“Come si scrive un thriller di successo” di Andrea Del Castello

Come si scrive un thriller di successo è un volumetto agile e sfizioso di circa 150 pagine che farà sicuramente la gioia di tanti neofiti aspiranti scrittori e non solo. Pubblicato per i tipi di Lupi editore di Sulmona (AQ), è opera di Andrea Del Castello: scrittore, saggista e manager culturale che ho avuto modo di apprezzare e frequentare per le sue attività, in questi ultimi anni, a partire dall’eccellente Mark Knopfler. Il crogiolo dei generi culturali (MoVe, 2005), sottile e arguta disamina delle composizioni dell’ex-leader e chitarrista dei Dire Straits. Del Castello, oltre a essere un appassionato melomane ed esperto di social media, già autore de Il videoclip. Musicologia e dintorni dai Pink Floyd a You Tube (Cavinato, 2015), ha curato articoli per riviste di studi interdisciplinari italiane e straniere ed è molto competente sul versante della Narratologia e dello Storytelling. Conduce infatti anche corsi sui metodi di scrittura, e in parte questa scuola del fare e dell’esperienza è stata riversata nelle pagine di questo libro, fin dalla Premessa: «Gentile lettore, questo manuale ha uno scopo preciso: aiutare chi aspira a migliorare la propria scrittura. In particolare fornisce strumenti a chi si occupa di gialli. Ma anche gli scrittori che non raccontano storie criminali vi troveranno consigli utili alla loro attività creativa». Eccola qui, in sintesi, la sua mission: non solo chi intende occuparsi esclusivamente del genere, ma anche autori più inclini alla contaminazione degli stili e delle strutture narrative potranno beneficiare degli argomenti trattati in queste pagine. Continua a leggere

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Sedotti dall’impossibile. “Dove la storia finisce” di Alessandro Piperno

L’articolo è stato pubblicato in Sul Romanzo il 03/11/2016

È uscito in libreria agli inizi di ottobre il nuovo romanzo di Alessandro Piperno, Dove la storia finisce, edito da Mondadori. È passata una manciata d’anni dai racconti-mémoires di Pubblici infortuni (2013), dalla saga dei Pontecorvo, in Persecuzione (2010) e Inseparabili (Premio Strega, 2012). Ne sono trascorsi undici dall’esordio col botto, Con le peggiori intenzioni (2005) e lo scrittore romano, ebreo per parte di padre, racconta ulteriori sfaccettature della borghesia ebraica altolocata: le convenzioni sociali, le occasioni mancate, l’incomunicabilità, lo smarrimento esistenziale, le invidie e le ambizioni frustrate. Sembrerebbe una vicenda privata, e in effetti lo è per gran parte del racconto, ma poi interviene un evento imprevisto a spezzare il tutto e il lettore perde di vista il particolare per trovarsi, quasi catapultato, a contemplare squarci di un possibile affresco epocale. Continua a leggere

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La nobile arte dello scrivere. “Lo spazio obliquo” di Lidia Furlan

Lidia Furlan

Lidia Furlan (Venezia, 1980) è una giovane autrice che vive in un posto splendido, a Mira, sulla Riviera del Brenta. Laureata in Tecniche Artistiche e dello spettacolo, ha lavorato come ufficio stampa nel settore teatrale e oggi si occupa di Comunicazione. Ho avuto il piacere di conoscere personalmente questa creatura minuta e delicata quanto i suoi arabeschi di parole e – diciamo così – di tenere a battesimo questo suo esordio letterario, in occasione di una tavola rotonda imperniata sui percorsi della scrittura.

Sui percorsi della scrittura si addentra Lo spazio obliquo (Edizioni Saecula, 2017), questa sua prima, coraggiosa fatica. Perché coraggiosa? Per una serie di motivi. Primo fra tutti la capacità di misurarsi con la propria sofferenza – perciò fragile solo in apparenza, lei, ma salda e consapevole dell’implosione interiore di una forza che attendeva solo il momento e lo strumento propizi per essere drenata ed esteriorizzata –, di contenere le emozioni, per quanto destabilizzanti, di farle sedimentare per poi tradurle in carta e inchiostro, a uso consumo e proiezione per il suo lettore. Continua a leggere

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Con gli occhiali della letteratura: “Passaggio in Sicilia” di Massimo Onofri

Articolo comparso in Sul Romanzo il 04/10/2016

Ai tempi del Gran Tour F. M. Hessemer scriveva nelle sue Lettere dalla Sicilia: «La Sicilia è il puntino sulla i dell’Italia, […] il resto d’Italia mi par soltanto un gambo posto a sorregger un simil fiore». E sembra non smentirlo Massimo Onofri, viterbese d’origine, docente di Letteratura Italiana all’Università di Sassari, collaboratore de «L’indice dei Libri del Mese», «Il Sole-24 Ore» e «Nuovi argomenti», se dopo il fortunato Passaggio in Sardegna (Giunti, 2015) ha inteso proseguire il suo itinerario turistico-letterario in un’altra isola con questo Passaggio in Sicilia (sempre Giunti, 2016). Come a dire: la vocazione al viaggio come esperienza sapienziale, come ricerca spirituale e intellettuale non è stato solo l’appannaggio dei giovani rampolli dell’aristocrazia europea ottocentesca – che diedero inizio al motus e ai viaggi di massa – ma anche un approdo (non conclusivo, forse, ma di certo compiaciuto di «essere uscito dal guado», come chiosa lui stesso) di un accademico con alle spalle un trentennio di attività. Continua a leggere

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Il silenzio di Dio. “L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde” di Matteo Fais

Convince l’esordio narrativo di Matteo Fais, autore de L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde, uscito per i tipi di Robin Edizioni. Del giovane autore sardo, studi di filosofia, giornalista e critico letterario, ho apprezzato alcuni pezzi comparsi sul sito di controcultura “L’intellettuale dissidente”: quel suo approccio schietto e diretto all’opera da (vivi)sezionare o al personaggio di turno da torchiare/intervistare – quasi un corpo a corpo, umorale se non sinceramente passionale – e quel suo sguardo trasversale, un po’ sopra le righe ma profondo e competente, volutamente politically incorrect.

Questa sua silloge di racconti composta, anzichenò, da un romanzo breve o racconto lungo che dir si voglia (è un canone che anche gli specialisti si rifiutano di normare) e da una manciata di altri racconti ha indotto in me alcune prosaiche riflessioni. Prima di tutto non è una lettura per anime belle in cerca di rassicurazione e svago. Advertising: se desiderate riconciliarvi con l’umanità e col mondo forse questo non è il libro che fa per voi. Focalizziamo il bersaglio iniziando col dire che potrebbe essere un compendio dell’inettitudine 2.0. Un “Amore ai tempi dell’apatia e del disincanto”? Certo che sì: potrebbe essere il suo secondo titolo se non fosse che l’aggettivo “bastarde” veste alla perfezione le storie del Fais. Nei suoi racconti c’è qualcosa di assolutamente ordinario: sono popolati di personaggi che potrebbero essere i vicini della porta accanto. Fais li fotografa, però, in quel punto di non ritorno in cui la loro esistenza impatta, priva di airbag, contro altre individualità (nella fattispecie altri corpi, per loro intrinseca natura e solo accidentalmente collegati a un apparato di funzioni cerebrali superiori). Continua a leggere

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