Esiste solo una storia. “Dietro il romanzo”, di Thomas C. Forster

Articolo comparso in Sul Romanzo il 16/09/2016

  Non è rado imbattersi in pagine web o forum in lingua anglosassone che trattino argomenti di critica letteraria, ospitanti recensioni su testi di “addetti ai lavori” e sentirli qualificare con l’aggettivo academic«It seems so academic!»è il giudizio sul lavoro di quel tale ricercatore, o studioso o scrittore (spesso il libro è una traduzione dall’originale italiano, o in molti casi francese e tedesco), “etichetta” che viene affibbiata a una pubblicazione che finisce per circolare ed esser dibattuta in un gruppo più o meno ristretto di specialisti in discipline letterarie, filosofiche e quant’altro, con argomentazioni e apparati dal taglio e dallo stile infarcito di tecnicismi, con una ricca bibliografia, appesantiti da varie note a piè di pagina e apparati critici. Non è questo il caso di Dietro il romanzo, del professor Thomas C. Foster, classico americano da oltre 2 milioni di copie, uscito qualche mese fa in Italia per i tipi di Vallardi, con la traduzione di Andrea Berardini. Continua a leggere

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La storia di Franco Percoco: fu solo un assassino narcisista?

Recensione comparsa in Sul Romanzo il 03/06/2016

Man mano che si procede nella lettura di Percoco, romanzo d’esordio di Marcello Introna, si avverte un sottile senso di presagio e di tragedia incombente. E sarebbe lo stesso anche se non conoscessimo, a priori, questa pagina di cronaca nera nell’Italia del dopoguerra. Introna affresca una Bari sfavillante e solare, seducente come una Gina Lollobrigida, scanzonata e intelligente come le commedie in bianco e nero di Macario, Totò e De Filippo, che entrano nei salotti dallo schermo della neonata televisione. C’è il desiderio di lasciarsi alle spalle gli orrori – non ancora del tutto consumati – della guerra, di ricercare il benessere economico e la rispettabilità, con un occhio ai piaceri della vita mondana proposti dai vip e alle nuove tendenze della moda che arrivano da oltreoceano. Immersi in questa atmosfera, l’autore ci fa entrare in via Celentano 12, un palazzo borghese alla periferia della città, nell’appartamento dei Percoco, una famiglia di condizioni modeste ma decorose: il padre Vincenzo è un ispettore delle Ferrovie in pensione, uomo mite e gran lavoratore; sua moglie, Eresvida, figlia di ricchi possidenti terrieri, è una signora piuttosto assillante, lamentosa e tendente alla depressione. La coppia ha tre figli: Vittorio, un cleptomane che sta scontando in carcere una condanna per i suoi numerosi furti; c’è poi Giulio, affetto dalla sindrome di Down, confinato tra le quattro mura dell’appartamento, la cui esistenza è taciuta e nascosta a una società perbene che non accetta disagi o imbarazzi; infine Franco, un ragazzo bello e sensibile, coi capelli neri, con «un naso sottile e perfetto che ci si sarebbe potuto stendere l’impasto per quanto era dritto», il figlio in cui la famiglia ripone i suoi desideri di riscatto sociale, rincorrendo il sogno di una normalità, ahimè, ben presto preclusa.

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Giorgio Bassani, il poeta dell’immutabilità

Il mio ricordo di Giorgio Bassani, apparso in Sul Romanzo il 04/03/2016

giorgio_bassani_il_poeta_dellimmutabilita_1Un approccio alla figura e all’opera di Giorgio Bassani che non sia specialistico o approfondito – quand’anche si tratti di una lettura critica –, inteso all’analisi delle varianti di riscrittura dei suoi libri, corre il rischio di delineare il ritratto equivoco di un autore puntiglioso e perfezionista, che travalica in qualche momento la soglia di un considerevole narcisismo. L’attenzione estenuata alla revisione dei suoi scritti, il suo “eterno lavoro” di sistemazione e limatura hanno impegnato e impegnano gli studiosi sul refrain della ricerca del testo ultimo, di una filologia definitiva, apprezzata dal pubblico e insieme convincente agli occhi dei critici. Quel che scrive, in proposito, Emilio Cecchi nel suo «Prosatori e narratori», in Storia della letteratura italiana. Il Novecento, ha un valore quasi lapidario su uno scrittore che trova una salda collocazione nella scrittura creativa della seconda metà del XX secolo, non solo italiana ma di più ampio respiro europeo: «Al centro dell’opera di Giorgio Bassani stanno le Cinque storie ferraresi, attorno alle quali si è venuta organizzando quasi tutta la sua narrativa, e la cui storia editoriale è lunghissima. La prima edizione è del 1956; l’ultima, frutto di molte revisioni e ritocchi via via apportati (e da ritenersi definitiva), reca il titolo Il romanzo di Ferrara e la data del 1980. […] La prosa di Bassani dal ’56 in poi non muterà più registro pur nell’approfondimento delle scelte tematiche; e continuerà a muovere da una profonda vibrazione affettiva e morale e a trasferire in essa le sue diverse e anche contraddittorie motivazioni. […]».

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Girasoli di mare

RASSEGNA STAMPA

fonte: Tellusfolio

Girasoli di mare coverIn libreria / “Girasoli di mare” di Patrizia Garofalo
(Blu di Prussia, pp. 64, Euro 10,00)

a cura di Giuseppina Rando

Una sola nota, come basso continuo di una melodia barocca, accompagna Girasoli di mare, raccolta poetica di Patrizia Garofalo.

Una sola nota di sofferenza e di pianto, traslata dall’anima sua alla parola, alle pagine che evocano il dramma di un “mondo offeso”, quello dei migranti, vittime innocenti in fuga da guerre e carestie.

Girasoli di mare è il primo verso della poesia che conclude la silloge colma di risvolti veicolanti riflessioni esistenziali, civili, sociali.

Girasoli di mare

senza rifugio

radicati negli abissi

il buio dei fondali

trattiene gli ultimi fiati

in asfissia

di luce

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Dialogo con Gian Mario Villalta su Lankelot

Dialogo con Gian Mario VillaltaRingrazio sentitamente Marina Monego per la bella recensione al mio libro apparsa sul portale Lankelot.eu:

Non conoscevo molto di Gian Mario Villalta, credo di aver visto il suo nome nelle locandine di Pordenonelegge qualche tempo fa, poi di sorpresa Alberto Carollo mi ha proposto il suo libro-intervista.

Il Dialogo con Villalta si colloca nell’ambito di una collana nata nel 2015 e coordinata da Alberto Della Rovere, intitolata Di storie in Storia – nessuno testimonia per il testimone e si articola in una serie di dialoghi con scrittori e storici disposti a raccontare di sé, della propria poetica o dei propri studi, delle proprie osservazioni riguardo il contesto in cui vivono. Niente minuetti accademici, piuttosto una chiacchierata come tra amici che si svelano reciprocamente e si confrontano con correttezza e civiltà. Un atteggiamento di cui c’è estremo bisogno in questi tempi.

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