Giorgio Bassani, il poeta dell’immutabilità

Il mio ricordo di Giorgio Bassani, apparso in Sul Romanzo il 04/03/2016

giorgio_bassani_il_poeta_dellimmutabilita_1Un approccio alla figura e all’opera di Giorgio Bassani che non sia specialistico o approfondito – quand’anche si tratti di una lettura critica –, inteso all’analisi delle varianti di riscrittura dei suoi libri, corre il rischio di delineare il ritratto equivoco di un autore puntiglioso e perfezionista, che travalica in qualche momento la soglia di un considerevole narcisismo. L’attenzione estenuata alla revisione dei suoi scritti, il suo “eterno lavoro” di sistemazione e limatura hanno impegnato e impegnano gli studiosi sul refrain della ricerca del testo ultimo, di una filologia definitiva, apprezzata dal pubblico e insieme convincente agli occhi dei critici. Quel che scrive, in proposito, Emilio Cecchi nel suo «Prosatori e narratori», in Storia della letteratura italiana. Il Novecento, ha un valore quasi lapidario su uno scrittore che trova una salda collocazione nella scrittura creativa della seconda metà del XX secolo, non solo italiana ma di più ampio respiro europeo: «Al centro dell’opera di Giorgio Bassani stanno le Cinque storie ferraresi, attorno alle quali si è venuta organizzando quasi tutta la sua narrativa, e la cui storia editoriale è lunghissima. La prima edizione è del 1956; l’ultima, frutto di molte revisioni e ritocchi via via apportati (e da ritenersi definitiva), reca il titolo Il romanzo di Ferrara e la data del 1980. […] La prosa di Bassani dal ’56 in poi non muterà più registro pur nell’approfondimento delle scelte tematiche; e continuerà a muovere da una profonda vibrazione affettiva e morale e a trasferire in essa le sue diverse e anche contraddittorie motivazioni. […]».

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Parking delle Robinie

igea_mare

Igea Marina (Rimini)

Voglia di mare. Lo scorso fine settimana abbiamo letteralmente inseguito il meteo. Sulle prime abbiamo dato una sbirciatina al Lago di Garda: sul versante trentino si parlava addirittura di nevicate. A est nuvoloni e pioggia. Abbiamo pure preso in considerazione la sponda tirrenica ma non c’era “trippa per gatti” neanche da quelle parti. L’unica opzione che sembrava offrire qualche garanzia era l’Emilia – o meglio – la riviera romagnola: venerdì nuvoloso con qualche precipitazione, sabato schiarite e domenica sole. Ogni lasciata è persa, come si suol dire, perciò abbiamo allestito il camper e ci siamo messi in strada. Nel tragitto, tra Ferrara e Bologna, ci è stata somministrata la benedizione di due rovesci temporaleschi coi fiocchi. Per fortuna, man mano che ci avvicinavamo a Rimini tornava il sereno. Continua a leggere

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Degas e gli italiani a Parigi

D’accordo che non ve ne frega un accidenti ma per amor di cronaca ieri io e Sabry abbiamo totalizzato ben 9 anni di convivenza. Un bel traguardo, no?

Di lei vi parlo un’altra volta, e pure della nostra cagnetta Molly. Ora vi voglio raccontare di una splendida mostra che ieri abbiamo visto a Ferrara, al Palazzo dei Diamanti: Degas e gli italiani a Parigi.

Conoscevo Degas come il pittore delle ballerine, come molti di coloro che non ne hanno approfondito la produzione. Ho scoperto invece quanto Degas sia stato uno sperimentatore a tutto campo! Si vadano a vedere i suoi paesaggi o la sua grafica. Il suo tratto deve aver insegnato non poco ai grandi maestri dell’illustrazione e del fumetto mondiale.
E il taglio dell’immagine, quel modo di cogliere l’immediatezza di una posa prima che il fluire inarrestabile della vita riconduca tutto all’oblio, quel troncare le figure o scorciarle in modo inaudito e imprevedibile per l’epoca. Quanto deve aver informato le inquadrature dell’arte fotografica questo genere di pittura! Continua a leggere

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