Simone de Beauvoir o della scrittura come fuga dal tempo

Sulla vita e l’opera di Simone de Beauvoir, apparso in Sul Romanzo il 14/04/2016

Simone de BeauvoirNon è possibile riflettere sull’opera di Simone de Beauvoir senza collocare il suo «tutto dire», in forme diverse, nella prospettiva di un prodigioso modello di autobiografia, perseguito – si potrebbe affermare – nell’arco di una vita come motivazione diretta, come ricerca e progetto del sé ma anche, in senso proprio, di sviluppo dei procedimenti di creazione e gestazione della scrittura. Rispetto all’Italia, dove la tradizione dell’autobiografia assume storicamente una linea più trasposta, l’affermata tradizione dell’autobiografia francese ci consente di non etichettare come “eccezionale” l’intensa e protratta pratica dell’autrice di registrare gli avvenimenti della propria vita; semmai quel che sorprende è la peculiarità dell’approccio alla materia autobiografica, la volontà e l’impegno profusi: il primo testo, Memorie di una ragazza perbene, è del 1958, e recupera il vissuto dalla nascita all’incontro con Sartre (1929). In La forza dell’età (1960) si rappresenta il periodo 1929-1945, fino al termine della guerra. La forza delle cose (1963) comprende gli anni dal 1946 al 1961. A conti fatti esce nel 1972 e vi si raccontano gli anni 1970-71. Il quadro delle memorie è definito e concluso se aggiungiamo a oltre sessant’anni di vita il racconto Una morte dolcissima (1964), imperniato sulla morte della madre, e La cerimonia degli addii (1981), dove si racconta la perdita più straziante, quella del compagno di una vita: Jean-Paul Sartre.

«La mia vita sarebbe stata una bella storia che si sarebbe inverata nel raccontarla a me stessa». Continua a leggere

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