Scrittura creativa – La revisione

Scrittura creativa_La revisioneUltimato un racconto o un romanzo? È il momento dellarevisione, quello in cui la scrittura creativa diventa (ri)scrittura creativa. Sembra uno slogan: lapidario, semplice da ricordare. E invece, prima di tutto, è una verità inoppugnabile. Non si parla molto direvisione del testo nei manuali di narratologia; ci si focalizza su singoli aspetti tecnici, specialmente di tipo linguistico; non è facile reperire supporti teorici. Molto è lasciato al “fare”, all’esperienza individuale, perciò vi esorto a prendere le mie indicazioni come qualcosa di non strutturato ma comunque (spero) utile a suggerirvi un possibile percorso – che potreste personalizzare secondo le vostre esigenze – nell’arduo e insidioso compito di limare il vostro script. Anche nella prospettiva (perché no?) di concretizzarlo in una futura proposta editoriale.

Prima di tutto intendiamoci sui termini: revisione è diverso da editing. Parliamo comunque di processi imparentati tra loro, ma attuerete una revisione sui vostri testi, mentre l’editing è un intervento eseguito su testi altrui. Il vostro scritto potete stravolgerlo, amputarlo o dilatarlo come vi aggrada, per capirci. Su un testo diverso dal vostro dovete invece suggerire integrazioni, modifiche, tagli e spostamenti nel rispetto del registro adottato e dello stile del suo autore, frenando in voi possibili “invasioni di campo”, nonché l’impulso a coartare l’autore con le vostre “visioni” dell’opera.

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Scrittura creativa – Il finale

The EndCi sono delle regole per scrivere un finale? Se in scrittura creativa si fa un gran parlare dell’incipit – deve agganciare il lettore, destare curiosità e coinvolgimento nella storia –, il finale è altrettanto rilevante? Alla prima domanda, d’istinto, mi viene di rispondere “mah…”; alla seconda un deciso “sì”.

Partiamo dal sì. Il finale, o explicit, è un momento di grande importanza e non va trascurato. Se avete lavorato bene al vostro script, il finale è una sorta di catarsi (così diceva Aristotele nella Poetica), una “purificazione dell’animo”: il momento in cui tutta la tensione accumulata durante la lettura trova il suo scioglimento. Accade, talvolta, che l’explicit ci deluda fortemente, come lettori, che ci lasci con l’amaro in bocca per la sua irresolutezza, per un esito infausto o perché abbiamo la sensazione che l’autore non sapesse più dove andare a parare e in chiusura non abbia saputo trovare una buona idea per sbrogliare la matassa narrativa.

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Mostra documentaria su Ignazio Silone

COMUNICATO STAMPA

Ignazio-SiloneIGNAZIO SILONE.  MOSTRA DOCUMENTARIA

L’arte è un fiore selvaggio, ama la libertà L’uomo, lo scrittore, l’intellettuale

Dal 25/10 AL 9/11/2014
Presso la Biblioteca Internazionale LA VIGNA  2° piano –  residenza Gallo-Zaccaria in Contrà Porta Santa Croce, 3 – 36100 VICENZA (Orario d’apertura tutti i giorni 10:00-18:00) INGRESSO LIBERO.

Inaugurazione 24/10 ore 17:00

TAVOLA ROTONDA con:

 Autorità Abruzzesi e Venete
 Mario Bagnara, presidente La Vigna, moderatore
 Lucio Battistotti, direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea  Angelo De Nicola, Centro Studi Ignazio Silone, giornalista
 Elisabetta Risari, Mondadori
 Gian Antonio Stella, giornalista e scrittore
 Romolo Tranquilli, pronipote di Ignazio Silone

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“La strada tra noi” di Nigel Farndale

nigel_farndale_la_strada_tra_noiLa strada tra noi è la prima traduzione italiana del britannico Nigel Farndale (1964). Colma questa lacuna De Agostini Libri grazie al suo nuovo marchio BOOKME, dedicato ai titoli di narrativa adulti e cross over. Ben fatto, viene da chiosare, perché dopo aver letto il romanzo in questione desidereremmo già recuperare i suoi titoli precedenti, magari il suo bestseller The Blasphemer, finalista in premi di prestigio internazionali come il Costa Book Awards. Farndale ha alle spalle anche un‘interessante carriera di giornalista (ha avuto il piacere di intervistare, tra gli altri, personaggi celebri come Woody Allen, Mick Jagger, il Dalai Lama, Henry Kissinger e Stephen Hawking).

La strada tra noi si snoda su due distinti piani temporali. Il libro si apre in una stanza d’albergo che si affaccia su Piccadilly Circus, nel 1939. Il londinese Charles Northcote e il suo compagno alla scuola Slade di Belle Arti, il tedesco Anselm, si amano teneramente. Sono belli, intelligenti, brillanti e colmi di progetti. Centellinate questa ouverture nella lettura, la sua eleganza distesa, pervasa di dedizione e slancio giovanili che ci hanno rammentato alcune atmosfere di Maurice (1987), il bel film di James Ivory con James Wilby e Hugh Grant, perché sull’Europa spirano venti di guerra e nulla sarà più come prima. I due vengono arrestati; la società dell’epoca non accetta il loro amore. Charles viene deferito alla corte marziale; Anselm verrà deportato in Germania, bollato come “degenerato” e confinato in un campo di lavoro. Continua a leggere

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Scrittura creativa – I dialoghi

conversationScrivere dialoghi è un’altra delle forche caudine della scrittura creativa. E qui vi voglio: potete essere bravi quanto volete a descrivere nei dettagli, a tratteggiare personaggi memorabili, a costruire intrecci complessi, ma far parlare i personaggi delle vostre storie nella maniera più naturale possibile è un compito difficileNon c’è una “regola” o uno “schema” da seguire per scrivere buoni dialoghi. Un buon dialogo è il prodotto di un “istinto” narrativo ben direzionato, di una sensibilità che si affina con l’esercizio continuo della scrittura e della lettura di prodotti dei generi più diversi, come andrò a illustrarvi.

Provate a pensare se vi capitasse di registrare una chiacchierata tra amici: che vociare frammentato, che ping-pong verbale. Tic-tac-tic-tac, riascoltandolo potreste marcarne il ritmo. Il dialogo è fatto di pause, esitazioni, brusche accelerate, rallentamenti imprevisti, ripetizioni. È melodia, ritmo sincopato, extrasistole e tachicardia. È molto probabile che, esercitandovi, scriviate pagine di dialoghi che vi sembreranno artificiosi, impacciati e falsi. È tutta palestra, e va bene. Scrivere dialoghi è frutto dell’esperienza: più lo si fa più facile diventa. Come nuotare, correre o suonare uno strumento musicale.

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