Scrivere per sé Scrivere di sé. Un nuovo laboratorio di scrittura narrativa

Mercoledì 13 scorso, alle ore 18:30, nell’ambito di “Porte aperte alle passioni“, patrocinato dal Vicenza Time Café, ho avuto il piacere di presentare il mio nuovo laboratorio di scrittura narrativa Scrivere per sé Scrivere di sé. Sono molto lieto di aver raccolto diverse candidature. Non riesco ancora a darvi delle chiare indicazioni logistiche ma so che si articolerà su 8 incontri di 2 ore ciascuno. Con il Vicenza Time Café stiamo valutando gli slot liberi per poter usufruire degli spazi: potrebbe essere che il laboratorio inizierà nei primi mesi del 2018. Ci sarà sicuramente una prima serata a porte aperte, senza alcun vincolo di adesione, così potrete farvi un’idea del programma e di come intendo gestirlo. Rimanete in contatto, sul mio blog, sul sito e sul sito del Vicenza Time Café, per gli aggiornamenti sulle date e sui costi. Mi premurerò di contattare di persona tutti coloro che gentilmente mi hanno lasciato i loro nominativi e i loro indirizzi mail. Continua a leggere

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Simone de Beauvoir o della scrittura come fuga dal tempo

Sulla vita e l’opera di Simone de Beauvoir, apparso in Sul Romanzo il 14/04/2016

Simone de BeauvoirNon è possibile riflettere sull’opera di Simone de Beauvoir senza collocare il suo «tutto dire», in forme diverse, nella prospettiva di un prodigioso modello di autobiografia, perseguito – si potrebbe affermare – nell’arco di una vita come motivazione diretta, come ricerca e progetto del sé ma anche, in senso proprio, di sviluppo dei procedimenti di creazione e gestazione della scrittura. Rispetto all’Italia, dove la tradizione dell’autobiografia assume storicamente una linea più trasposta, l’affermata tradizione dell’autobiografia francese ci consente di non etichettare come “eccezionale” l’intensa e protratta pratica dell’autrice di registrare gli avvenimenti della propria vita; semmai quel che sorprende è la peculiarità dell’approccio alla materia autobiografica, la volontà e l’impegno profusi: il primo testo, Memorie di una ragazza perbene, è del 1958, e recupera il vissuto dalla nascita all’incontro con Sartre (1929). In La forza dell’età (1960) si rappresenta il periodo 1929-1945, fino al termine della guerra. La forza delle cose (1963) comprende gli anni dal 1946 al 1961. A conti fatti esce nel 1972 e vi si raccontano gli anni 1970-71. Il quadro delle memorie è definito e concluso se aggiungiamo a oltre sessant’anni di vita il racconto Una morte dolcissima (1964), imperniato sulla morte della madre, e La cerimonia degli addii (1981), dove si racconta la perdita più straziante, quella del compagno di una vita: Jean-Paul Sartre.

«La mia vita sarebbe stata una bella storia che si sarebbe inverata nel raccontarla a me stessa». Continua a leggere

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