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Il parere dei lettori # 2

Thiene (Vicenza) - castello ColleoniSecondo appuntamento con la rubrica “Il parere dei lettori”. Questa volta mi vorrei soffermare su una recensione del professor Ferdinando Offelli, comparsa sul sito Thienet.it e che potete leggere qui.
Ho grande stima e rispetto per il professor Offelli, attento osservatore delle realtà locali del vicentino, docente di pluriennale esperienza, arguto recensore e operatore culturale a tutto tondo – basterebbe dare un'occhiata al ponderoso archivio del sito di cui è curatore per rendersene conto.

Eppure... sapete come vanno queste cose: “non tutti i libri ci vestono bene”, se vogliamo utilizzare la metafora sartoriale e succede che, talvolta, non riusciamo a sintonizzarci sulla giusta frequenza del messaggio che l'autore intende far passare. Diviene perciò complicato focalizzare le assi portanti, la struttura del testo, i temi affrontati e i significati più o meno impliciti nella narrazione.

Già nel sottotitolo “Una generazione che non si capisce” vi è la chiara consapevolezza – con la franchezza che contraddistingue da sempre il prof Offelli - di una oggettiva difficoltà ad avvicinare la materia del romanzo, ribadita a distanza di poche righe, nell'incipit del pezzo: «Essendoci ormai lasciati alle spalle già alcune generazioni di giovani, possiamo dire che quella cui appartiene Alberto Carollo è per noi di non facile comprensione, crediamo perché loro stessi non sempre si capiscono. »


logo ThienetL'ammissione più evidente, nella parte centrale della recensione, è però la seguente: «Non siamo stati in grado di seguire Alberto Carollo nelle interpretazioni del quadro “Doppio Ritratto” di Giorgione che dà il titolo all’opera.» E ancora: «Forse è questo il problema di questi giovani della generazione di Alberto Carollo, di dover imparare a convivere con una duplicità di atteggiamento (...)»

«Dopotutto nel romanzo i giovani che girano attorno ad Alfredo alla fine prendono un sentiero di vita che non è quello cui avevano aspirato; per questo, come nei due giovani del ritratto dovono apparire sicuri e sfrontati, mentre internamente si sentono malinconicamente insicuri.»
Non mi sembra che il giovane “cortese” in primo piano appaia all'osservatore come “sicuro e sfrontato”; la seconda testa sì, più spavalda e sensuale, ma il volto in primo piano che si regge il capo con la mano è la testimonianza di una illustre tradizione figurativa e non solo: è il tipo del malinconico.

Il termine “generazione” viene usato sovente in questa recensione; gli stralci che ho isolato più sopra lo evidenziano, ma anche qui: «Bisognerebbe forse dir loro che, per quanto vissuto come crisi individuale, fa parte da sempre della vita di tutte le generazioni, anche se si presenta in modi sempre diversi e nuovi. »

Le problematiche incontrate da Offelli nel suo approccio al mio romanzo sono – a mio avviso – derivate da una chiave di lettura che privilegia l'aspetto generazionale.
Ritengo sia arduo imbarcarsi in una lettura generazionale del romanzo. Alfredo Algelo è un creativo, un personaggio atipico, una voce fuori dal coro, per nulla rappresentativo della mia generazione. I personaggi che gli ruotano intorno invece sono un tipico prodotto "vicentino" nella sua declinazione più becera e piccolo-borghese: intenti a coltivare il proprio orticello, laboriosi, conflittuali, individualisti, tendenti alla ricerca di un vago edonismo ma dagli orizzonti limitati. La società vicentina descritta nel libro, tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, subisce profonde trasformazioni: uno sviluppo socio-economico e tecnologico vertiginoso che non si accompagna ad una eguale metabolizzazione e consapevolezza dei mutamenti intercorsi.

La chiave di lettura sul solco del dipinto giorgionesco è quella del doppio, argomento caro a tanta letteratura, da Shakesperare ("Macbeth") a Stevenson ("Lo strano caso del dottor Jekyll e Mister Hide") a Wilde ("Il ritratto di Dorian Gray"), da Mary Shelley ("Frankenstein"), a Pirandello ("Uno nessuno e centomila").
In "Doppio ritratto" i doppi si sprecano: Alfredo-Alina per esempio. Alfredo cerca una spiegazione razionale al suo sentimento laddove la donna si serve del proprio istinto di conservazione e perpetuazione (come in "L'assoluto naturale" di Parise).
Alfredo-Ilaria, la coppia di artisti: il neofita che cerca modi e stile per esprimersi e la disincantata anziana scrittrice che ha terminato la sua parabola artistica e umana. Alfredo-Adone, il primo che persegue i suoi ideali, l'altro che rinuncia per sopravvivere in un contesto che non sa cosa farsene dell'intellettuale. Alfredo tormentato e sconfitto, Adone sensuale e godereccio.
E il melangolo, emblema dell'amore, frutto dolce-amaro come l'amore.
Pietro Bembo, amico di Giorgione, mette in bocca a Perottino, col bisticcio amaro-amore, ne "Gli asolani": "Perché amare senza amaro non si puote/ne pate veruno amaro che per amore".

Alla prossima. Nel frattempo statemi bene.

 

 

Commenti  

 
0 #2 Alberto Carollo 2011-07-03 15:16
Carissimo Franco,

ti ringrazio per i graditissimi commenti sul mio sito... Come stai?
Mi chiedi di che generazione sei tu? Io penso che anime come le nostre facciano "storia a sé", nel senso che hanno sempre assecondato i propri demoni od ossessioni personali, a volte anche a scapito della propria integrità e salute mentale, un po' 'donchisciottesc hi' se vuoi. Se poi i nostri demoni hanno incontrato, talvolta, le tendenze dei gruppi e dei movimenti cosiddetti "generazionali" è stato solo incidentalmente . Fino al percorso successivo, lungo i sentieri della propria ricerca espressione realizzazione interiore. Condividi?
Con reiterata stima e amicizia.
Un abbraccio forte
Citazione
 
 
0 #1 Franco 2011-06-23 14:48
Ciao Alberto è un bel po' che non ti leggo e questa volta ancora concordo con le tue assennate e precise osservazioni ai commenti di Offeli.Secondo te io a che generazione appartengo ( a prescindere dalla data di nascita?.Ti abbraccio. Franco
Citazione
 
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