Sedotti dall’impossibile. “Dove la storia finisce” di Alessandro Piperno

L’articolo è stato pubblicato in Sul Romanzo il 03/11/2016

È uscito in libreria agli inizi di ottobre il nuovo romanzo di Alessandro Piperno, Dove la storia finisce, edito da Mondadori. È passata una manciata d’anni dai racconti-mémoires di Pubblici infortuni (2013), dalla saga dei Pontecorvo, in Persecuzione (2010) e Inseparabili (Premio Strega, 2012). Ne sono trascorsi undici dall’esordio col botto, Con le peggiori intenzioni (2005) e lo scrittore romano, ebreo per parte di padre, racconta ulteriori sfaccettature della borghesia ebraica altolocata: le convenzioni sociali, le occasioni mancate, l’incomunicabilità, lo smarrimento esistenziale, le invidie e le ambizioni frustrate. Sembrerebbe una vicenda privata, e in effetti lo è per gran parte del racconto, ma poi interviene un evento imprevisto a spezzare il tutto e il lettore perde di vista il particolare per trovarsi, quasi catapultato, a contemplare squarci di un possibile affresco epocale. Continua a leggere

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La storia di Franco Percoco: fu solo un assassino narcisista?

Recensione comparsa in Sul Romanzo il 03/06/2016

Man mano che si procede nella lettura di Percoco, romanzo d’esordio di Marcello Introna, si avverte un sottile senso di presagio e di tragedia incombente. E sarebbe lo stesso anche se non conoscessimo, a priori, questa pagina di cronaca nera nell’Italia del dopoguerra. Introna affresca una Bari sfavillante e solare, seducente come una Gina Lollobrigida, scanzonata e intelligente come le commedie in bianco e nero di Macario, Totò e De Filippo, che entrano nei salotti dallo schermo della neonata televisione. C’è il desiderio di lasciarsi alle spalle gli orrori – non ancora del tutto consumati – della guerra, di ricercare il benessere economico e la rispettabilità, con un occhio ai piaceri della vita mondana proposti dai vip e alle nuove tendenze della moda che arrivano da oltreoceano. Immersi in questa atmosfera, l’autore ci fa entrare in via Celentano 12, un palazzo borghese alla periferia della città, nell’appartamento dei Percoco, una famiglia di condizioni modeste ma decorose: il padre Vincenzo è un ispettore delle Ferrovie in pensione, uomo mite e gran lavoratore; sua moglie, Eresvida, figlia di ricchi possidenti terrieri, è una signora piuttosto assillante, lamentosa e tendente alla depressione. La coppia ha tre figli: Vittorio, un cleptomane che sta scontando in carcere una condanna per i suoi numerosi furti; c’è poi Giulio, affetto dalla sindrome di Down, confinato tra le quattro mura dell’appartamento, la cui esistenza è taciuta e nascosta a una società perbene che non accetta disagi o imbarazzi; infine Franco, un ragazzo bello e sensibile, coi capelli neri, con «un naso sottile e perfetto che ci si sarebbe potuto stendere l’impasto per quanto era dritto», il figlio in cui la famiglia ripone i suoi desideri di riscatto sociale, rincorrendo il sogno di una normalità, ahimè, ben presto preclusa.

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“Satyricon 2.0” di Gian Mario Villalta: da Priapo al dio denaro

(fonte Sul Romanzo)

di Stefano Fornaro

gianmario_villalta_satyricon_2.0Satyricon 2.0 è il nuovissimo romanzo di Gian Mario Villalta, edito perMondadori nel settembre di quest’anno. Nell’intervista al «Messaggero Veneto», rilasciata per l’esattezza il giorno 8 settembre, lo stesso autore identifica i due termini di paragone con cui confrontare il suo romanzo:il Satyricon del latino Petronio e il film del regista Fellini. Come si può classificare invece quello di Villalta? Un testo in parte lontano dal suo modello classico, ma al contempo speculare riguardo alcuni sviluppi della trama e la caratterizzazione dei personaggi.

Petronio sceglie tre protagonisti (EncolpioAscilto e Gitone), legati fra loro da un ambiguo triangolo amoroso. Gli altri personaggi del romanzo – altrimenti dettofabula milesia – sono poeti come Eumolpo, pervertiti mercanti come Lica, sacerdotesse corrotte come Quartilla e il celebre liberto arricchito Trimalcione. Tutte figure impossibili da pensare o riprodurre in un testo del duemila, a meno che non si decida anacronisticamente di delinearlo in un mondo scomparso nell’età giulio-claudia. Così Villalta opta per un triangolo studentesco, dove l’amore è quello puro della giovane coppia Lucia e Giuseppe, cui si affiancano l’amico omosessuale Giorgio e il professor Michele Colot, tracotante e spendaccione. Si potrebbe parlare quasi di un quadrilatero che nasce in una università del Nordest italiano. Michele è un lodato insegnante di lettere, sempre smanioso di raggiungere un lodevole riconoscimento, seppure sia già considerato un dio nel suo istituto per la fama che lo contraddistingue e la pubblicazione di celebri articoli. Nonostante questo, fuori dal mondo universitario è un anonimo qualunque. Gli altri personaggi sono tratti dal mondo scolastico, ma figurano anche persone indaffarate in faccende losche come Guerrinoni, proprietario di un negozio d’antiquariato. Uomini d’oggi, potremmo dire.

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“Alla fine di un’infanzia felice” di Gian Mario Villalta

Alla fine di un'infanzia feliceÈ un elegante gioco di specchi Alla fine di un’infanzia felice di Gian Mario Villalta, terzo romanzo edito per Mondadori del poeta friulano (premio Viareggio 2011), narratore e direttore artistico di Pordenonelegge, dopo Tuo figlio (2004) e Vita della mia vita (2006). In esergo una frase di Mark Strand ci introduce al nucleo tematico del romanzo – o forse, per alcuni aspetti peculiari, metaromanzo – che propone ed esplora una riflessione sul rapporto tra scrittura e realtà.

Villalta delinea per l’intreccio del suo libro il personaggio di Guido Devetta che lui rievoca molto dell’autore stesso,. Guido è un insegnante e da un po’ di tempo lavora come editor in una piccola casa editrice di Pordenone, la Gemina, per la quale ha curato dei testi che gli hanno conferito prestigio e notorietà. Un giorno arriva nel suo ufficio un plico diverso dagli altri. Il mittente è Sergio Casagrande, il suo migliore amico negli anni della giovinezza e di cui ha perduto, in parte, le tracce. Il romanzo di Casagrande si intitola Alla fine di un’infanzia felice e quel che destabilizza emotivamente Guido è il fatto che uno dei personaggi cardine del romanzo è proprio lui, Guido Devetta, della famiglia dei “Sain”, il soprannome loro affibbiato quando, da profughi istriani, si stabilirono nella campagna di San Quirino, piccolo comune del Friuli Venezia-Giulia. Continua a leggere

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Seventy Sex: nuove barbarie editoriali

Janis Joyce, Seventy Sex (Transeuropa, 2011, pp. 136, € 12,90, ISBN 9788875801236)

«La storica sigla editoriale Transeuropa accetta la sfida del futuro portando con sé due “bussole”: Tondelli e Girard, la narrativa da una parte e la saggistica dall’altra, tenute insieme da un comune atteggiamento di ricerca, di dialogo e di attenzione verso l’inedito, il diverso, l’estraneo, il fuori luogo, il non catalogato – così che “la pietra scartata dal costruttore è diventata testata d’angolo”.»

Giulio Milani, direttore responsabile Transeuropa Edizioni

seventy sex_coverIn questo blog e nel sito partner di CaRtaCaNta, l’associazione che ho il piacere di presiedere, si è sempre parlato di libri e di autori che ci hanno appassionato, che ci hanno pungolato a riflettere e ci hanno resi un poco migliori.
Di pessimi libri ne abbiamo letti, e non pochi, ma abbiamo sempre preferito passare sotto silenzio i prodotti che non meritavano – secondo la nostra modesta opinione – l’attenzione del lettore e lo spreco di tempo ed energie da parte del recensore di turno. Continua a leggere

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