Superior Spider-Man n.14 – La recensione del gran finale della serie

(fonte: mangaforever.net)

di Marco Novelli

Superior Spider Man

Goblin Nation termina qui ! E anche la lunga parabola di Superior Spider-Man ! Preparatevi all’esplosivo finale di una delle serie più controverse e discusse del rilancio Marvel NOW !!! Chi la spunterà tra l’Arrampicamuri e il Folletto Verde ??? Ce lo rivelano Dan Slott e Giuseppe Camuncoli !

E così il fatidico momento, tanto atteso dai Ragno-fan, finalmente è arrivato. Dopo quasi un anno e mezzo la parabola del Dott. Octopus nei panni di un Uomo Ragno “superiore”giunge al termine, per la gioia di chi si era stracciato le vesti abboccando al fatto che il vero Peter Parker non sarebbe più tornato ( ma davvero qualcuno ci era cascato ?!?! ) e con profondo rammarico per chi invece si era quasi affezionato a questa versione così estrema e ambigua del più famoso Arrampicamuri di sempre.

Superior Spider-Man è stata sicuramente una delle serie più controverse e discusse di tutto il rilancio Marvel NOW, in quanto stravolgeva completamente uno dei personaggi più amati della Casa delle Idee, scatenando inevitabilmente le ire dei fan più puristi, che hanno minacciato pesantemente lo scrittore Dan Slott, arrivando ad abbandonare la testata.

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“K – Nel mare del tempo” di Elisabetta Cametti

(fonte: sulromanzo.it)

di Irma Loredana Galgano

K - nel mare del tempoDopo I guardiani della storia  Elisabetta Cametti ritorna in libreria con K – Nel mare del tempo, sempre con la casa editrice Giunti; ancora una volta un thriller contemporaneo che parla di etruschi. Nuove avventure per Katherine Sinclaire, il suo fidanzato Jethro e la cagnetta Tremilla. La storia riprende il filo del primo romanzo; mentre la protagonista cerca di riprendersi dalle vicissitudini precedenti, si ritrova a dover affrontare nuovi ostacoli e intrighi che causeranno la morte o il ferimento di praticamente tutti coloro che le stanno intorno.

La mole del testo, come di quello precedente, è imponente: 576 pagine per un giallo sono davvero tante; a tratti sembra di essere incappati in un mistero senza fine, aggravato da nuovi, tetri sviluppi e omicidi ripetuti. È impensabile una lettura continuativa per un libro di queste dimensioni, così va a finire che l’adrenalina ricercata dagli appassionati del genere scema di pagina in pagina e ci si ritrova sospinti verso la fine, solo per correttezza, dalla volontà di ultimare la lettura. Troppe interruzioni, troppi cambi di registro appesantiscono il testo. Ne sono un esempio lampante le ripetute dissertazioni sul popolo etrusco, sulla magia, sul passato collegato al presente, su delucidazioni tecniche e teoriche che non servono alla lettura né alla risoluzione del mistero.

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Insegnanti, questa scuola non è un’anagrafe

(fonte: corriere.it)

Il problema sono coloro che non vogliono o non sanno lavorare: «indocenti» e «indecenti». Hanno età e storie diverse, ma l’anzianità come criterio base delle graduatorie non funziona

di Alessandro D’Avenia

classroom

Le parole abusate sono segnaletica della nostalgia, fosforescenze di ciò che perdiamo. Scuola: tutti ne parlano, mentre rantola.

Se dovessi distillare il succo di 14 anni di insegnamento, di incontri in ogni tipo di scuola e di migliaia di lettere di studenti, docenti e genitori, dovuti ai libri che ho scritto, direi con Elias Canetti: «Ogni cosa che ho imparato dalla viva voce dei miei insegnanti ha conservato la fisionomia di colui che me l’ha spiegata e nel ricordo è rimasta legata alla sua immagine. È questa la prima vera scuola di conoscenza dell’uomo». Così ne La lingua salvata definiva l’essenza della scuola: la viva voce e l’immagine dell’insegnante. Solo una discontinuità antropologica (e quindi economica) potrà cambiare la scuola, non belletti organizzativi spacciati per riforme. Una rivoluzione copernicana che ponga nell’ordine giusto conoscenza e amore: ogni crescita in estensione e profondità della nostra conoscenza del mondo presuppone un’estensione della nostra sfera di inter-esse, cioè d’amore. Perché non chiudiamo le scuole e non carichiamo le lezioni su YouTube risparmiando tempo e fatica?

Perché siamo convinti che insegnare sia una relazione attuale: spazio e tempo condivisi nell’irripetibile dinamismo della vita e delle vite. Se un ragazzo esteriormente somiglia più al padre o alla madre, interiormente (sguardo sul mondo, fiducia nella vita) corrisponde alla qualità della relazione tra i genitori. Così l’insegnamento, parte dell’educazione, si dà nella triplice relazione professore-studente, professore-genitori, professore-colleghi. Classe e studente somigliano alla qualità di queste tre relazioni. Posso soffermarmi solo sulla prima.

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Antonia Pozzi. Ti scrivo dal mio vecchio tavolo. Lettere 1919-1938/1

(fonte tellusfolio.it)

antonia pozzi ti scrivo dal mio vecchio tavolo lettere coverAntonia Pozzi, Ti scrivo dal mio vecchio tavolo. Lettere 1919-1938
A cura di Graziella Bernabò e Onorina Dino
Con un saggio di Marco Dalla Torre e postfazione di Tiziana Altea
(Ancora, 2014, pp. 392, € 26,00)

 

Tre Croci, agosto 1925 

 

Mammina cara,

ieri sera dal lago di Sorapis, abbiamo trovato la tua letterona. Qui il nostro arrivo ha portato un sole meraviglioso, che ci ha permesso ieri di fare una magnifica passeggiata di due ore solamente fino a un delizioso laghetto alpino, circondato da ripidissime rupi a strapiombo. Che bel posto! Abbiamo colto tanti tanti fiori lungo la strada, abbiamo fatto una spanciata di mirtilli e ci siamo divertiti molto. Ma una cosa che ti farà molto piacere è che il mio piede è andato magnificamente. Devi sapere che è un sentiero tutto in salita: (Dio! Che sbanfata!) in principio dunque il piede ha fatto un po’ il matto e mi faceva un po’ male. Ma poi più si andava avanti, più migliorava, e all’arrivo mi sono trovata quasi più riposata di quando ero partita.

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Monumento (rock) in vita per McCartney e Dylan

(fonte: lastampa.it)

Quasi in contemporanea due album di colleghi che cantano le loro hit

di Pietro Negri

Paul McCartney

Per John Lennon, Paul McCartney nelle canzoni dei Beatles ci metteva «la leggerezza e l’ottimismo» (lui invece «la tristezza e le dissonanze»). Per lo studioso della storia del rock Paul Zollo, «ha cambiato le regole del gioco e scavato il solco che la musica segue ancora oggi». E per quanto nelle canzoni dei Beatles la sua firma fosse sempre saldamente accoppiata a quella di Lennon, oggi per tutti è chiaro quali fossero dell’uno e quali dell’altro.

Non è stato difficile, insomma, concepire l’idea di The Art of McCartney, un monumentale omaggio a Paul con 34 canzoni sue reinterpretate da altri artisti. Ma deve essere stato complicato realizzarlo, perché chi ha avuto l’idea, il produttore Ralph Sall, ci ha messo 11 anni per venirne a capo. Nel 2003 aveva sottoposto il progetto all’ex Beatle e ne aveva ottenuto l’ok, nel 2014, questa settimana, è uscito in tutto il mondo il risultato del suo lavoro, al quale prestano la voce, tra gli altri, Billy Joel, Bob Dylan, Yusuf Islam (ex Cat Stevens), Harry Connick, Jr., Brian Wilson (Beach Boys), Barry Gibb (Bee Gees), i Kiss, Roger Daltrey (The Who), The Cure, Perry Farrell, Smokey Robinson, Alice Cooper, B.B. King.

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