Girasoli di mare

RASSEGNA STAMPA

fonte: Tellusfolio

Girasoli di mare coverIn libreria / “Girasoli di mare” di Patrizia Garofalo
(Blu di Prussia, pp. 64, Euro 10,00)

a cura di Giuseppina Rando

Una sola nota, come basso continuo di una melodia barocca, accompagna Girasoli di mare, raccolta poetica di Patrizia Garofalo.

Una sola nota di sofferenza e di pianto, traslata dall’anima sua alla parola, alle pagine che evocano il dramma di un “mondo offeso”, quello dei migranti, vittime innocenti in fuga da guerre e carestie.

Girasoli di mare è il primo verso della poesia che conclude la silloge colma di risvolti veicolanti riflessioni esistenziali, civili, sociali.

Girasoli di mare

senza rifugio

radicati negli abissi

il buio dei fondali

trattiene gli ultimi fiati

in asfissia

di luce

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Gli amanti di Cortázar

(da tellusfolio.it)

amanti-Cortazar

Gli amanti di Cortázar
abbandonarono la casa.
Nel tombino
scomparvero le chiavi.
Al cancello
impiccarono
l’ultimo
amato maglione.
Per mano
s’incamminarono verso il mare
aspettarono l’onda
per farne vele di vento
voci d’esilio
migrazioni d’uccelli
e sorrisero… gli amanti di Cortázar

(17/01/2015, Patrizia Garofalo, da un racconto di Bestiario di Julio Cortázar)

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“Argéman” di Fabio Pusterla: la bellezza nel potere della parola

fabio_pusterla_argemanMarcos y Marcos ha pubblicato a settembre la nuova silloge poetica di Fabio Pusterla, Argéman. Cosa suscita nel vostro animo questa curiosa parola?Argéman: ha un suono esotico, parla di luoghi remoti. È un fiore purpureo nella sabbia del deserto, o una città che si affaccia sul fiume Giordano. Come tante parole che entrano nella sfera della poesia, il termine si connota di significatialtri, di elementi, per così dire, magici e trascendentali, specie se la parola stessa è in grado di far scaturire un componimento, e in seguito di far lievitare un mondo concentrico, come i nodi di un tronco d’albero, per poi condensarlo in un testo denso di suggestioni e di luminose immagini come questo. E il poeta Pusterla di Albogasio, sulla frontiera tra l’Italia e la Svizzera, diviene ai miei occhi una specie di druido, l’apprendista stregone (ce ne fossero di “apprendisti” come lui!) che distilla nell’alambicco il potere primigenio che il verbo ha di forgiare e distruggere universi contenuti nella misura sillabica di un verso. Continua a leggere

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“Il canto del pane” di Daniel Varujan: una musica ipnotica e intossicante

daniel_varujan_il_canto_del_paneÈ una poesia che va centellinata, quella di Daniel Varujan; lirica dopo lirica, Il canto del pane andrebbe sgranato come un rosario, apprezzandone con lentezza la sua immediata semplicità e musicalità quanto la pregevole tessitura. Poeta poco conosciuto in Italia, al di fuori della cerchia ristretta degli studiosi di letteratura armena, è stato proposto e divulgato presso un pubblico ampio ed eterogeneo di lettori, a partire dal 1992, attraverso sette edizioni a stampa, per i tipi di Guerini e associati, ultima delle quali è uscita in libreria lo scorso aprile.

Antonia Arslan, che ha curato e tradotto il testo con Chiara Haïganush Megighian, racconta nella prefazione di essersi innamorata di Varujan leggendo alcune delle sue liriche in francese e ascoltandole, in seguito, recitate in armeno. «Mi pareva di sentire come una musica ipnotica e intossicante provenire da quei versi, di capire finalmente col cuore e con la mente la forza struggente della mia eredità di sangue, e il pianto di un intero popolo che muore». Il riferimento è all’eccidio del popolo armeno, sepolto e sprofondato nell’oblio per più di mezzo secolo. Il canto del pane è perciò una raccolta incompiuta di 29 poesie che arrivano al lettore direttamente dal “regno dei morti”; l’intensità e la melodia dei suoi versi riverberano nel lettore italiano un’atmosfera esotica e la vicenda biografica del poeta si ammanta di un’aura romantica, anche in virtù del suo sfortunato destino, della tragedia del popolo di cui è stato cantore e delle circostanze quasi “miracolose” del ritrovamento della silloge, ricomparsa fortunosamente negli archivi della censura della polizia turca e pubblicata postuma a Costantinopoli, nel 1921, quando Varujan era ormai solo polvere nel deserto dell’Anatolia. Continua a leggere

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Verso Heraclea

Fabio PusterlaNé santo né cane né gallo. Dal mare
affiorano oggi soltanto cadaveri gonfi.
Vengono dai carrugi
dalle coste scoscese da lingue
scarse di terra sassosa
vigneti di sangue a strapiombo
cantine infossate
madri antiche e caverne.
Vengono da un paesaggio devastato
da predoni ed incuria
dove i torrenti possono alzarsi in un urlo
e via spazzare col fango e i potenti signori
dire parole di fumo impuniti
parlare del destino
canticchiare.

I cadaveri dei poveri danzano sulle onde
verso flotte bianche di Heraclea
gli yacht lussuosi dei ladri.

(Fabio Pusterla, Argéman, Marcos y Marcos, 2014, p. 52).

Se desiderate sapere qualcosa in più di questo libro leggete qui.

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