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	<title>Il blog di Alberto Carollo</title>
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	<description>Lettura, scrittura e quant&#039;altro. E ci faremo pure i casi miei...</description>
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		<title>Fiume pagano</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 17:27:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Laura Costantini, Loredana Falcone, Fiume Pagano (Edizioni Historica, 2010, pp. 239, € 15,00, ISBN 978-88-96656-09-9) Ogni capitolo un ponte di Roma (Sublicio, Nenni, Sant&#8217;Angelo, Sisto e così via) e per incipit un brumoso febbraio, nell&#8217;ora peggiore di una gelida notte che cela misteri e puzza di neopaganesimo. Dal Tevere affiorano alcuni cadaveri, accomunati dal fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Laura Costantini, Loredana Falcone, <em>Fiume Pagano</em><br />
(Edizioni Historica, 2010, pp. 239, € 15,00, ISBN 978-88-96656-09-9)</p>
<p><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/copertina-fiume-pagano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-290" title="copertina-fiume-pagano" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/copertina-fiume-pagano-198x300.jpg" alt="fiume pagano_cover" width="198" height="300" /></a>Ogni capitolo un ponte di Roma (Sublicio, Nenni, Sant&#8217;Angelo, Sisto e così via) e per incipit un brumoso febbraio, nell&#8217;ora peggiore di una gelida notte che cela misteri e puzza di neopaganesimo. Dal Tevere affiorano alcuni cadaveri, accomunati dal fatto di avere indosso una tunica bianca e alcune lettere sul petto, marchiate a fuoco. Suicidi? Forse no: sono stati drogati di assenzio. Unico testimone della loro morte è Venanzio, un solitario clochard che tenta di mettere in guardia il popolo dei diseredati dalle trame oscure di una donna velata che li accompagna al sacrificio, fino al tuffo nel fiume sacro.<span id="more-288"></span><br />
L&#8217;ormai collaudato sodalizio artistico delle due infaticabili scrittrici romane (al settimo romanzo, il secondo edito da Historica) trova in <em>Fiume pagano</em> una felice convergenza di svariati elementi. In primis la scelta congeniale, libro dopo libro, di costruire personaggi femminili a tutto tondo come perni della narrazione. Poi l&#8217;attenzione  al dettaglio ambientale, la cura nella documentazione storica (forti del lavoro svolto su precedenti progetti come <em>Le colpe dei padri</em>; <em>Roma 1944. Lo sposo di guerra</em>) e una prosa lineare, senza sbavature, al servizio impeccabile della trama. Per <em>Fiume pagano</em> Costantini e Falcone giocano in casa, accompagnando per mano il lettore sul Lungotevere, nel cuore della singolare umanità che popola una Roma dai colori noti, senza però scadere nella macchietta o nel folclore più vieto. Gli attori con ruoli di comprimari, in questa vicenda, fanno anzi la parte del leone contribuendo a rendere più sfumato e godibile l&#8217;affresco della Capitale dalle tante bellezze, qui percorsa obliquamente, lungo rotte lontane da quelle del turismo di massa.</p>
<p>L&#8217;arruffato giornalista d&#8217;assalto Nemo Rossini, vero e proprio segugio della notizia nonché maestro di sarcasmo, e il più riflessivo luogotenente dell&#8217;arma Quirino Vergassola si insinuano nelle pieghe sotterranee dei movimenti neo-pagani, nostalgici della grandezza di Roma e del libero pensiero offuscato dal Cristianesimo. Le loro indagini si sostanziano di un gourmet degno di un Pepe Carvalho (nel menu: bucatini cacio e pepe; mezzemaniche alla gricia eccetera), nelle osterie della Suburra, con sapori odori atmosfere che non sfigurerebbero accanto a un Simenon.<br />
Ma a mio avviso la “prima sorgente” di <em>Fiume pagano </em>è la sua “quasi protagonista” (le varie storie e figure ruotano attorno a lei), Monica Frabollini, agiata e inquieta, ossessionata dalla figura di un padre perduto in tenera età e cercato con disperazione nell&#8217;ambiente dei senzatetto e delle associazioni di volontariato. La caparbietà, la sua determinazione e forza di volontà la indurranno a ricombinare i pezzi sparsi del puzzle della sua esistenza, a scegliere “col cuore” tra due uomini: il portiere del suo stabile, Claudio, e Attilio, pontefice massimo della Brigata Coclite, associazione culturale che propugna un ritorno agli ideali storici della Roma Imperiale. Monica si concederà a colui che saprà comprendere le sue motivazioni più profonde, per quanto incerte e destabilizzanti, e assecondarne l&#8217;espressione. Ma forse sarà troppo tardi: il sacro fuoco di Vesta, la Dea primigenia, divamperà e gli eventi precipiteranno.</p>
<p>La commistione tra i generi giova a <em>Fiume pagano</em>: sentimentale, giallo, qualche venatura horror, stralci di romanzo storico. Il ritmo cresce col numero delle pagine; la narrazione diviene serrata (<em>Viole(n)t red,</em> noir delle stesse autrici edito lo scorso anno da Bietti Media, docet!) ma è bene non anticipare nulla per non togliere il piacere della lettura. Bella e gradita la citazione di <em>Animula vagula blandula</em>, poesia vergata in punto di morte dall&#8217;imperatore Adriano.</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2010/09/03/fiume-pagano/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Scandalo Mondadori</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 20:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Desidero riportare una lettera di Gianluca Ferrara, editore indipendente, su una questione che per alcuni potrebbe essere etichettata come una querelle da addetti ai lavori ma che ci restituisce integralmente la faccia di bronzo di questa politica particolaristica e nepotistica, occupata a farsi leggi ad personam nella generale acquiescenza di gran parte dell&#8217;opinione pubblica. Mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Desidero riportare una lettera di Gianluca Ferrara, editore indipendente, su una questione che per alcuni potrebbe essere etichettata come una <em>querelle </em>da addetti ai lavori ma che ci restituisce integralmente la faccia di bronzo di questa politica particolaristica e nepotistica, occupata a farsi leggi <em>ad personam</em> nella generale acquiescenza di gran parte dell&#8217;opinione pubblica. Mi chiedo: <em>Per quanto tempo ancora darete il vostro voto a questi truffatori di professione?</em></p>
<p><strong>Scandalo Mondadori<br />
</strong>di Gianluca Ferrara</p>
<p><img class="alignleft" title="logo Mondadori" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQTtMb9BUz-GTwHSJMBk9zt7WHOWoyRTDycAGtw52SEtQZtqfg&amp;t=1&amp;usg=__SWOa51k1BRbcROTBJ56kFsCygBU=" alt="" width="120" height="96" /> Oggi La Repubblica mi ha pubblicato questa lettera sull&#8217;ennesimo  scandalo/legge ad aziendam, credo che sia fondamentale reagire far  sentire la propria indignazione, boicottare chi si comporta in questo  modo. Questa è la mail di repubblica &#8216;rubrica.lettere@repubblica.it&#8217; vi  invito a esprimere il vostro pensiero.<span id="more-286"></span></p>
<p>Salve, sono  Gianluca Ferrara, direttore editoriale di Dissensi Edizioni un marchio  editoriale nato da una collana di Edizioni Creativa. Scrivo per  ringraziarvi circa l&#8217;articolo relativo alla Mondadori.</p>
<p>Per una  piccola casa editrice, specie di questi tempi, non è facile. Ciò che mi  spinge a svolgere questo lavoro è la passione e la consapevolezza che,  tramite la pubblicazione di testi indipendenti, si possano seminare  nuove idee in grado di prospettare un futuro più giusto per tutti.</p>
<p>Io  non ho avuto la &#8220;fortuna&#8221; di Marina Berlusconi, ho iniziato il mio  lavoro editoriale in una specie di sgabuzzino di 4 metri di lunghezza e 2  di larghezza, a stento c&#8217;entrava la scrivania, i sacrifici sono stati  tantissimi anche perché mai sono sceso a compromessi con politici  tuttofare. Leggere che con una leggina fatta su misura la potente  Mondadori ha risparmiato 165 milioni di euro da versare al Fisco, e  quindi a tutti noi, mi fa venire l&#8217;urto del vomito. Specie nel pensare a  come sia malato il nostro sistema politico e il nostro tessuto sociale.  Quest&#8217;ultimo, dopo anni di trasmissioni TV,  addormentato e non in  grado di dissentire dinanzi a certi scempi.</p>
<p>Invito tutti  (anche i colleghi editori, specie i tanti piccoli) a non subire  passivamente (dopo già quello recente e  gravissimo che  ha eliminato  l&#8217;agevolazione alle spedizioni postali) quest&#8217;ennesimo sopruso.</p>
<p>Invito  anche tutti i lettori a comprare libri di editori che resistono e che  non possono permettersi leggi ad personam, pardon ad aziendam.</p>
<p>Gianluca Ferrara</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2010/08/22/scandalo-mondadori/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Lanerossi Vicenza</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 06:45:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Moreno de Munari, Lanerossi Vicenza (La Serenissima, pp. 143, € 15,00, ISBN  9-788875-260798) Con Moreno De Munari abbiamo diverse cose in comune: siamo entrambi vicentini, figli dell&#8217;alluvione (classe 1966), siamo colleghi e amici, siamo padri di famiglia con prole in tenera età. Diversamente da lui non condivido la passione per il pallone; è anzi paradossale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Moreno de Munari, <em>Lanerossi Vicenza</em> (La Serenissima, pp. 143, € 15,00, ISBN  9-788875-260798)</p>
<p><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/LR_VI_cover.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-277" title="LR_VI_cover" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/LR_VI_cover-225x300.jpg" alt="Lanerossi Vicenza_cover" width="225" height="300" /></a>Con Moreno De Munari abbiamo diverse cose in comune: siamo entrambi vicentini, figli dell&#8217;alluvione (classe 1966), siamo colleghi e amici, siamo padri di famiglia con prole in tenera età. Diversamente da lui non condivido la passione per il pallone; è anzi paradossale che sia qui a redigere delle note su un libro che parla di calcio. Eppure, complice l&#8217;amicizia (ora so qualcosa di più della tua storia, Moreno!) ho letto tutto d&#8217;un fiato e con piacere questo <em>Lanerossi Vicenza</em>, “il racconto che ogni tifoso biancorosso vorrebbe leggere”. Il Vicenza Calcio è la maggiore società calcistica in città, fondata nel 1902. E&#8217; fra le squadre italiane che hanno giocato il maggior numero di campionati di Serie A: 36 di cui 20 consecutivi tra il 1955 e il 1975. Gli appassionati ricorderanno, fra i migliori piazzamenti, la finalissima del 1911 e il titolo di vice campione d&#8217;Italia del 1978, la coppa Italia del 1997 e la semifinale della Coppa delle Coppe nel 1998. Il Vicenza ha dato i natali a due campioni che hanno vinto il Pallone d&#8217;Oro: Paolo Rossi e Roberto Baggio. Scusate se è poco.<span id="more-283"></span></p>
<p>La passione viscerale per la squadra di casa nasce da un gesto fortuito: un anonimo getta l&#8217;Almanacco Biancorosso nella raccolta della carta parrocchiale, nell&#8217;anno di grazia 1979. Al tempo non c&#8217;erano gli eco-centri e la casa disabitata dei nonni dell&#8217;autore, messa a disposizione, diviene deposito. Moreno raccatta giornali stropicciati, ritaglia articoli, li archivia e custodisce con cura, annotando commenti personali in una serie di quaderni che poi battezzerà “Quaderni biancorossi”. Pino Dato e il suo <em>Il sospiro del Tifoso</em>, la lettura continuata della stampa sportiva divengono la palestra dove attingere lo stile. Se dovessi definire la scrittura di Moreno in funzione di questo e di altri suoi libelli (<em>Memorabile quel campionato</em>, 2008; <em>Quattro anni con Mister Silvano</em>, 2009) potrei dirvi che è un mix di Memoria + Entusiasmo. La memoria, coltivata con precisione quasi maniacale, frutto di appunti e collegamenti tra episodi della propria vicenda personale e i fatti che appartengono alla storia del calcio in quegli anni. Il materiale viene sedimentato, fissato e rievocato con l&#8217;enfasi e la meraviglia di allora: il filtro è quello dell&#8217;ex-bambino (De Munari non è immune da quella sindrome di Peter Pan che connota molti della nostra generazione, figli del baby-boom) e la bellezza di queste pagine è racchiusa a mio giudizio in quel candore fanciullesco, in quella naturalezza e semplicità con le quali l&#8217;autore rievoca aneddoti quotidiani di tifoso sfegatato biancorosso. Ne è testimone una lingua ruspante, velata di dialettismi che la colorano e connotano, colma di iperboli, con quella consecutio traballante che mischia spavaldamente passato prossimo a presente storico e imperfetto, a significare che anche gli eventi più lontani sono ancora palpitanti e vividi alla mente di chi scrive. «Al termine delle partite era irrinunciabile la visione di &#8217;90° minuto&#8217;: credevo che Maurizio Barendson e Paolo Valenti durassero in eterno, si sa, il tempo e la prospettiva per i bambini sono un&#8217;altra cosa rispetto alla realtà.» Come non tornare con la memoria, anche per chi tifoso non è, a una TV che poteva fregiarsi, in quegli anni, di essere davvero “di servizio”, con commentatori competenti ed essenziali come i rimpianti Nando Martellini e Bruno Pizzul, senza moviole o livori inutili. Lanerossi Vicenza sorprende e fa riflettere su un&#8217;Italia (non solo su una provincia) che purtroppo non esiste più. È l&#8217;Italia genuina del dopoguerra, col suo retroterra rurale, dove un giorno di festa cominciava sgozzando il maiale (il De Munari bambino, coinvolto fuochista, era addetto alla “caliéra”, il pentolone dell&#8217;acqua calda), passava per una funzione religiosa e continuava allo stadio, dove si andava con lo zio che aveva l&#8217;auto (magari una 850 grigia) o col pensiero, ascoltando la radiocronaca da una gracchiante radiolina nera. Anni dove il fenomeno Ultras muoveva i primi passi e la violenza negli stadi era ancora di là da venire; anni dove il calcio-mercato era ancora abbastanza contenuto nei binari di un&#8217;etica dei valori; anni dove la felicità, per un ragazzino, era anche raccogliere le figurine Panini («&#8230;come si fa a scordare l&#8217;odore della colla all&#8217;apertura delle bustine, per me sublime profumo?»); anni dove il calcio lo si concepiva con semplicità: «alla domanda quale fosse l&#8217;alchimia vincente di questa squadra, il saggio allenatore [G.B. Fabbri n.d.r.] dei biancorossi ricorda la bella serata di sabato, trascorsa mangiando bene e giocando a carte in assoluto relax.»<br />
Un altro mondo, insomma.</p>
<p>Lanerossi Vicenza è acquistabile su: http://laserenissima.net oppure potete contattare il suo autore: morenodemunari@alice.it</p>
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		<title>&#8220;Sul romanzo&#8221;, non la solita webzine</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 21:44:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il blog di Informazione e cultura letteraria &#8220;Sul Romanzo&#8220;, curato da Morgan Palmas, ha fatto uscire il nuovo numero della sua webzine prima di prendersi una pausa estiva. Ve lo segnalo perché è decisamente interessante: è stato fatto un buon lavoro di redazione, le rubriche sono varie e in questo numero è aumentato il numero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="webzine" href="http://issuu.com/sulromanzo/docs/sulromanzo-num3-lug-ago2010_01"><img class="alignleft" title="Sul Romanzo - la webzine" src="http://a.imageshack.us/img830/2649/bannerpromolugago201015.jpg" alt="Sul romanzo - la webzine" width="505" height="252" /></a>Il blog di Informazione e cultura letteraria &#8220;<a title="sul romanzo il blog" href="http://sulromanzo.blogspot.com/">Sul Romanzo</a>&#8220;, curato da <strong>Morgan Palmas</strong>, ha fatto uscire il nuovo numero della sua webzine prima di prendersi una pausa estiva.</p>
<p>Ve lo segnalo perché è decisamente interessante: è stato fatto un buon lavoro di redazione, le rubriche sono varie e in questo numero è aumentato il numero dei collaboratori. Ci potete trovare un incontro con <span style="color: #000080;"><strong>Marcos y Marcos</strong></span> tanto per dirne una. Silvia Mango e Michela Polito parlano delle difficoltà dell&#8217;esordire; c&#8217;è un pezzo su <span style="color: #800000;"><strong>Robin Hood</strong></span> tra cinema letteratura e mito; i melomani potranno leggere di <span style="color: #008000;"><strong>Rino Gaetano</strong></span> e del senso del nonsense. E ancora <span style="color: #ff0000;"><strong>Puglia</strong></span>,<span style="color: #ff9900;"> <strong>Mediterraneo</strong></span>, <strong>Nichilismo e <span style="color: #800000;">Metafisica</span></strong>. Il menu è quanto di più sfizioso per i palati più esigenti. Segnalo anche un mio intervento: <strong>A.A.A. Cercasi futuro a Nordest</strong>. Comunque sia, l&#8217;indice lo potete trovare<a title="indice della webzine Sul romanzo" href="http://sulromanzo.blogspot.com/2010/08/il-nuovo-numero-della-webzine-e.html?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+SulRomanzo+%28Sul+Romanzo%29"> qui</a>.<br />
<span id="more-280"></span></p>
<p>Sono lieto di aver contribuito nel mio piccolo alla realizzazione di questa lodevole iniziativa.<br />
Nell&#8217;editoriale Morgan Palmas risponde a una mail che chiede a cosa serva un&#8217;altra rivista online.<br />
&#8220;Serve a confrontare idee e opinioni; serve a creare scintille; serve ad affrancare spiriti desiderosi di parola.&#8221; Senza un euro di finanziamento, scrive ancora il <em>dominus </em>di &#8220;Sul Romanzo&#8221;. Senza un santo in Paradiso o il sostegno di una qualche istituzione.<br />
A me queste premesse sembrano già abbastanza, voi che dite?</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2010/08/10/sul-romanzo-non-la-solita-webzine/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Vacanze sul delta</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 00:12:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Meno uno. Comincia il conto alla rovescia e anche per quest&#8217;anno si rientra dalla villeggiatura. Una vacanza intrigante e inaspettata, per certi versi. Avendo dei bimbi piccoli si è cercato, negli ultimi anni, di portarli al mare per ovvi motivi. Comodi litorali venetici per famiglie: Jesolo, Bibione. O tranquille spiagge della riviera romagnola: Bellaria, Igea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_254" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/DSCN0244.jpg"><img class="size-medium wp-image-254 " title="DSCN0244" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/DSCN0244-225x300.jpg" alt="comacchio_gatto" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Gatto nero a Comacchio. Non porta jella!</p></div>
<p>Meno uno. Comincia il conto alla rovescia e anche per quest&#8217;anno si rientra dalla villeggiatura. Una vacanza intrigante e inaspettata, per certi versi. Avendo dei bimbi piccoli si è cercato, negli ultimi anni, di portarli al mare per ovvi motivi. Comodi litorali venetici per famiglie: Jesolo, Bibione. O tranquille spiagge della riviera romagnola: Bellaria, Igea marina. Quest&#8217;anno, invece, abbiamo optato per un appartamento nel <a title="delta del po on wiki" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Delta_del_Po">Delta del Po</a>, area che io e Sabrina avevamo già avuto modo di sondare nei nostri pellegrinaggi cicloturistici – prima dell&#8217;arrivo della prole – e che ci aveva affascinato per la sua singolarità.<span id="more-268"></span></p>
<p>Il Delta del Po era per me la suggestione di una mappa di percorsi in bicicletta e di avventure all&#8217;aria aperta, in allegato a un numero della rivista <em>Airone</em> di qualche anno fa. Era un bel film di Carlo Mazzacurati, <a title="notte italiana on wiki" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Notte_italiana"><em>Notte italiana</em></a> (1987), che vi consiglio vivamente di ripescare in qualche videoteca. Era un romanzo di Renata Viganò, <a title="l'agnese va a morire on wiki" href="http://it.wikipedia.org/wiki/L%27Agnese_va_a_morire"><em>L&#8217;agnese va a morire</em></a> (Einaudi, 1949) e qualche pagina di storia dell&#8217;ultima guerra, dove intere compagnie di soldati tedeschi si impelagarono in questi acquitrini, nei dedali di verde e acque limacciose, con l&#8217;esito di farsi sopraffare dai partigiani che ben sapevano come muoversi nascondersi colpire nel loro territorio.</p>
<p>La nostra destinazione è stata Lido di Volano, che non mi sentirei di consigliare a coloro che cercano un mare classico. Il “turismo di massa” a queste latitudini è un&#8217;espressione esotica, e i pur dignitosi numeri in termini di presenze degli anni &#8217;80 e &#8217;90 solo un pallido ricordo. E&#8217; una terra che, per le sue caratteristiche deltizie, è in continua espansione – a causa del trasporto solido del fiume sul basso fondale dell&#8217;Adriatico. L&#8217;acqua è pulita, le coste sono balneabili ma torbide. Tra inverno e primavera appena trascorsi la sola Volano ha visto sparire una quindicina di metri di spiaggia in alcuni punti, tanto che i bagni hanno dovuto ridurre la loro quota di ombrelloni e sdraio. Va benissimo per chi cerca pace e tranquillità ma in generale l&#8217;ambiente appare rude e selvatico, non certo agevole a chi  desidera servizi. Volano è una sorta di <em>ghost town</em>: a parte due bazar, un&#8217;edicola, un negozio di ferramenta, qualche improvvisata agenzia di compravendita e locazione di case vacanza c&#8217;è il nulla. Quattro isolati di villettine a schiera tirate su l&#8217;altro ieri, un centro approssimativo, il depuratore, i caseggiati della cintura esterna: vetusti edifici colonici mal riattati e sezionati in appartamentini da affittare ai pochi turisti che si paracadutano da queste parti, con interventi edilizi grossolani quanto, probabilmente, abusivi (scale in metallo che si arrampicano in verticale per arrivare esternamente negli ex-fienili o nelle ex-verande recuperate a tinelli con l&#8217;impiego di orribili vetrate dalle cornici in alluminio anodizzato). Manco una gelateria o una pizza d&#8217;asporto. Figuriamoci negozi. A farla da padrone i bar trattorie dei bagni sulla spiaggia (New Age, Jamaica, Nelson, Kelly e compagnia bella), ultimi avamposti della <em>movida</em> volanense, isole di aggregazione tra un fritto misto e un gelatino rigorosamente confezionato.</p>
<div id="attachment_272" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/DSCN0364.jpg"><img class="size-medium wp-image-272" title="DSCN0364" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/DSCN0364-225x300.jpg" alt="bosco mesola_tramonto" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Tramonto a Bosco Mesola</p></div>
<p>Eppure si tratta di un territorio straordinario da un punto di vista naturalistico. Peccato non valorizzarne i punti di forza. Ne parlavo con persone che ci vivono da sempre: sembra che non ci siano abbastanza fondi e il Comune di Comacchio abbia preferito investire sui lidi con maggiore vocazione turistica: Lido delle Nazioni, Lido degli Scacchi, Porto Garibaldi. Qualche sera l&#8217;abbiamo fatta al Lido delle Nazioni. Luna Park sul lungomare, alberghi, pizzerie gelaterie bar quasi deserti. Il mare è effettivamente più limpido, per via che siamo a qualche chilometro dalla foce e si è provveduto a contenere il moto ondoso e la risacca delle alghe e dei solidi con barriere di scogli. C&#8217;è innegabilmente più vita ma i soli negozi aperti la sera sono dei  proprietari cinesi e i molti alberghetti pretenziosi vista mare, dai muri ormai sbreccati, la dicono lunga sull&#8217;afflusso vacanziero. Nei residence e nei camping molti i polacchi e gli ungheresi.</p>
<p>Detto questo mi sono divertito comunque. La gente del posto è semplice  e un po&#8217; spigolosa, ma con un gran cuore. Abbiamo percorso chilometri sul pontile, con i piccoli, a mendicare qualche pesciolino guizzante dai pescatori che, pazienti, issavano di tanto in tanto le loro reti a ventaglio. A Volano non succede altro; anche l&#8217;affondamento di una barchetta e il suo ripescaggio da parte dei bagnini locali diventa un evento degno della partecipazione comunitaria e di un&#8217;ovazione finale.</p>
<div id="attachment_270" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/DSCN0339.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-270" title="DSCN0339" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/DSCN0339-150x150.jpg" alt="volano_recupero" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Volano - il recupero dell&#39;Henry VII Yacht</p></div>
<div id="attachment_257" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/DSCN0266.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-257" title="DSCN0266" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/DSCN0266-150x150.jpg" alt="volano_porticciolo" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Volano - porticciolo nella riserva</p></div>
<p>Io ne ho approfittato per rimettermi un po&#8217; in forma. Il mattino mi alzavo di buonora per una corsa sugli argini, lungo l&#8217;antica via del sale, o tra i canneti della riserva naturale, perdendomi nel labirinto delle paludi, tra folaghe, garzette, gabbiani e chissà quali altre specie. E ancora lungo i chilometri di pineta che si aprono su insenature rocciose, sporgenti su coste sabbiose allo stato brado. La cosa più sconcertante, in questa zona, almeno per me, è non avere un punto di riferimento nelle montagne all&#8217;orizzonte. A perdita d&#8217;occhio solo verde e specchi d&#8217;acqua. Se avete voglia di spendere un week end e vi attizza posare uno sguardo obliquo su un territorio poco conosciuto, caratterizzato da una bellezza aspra e un po&#8217; sconcertante fate un salto da queste parti.</p>
<div id="attachment_258" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/DSCN0281.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-258" title="DSCN0281" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/DSCN0281-150x150.jpg" alt="volano_riserva naturale" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Volano - riserva naturale</p></div>
<div id="attachment_271" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/DSCN0351.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-271" title="DSCN0351" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/DSCN0351-150x150.jpg" alt="pomposa_abbazia" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Abbazia di Pomposa</p></div>
<p>Magari visitate <a title="abbazia di pomposa on wiki" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_di_Pomposa">l&#8217;abbazia di Pomposa</a>, con le sue forme bizantine e quegli splendidi affreschi trecenteschi di Vitale da Bologna. Oppure <a title="comacchio on wiki" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Comacchio">Comacchio</a>, dove varcare la soglia dei Tre ponti, con Ariosto e Tasso come numi tutelari («&#8230; e la città ch&#8217;in mezzo alle piscose paludi, del Po teme ambe le foci, dove abitan le genti disiose che &#8216;l mar si turbi e sieno i venti atroci.», Ludovico Ariosto, <em>Orlando Furioso</em>, III, 41) vi immette tosto in una piccola Venezia palustre, <em>coccola </em>ed elegante nei suoi ristorantini ricavati da imbarcazioni ormeggiate. Un ultimo consiglio: fate scorta di repellenti per zanzare. Sono abitudinarie (compaiono in prima serata e si ritirano prima che inizino i  pessimi <em>Filmissimi</em> delle reti mediaset) quanto micidiali!</p>
<div id="attachment_255" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/DSCN0253.jpg"><img class="size-medium wp-image-255" title="DSCN0253" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/DSCN0253-225x300.jpg" alt="comacchio_tre ponti" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Comacchio - Tre ponti</p></div>
<p>Post scriptum: una bella frase di Henry Miller: «La nostra meta non è mai un luogo, ma un nuovo modo di vedere le cose»</p>
<p>Post post scriptum: un quiz di commiato. Osservate il parcheggio nella foto seguente: secondo voi il candidato ha conseguito con successo la patente di guida?</p>
<p>* Tutte le foto sono di Sabrina Gialdoni</p>
<div id="attachment_256" class="wp-caption aligncenter" style="width: 235px"><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/DSCN0260.jpg"><img class="size-medium wp-image-256" title="DSCN0260" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/DSCN0260-225x300.jpg" alt="Comacchio - auto" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Comacchio: parcheggio &quot;di precisione&quot;</p></div>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2010/07/30/vacanze-sul-delta/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Unessential Dublin. Ex voto pagano</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 13:43:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabrina Campolongo, Unessential Dublin. Ex voto pagano (2010, Edizioni Historica, pp. 48, € 3,50, ISBN 978-88-96656-10-5) Estate. Tempo di vacanze. Quale miglior consiglio di lettura di un petit cahier di viaggio di Historica? La piccola casa editrice di Cesena, capitanata dal più giovane editore d&#8217;Europa (Francesco Giubilei, diventato da poco maggiorenne) propone questa collana di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabrina Campolongo, <em>Unessential Dublin. Ex voto pagano</em><br />
(2010, Edizioni Historica, pp. 48, € 3,50, ISBN 978-88-96656-10-5)</p>
<p><img class="alignleft" title="unessential dublin_cover" src="http://4.bp.blogspot.com/_dbiVLTO2dz8/TCxQCeiUy2I/AAAAAAAABrk/v4TWapPx748/s320/Sul+Romanzo_unessential+dublin_cover.jpg" alt="" width="200" height="271" />Estate. Tempo di vacanze. Quale miglior consiglio di lettura di un <em>petit cahier di viaggio</em> di Historica? La piccola casa editrice di Cesena, capitanata dal più giovane editore d&#8217;Europa (Francesco Giubilei, diventato da poco maggiorenne) propone questa collana di libricini accattivanti per il formato – sembrano dei taccuini, con delle copertine-cartolina – e per il concept che li caratterizza: agili nel contenuto in pagine e ridotti nel prezzo. Delle letture da viaggio e per il viaggio, insomma, e questo quaderno fresco di stampa di Sabrina Campolongo (<em>Balene bianche</em>, Di Salvo, 2007; <em>Il cerchio imperfetto</em>, Edizioni Creativa, 2008; <em>Il muro dell&#8217;apparenza</em>, Historica, 2008) non fa eccezione: lo si può sbocconcellare come un antipasto aspettando la cena, sorseggiare come una bibita fresca sotto l&#8217;ombrellone o durante una corsa in treno (come nel mio caso).<span id="more-250"></span></p>
<p>Il titolo è curioso; le guide sono solitamente <em>essential</em>, utilitaristiche nel fornire indicazioni spicciole, concrete: dove alloggiare, dove mangiare, cosa vedere. Non aspettatevi niente di questo in <em>Unessential Dublin</em>; le annotazioni dell&#8217;autrice muovono in direzioni assolutamente divergenti. E&#8217; un libello di pancia prima che un prodotto dell&#8217;intelletto, un itinerario emotivo, un tributo a una città, Dublino, affollata di persone, colori odori sapori e perché no, anche di fantasmi, di suggestioni artistiche e letterarie.<br />
«Io credo che nelle città non ci si vada per trovare quel che sappiamo esserci, ma, al contrario, per cercare quello di cui non sappiamo ancora di avere bisogno (&#8230;)»</p>
<p>Dublino, con quella luce «troppo forte e troppo chiara», coi suoi cieli mobili, è per Campolongo una città-paese, che non ha segreti, «impegnata a vivere, a bruciare correre ridere bere». Lo sguardo registra, la penna fissa con rapidità le impressioni sulla carta: sono pensieri che potrebbero essere stati nostri, che Sabrina ferma per noi; sono domande, «Potrei viverci su questa monorotaia e, se sì, per quanto?»; sono delicati incontri (due giovani maschietti che si baciano alle tre di notte, ad un incrocio, la naturale bellezza di un gesto d&#8217;amore prima del commiato); degustazioni, «questa bevanda scura, dolce sulla lingua e amara nel ricordo»; sono visioni al pub, come l&#8217;incrociare Bernard Shaw, seduto a bere birra rossa con Hemingway; sono canzoni, come Over the rainbow, cantata da un musicista con la sua chitarra in Grafton Street. A Dublino c&#8217;è qualcosa di inesplicabile che vibra nell&#8217;aria, al quale sembra riduttivo, per Campolongo, dare il nome di poesia. I quesiti rimangono sospesi, un attimo d&#8217;indecisione di troppo e il musicista gentile, col suo cane “sorridente”, si è già dileguato con la sua musica.</p>
<p>Riferimenti a Joyce e Wilde, numi tutelari, non destano particolari sorprese. Intrigante è piuttosto l&#8217;incontro casuale con Munch e le sue stampe, esposte alla National Gallery. «L&#8217;angoscia, la nevrosi non è contagiosa quando è piegata all&#8217;arte. Non è solo perché sono a Dublino, e sento di essere al sicuro, qui, nella mia città conforto (&#8230;)». E Bacon, come no, la visita dello studio dell&#8217;artista alla Hugh Lane Gallery è un atto di devozione, un vero “ex voto pagano” &#8211; come recita il sottotitolo del libro. Lascerà una traccia indelebile, uno struggimento quasi carnale: «Come l&#8217;alcova di un bordello, lo specchio gli serviva a guardarsi mentre faceva l&#8217;amore con la tela, sono sicura.» Dublino ieri e oggi, meta sempre attuale, città di giovani che non sentono il bisogno di ostentare ciò che già possiedono: libertà e giovinezza, che altro? Città di dolci addii che si trasmutano in arrivederci, in quanto «alcuni amori ti depredano, non ti sottraggono niente, alcuni amori sono invece un risarcimento e quello per Dublino è un amore di questo tipo».</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2010/07/20/unessential-dublin-ex-voto-pagano/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Impassibili e maledette</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 21:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roberto Ferrucci, Impassibili e maledette (Limina Edizioni, pp. 132, € 18,00, ISBN 978-88-6041-063-4) Perché Andrea Pirlo è un architetto, più che un artista. Uno di quegli architetti precisi ed essenziali, le cui opere sono talmente perfette, talmente coerenti al paesaggio, da passare quasi inosservate. Di uno come Pirlo ci si accorge soprattutto quando non c’è, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roberto Ferrucci, <em>Impassibili e maledette<br />
</em>(Limina Edizioni, pp. 132, € 18,00, ISBN 978-88-6041-063-4)</p>
<p><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/pirlo_coperta_.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-247" title="pirlo_coperta_" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/pirlo_coperta_-182x300.jpg" alt="impassibili e maledette_cover" width="182" height="300" /></a>Perché Andrea Pirlo è un architetto, più che un artista. Uno di quegli architetti precisi ed essenziali, le cui opere sono talmente perfette, talmente coerenti al paesaggio, da passare quasi inosservate. Di uno come Pirlo ci si accorge soprattutto quando non c’è, quando non gioca. Perché lui è fondamentale anche quando è fuori forma. Il suo è un gioco fatto più di geometrie che di fantasie.</p>
<p>Ma, è ovvio, ognuno ha il proprio immaginario e, soprattutto, l’immaginario di ciascuno funziona nei modi più impensabili, si mette insieme poco per volta, strato su strato, senza un ordine, in modo incongruo, incoerente. È anarchico, l’immaginario, come la passione.</p>
<p><strong>MERCOLEDÌ 14 LUGLIO 2010</strong><br />
DALLE 18:00 ALLE 20:00<br />
alla <span style="color: #800000;">LIBRERIA MARCO POLO</span> di Venezia<br />
5467,  Castello, VE 30122<br />
Tel. 041  5226343</p>
<p>http://libreriamarcopolo.com</p>
<p>Roberto Ferrucci incontrerà i suoi lettori, gli amici, e firmerà le copie di &#8220;Impassibili e maledette&#8221;, il suo ultimo libro. Un libro che parte dalla figura di un calciatore, Andrea Pirlo, e che poi vaga nei meandri dell&#8217;immaginario. Non solo un libro sul calcio, dunque, ma uno sguardo sull&#8217;oggi. Su un&#8217;epoca dalle passioni effimere e appariscenti.<br />
Ai partecipanti, una riproduzione autografa della copertina, disegnata dall&#8217;autore.</p>
<p>http://robertoferrucci.com</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.albertocarollo.it/blog/2010/07/12/impassibili-e-maledette/" target="_blank"><img src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Un&#8217;altra vita</title>
		<link>http://www.albertocarollo.it/blog/2010/07/05/unaltra-vita/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 14:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>patrizia garofalo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[paolo ruffilli]]></category>
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		<description><![CDATA[Paolo Ruffilli, Un&#8217;altra vita (Fazi Editore, 2010, pp. 204, € 18,50) “accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde” ( Baricco “ Castelli di rabbia”) “Un’altra vita” mette a fuoco la “camera oscura” dimenticata in noi e apre il varco verso un’autenticità che d’improvviso si rivela urgente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Paolo Ruffilli, <em>Un&#8217;altra vita </em>(Fazi Editore, 2010, pp. 204, € 18,50)</p>
<p>“accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde” ( Baricco “ Castelli di rabbia”)</p>
<p><img class="alignleft" title="un'altra vita_cover" src="http://www.fazieditore.it/img/coverG/altra%20vita-light.gif" alt="" width="110" height="165" />“Un’altra vita” mette a fuoco la “camera oscura” dimenticata in noi e apre il varco verso un’autenticità che d’improvviso si rivela urgente, disarmante e irreversibile. Coscienza ed emersione del passato connotano nell’amore senza condizioni, il significato necessario dell’esistere. Le capacità dell’intelletto, spesso in equilibrio apparente, possono trasformarsi in giogo e vanificare la vita privandola della commozione di “essere chiamata per nome”. Momenti, incontri, anima, parole, congiungimenti, devozione, passione, differimento del sé, “E lei ogni volta spingeva anche di più contro di lui, per incontrare la sua bocca sul viso e sulla gola, e per sentire le sue labbra che tremavano ad ogni singola parola che non smetteva di masticare intanto tra i denti sopra di lei”, si arrendono  senza riserva in gioia e dolore ma nella sperata “coincidenza degli opposti”. I racconti, tutti, procedono per incantamento, senza dannazione né salvezza, senza colpa o merito e “quella che era stata appena una scintilla diventava ad un tratto l’intuizione. Come accadeva ai mistici, di intravedere un attimo nell’interezza il cuore del mistero, avendo l’occasione di sfiorarlo con la mano”.<span id="more-241"></span><br />
I racconti, in forma di poesia, con rime interne alla prosa, anacoluti, anafore, allitterazioni, onomatopee colgono il flusso della coscienza,  passato e presente si sovrappongono e l’amore complesso e inadatto alla sceneggiatura d’intreccio, fissa l’ipotesi di “un’altra vita” che, appena accennata, è lasciata nel suo possibile svolgersi alla fantasia del lettore. All’autore sta a cuore il diario che ogni protagonista avvia dentro sé, in un alternarsi continuo di dialogo e corpo con l’altro “or intrecciati or disgiunti”, la messa a fuoco del prima, l’inizio di una nuova intuizione  verso una vita che senza amore conoscerebbe solo “l’alito freddo della morte”. Li lascia andare l’autore, i suoi personaggi, con struggimento dopo averli creati, li accompagna fino all’ultima riga, si accomiata e resta  da lontano partecipe della loro libertà “altra”, riprendendo il bandolo de “le stanze del cielo”.</p>
<p>Quanto, nelle precedenti opere di Ruffilli, appariva coscienza della sconfitta e ipotizzava un riscatto nella morte sia dell’uomo che della parola poetica, in una deriva che definiva il proprio non-ritorno, nei racconti invece strappa al cielo e stelle e luci e dolori e quiete e riconoscimento e affidamento per illuminare la vita in un momento imprevisto ma possibile e “gravido” con un’intensa partitura musicale e poetica che vibra spaesamento e commozione.<br />
“/è che non amo/ gli squarci di natura/ se non da fuori/ del palcoscenico/ da un giusto osservatorio/ almeno per il poco/ che si possa/ presidiato./” scriveva in “Diario di Normandia” nel mentre offriva al lettore cieli, ghirigori di nuvole e figurazioni insuperabili del cielo.</p>
<p>Nel suo ultimo lavoro un’apertura diversa, più cosciente e libera, meno difensiva e più affidata, anche se non meno solitaria, alita una comunione nuova con il paesaggio; il vento e il sole e le stagioni segnano nel loro alternarsi abbracci e abbandoni, ritrovamenti e scintille, sostegno e contrapposizioni. Ricordare i numerosi studi di Ruffilli su Leopardi illumina quale risalto anche il nostro offra al paesaggio spesso in netto contrasto con il sentimento e la condizione dell’uomo. Niente in Ruffilli è casuale; sulla scia della tradizione letteraria più alta l’autore sottolinea la solitudine senza conforto del protagonista del momento, l’irrinunciabile analisi di sé, l’interiorizzazione dell’oscuramento dell&#8217;anima, ma va oltre e, diversamente dal poeta recanatese, suggerisce l’ipotesi di una “rimessa in gioco” e di un’altra vita. “era il dolore che, mentre cresceva un’altra volta la primavera intorno, tutto apparisse in lei sterile e freddo…a quei colori squillanti della vita, corrispondeva il grigio del suo stato”. Vibra nel testo anche una liricità d’amplesso con la natura e “i suoi singulti trovavano la giusta rispondenza con gli scoppi che la tempesta sollevava là di fuori. Identità sonora di un processo che cominciava a sciogliere i due uragani”.</p>
<p>Colgo un altro scarto dall’andamento della prosa; se estrapolati dall&#8217; “incontro”, gli squarci del mondo vivono di luce propria e sottolineano  come la poesia sia ancora una volta “l’elettrocardiagramma” delle note  con le quali Paolo Ruffilli scandisce dal profondo la partitura che decifra e orchestra il senso della vita , dove amante vuol sempre dire “colui che ama” “c’è qualcosa di sacro nella carne”e le stagioni che suddividono  l’opera non seguono l’impostazione del calendario bensì una mappatura del cuore. Estate e primavera sembrano stringere di calore i periodi più freddi e riverberarli della luce o accentuarne la loro nel biancore della neve e nelle ombre sempre più lunghe della sera.<br />
“nel suo disordine apparente, il pulviscolo restituiva in modo più emotivo il disegno alla realtà che si muoveva, cambiando stato, luce e ora. E la sua vita andava avanti, dopo aver sbandato come frenando sulla neve o sopra il ghiaccio”<br />
“il vento percuoteva i vetri come se avesse freddo e pretendesse di entrare in casa…e s’infilava dentro con un sospiro di sollievo per aver trovato il varco… la massa che franava… che sfarinava in aria era quella accumulata sui balconi e sui tetti della casa… rami… tremolio” La frequenza della “erre” arrota la parola, la ripete e trasfigura vento e neve in una tempesta di presentimenti, suggestioni e fisicità altissime.<br />
Poesia nell’amore, poesia come costruzione di sé dopo lunghi attraversamenti.<br />
Forse per questo la primavera chiude il testo?</p>
<p>Nel chiuso dell’officina poetica l’artigiano lavora aspettando il dì di festa e le pagine dedicate ad Emily Dickinson colloquiano con un amore immaginato e non per questo meno forte e con una verità che, denudata, necessita di “un vestitello nuovo”. Il fermo-immagine della copertina di Vettriano stempera la solitudine senza soluzione sia del Leopardi che di Pirandello e la dolorosità di Hopper sfuma nelle tonalità sacrali del misticismo dei corpi.</p>
<p>“Te ne sarai<br />
accorta che<br />
più spingo<br />
per entrare<br />
più ti fai aperta<br />
e, nell’aprirti<br />
come fossi la mia porta,<br />
di scivolare in me<br />
nel punto stesso<br />
del mio starti<br />
dentro.<br />
E nell’averti in me<br />
è il ritrovarmi<br />
intero<br />
al centro<br />
senza che<br />
mi costi,<br />
nella coincidenza<br />
degli opposti  ( poesia inedita di Paolo Ruffilli – 2008 )</p>
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		<title>Un poeta nel cuore</title>
		<link>http://www.albertocarollo.it/blog/2010/06/24/un-poeta-nel-cuore/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 23:05:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franco seculin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[alfonso gatto]]></category>
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		<description><![CDATA[(8 Marzo 1976 &#8211; 8 marzo 2010) “Il tempo passa e va…” e non si cancella in me, a distanza di trentaquattro anni , l’eco di una telefonata, a tarda sera, che mi annunciava la scomparsa di Alfonso Gatto in un tragico incidente avvenuto nei pressi di Capalbio. All’epoca poco sapevo di questo uomo insigne, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(8 Marzo 1976 &#8211; 8 marzo 2010)</p>
<p><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/alfonso-gatto_poesie_cover.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-237" title="alfonso gatto_poesie_cover" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/alfonso-gatto_poesie_cover-179x300.jpg" alt="alfonso gatto tutte le poesie" width="179" height="300" /></a>“Il tempo passa e va…” e non si cancella in me, a distanza di trentaquattro anni , l’eco di una telefonata, a tarda sera, che mi annunciava la scomparsa di Alfonso Gatto in un tragico incidente avvenuto nei pressi di Capalbio. All’epoca poco sapevo di questo uomo insigne, una delle figure di spicco  della poesia italiana del’900, ma a quella telefonata seguirono poi nel tempo degli eventi che oltre a interessarmi alla sua opera modificarono il mio rapporto con lo scrivere in versi.<span id="more-231"></span></p>
<p>Qualche tempo fa, visionando delle fotografie e un video opera di due miei cari amici che a lungo hanno soggiornato in Africa, mi sono soffermato su delle immagini che ritraevano un gruppo di ragazzini di colore, credo in un villaggio nel Burkina Faso, intenti ad inseguire un pallone alquanto rabberciato su un campo di terra rossa dove si ergeva una specie di porta difesa da un demonietto, alto poco più di una spanna, con una grande maglia stinta e lacera con il numero <strong>1 </strong>cucito sulla schiena. L’associazione è scattata in un lampo e mi sono ritrovato sulle labbra le parole di una famosa lirica che qui trascrivo per completezza:</p>
<p>“Dentro la bocca ha tutte le vocali<br />
Il bambino che canta la sua gioia<br />
Come la giacca azzurra , come i pali<br />
netti del cielo, s&#8217;apre all&#8217;aria, è il fresco<br />
della faccia che porta. Il <span style="color: #ff0000;"><strong>4</strong></span> è rosso<br />
come i numeri grandi delle navi.”</p>
<p>I versi de “Il 4 è rosso” nascono dall’amore del poeta per i bambini, fanciulli che giocano e ridono ignari , esseri liberi, innocenti e come li definisce lui in un&#8217;altra lirica “pieni d’occhi”, e in quegli occhi tu vedi il mare e i colori della sua terra. I piccoli di Salerno, come quelli di tutto il mondo che lui canta, mi hanno fatto venire in mente le immagini dei piccoli africani che conosco solo per averli visti in ogni genere di documentario o film. E questo bambino che io vedo giocare al pallone a piedi nudi e con una maglia azzurra grande il doppio di lui ha il numero 4 stampato sulla schiena e può essere solo rosso… “come i numeri grandi delle navi” che io guardavo affascinato da profugo, sin da piccolo, tutte le volte che entravo in un porto… uno dei tanti della mia vita.</p>
<p>Ora mi preme, da comune lettore, dare un senso alla poesia di questo autore, uno dei massimi di sempre, e al quale mi lega, dicono, un’affinità  speciale nell’evocare immagini musicali con parole libere da ogni costrizione metrica o semantica. Alfonso Gatto è un poeta, con il cuore in mano e la fantasia nella mente come strumenti disposti a dipingere volti, luoghi e fatti dell’umano. Invenzioni che di ermetico hanno il colore dell’impossibile a dirsi con parole, che suonerebbero stanche, e che questo grande poeta, a volte dimenticato e misconosciuto, sottrae al vuoto intellettuale per farne disegno del suo sentire.</p>
<p>E sono segni palpabili &#8211; “…Rosaviola fuggì dal rosso / macchiò di gioia le lunghe mani…” (Interno) &#8211; e ancora &#8211; “ Come di primavera/ un giorno nevicò/ rimase nella sera / il verde di Del Bon./ Epoi l’azzurro,e il giallo,/ il bianco delle fiere,/ le pedane del ballo…” ( Il Verde). Parole alate e colori in musica che ricorrono e si inseguono verso dopo verso<br />
“Sull&#8217;alzata di verde e di lattughe,/ d&#8217;azzurri ghiacci trasparenti, viene/ la brezza della notte&#8230;” ( A Napoli,una notte d&#8217;estate), e ancora: “La pera verde e l&#8217;uva dall&#8217;agretto/ colore di pisello, i pesci d&#8217;argento:/ d&#8217;azzurro freddo e nuvolo&#8230;” (I Pesci Azzurri). Vorrei ancora dire del poeta che si fa grande e raggiunge valori universali nei versi di: “Stanza al buio” &#8211; “E tu m&#8217;ascolterai”- “Ed io non so chi t&#8217;ebbe” &#8211; “Qui, alla panchina di sole”</p>
<p>E mi fermo qui. Questa breve disamina trova senso come un caldo invito senza pretese, per chi ama questo genere, alla lettura o rilettura di tutta l&#8217;opera di Alfonso Gatto, raccolta con cura e con una ricca introduzione, da Silvio Ramat nell&#8217;edizione a mie mani del 2005 degli Oscar Mondadori &#8211; I Grandi Classici.</p>
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		<title>Ghost Rider: pista di lacrime</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 09:56:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[fumetti]]></category>
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		<description><![CDATA[Garth Ennis, Clayton Crain, Ghost rider: Pista di lacrime (2008, 100% Marvel, 144 pp., € 13,oo, ISBN 978-88-6346-007-0) Ecco un valido spin-off per lettori casuali di fumetti, selettivi e/o allergici alla continuity. Dimenticate il passato di Johnny Blaze o i flashback sulla vita di Danny Ketch. Il Ghost Rider di Pista di lacrime fa storia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Garth Ennis, Clayton Crain, <em>Ghost rider: Pista di lacrime</em><br />
(2008, 100% Marvel, 144 pp., € 13,oo, ISBN 978-88-6346-007-0)</p>
<p><a href="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/ghost-rider_cover_trail-of-tears.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-227" style="border: 1px solid black; margin: 1px;" title="ghost rider_cover_trail of tears" src="http://www.albertocarollo.it/blog/wp-content/uploads/2010/06/ghost-rider_cover_trail-of-tears-199x300.jpg" alt="ghost rider_cover_trail of tears" width="199" height="300" /></a>Ecco un valido spin-off per lettori casuali di fumetti, selettivi e/o allergici alla continuity. Dimenticate il passato di Johnny Blaze o i flashback sulla vita di Danny Ketch. Il Ghost Rider di <em>Pista di lacrime </em>fa storia a sé; nessuno dei personaggi collegati al teschio fiammeggiante compare in questo libro. Non vi tragga in inganno neanche la copertina se per caso avete visto il <a title="ghost rider il film" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ghost_Rider_%28film%29">pessimo film </a>con Nicolas Cage; lo <em>Spirito della vendetta </em>a cavallo non ha niente a che spartire col cavaliere che affiancava Ghost Rider in motocicletta.<br />
Torna la coppia di <a title="la strada per la dannazione" href="http://www.fumettidicarta.it/recensioni/2010_04/damnation_road/ennis_crain.html"><em>La strada per la dannazione</em></a>: lo sceneggiatore <a title="garth ennis su wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Garth_Ennis">Garth Ennis</a> e l&#8217;illustratore <a title="sito personale di clayton crain" href="http://www.claytoncrain.com/%C2%A9/front.html">Clayton Crain</a>, e qui la prova è più felice; non è un capolavoro ma puzza di mestiere – gran mestiere – lontano un miglio.<span id="more-224"></span><br />
Ennis affronta il tema dell&#8217;origine del demone, dell&#8217;essenza del Ghost Rider, e ci racconta una storia ambientata al termine della Guerra di Secessione. Fra pozze di sangue e corpi dilaniati dalle granate, Travis Parham, tenente dell&#8217;esercito confederato, ha visto l&#8217;inferno.<br />
«Ho pestato le budella di qualcuno. Le tue o le sue?»<br />
«L&#8230; Le sue.»<br />
«E&#8217; il tuo giorno fortunato.»</p>
<p>A portarlo in salvo e curarne le ferite è Caleb, un nero che si è affrancato dalla schiavitù. In quel particolare periodo storico gli schiavi di colore si ritrovano liberi ma costretti a cercare una difficile integrazione coi coloni bianchi, in un sistema sociale ed economico che crea condizioni disagevoli e paradossali, peggiori del lavoro forzato nelle piantagioni di cotone.<br />
Travis e Caleb divengono amici, ma l&#8217;ex-soldato un bel giorno decide di andare a cercare fortuna a Ovest. Una settimana prima, dopo aver abbattuto degli alberi nel bosco, Travis era incappato in alcuni teschi conservati in un anfratto, sopra un piccolo altare votivo. In quel luogo aveva avuto una visione: un&#8217;antica divinità minore, giunta in America insieme agli schiavi sulle navi dei negrieri, con le fattezze di un demone dal teschio in fiamme. Caleb spiega che lui e la sua gente si sono portati dietro le loro storie, che i loro morti proteggono i vivi, gli dicono cosa fare dei vecchi conti in sospeso da sistemare. Parham ritorna in quelle terre dopo esser stato due anni alla Frontiera, ma non ritrova più Caleb e la sua famiglia. I terreni sono ora in mano ai Dragwell, una gang di psicopatici che torturano e uccidono per piacere. Capeggiati dal sadico Reagan, i Dragwell hanno violentato e accoltellato la moglie di Caleb e sparato ai suoi figli, il tutto sotto gli occhi del malcapitato contadino, al quale hanno sottratto la sua terra. Parham giura di vendicare l&#8217;amico e segue la scia di sangue che si lasciano dietro i Dragwell. Il demone arde più che mai nel profondo, rinnovando la sua fiamma con la sete inestinguibile di vendetta che alberga nel cuore degli umani.</p>
<p>Troverete in questo volume, che raccoglie le storie Ghost Rider: Trail of Tears #1-#6 pubblicate negli States tra aprile e settembre del 2007, riti di negromanzia, predizioni sciamaniche, cavalcate nella notte, cowboys dannati e squaw trucidate che si rimettono in piedi maledicendo i propri assassini, fino all&#8217;epilogo grondante di sangue, monconi inceneriti e ossa bruciate nel villaggio di Pike&#8217;s Reach. E&#8217; una comic-novel che si rifà a una narrativa di genere di tutto rispetto, quel horror/western che molto prima dei lavori di romanzieri come il texano <a title="joe r lansdale on wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joe_R._Lansdale">Joe R. Lansdale</a> era appannaggio di maestri come <a title="ambrose bierce su wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ambrose_Bierce">Ambrose Bierce</a> (leggetevi i suoi splendidi racconti editi da<a title="racconti dell'orrore di bierce" href="http://www.fanucci.it/libro.php?id=49"> Fanucci</a>), <a title="h p lovecraft su wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Howard_Phillips_Lovecraft">H.P. Lovecraft</a> e <a title="mack v wright on wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Riders_of_the_Whistling_Skull">Mack V. Wright</a>. L&#8217;intreccio non riserva grandi sorprese ma i dialoghi sono scoppiettanti; Garth Ennis non è all&#8217;altezza di <em>Preacher </em>o di <em>Dangerous Habits</em> ma si cala molto bene nel personaggio di Ghost Rider, fornendo una chiave di lettura ancestrale-tribale, pestando a tavoletta sui temi di inferno e dannazione che caratterizzano il “teschio in fiamme” di questi tempi, anche se a noi piaceva il Ghost un po&#8217; più on the road di Texeira anni &#8217;90. Clayton Crain è semplicemente straordinario, al top della forma come illustratore. I personaggi maledetti gli sono congeniali (vedi i suoi Venom e Carnage) e la sua grammatica visiva, mix letale di un tratto dettagliato, al limite del fotografico, unito a una fantasia visionaria, ci regala tavole da brivido.<br />
«Se la vendetta è così sbagliata, perché il suo pensiero è così dolce? Perché ti entra nel sangue come il vino?»</p>
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