Pier Paolo Pasolini, «La sua morte è un drammatico, disperato rapporto con la madre»

La mia intervista a Nico Naldini, apparsa in Sul Romanzo il 02/11/2015, nella ricorrenza della scomparsa dello scrittore e regista.

pier_paolo_pasolini_la_sua_morte_e_un_drammatico_disperato_rapporto_con_la_madreIn occasione dei 40 anni della scomparsa di Pier Paolo Pasolini, abbiamo provato a delineare, insieme a Nico Naldini, un quadro dai contorni più nitidi di quei giorni terribili seguiti alla tragica morte dello scrittore e regista, che sconvolse e divise l’Italia dell’epoca.

Nelle parole di Naldini affiora, ancora viva e pulsante, la forte emozione per la perdita del cugino che tanto ammirava e ch’era per lui un modello di riferimento, la partecipe vicinanza alla madre, devastata dal dolore, e l’ossessione degli amici e dei collaboratori a lui più vicini, propensi a ordire la tesi di un complotto, di una vendetta nei confronti di un intellettuale considerato “scomodo” per la radicalità del suo giudizio nei confronti della società borghese e capitalista.

Scrittore, regista e poeta in lingua italiana e dialetto friulano, originario di Casarsa della Delizia (UD), Naldini ha collaborato alla realizzazione di tutti i film di Pasolini e, dopo la sua morte, ha contribuito a conservarne la memoria, curando molte pubblicazioni sulla sua figura.

Nell’anno del quarantennale della morte di Pier Paolo Pasolini, Guanda propone in catalogo diversi testi dedicati alla sua figura, molti dei quali curati da lei. Mi riferisco a Un paese di temporali e primule, che racchiude l’esperienza friulana di Pasolini, ma anche Romàns, una silloge di alcuni scritti del giovane Pasolini e, con Francesco Zambon, la curatela di Poesie scelte. Soffermiamoci sul suo Breve vita di Pasolini: una precedente versione di questo libro era uscita nel 2000 presso le edizioni Bietti. Le chiedo come ha lavorato a questa nuova edizione, cosa ha deciso di integrare/ampliare e dove intenderebbe soffermare l’attenzione del lettore nella ricorrenza dei 40 anni? Continua a leggere

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Dialogo con Gian Mario Villalta

Ho avuto il piacere di chiacchierare con Gian Mario Villalta della sua carriera di “poligrafo” (poeta, narratore, saggista… e ancora insegnante, editor, presidente di uno dei più prestigiosi festival letterari italiani: Pordenonelegge), di libri e delle Venezie, di editoria e poesia, nonché di scuola e social network per la nuova collana di Saecula “Di storie in Storia. Nessuno testimonia per il testimone”, all’interno de “La vita nel tempo”.

Una collana di dialoghi con scrittori e storici, disposti a svelarsi. Nel racconto. Per stare-nelle-cose, attraversandole, piuttosto che a fronte di esse.
Un percorso – quello d’ogni singolo testo, come dell’intero progetto – che segue non tanto piste cronologiche prefissate o dogmi, ma che raccorda fili tematici, ramificandosi in molteplici ambiti, alla larga da etichette letterarie, periodizzazioni forzate. Scontornando, così, gli accadimenti, senza esserne prigionieri. Cercando di evitare la scorciatoia dell’analisi bibliografica, delle singole trame o del peculiare personaggio, risalendo invece alla consapevolezza storica – e non solo – dell’intervistato e al suo cammino di studi, contestualizzato nel tempo, suo come dei lettori.
Per una necessità, umana mai come oggi: il confronto.

Due i titoli che la inaugurano:
Dialogo con Gian Mario Villalta di Alberto Carollo
Dialogo con Enrico Palandri di Alberto della Rovere

Per acquistare il libro vi rimando al sito dell’editore: www.saecula.it

Per ulteriori notizie sul testo:

Dialogo con Gian Mario VillaltaDialogo con Gian Mario Villalta 
di Alberto Carollo

COLLANA: La vita nel tempo
PAGINE: 104
FORMATO: 14×19
CONFEZIONE: Brossura
PREZZO: 10,00 €
ISBN: 978-88-98291-39-7

“Conclusa la grande narrazione del nord-est, quello che resta al Triveneto rischia di essere un pulviscolo di realtà locali, che si negano reciprocamente, e che autoriflettono la propria condizione di esistenza. Il cosiddetto glocal, fusione ed esasperazione insieme del locale e del globalizzato, trova nel Triveneto il proprio trionfo, con tutte le differenze che si possono riscontrare.”

Gian Mario Villalta è nato a Visinale di Pasiano (Pordenone) il 26 luglio 1959.
Liceo Scientifico a Pordenone. Laurea in Lettere Moderne all’università di Bologna. Prime pubblicazioni sulle riviste “il verri” di Luciano Anceschi, su “Studi di Estetica” e su “Alfabeta”, ancora alla metà degli anni ’80. Negli anni successivi scrive anche su “ClanDestino”, “Tratti”, “Nuovi Argomenti”, “Testo a Fronte”, “Baldus”, “Diverse Lingue”.
Insegna in un liceo dal 1984.
Dal 2003 è direttore artistico del festival letterarioPordenonelegge

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Quando il realismo è trascendentale

COMUNICATO STAMPA

copertinaChe cosa ci insegnano gli oggetti?
Cosa possiamo conoscere e quando è legittimo farlo?
Perché la lettera è antecedente allo spirito e non viceversa?
Cosa implica il diritto della realtà «incontrata»,
cioè l’«inemendabilità», la resistenza opposta
da un mondo esterno non concettualizzabile?
In che misura siamo sociodipendenti e in quale costruttori?
Costruzionismo e possibilità sono compatibili?
Qual è il ruolo ontologico dell’ambiente, e quello della registrazione,
in questa nuova rivoluzione copernicana in filosofia?

Una serie di studi – intesi come marginalia – sul Nuovo Realismo e l’opera recente di Maurizio Ferraris.

A cura di Elisabetta Brizio.

Il libro è reperibile nel circuito de ilmiolibro.it

Puoi vedere la scheda del libro qui

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Il maggio radioso, come l’Italia entrò nella Prima guerra mondiale

(fonte: sulromanzo.it)

di Alberto Carollo

il_maggio_radioso_come_litalia_entro_nella_prima_guerra_mondialeDal maggio radioso del 1915, che portò all’ingresso dell’Italia nella Prima guerra mondiale, sono trascorsi cento anni. Ma cos’accadde davvero in quel mese, che culminò nella stipula del Patto di Londra e nell’alleanza con l’Intesa? Si trattò davvero, per l’Italia, di un attacco alla vita democratica del Paese? Si può concretamente parlare di una prova generale del Fascismo?

Ne abbiamo discusso con Antonio Varsori, storico italiano, docente di Storia dell’integrazione europea e direttore del Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali presso l’Università degli Studi di Padova, autore del recentissimo Radioso maggio. Come l’Italia entrò in guerra, edito da Il Mulino. Continua a leggere

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Festa delle donne: questo Paese non si salverà senza la meritocrazia

Di seguito potete leggere la mia intervista a Maria Latella, in occasione della Festa delle donne, comparsa l’8 marzo scorso sul sito di Sul Romanzo.

maria_latella_il_potere_delle_donne._confessioni_e_consigli_delle_ragazze_di_successoNella ricorrenza della Festa delle donne abbiamo avuto il piacere di conversare con Maria Latella, scrittrice, giornalista, editorialista e blogger de «Il Messaggero», inviata per la politica al «Corriere della Sera», direttrice per sette anni del settimanale «A», autrice e conduttrice di trasmissioni su Skytg24. In questi giorni è uscita per Feltrinelli la sua ultima fatica letteraria, Il potere delle donne. Confessioni e consigli delle ragazze di successo.

L’8 marzo è la Festa delle donne. Pensa sia importante e doveroso onorare questa ricorrenza e con quale spirito festeggerà questa giornata, se la festeggerà, Maria Latella?

Penso che vada celebrata perché è ancora troppo presto per rinunciare a una data così significativa. Ci sono quelli che dicono «l’otto marzo per me è tutti i giorni», banalità di cui io non sono convinta. L’otto marzo deve essere festeggiato e l’ho onorato regolarmente tutti i santi giorni ma in quella data lì va ricordato il concetto che in questo Paese – così come in tutti gli altri Paesi in cui le donne stanno passando dei pessimi momenti – non c’è equilibrio se non c’è armonia tra i generi. Come riconosciamo ai nostri amici e ai nostri colleghi maschi la straordinaria bellezza del lavorare e vivere insieme, così deve essere reciproco.

Il suo nuovo libro si apre sulla figura di Rita Levi Montalcini, illustre scienziata e premio Nobel, scomparsa nel 2012, autorevole quanto “pervasiva” se riferita al mondo femminile. Vuole raccontare ai lettori di «Sul Romanzo» com’è nata l’idea di questo libro e di come ha organizzato i “ritratti” di donne di cui è composto?

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