suo eroe, lo consegna al mito attraverso il tragico epilogo per mare, a quel presagio di dover abbandonare il presente: «Lo scenario lo richiamava fuori: luoghi e colori che stava per lasciare. &#8216;Per sempre o no?&#8217; si chiese, senza avere una risposta». La lingua di Ruffilli è fluida, scattante e vibrante di allitterazioni, di acciaccature e di sincopi, la narrazione si ammanta di poesia; le concitate pagine a bordo dell&#8217;Ercole, brutalmente devastato dalla furia degli elementi, sprigionano un pathos la cui misura è da intendersi nella sua più autentica accezione classica: vale a dire che trasaliamo con Ippolito, ci aggrappiamo disperatamente, ad ogni suo respiro, alla speranza di una bonaccia, ci contraiamo di rivolta, di infelicità e rabbia per lo sfregio di quel destino e l&#8217;indifferenza di tutti coloro che «ignoravano la mala sorte in cui facevano naufragio i suoi trent&#8217;anni». Con buona pace di tutti quei miseri postulanti speculatori e faccendieri, dei meschini ed ambigui compromessi, delle trame oscure che prepararono la proclamazione dell&#8217;unità nel 1861.</p>
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		<title>Barocco amorale: intervista a Diego Conticello</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 21:28:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Diego Conticello, Barocco amorale (LietoColle &#8211; Collana Erato, 2010, € 13,00, SBN: 978-88-7848-592-1) Ho avuto il piacere di conoscere Diego Conticello sui banchi di scuola, qualche anno fa. Abbiamo frequentato alcuni corsi in comune all’Università di Padova; entrambi eravamo iscritti allo stesso corso di Laurea: Linguaggi e tecniche di scrittura. Al tempo Diego era giovanissimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diego Conticello, <em>Barocco amorale</em><br />
(LietoColle &#8211; Collana Erato, 2010, € 13,00, SBN: 978-88-7848-592-1)</p>
<p><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/conticello.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-355" title="conticello" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/conticello.jpg" alt="barocco amorale_cover" width="165" height="233" /></a>Ho avuto il piacere di conoscere Diego Conticello sui banchi di scuola, qualche anno fa. Abbiamo frequentato alcuni corsi in comune all’Università di Padova; entrambi eravamo iscritti allo stesso corso di Laurea: <em>Linguaggi e tecniche di scrittura</em>. Al tempo Diego era giovanissimo ( e lo è ancora, capirai, classe 1984. Ero io quello stagionato e fuori target!); di lui mi colpivano piacevolmente gli elaborati prodotti nei vari workshop; ognuno di loro parlava della sua personalità, già all’epoca molto ben strutturata. Gli esiti di quei componimenti erano di una modernità sconcertante; Diego aveva già un’idea ben precisa di poesia, era determinato e disponeva di un talento sorprendente nel declinare esercizi che richiedevano il registro della prosa in frasi che avevano la misura dei versi, una attenzione alla prosodia, alle allitterazioni, all’uso fono-simbolico delle parole, alcune delle quali desuete, ricercate, deformate a bella posta. L’esito formale non aveva nulla di farraginoso, al contrario: la sua poesia sgorgava con imprevedibile naturalezza e parlava un linguaggio fortemente connotato, originale, rivolto a chi non presta alla parola poetica orecchi distratti ma la espropria delle funzioni utilitaristiche dell’uso quotidiano per farne <em>zauber</em>, magia, gioco raffinato quanto impegno etico dai significati polivalenti. L’ho ritrovato col bagaglio di ulteriori esperienze di vita e di scrittura; si è lasciato alle spalle alcuni lavori di esegesi di testi poetici ed ha prodotto la sua prima raccolta di poesie, uscita di recente per Lieto Colle: Barocco amorale. Ne parliamo direttamente con lui:<span id="more-682"></span></p>
<p><strong>Barocco amorale: intervista a Diego Conticello</strong></p>
<p><span style="color: #993300;">Alberto Carollo: Partiamo dal titolo di questa tua silloge, caro Diego. Conoscendoti so per certo ch’è un efficace quanto calzante biglietto da visita della tua poetica, ma cerchiamo di fornire qualche coordinata in più al lettore che ti voglia accostare. Il “Barocco” non allude solo alla tua formazione, alla tua provenienza geografica, ai tuoi studi su Lucio Piccolo. In quali accezioni qualifichi come “barocche” le tue composizioni? Per “amorale” alcuni commentatori rilevano che non sia da intendersi letteralmente, ma piuttosto un riferimento alla tematica amorosa come centralità del testo, peculiarmente anticonvenzionale e ri-codificata.<br />
Vuoi fornirci qualche ulteriore precisazione al riguardo?</span></p>
<p>Diego Conticello: Le mie liriche sono “barocche” in primo luogo per la ricerca della parola rara, anticata, inusuale ai limiti del neologismo o addirittura della voluta storpiatura formale, del metaforismo che si vuole arrampicare sempre più in alto e, di conseguenza, in rischioso bilico sulla fragilissima fune dei pensieri e dello stupore.<br />
E’ vero poi che l’aggettivo “amorale” è da intendersi come “amoroso”, ma anche privo di catene eccessivamente moralizzanti che inibiscano ogni slancio di “amoralità” in tutta la sua pienezza.</p>
<p><span style="color: #993300;">AC: Il tuo è un canzoniere d’amore propriamente inteso: ricerca di un eterno femminino ma anche seduzione del corpo, sensualità e celebrazione della bellezza dell’amata. Altro motivo predominante è pure l’amore per la natura, per la tua terra d’origine, per una certa tipologia umana, per i tuoi sodali o modelli di riferimento. Quali altre <em>nuances</em> potremmo aggiungere? Secondo te come parla d’amore la tua poesia e come dovrebbe parlare d’amore la lirica contemporanea per non apparire frusta e di maniera?</span></p>
<p>DC: Certamente la sacralità dell’eros e della natura è talmente poderosa che non può contemplare nessun vitalizio con la religiosità degli antiquati rituali cattolici, che considero ormai privi di ogni suggestione o influenza, ma solo trite litanie superstiziose da cui liberarsi per riscoprire quella vera fedeltà che consiste nel rapporto festoso e totalizzante con la natura delle cose.<br />
La mia poesia accoglie una visione viscerale dell’amore, in stretta armonia col vissuto, dunque prima di tutto parla di passione in modo autentico e mai distante. Nella poesia contemporanea (che poi è specchio della nostra realtà sociale) la parola viene giornalmente svilita per l’uso estremamente smodato di termini troppo comuni, cosiddetti “facili”. Si assiste, ahimé in troppe letture, a banali tentativi di melenso romanticismo che neanche nei vecchi romanzi d’appendice trova ormai spazio. Poi la forzatissima operazione per cui leggiamo ancora testi in rima baciata fa il resto, dando la mazzata finale, imbrigliando la parola dentro universi limitatissimi che non le appartengono. Quindi prima di poter parlare d’amore è necessario saper parlare, saper scrivere (sbagliano coloro i quali pensano che abbisogni solo il talento, giova imparare ogni giorno, talvolta in maniera anche poco docile, lacerante).</p>
<p><span style="color: #993300;">AC: In una tua nota o <em>Avvertenza</em> in epigrafe alla raccolta scrivi: «La mia poesia è il tentativo di raccogliere l’acino migliore dal grappolo più buono». In effetti trovo che il tuo lavoro sulla parola sia il processo di un’elaborata selezione, di una volontà di pervenire ad un dettato minimale quanto ricercato, con una misura sempre brevilinea del verso. In quale direzione si muove la tua ricerca espressiva?</span></p>
<p>DC: Il mio è un tentativo (riuscito o meno spetta dirlo al lettore) di recuperare la centralità della parola, cercando di restituire significati anche nascosti, per così dire in via d’estinzione, talvolta con un simbolismo che possa caricare i termini di una “plurisensualità” che favorisca la massima apertura possibile del pensiero in quel determinato istante in cui la si legge. Ormai in poesia è stato detto tutto, del resto sono trascorsi tremila anni e più dalle prime manifestazioni del pensiero lirico, per cui la sola cosa che mi resta è la ricerca e la fede nelle assolute potenzialità della parola, non vedo altro nel mio orizzonte. Lo scheletro breve e privo di metrica mi aiuta a non sottostare a rigidi tradizionalismi che non mi appartengono, liberando la parola nella sua più sincera libertà.</p>
<p><span style="color: #993300;">AC: Da un punto di vista stilistico c’è in “Barocco amorale” un’attenzione quasi “spasmodica” al lessico. Da studioso di letteratura guardi con un occhio, consapevolmente, alla tradizione (Ramat nella sua prefazione parla di «Novecento aurorale») e con l’altro ti volgi al presente ed immediato futuro (del resto sei un poeta giovanissimo), sperimentando soluzioni volte a liberare la singola parola nella sua singolarità, addirittura coniando dei neologismi («pioggono», «ridace», «bluato», «sbercio» tra gli altri). Perché Diego Conticello avverte il bisogno di coniare nuove parole? Ritieni che l’italiano contemporaneo sia una lingua poco duttile dal punto di vista semantico o sono invece gli attuali parlanti ad aver abbassato il tono e la loro competenza linguistica?</span></p>
<div id="attachment_681" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/110110-Diego-Conticello.jpg"><img class="size-full wp-image-681" title="110110-Diego-Conticello" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/110110-Diego-Conticello.jpg" alt="" width="250" height="396" /></a><p class="wp-caption-text">Diego Conticello</p></div>
<p>DC: Tutt’altro. Ho troppa stima per la mia lingua natia per ritenerla abulica o superata. La lingua italiana è una miniera inesauribile di parole e, conseguentemente di significanti, di idee, tuttavia la si conosce ancora troppo poco e male. Il bisogno intimo è quello di ricercare originalità nella poesia e ormai, dal mio punto di vista, è possibile farlo quasi esclusivamente nell’ambito della parola. Peraltro sono rarissimi gli effettivi neologismi presenti nelle mie poesie, io parlerei piuttosto di “alterazioni di forme pre-esistenti”. La vedo come una sorta di provocazione, affinché anche il lettore possa entrare in questo  perverso ma fascinosissimo meccanismo e prendere in mano il vero “libro dei libri”: non la bibbia, ma il vocabolario, possibilmente anche quello etimologico, che permette di compiere il decisivo salto nel tempo verso le radici del senso, che oggi abbiamo purtroppo perduto.</p>
<p><span style="color: #993300;">AC: Lirica d’amore, abbiamo detto. Una domanda amorevolmente “cattiva”: il lettore distratto o il detrattore per partito preso potrebbero sostenere che un lucido controllo sulla resa formale “raffredda” in qualche modo la spontaneità, quel sentimento istintivo e immediato che la renderebbe più viscerale. So bene che il pathos non difetta alla tua parola, così come «l’emozione fugace che straripa dal crudo orizzonte giornaliero», ma cosa ti sentiresti di rispondere a queste possibili obiezioni?</span></p>
<p>DC: Quasi tutte le mie poesie nascono al massimo in 10 minuti: più sentimento istintivo di questo non saprei dove prenderlo! E’ chiaro che poi subentra una risistemazione formale, altrimenti saremmo ancora fermi all’odiosa insostenibilità del cuore/amore.</p>
<p><span style="color: #993300;">AC: La tua poesia è teatro di tensioni contrastanti, non dissimula quel “male di vivere” di montaliana memoria; anzi, si potrebbe affermare che varie tue composizioni creino perturbamento, se non disorientamento per un sagace uso della metafora, per l’utilizzo di volute disarmonie foniche: («Un salice teso / tira / a nodi corde / logore affilate, // ti sbercio / perduta desistere» p. 29; «Da queste grondaie / spanate / ho fatto veglia / allo sgorgo viola / di tre albe tristi» p. 61; «Chiama una lampada / accesa / a sondare / la linfa dei morti» p. 77). A volte la riflessione sulla condizione umana si raggruma in terrificanti istantanee, come in Ataviche lotte d’esistenza (p. 62), o si concentra in domande retoriche: «Quanto ancora / dovremo attendere / perché l’uomo capisca? / Quanto ancora, quanto / ancora?» (p. 53). Ritieni che la tua visione «cosmico-etica» sia improntata ad un pessimismo di fondo o ti senti più un concreto “realista” che registra le derive del paesaggio contemporaneo?</span></p>
<p>DC: Non posso rifuggire dall’amara constatazione sul sonno della società odierna, anelando al più presto quel definitivo risveglio della ragione che spinga finalmente l’uomo a staccarsi dal proprio retaggio animale, riappropriandosi di quelle vette del pensiero che purtroppo al giorno d’oggi scala solo di rado e con la lentezza di chi non possiede l’attrezzatura adatta nemmeno a sopravvivere e pertanto si trova sempre a fare i conti col baratro dell’iniquità. Spero solo di arrivare a vedere quantomeno un rampino e qualche corda solida che non lasci cadere gli “ultimi”!</p>
<p><span style="color: #993300;">AC: In “Barocco amorale” risalta con forza la dicotomia tra la Sicilia, tua terra d’origine, descritta «con le cosce fumanti / di sole, aperte», «il seno, notturno / soffio di zagara» e Padova, la città dove attualmente risiedi e stai completando il tuo percorso universitario: «città vecchia / adagiata / su opprimenti portici». Quanto è tenace il legame che ti lega alla Sicilia e come l’isola ha saputo nel tempo regalare alla nostra Letteratura opere di assoluto rilievo e d’imprescindibile importanza? Fai qualche nome.</span></p>
<p>DC: E’ come chiedere ad un neonato di staccarsi dal “seno” della madre. Crescendo gli resterà una qualche ancestrale reminiscenza e allora questa madre non vorrà lasciarlo andare, ma deve. Non c’è nessun abbraccio, per quanto amorevole, che non contenga inconsciamente il morso fatale di una regressione, di una “morte”, necessariamente da fronteggiare, da oltrepassare!<br />
Sarebbe troppo scontato parlare del meraviglioso estro naturalistico e rapsodico di Lucio Piccolo, ma dico Angelo Scandurra: un lirico puro, seducente nelle sue “incarnificazioni”terragne ed erotiche, che ricordano certa poesia ispano-americana (Neruda, Borges, Gòngora). Per la prosa non saprei, come direbbe Ignazio Buttitta “io faccio il poeta”! Due solamente, tra i più sviliti e dimenticati: Bufalino e Pizzuto.</p>
<p><span style="color: #993300;">AC: Alcuni critici ti hanno accostato all’Ungaretti dell’Allegria; altri ancora a Quasimodo e a Sandro Sinigaglia. «Non chiedetemi modelli» scrivi nell’<em>Avvertenza</em> ma io, da buon bastardello, ti vorrei comunque chiedere quali sono stati gli autori che hanno segnato in maniera indelebile la tua formazione di letterato e di poeta.</span></p>
<p>DC: Il primo amore d’ingenuo quattordicenne è stato Pablo Neruda, vero maestro nelle sue similitudini terra-donna: e il primo amore, si sa, non si scorda mai. Negli anni padovani è arrivato il Borges, sconosciuto come poeta, de <em>L’oro delle tigri</em>, che mi ha regalato l’uso insistito e inusitato della metafora continuata derivato, a sua volta, dagli antichi poemi scandinavi (“Kenningard”). Poi la folgorazione quasi “elementale” per Lucio Piccolo, impagabile nei suoi scorci fisici e pittorico come nessuno, con una affine predisposizione all’immersione nell’abissale mare di quelle parole che qualcuno preferisce chiamare scarti, anticaglie.</p>
<p><span style="color: #993300;">AC: Com’è nato il sodalizio con Silvio Ramat, insigne cattedratico e altrettanto celebrato poeta e osservatore della scena culturale del XX Secolo, che ha scritto la prefazione al tuo libro?</span></p>
<p>DC: Quasi per caso. Ero in procinto, appena ventenne ma ormai troppo in ritardo, secondo i dettami di Giuseppe Tomasi, per riuscire a “smagarsi” dai bellissimi e pericolosi lacci che tende la mia isola, di trasferirmi a Padova quando, spulciando tra i nomi dei professori dell’ateneo, noto quel Ramat Silvio che al liceo leggevo nelle schede critiche sul Novecento. Una grande, inaspettata sorpresa! Come si fa, davvero poco ingenuamente, mi presentai con le bozze del mio inusuale volume di critica sulla poesia di Lucio Piccolo, costruito con delle fotografie che motivano i versi delle liriche (Lucio Piccolo. Poesia per immagini “Nel vento di Soave”). Deve averlo colpito molto se non ha esitato a scrivere, anche per quel libro, una postfazione allo studentello siciliano appena giunto in pianura padana. Soprattutto è stato lui ad indirizzarmi verso LietoColle.<br />
La comune passione per la poesia, la sua estrema pacatezza hanno fatto il resto.</p>
<p><span style="color: #993300;">AC: In chiusura ci racconti brevemente della tua esperienza editoriale con LietoColle? È stata un’esperienza proficua per la tua attività?</span></p>
<p>DC: A posteriori credo di aver trovato il massimo che si possa pretendere. Certo niente si fa per niente oggigiorno, di questo un autore emergente, specie in poesia, deve essere preventivamente consapevole. Tuttavia il grande sforzo pubblicitario, la visibilità (sempre relativa al ristretto pubblico della poesia), l’affascinante veste editoriale con cui si presenta il libro, la cura maniacale dei dettagli, della grafica, della carta mi hanno ripagato pienamente. In soli sei mesi anche il riscontro critico,  grazie alla loro vorticosa “motilità”,  è stato proficuo. Cos’altro si può desiderare? Michelangelo Camelliti (l’editore)  in breve tempo è diventato un intimo amico, mi ha accolto nella sua ‘casa’ come si farebbe con un figlio.</p>
<p><span style="color: #993300;">AC: Grazie Diego, auguriamo a “Barocco amorale” tanta fortuna ed a te lunga vita e prosperità (artistica ed umana).</span></p>
<p>DC: Grazie a te Alberto e grazie a tutti i potenziali lettori di poesia, sperando che crescano in numero e volontà.</p>
<p><strong>Diego Conticello</strong>. Nato a Catania nel 1984, vive e studia tra Padova e la Sicilia. Laureato in Linguaggi e tecniche di scrittura presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Padova, con una tesi sul poeta messinese Basilio Reale, è attualmente specializzando in Letteratura e Filologia moderna con un repertorio di poeti siciliani contemporanei (da Lucio Piccolo a Bartolo Cattafi, da Lucio Zinna a Nino De Vita, da Melo Freni ad Angelo Scandurra ed altri).</p>
<p>Nel 2004 ha condotto degli studi, con metodo concordanziale, sulle edizioni de <em>L’esequie della luna</em> di Lucio Piccolo, per la cattedra di Teoria della letteratura dell’Università di Catania. Fa parte del coordinamento tecnico del museo-laboratorio «Centro Lucio Piccolo di Calanovella» di Ficarra (Messina).</p>
<p>Nel 2009 è uscito, per i tipi di Cittaperta Edizioni, un suo saggio esegetico-biografico-figurativo dal titolo <em>Lucio Piccolo. Poesia per immagini “Nel vento di Soave”</em>, scritto a quattro mani con Franco Valenti e con una postfazione del maestro Silvio Ramat.</p>
<p>Ha vinto alcuni premi di poesia inedita tra cui il “Roberto Bertelli” città di Pontedera e, più volte, il premio indetto dalla Fondazione Vitaliano Brancati “Parole e Segni” città di Catania.</p>
<p><em>Barocco amorale </em>è la sua prima opera poetica di cui si sono già occupati numerosi critici, da Lucio Zinna ad Alfonso Lentini e ancora Angelo Scandurra, Maddalena Capalbi, Sebastiano Saglimbeni, Marzia Alunni, Fabio Michieli e altri.</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2011/05/13/barocco-amorale-intervista-a-diego-conticello/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Gozzano dopo cent&#8217;anni</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 21:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[a cura di Elisabetta Brizio &#8211; Matteo Veronesi, Gozzano dopo cent&#8217;anni (A copertina morbida, pp. 367, Imola, 2011, € 15,00) Ordina il libro su Lulu.com: qui Gozzano dopo cent’anni. Antologia delle opere per l’anniversario dei Colloqui (Nuova Provincia, Imola 2011) è un’ampia antologia illustrata – introdotta e commentata da Matteo Veronesi e con postfazione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di Elisabetta Brizio &#8211; Matteo Veronesi, <em>Gozzano dopo cent&#8217;anni<br />
</em>(A copertina morbida<em>, </em>pp.<em> </em>367, Imola, 2011, € 15,00)</p>
<p>Ordina il libro su Lulu.com: <a href="http://www.lulu.com/product/a-copertina-morbida/gozzano-dopo-centanni/15231870?productTrackingContext=search_results/search_shelf/center/1">qui</a></p>
<p><em><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/Gozzano-dopo-centanni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-652" title="Gozzano dopo cent'anni" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/04/Gozzano-dopo-centanni-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a>Gozzano dopo cent’anni. Antologia delle opere per l’anniversario dei Colloqui </em>(Nuova Provincia, Imola 2011) è un’ampia antologia illustrata – introdotta e commentata da Matteo Veronesi e con postfazione di Elisabetta Brizio – delle opere di Guido Gozzano, poeta che, con i suoi “giochi di sillaba e di rima”, artificia che inverano gli emblemi contermini della sua pulsione ad “appartenersi”, nonché disvelanti un profondo umanesimo fluttuante in una indecidibile oscillazione tra interdizione sentimentale e valoriale, tra “aridità larvata di chimere” e ansiosi e indeterminati aneliti mistici, è perpetuamente situato in quella fuga dal tempo che nelle <em>Farfalle</em>, con tutt’“altra voce”, assumerà le vesti di una ibridazione tra il passato e l’aurorale, originario sentimento di una temporalità come “perplessità crepuscolare”. Lucrezianamente, nelle epistole si verificherà anche la sintesi di spirito e materia, di alterità e immanenza, del “mistero altissimo” e conoscenza scientifica.<span id="more-650"></span></p>
<p>Gli autori:</p>
<p>Elisabetta Brizio è nata e vive a Macerata. Nel 1983 si è laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Macerata. Ha pubblicato:<br />
<em>L’innumerevole esistenza. Saggi  e note di letteratura contemporanea</em>, Azeta Fastpress, Bologna 2010;<br />
<em>Le vesti dell’anima. Ipotesi per un canone della décadence</em>, Azeta Fastpress, Bologna 2010.</p>
<p>Matteo Veronesi, nato a Bologna nel 1975, è dottore di ricerca in  Italianistica. Oltre ad aver pubblicato saggi letterari su varie riviste  (fra cui «Poesia», «Poetiche», «Testo», «Atelier», «Il Domenicale»,  «Bibliomanie») e curato edizioni di Seneca, Poe e Pirandello per  l’editore Barbera, è autore del libro <em>Il critico come artista dall’estetismo agli ermetici</em> (Azeta Fastpress, Bologna 2006) e della monografia <em>Pirandello</em> (Liguori, Napoli 2007) e curatore di Luigi Orsini tra letteratura,  musica e arte (Editrice Compositori, Bologna 2006). E&#8217; il Dominus e  curatore del sito http://nuovaprovincia.blogspot.com/</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2011/04/29/gozzano-dopo-centanni/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Seventy Sex: nuove barbarie editoriali</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 10:08:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Janis Joyce, Seventy Sex (Transeuropa, 2011, pp. 136, € 12,90, ISBN 9788875801236) «La storica sigla editoriale Transeuropa accetta la sfida del futuro portando con sé due “bussole”: Tondelli e Girard, la narrativa da una parte e la saggistica dall&#8217;altra, tenute insieme da un comune atteggiamento di ricerca, di dialogo e di attenzione verso l&#8217;inedito, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Janis Joyce, <em>Seventy Sex </em>(Transeuropa, 2011, pp. 136, € 12,90, ISBN 9788875801236)</p>
<p style="text-align: right;">«La storica sigla editoriale Transeuropa accetta la sfida del futuro portando con sé due “bussole”: Tondelli e Girard, la narrativa da una parte e la saggistica dall&#8217;altra, tenute insieme da un comune atteggiamento di ricerca, di dialogo e di attenzione verso l&#8217;inedito, il diverso, l&#8217;estraneo, il fuori luogo, il non catalogato – così che “la pietra scartata dal costruttore è diventata testata d&#8217;angolo”.»</p>
<p style="text-align: right;">Giulio Milani, direttore responsabile Transeuropa Edizioni</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/copertina_seventy_sex.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-513" title="copertina_seventy_sex" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/copertina_seventy_sex-202x300.jpg" alt="seventy sex_cover" width="202" height="300" /></a>In questo blog e nel sito partner di <a href="http://cartacantalab.com">CaRtaCaNta</a>, l&#8217;associazione che ho il piacere di presiedere, si è sempre parlato di libri e di autori che ci hanno appassionato, che ci hanno pungolato a riflettere e ci hanno resi un poco migliori.<br />
Di pessimi libri ne abbiamo letti, e non pochi, ma abbiamo sempre preferito passare sotto silenzio i prodotti che non meritavano &#8211; secondo la nostra modesta opinione &#8211; l&#8217;attenzione del lettore e lo spreco di tempo ed energie da parte del recensore di turno.<span id="more-508"></span></p>
<p>Quel che ci accingiamo a fare ha perciò pochi precedenti nella nostra attività e nel nostro stile, più incline all&#8217;umiltà e alla discrezione che non al diretto, pubblico confronto, talvolta col ricorso a toni sostenuti. Una consapevolezza netta e bruciante nonché la coerenza e l&#8217;integrità intellettuale che ci contraddistinguono ci impongono, però, di soffermarci a considerare il degrado e il progressivo imbarbarimento culturale dell&#8217;editoria italiana.</p>
<p>Qualcuno potrà obiettare ch&#8217;è storia di tutti i giorni, ch&#8217;è la scoperta dell&#8217;acqua calda. Perché prendersela con Transeuropa?<br />
Perché il progetto editoriale di <a href="http://transeuropa.inaudita.it/dettaglio_libro.php?id_libro=113"><em>Seventy Sex </em></a>è solo uno degli emblemi dell&#8217;impoverimento dell&#8217;offerta culturale del Belpaese. Nel panorama ricco di illustri riferimenti in vari settori, dal “teatrino” della politica (network, conflitti d&#8217;interesse, escort e veline) al mercato del lavoro, all&#8217;economia, al sociale, i segnali sempre più inquietanti che giungono al nostro osservatorio ci pungolano a prendere posizione, nel nostro piccolo, secondo le nostre competenze e conoscenze, e indignarci al cospetto di simili miserevoli strategie. Abbiamo appoggiato e contribuito – sempre nel nostro piccolo -, da operatori culturali, in modo del tutto disinteressato, a diffondere i prodotti di qualità della nostra piccola e media editoria indipendente, invitando in città autori che hanno uno stile ben definito e qualcosa da dire ma che non rientrano nei grandi circuiti di diffusione e distribuzione; duole doppiamente che una casa editrice che si è contraddistinta in passato per ammirevoli scelte editoriali, abbia ceduto alla logica del profitto più bieco, architettando meschine operazioni commerciali come <a href="http://transeuropa.inaudita.it/dettaglio_libro.php?id_libro=113"><em>Seventy Sex</em></a>. L&#8217;avremmo compreso di più da colossi coi piedi d&#8217;argilla come Mondadori, dal fatuo Sperling &amp; Kupfer tanto per dirne due, ma da un editore che si picca di avere come numi tutelari René Girard e Pier Vittorio Tondelli difficile digerirlo.</p>
<p>Di cosa parla <em>Seventy Sex</em> spremutone il succo? Di aria fritta. Ambientato in un periodo storico cruciale per l&#8217;Italia, gli anni Settanta, la cui ombra politica si allunga sinistramente sulla scena contemporanea, questa “sedicente autrice” racconta al lettore come e con chi ha condiviso le proprie esperienze sessuali tra i 15 e i 17 anni. Materia sfiziosa per un pubblico anestetizzato nelle proprie facoltà critiche, affetto da pruriginose e ingovernabili curiosità più consone agli ebeti, vojeuristici canoni del Grande Fratello che a nobili attività quali la lettura e la scrittura. Per vendere qualche copia in più, con squisita raffinatezza, l&#8217;editore si è pure inventato un concorso per scoprire chi si cela dietro lo pseudonimo di Janis Joyce (sic!).</p>
<p>Se questo è accettare la sfida del futuro preferiamo decisamente – a rischio di procurarci un bel torcicollo – volgere il capo e contemplare quel che  abbiamo alle spalle.</p>
<p>***</p>
<p>Perciò abbiamo redatto questa letterina, già inviata al destinatario (non credo si degneranno di risponderci, ma noi ci sentiamo già molto meglio):</p>
<p>Gentile redazione di Transeuropa, buongiorno.<br />
Auspichiamo non disturbare, risultare invadenti, recarVi disagio, se lecito: “sentirVi pensare”.</p>
<p>Chi Vi scrive: Alberto Carollo e Alberto della Rovere. Per dignità (lemma desueto, presumibilmente, almeno a Voi: ignoto) ed integrità intellettuale, digitiamo per conto della Associazione culturale CaRtaCaNta, di cui facciamo parte. Negli ultimi anni, il nostro nucleo di appassionati &#8220;dopolavoristi&#8221; ha ospitato, a Vicenza, vari Autori, guadagnandosi spazi ed articoli in diversi quotidiani (Giornale di Vicenza, Il Gazzettino, Corriere del Veneto, City Lights&#8230;), oltre che in varie pubblicazioni di settore a carattere nazionale. Fra gli altri, ricordiamo con piacere Cristiano Cavina, Roberto Ferrucci (magari Ve ne rammenterete, lo dubitiamo, considerate le Vostre scelte editoriali recenti &#8230;), Mauro Covacich, Fulvio Ervas, Roberto Mistretta, Tiziano Scarpa, Filippo Tuena, Gianfranco Franchi, Paolo Ruffilli, Cosimo Argentina, Mario Bonfante, Piero Badaloni, Willer Bordon, Alberto Fiorin, Romolo Bugaro, Renzo di Renzo etcetera. Abbiamo inoltre organizzato corsi di scrittura creativa e pubbliche letture, con riscontri positivi, pur in uno scenario (geografico, culturale, politico) non sempre agevole, se non mortificante.</p>
<p>Poche righe, quindi &#8211; il Vostro tempo, immaginiamo, sarà prezioso -, di ringraziamento per la recente pubblicazione di <em>Seventy Sex</em>, di cui tanto si spreca inchiostro, a firma della sedicente Janis Joyce (che colpo d&#8217;ala, degno di un Evelyn Waugh padano), dimostrazione (umiliante) nell&#8217;ordine:</p>
<p>a) di quanto vani siano gli sforzi di chi, come noi (NON stipendiati), cerca ancora, renitente alla resa, di diffondere Cultura</p>
<p>b) dello stato (leggi: etica professionale) di certa editoria nazionale</p>
<p>c) di quali siano, oggi, modalità e temi utili alla pubblicazione.<br />
Certo, da chi si picca di avere come bussole Tondelli e Girard (sic transit), ci si aspettava di più: naufragio senza sestante, se non la pecunia, senza ritegno alcuno.</p>
<p>Non possiamo, pertanto, che biasimarVi. E, con Voi, biasimare e denunciare chi dedica spazio e diffonde talune iniziative editoriali.<br />
Grazie per la Vostra attenzione. Vi avremo distolto, per pochi minuti, dalla promozione dedicata al caposaldo letterario sopra citato.<br />
Buon cammino, quindi. Pure per le future imprese, a partire dall&#8217;ulteriore autore di Schio (Vicenza) previsto, a breve, in catalogo (mera coincidenza? Permetteteci la malizia, considerate le voci ricorrenti sull&#8217;identità della imbrattatrice di carta di cui sopra).<br />
Cordiali saluti.</p>
<p>Alberto Carollo / Alberto della Rovere<br />
www.cartacantalab.com<br />
albertocarollo@yahoo.it<br />
nadir75@hotmail.it</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2011/02/11/seventy-sex-nuove-barbarie-editoriali/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ipotesi di viaggio</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 22:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Segnalo con piacere l&#8217;ultimo nato in casa I sognatori: Silvia Obici, Ipotesi di viaggio (I sognatori, 2011, pp. 136, € 10,60, ISBN 978-88-95068-13-8) dalla presentazione dell&#8217;editore: Ipotesi di viaggio miscela abilmente vari generi letterari: thrilling, giallo, noir, ma c’è spazio anche per la letteratura fantastica e surreale, per quella umoristica e altro ancora. La cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo con piacere l&#8217;ultimo nato in casa <em><a href="http://casadeisognatori.splinder.com/post/23998022/ipotesi-di-viaggio-silvia-obici">I sognatori</a>:</em></p>
<p>Silvia Obici, <em>Ipotesi di viaggio</em> (I sognatori, 2011, pp. 136, € 10,60, ISBN 978-88-95068-13-8)</p>
<p><em>dalla presentazione dell&#8217;editore:</em></p>
<p><em><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/ipotesi-di-viaggio_cover.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-498" title="ipotesi di viaggio_cover" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/ipotesi-di-viaggio_cover-196x300.jpg" alt="ipotesi di viaggio - silvia obici" width="196" height="300" /></a> Ipotesi di viaggio</em> miscela abilmente vari generi letterari: thrilling, giallo, noir, ma c’è spazio anche per la letteratura fantastica e surreale, per quella umoristica e altro ancora.<br />
La cosa stupefacente è la maestria con la quale vengono tenuti assieme tutti questi elementi. Perché Silvia – a differenza di molti scrittori, anche con maggiore esperienza – non ha mai perso di vista la storia che intendeva raccontare, intessendo una ragnatela di eventi che senza dubbio conquisterà il lettore. È uno di quei libri, <em>Ipotesi di viaggio</em>, che tiene vivo l’interesse fino all’ultima riga. Per capire, per vedere se alla fine tutti i tasselli tornano al loro posto.<span id="more-496"></span></p>
<p>Un uomo, per motivi che non riesce a comprendere, si ritrova a entrare in continuazione nel medesimo bar. Una volta fuori, dimentica di esserci stato e si pone alla ricerca di qualcosa, per poi terminare regolarmente nel solito locale. Sarà il barista, di volta in volta, a rammentargli cosa ha detto e fatto l’ultima volta in cui si sono visti.<br />
È questo l’intrigante spunto di partenza di <em>Ipotesi di viaggio</em>, nel quale Silvia Obici ci rivela la potenza immaginifica della sua scrittura, architettando una storia in cui gli elementi classici della narrativa thrilling (l’omicidio, la vendetta, le immagini cruente) vengono abilmente miscelati con quelli di generi differenti (il giallo, il noir, la letteratura fantastica e umoristica, l’horror, la gangster story). Nel mezzo, ricordi, rievocazioni e una ricostruzione “per tappe” delle complesse vicende alla base del plot, nonché gli straordinari squarci surreali – visioni, incontri e dialoghi – che suggeriranno ai protagonisti quale strada seguire per poter giungere alla fine del loro viaggio.</p>
<p>Consigliato a chi ama le storie complesse ma non macchinose, i finali ad effetto, le atmosfere gialle e noir, il thrilling metafisico e surreale di Matheson e Sclavi, o i racconti fantastici di Buzzati; a chi apprezza gli scrittori che sanno lavorare sul serio di fantasia; a chi ha visto e apprezzato un film come <em>Strade perdute </em>di Lynch; a tutti coloro che, leggendo un libro zeppo di misteri, ogni tre pagine si divertono a prevedere come finirà il romanzo.</p>
<p>C&#8217;è la possibilità di scaricare gratuitamente metà libro <a href="http://www.casadeisognatori.com/ipotesidiviaggio.pdf">QUI</a>.</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2011/02/08/ipotesi-di-viaggio/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Vista sull&#8217;angelo</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 10:25:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Massimo Scrignòli, Vista sull&#8217;angelo (Book Editore, 2009, pp. 96, € 15,00 – ISBN 978-88-7232-635-0) Il bibliofilo che ha sviluppato un sano feticismo per l&#8217;oggetto-libro non rimarrà immune al fascino della preziosa veste grafica di questo libello di Massimo Scrignòli che, poeta e traduttore – sua una versione e una introduzione critica ai racconti di Kafka [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Massimo Scrignòli, <em>Vista sull&#8217;angelo</em><br />
(Book Editore, 2009, pp. 96, € 15,00 – ISBN 978-88-7232-635-0)</p>
<p><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/01/Scrignòli.-Cop.-Vista-web.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-467" title="Scrignòli. Cop. Vista web" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/01/Scrignòli.-Cop.-Vista-web.jpg" alt="" width="120" height="176" /></a>Il bibliofilo che ha sviluppato un sano feticismo per l&#8217;oggetto-libro non rimarrà immune al fascino della preziosa veste grafica di questo libello di Massimo Scrignòli che, poeta e traduttore – sua una versione e una introduzione critica ai racconti di Kafka in <em>Relazione per un&#8217;accademia e altri racconti</em> (Book Editore, 1997) –, è pure editore di se stesso. Acquistano così un significato e uno spessore ragguardevoli non solo la parola ma la scelta dei caratteri e della carta per la stampa, la cura artigianale per la quale si annota «rilegato da mani femminili», premura di vestali che custodiscono la sacralità del rito officiato per il lettore, destinatario ultimo ed esclusivo dell&#8217;opera.<span id="more-465"></span></p>
<p>Anche la scelta del particolare in gouache, grafite e acquerello che campeggia in sopraccopertina non è casuale. Si tratta di un&#8217;opera di Carlos Schwabe dei primi del &#8217;900, e ritrae un angelo della Morte in sembianze femminili mentre si palesa ad un becchino che crede di prepararsi a seppellire un altro candidato al mondo dei più. Scrignòli concepisce in <em>Vista sull&#8217;angelo</em> un “racconto in versi” ch&#8217;è a tutti gli effetti una sorta di viaggio iniziatico senza meta e senza ritorno, una potente allegoria del ciclo della vita: «Da mille anni l&#8217;albero delle pagode | osserva l&#8217;Angelo e scolora | tutto il suo infinito.|| Così un&#8217;altra vita | subito dopo l&#8217;incontro | con la prima morte. […]»</p>
<p>L&#8217;albero del verso è il Ginkgo Biloba, di origini cinesi ma diffuso in Europa; può vivere fino a 1500 anni. In Estremo Oriente è un albero di culto, piantato nelle vicinanze dei templi e dei cimiteri. Principio e fine divengono il perno intorno a cui ruota la riflessione sul senso dell&#8217;esistere. La prospettiva è ribaltata a piacere e forse il percorso è a ritroso ma non importa: il tempo non è più una dimensione lineare; come in Heidegger è un luogo dove accadono gli eventi, non <em>hic et nunc</em>, qui e ora, ma neanche là e domani. Tutto è consegnato all&#8217;eternità e perciò sempre attuale alla meditazione, perché è ad essa e alla conservazione della memoria che il poeta richiama.</p>
<p>Non è agevole imbarcarsi con la spedizione organizzata da Scrignòli in <em>Vista sull&#8217;Angelo</em>: si deve necessariamente esser disposti a travalicare i confini dell&#8217;umano, «[...] trasumanar che rapisce la vista | e consola»; ogni cosa è al tempo stesso reale e in una dimensione di sogno. L&#8217;attualità della poesia di Scrignòli risiede nel suo sintonizzarsi sulle frequenze del mondo contemporaneo, col Male che sta dentro e intorno al pianeta e nella sua Storia. Il punto di partenza è chiaramente lo smarrimento di chi troppo vede e possiede ma non conosce: «La mente | non si avvede dei rapidi oggetti che passano | né la vista trattiene ciò che pure afferra».<br />
L&#8217;invito è eloquente in apertura: «[...] per uscire dal mondo dovremo | intuire | decifrare | tradurre», verbi posti in sequenza e a cascata.<br />
Sembra un manifesto programmatico, eppure è solo una delle facce del prisma. Nell&#8217;esercizio poetico di Scrignòli la contraddizione assunta come anima della dialettica, le aporie e le sostituzioni/inversioni sono spesso dietro l&#8217;angolo («E ai piedi delle foglie»; «Con l&#8217;inverno per cappotto») e anche il <em>logos</em>, varcato il limite del suo impiego logico, diviene un orpello. Il racconto/viaggio si snoda lungo cinque stazioni (<em>Senza ritorno</em>, <em>Il cedimento di Dio</em>, <em>Del Sublime</em>, <em>Del Tempo</em> e <em>La Casa</em>) ed ha la mirabile costruzione di un dipinto di Piero della Francesca: la stessa simmetria ed astrazione matematica, lo stesso languore e bellezza della verità che avvertiamo netta, senza bisogno di intermediazioni.</p>
<p>Attraversando la Storia umana, «Uomini | a cavaliere tra ceneri e guerre | è quanto si può vedere, è tutto | quello che si può vedere camminando | sul formicaio distrutto di Auschwitz»; perseguendo la ricerca del Sublime, «e poi tutto ciò che è terribile | è una fonte del sublime»; con l&#8217;azzeramento del tempo misurabile, «Il caos, forse, sarà l&#8217;unico rimedio | allo sgretolarsi di un&#8217;intera stirpe | di radici e terre», si giunge al confine di un <em>mondo altro</em>, dove la “civiltà” degli uomini è solo un pallido ricordo, spodestata da una Natura che si riappropria di quanto le spetta, estirpando strade piazze mura e biblioteche, in un processo di continua rigenerazione. L&#8217;enigma è il vincitore supremo: il mistero è l&#8217;ultima, definitiva consapevolezza della vita e della morte, prossimo all&#8217;ineffabile.</p>
<p>C&#8217;è in Scrignòli una inesausta ricerca della parola “esatta”, del segno che condensi suono, significato e ritmo. Non è lettura facile, l&#8217;ho già sottolineato, ma sorprende come le fonti e le frequentazioni illustri (Dante, Montale, Eliot, Pound, Rilke, Goethe) si amalgamino con naturalezza e fluidità nel dettato poetico, nella sua tensione morale, nella sua polivalenza espressiva e fortemente simbolica. Separare discriminare catalogare potrebbe rivelarsi un esercizio sterile; nella nostra nuova Casa «Il vento adesso è il confine». Molto meglio “sentire” per altra via, come si fruisce della bellezza materica di tanta arte figurativa contemporanea; o ascoltare, magari la musica di Mahler, assai gradita al poeta: «Cenere nebbia e musica | questo sta piovendo sulla strada in rovina. | E dal fuoco cade il nome | scuro di un Angelo. | Sembra | il canto in fuga di un viandante [...]»</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2011/01/24/vista-sullangelo/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Sul Romanzo: anno nuovo vita nuova</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 23:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Literary Blog Sul Romanzo di Morgan Palmas riaprirà i battenti il prossimo 11 gennaio. Recentemente è divenuto un vero e proprio sito, con dominio registrato all&#8217;indirizzo: http://www.sulromanzo.it, un&#8217;alacre e dinamica officina collettiva &#8211; il cui dominus e deus ex-machina è sempre l&#8217;irrefrenabile Palmas &#8211; con tre anime: il blog, la webzine e l&#8217;agenzia letteraria. Vi esorto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_440" class="wp-caption alignleft" style="width: 222px"><a title="webzine" href="http://www.sulromanzo.it/webzine"><img class="size-medium wp-image-440" title="coverdicembre2010" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2011/01/coverdicembre2010-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Webzine Sul Romanzo - dicembre 2010</p></div>
<p>Il Literary Blog <span style="color: #800000;"><em><strong>Sul Romanzo</strong></em></span> di Morgan Palmas riaprirà i battenti il prossimo 11 gennaio.<br />
Recentemente è divenuto un vero e proprio sito, con dominio registrato all&#8217;indirizzo: http://www.sulromanzo.it, un&#8217;alacre e dinamica officina collettiva &#8211; il cui dominus e deus ex-machina è sempre l&#8217;irrefrenabile Palmas &#8211; con tre anime: il blog, la webzine e l&#8217;agenzia letteraria.</p>
<p>Vi esorto a darci una sbirciatina, ad apprezzarne la nuova veste grafica, a leggerlo se siete appassionati di libri editoria scrittura e volete sapere quel che succede in città: è ricco di servizi e contributi disparati, ci sono delle buone penne e circolano idee e iniziative proficue per gli addetti ai lavori, per i bibliofili e per gli appassionati della lettura.</p>
<p>Nel frattempo è uscito il nuovo numero della <strong>Webzine</strong> per concludere il 2010 e inaugurare un nuovo anno di progetti. La rivista telematica merita una lettura per l&#8217;omogeneità e la qualità dei contenuti; a partire da questo ogni nuovo numero avrà un <em>fil rouge </em>comune per tutti i collaboratori.<span id="more-437"></span></p>
<p>La Webzine la potete leggere <a title="webzine" href="http://www.sulromanzo.it/webzine">qui</a>.</p>
<p>Per gli <em>aficionados</em> segnalo il mio contributo &#8211; rivolto ai fumettari di lungo corso ma anche ai curiosi che desiderano guardare la contemporaneità da un diverso punto di vista &#8211; alle pagg. 66-67 dal titolo: <em>Il Regno oscuro o dell&#8217;identità</em> minacciata. <img src='http://www.albertocarollo.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_twisted.gif' alt=':twisted:' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Indice della Webzine:</p>
<p><span style="color: #000000;">Editoriale di </span>Morgan Palmas</p>
<p><span style="color: #000000;">La vignetta</span> di Danilo Giovanelli</p>
<p>Marcello Marinisi [Rubrica: Prospettiva fantasy]</p>
<p>Alberto Stigliano [Rubrica: Gentili riscontri]</p>
<p>Alessandro Puglisi [Rubrica: I (rin)tracciati]</p>
<p>Giovanni Ragonesi [Rubrica: Vita standard di uno scribacchino provvisorio]</p>
<p>Angelica Gherardi [Rubrica: French connection]</p>
<p>Geraldine Meyer [Rubrica: Racconti dal retrobottega]</p>
<p>Claudia Verardi [Rubrica: Cinematura]</p>
<p>Marta Traverso [Rubrica: I libri che ti cambiano la vita]</p>
<p>Adriana Pedicini [Rubrica: Pensiero antico e identità europea]</p>
<p>Pierfrancesco Matarazzo [Rubrica: Ciò detto]</p>
<p>Deborah Pirrera [Rubrica: Il mestiere dell’editore]</p>
<p>Morgan Palmas [Rubrica: L’angolo delle interviste]</p>
<p>Maria Antonietta Pinna [Rubrica: La metà oscura del mondo]</p>
<p>Giovanni Turi [Rubrica: Meridione d’inchiostro]</p>
<p>Sara Gamberini [Rubrica: Esordire]</p>
<p>Annalisa Castronovo [Rubrica: Cantautori: per rispetto chiamati artisti]</p>
<p>Alberto Carollo [Rubrica:Fumettando]</p>
<p>Stefano Verziaggi [Rubrica: Mamma, mi leggi?]</p>
<p>Alessia Colognesi [Rubrica: Gerbido raccolto]</p>
<p>Morgan Palmas [Rubrica: Socretinate]</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2011/01/08/sul-romanzo-anno-nuovo-vita-nuova/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Pisa Book Festival</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 10:10:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’appuntamento autunnale con la lettura al Pisa Book Festival si è tenuto quest’anno nei giorni 22-23-24 ottobre. Ho avuto il piacere di parteciparvi, invitato dal mio editore, con altri autori della casa editrice ed è stata un’occasione più che gradita sotto vari aspetti. Ho pure coinvolto la famigliola a seguirmi per qualche giornata in camper [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_349" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/fiera-pisa-086.jpg"><img class="size-medium wp-image-349" title="fiera pisa 086" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/fiera-pisa-086-300x200.jpg" alt="pbf" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">stand di Creativa e Dissensi Edizioni - con Giuseppe Novellino</p></div>
<p>L’appuntamento autunnale con la lettura al <a href="http://www.pisabookfestival.it/">Pisa Book Festival </a>si è tenuto quest’anno nei giorni 22-23-24 ottobre. Ho avuto il piacere di parteciparvi, invitato dal mio editore, con altri autori della casa editrice ed è stata un’occasione più che gradita sotto vari aspetti. Ho pure coinvolto la famigliola a seguirmi per qualche giornata in camper in un agriturismo a pochi chilometri dalla città, soggiorno allietato dal meteo favorevole, di cui vi parlerò in separata sede nella sezione <em>viaggi-plein air</em>.<span id="more-344"></span></p>
<p>La domenica 24, dopo una sosta in centro per l’irrinunciabile visita a piazza dei Miracoli, ho raggiunto il palazzo dei Congressi, sede dell’esposizione, alle 17. Aggirandomi per gli stand ho avuto modo di apprezzare come negli anni la <em>kermesse</em> pisana è andata crescendo per la partecipazione di molte case editrici indipendenti di qualità; ne cito qualcuna alla rinfusa ma erano davvero tante: Minimum Fax, Marcos y Marcos, Voland, Nottetempo, Historica, Perdisa, Stampa Alternativa, Il Foglio, Isbn edizioni, Iperborea.</p>
<p>Che aria ho respirato a Pisa? Diciamo che la situazione dell’editoria indipendente in Italia non è delle migliori. Aumentano i lettori “di nicchia”, che cercano e scelgono con consapevolezza pubblicazioni fuori dalle rotte abituali dei grandi numeri, pilotate dai colossi editoriali. Mai come oggi, però, i costi di produzione sono elevati e per un piccolo editore è difficile confezionare un prodotto concorrenziale ad un prezzo contenuto.<br />
I grandi gruppi, invece, hanno prima determinato un innalzamento del prezzo base di mercato per poi gettare fumo negli occhi dei consumatori con campagne di vendita al -10, -20, -30% e puntato sulle edizioni tascabili quando i piccoli e medi editori queste strategie non se le possono permettere. Per il lettore il disagio cresce e se consideriamo che nel Belpaese già si legge poco è comprensibile che ci si faccia i conti in tasca quando un libro di 200 pagine in brossura viene a costare 18,50 € (?!?).</p>
<p>Ho rivisto con piacere <a href="http://www.albertocarollo.it/blog/2010/10/25/nonostante-il-vaticano/">Gianluca Ferrara</a>; l’intervento con gli autori di <a href="http://edizionicreativa.it">Edizioni Creativa</a> era previsto in sala Blu per le 18. Hanno moderato il dibattito l’editore e <a href="http://tizianapedone.it">Tiziana Pedone</a>, che già avevo incrociato ed apprezzato a Torino per il suo recente <a href="http://www.edizionicreativa.it/content/b2c/body.php?p=UFJPRFVDVA==&amp;act=detail&amp;id=107">Benito Appiombato</a>. Abbiamo conversato dei temi del mio <em>Doppio ritratto</em>, del materiale che ha costituito il sostrato del romanzo. Ho avuto modo di rivedere <a href="http://www.edizionicreativa.it/content/b2c/body.php?p=UFJPRFVDVA==&amp;act=detail&amp;id=111">Mauro Antonio Albrizio</a>, esuberante come al solito e in gran forma. A Torino, quando lui è salito sul palchetto prima di me, avevamo chiosato i nostri interventi <em>La quiete dopo la tempesta</em>. A Pisa ho parlato prima io, perciò i termini si sono invertiti. Avevamo già scherzato sulle nostre performance in un paio di botta e risposta su facebook: «prima la passionalità mediterranea, poi le compassate brume del Nord». Quasi un cliché se non fosse che sia io che Mauro Antonio abbiamo un sacco di storie da raccontare – leggere per credere! A Creativa, comunque, le storie non mancano mai e vi caldeggio l’interessante esordio narrativo di <a href="http://www.edizionicreativa.it/content/b2c/body.php?p=UFJPRFVDVA==&amp;&amp;act=detail&amp;id=127">Fabrizio DeMaria</a> con <em>Aria</em>. E ancora il curioso e simpatico trio di esordienti Madam (acronimo e palindromo insieme che riunisce le iniziali dei loro nomi e una nota piazza di Amsterdam) con <a href="http://www.edizionicreativa.it/content/b2c/body.php?p=UFJPRFVDVA==&amp;&amp;act=detail&amp;id=126"><em>Spacecake</em></a>; ho chiacchierato volentieri di <em>science fiction</em> con Giuseppe Novellino, autore di <a href="http://www.edizionicreativa.it/content/b2c/body.php?p=UFJPRFVDVA==&amp;&amp;act=detail&amp;id=110"><em>La vertigine e l&#8217;attesa</em></a>, una silloge di racconti fantascientifici ambientati in Valtellina, regione dove il nostro risiede. Novellino è un vero appassionato del genere: abbiamo rinverdito letture comuni, scomodando nientemeno che Asimov, P. K. Dick, Jack Vance e la mitica collana Urania. Pure Adriano Tango ha qualcosa da spartire con un certo filone narrativo che propone scenari futuribili, magari declinati con eventi apocalittici. Ma il suo <em><a href="http://www.edizionicreativa.it/content/b2c/body.php?p=UFJPRFVDVA==&amp;act=detail&amp;id=118">La baia</a> </em>è qualcosa di più: ha risvolti filosofici e ambientalisti tutti da scoprire. Insomma non ci siamo fatti mancare nulla.  <img src='http://www.albertocarollo.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':-P' class='wp-smiley' /> </p>
<div id="attachment_348" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/fiera-pisa-026.jpg"><img class="size-medium wp-image-348" title="fiera pisa 026" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/fiera-pisa-026-300x200.jpg" alt="pbf" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">that&#39;s me in the spotlight</p></div>
<div id="attachment_347" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/fiera-pisa-022.jpg"><img class="size-medium wp-image-347" title="fiera pisa 022" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/fiera-pisa-022-300x200.jpg" alt="pbf" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">con Tiziana Pedone e Gianluca Ferrara</p></div>
<div id="attachment_346" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/fiera-pisa-018.jpg"><img class="size-medium wp-image-346" title="fiera pisa 018" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/11/fiera-pisa-018-300x200.jpg" alt="pbf" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">sala Blu - Pisa Book Festival</p></div>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2010/11/02/pisa-book-festival/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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