DIALOGUS DE POËSI

DIALOGUS DE POËSI

Dieci Inni alla Morte di Matteo Veronesi

a cura di Elisabetta Brizio

Si può inneggiare alla morte? Personificandola come nel Settimo sigillo di Bergman? Vedendola come un’allegoria? Mi rivolgo a Matteo Veronesi, autore di Dieci Inni alla Morte (Nuova Provincia 2009, ora ripubblicato in Lotta di Classico con un progetto grafico di Massimo Sannelli). E perché decuplicare e non limitarsi alla singolarità di un solo Inno alla morte, come Ungaretti in Sentimento del tempo? E ancora: Novalis, quello degli Hymnen an die Nacht in morte dell’amata Sophie, nei quali la morte predisponeva a una rinascita spirituale. E dove l’autore esordiva definendo l’uomo «lo splendido intruso» nel mondo terreno del quale non è parte, straniero alla luce che è regno inespressivo delle apparenze e che mai ravviserà l’infinito. Ipotizzo che Novalis sia una figura magistrale per Veronesi. Dei Dieci Inni parliamo dieci anni dopo: come sempre, tout se tientContinua a leggere

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Una piccola fedeltà

Luca Saltini, Una piccola fedeltà (Giunti Editore, 2018)

La peculiarità di Una piccola fedeltà, il bel romanzo di Luca Saltini edito da Giunti, è – tra le altre – la sua densità. Densità di descrizioni, di scrittura, di approfondimento e introspezione psicologica dei personaggi che lo popolano. Densità che, non vorrei esser frainteso, va declinata nella prospettiva di una condizione di fluidità, di avanzata concentrazione, di succosa ed efficace ricchezza. Sono, questi, aspetti non comuni nella narrativa italiana di questi ultimi anni, dove si procede sovente “per sottrazione”, dove la paratassi è maestra di vita e il ritmo sempre più concitato del racconto si modula sul linguaggio cinematografico: pochi ed essenziali riferimenti ambientali e personaggi che si spiegano nell’azione.

Una piccola fedeltà è invece un romanzo d’impianto tradizionale, opera di un autore maturo, consapevole del proprio talento e del proprio “mestiere”. Luca Saltini vive a Lugano, in Svizzera, dove si occupa di ricerca storica, ed è qui al suo quarto libro dopo la pubblicazione di numerosi racconti per l’infanzia in riviste, i romanzi TattooIl demolitore di camper (per Fernandel) e Periferie (per ADV).  Le sue competenze in materia di Storia e Cultura del Novecento hanno fruttato nella composizione di un affresco così variegato e convincente della Romania negli anni della dittatura di Ceauşescu. L’io narrante e protagonista della vicenda è Augusto Castiglioni, un trader italiano che si è arricchito col petrolio in quegli anni burrascosi. All’inizio del romanzo lo troviamo anziano e recluso in una clinica di lusso di Milano, nell’attesa di scoprire la natura di una misteriosa malattia degenerativa che lo sta portando alla paralisi. È da quella distanza temporale e geografica, in un momento cruciale della propria parabola esistenziale, che Castiglioni riavvolge il nastro della memoria e riflette sul significato delle scelte compiute, delle figure che hanno avuto un ruolo importante nella sua formazione personale, a partire dal padre altruista e impegnato nel sociale, che avrebbe voluto per lui un futuro da medico: «Che ne era di tutto quanto mi aveva insegnato? Della sua pedagogia, dell’ideale di vita di cui aveva cercato di educarmi? Io ne facevo strame per un puro tornaconto personale!». Continua a leggere

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Restiamo così quando ve ne andate

Cristò, Restiamo così quando ve ne andate, Terrarossa Edizioni, 2017

Non guardo più allo stesso modo le pareti di casa mia da quando ho letto Restiamo così quando ve ne andate di Cristò. A partire dal titolo e dall’incipit in corsivo dell’introduzione, “Non possiamo fare altro che aspettare in silenzio quando ve ne andate. Non possiamo che tornare nel letargo della vostra assenza”, una delle intuizioni più felici di questo romanzo rimane l’idea di insinuare nel racconto una voce “altra”, come una sorta di coro greco o una presenza simile agli dei lari della religione romana, protettori degli avi defunti e della casa. È una voce che prende maggior consistenza man mano che la vicenda si dipana, fino a guadagnarsi la ribalta esclusiva della quarta e ultima parte, ImmobiliIl riferimento è ai muri dell’abitazione: testimoni silenti ma non insensibili di quanto accade, pregni degli umori, del calore dei corpi, delle esalazioni (soprattutto dei fumi!), dei pensieri e delle parole (dei suoni) di coloro che li hanno abitati e nominati – come argomenta Luca Romano in un bell’articolo comparso su Huff Post.

Restiamo così quando ve ne andate racconta di Francesco, un quarantenne che lavora in un supermercato ma che vorrebbe fare della musica la sua professione. Un rapporto difficile col padre autoritario, che tanto ha insistito perché si diplomasse al conservatorio ma poi è rimasto deluso dal figlio, che in quel percorso ha ottenuto il minimo dei voti. Francesco è indolente e svogliato, di una psicologia più intricata delle proiezioni e aspettative scontate e lineari di suo padre. Il conflitto si acuisce quando il lavoro come cassiere gli è assicurato dal padre stesso, ora in pensione ma che in quel supermercato ha fatto carriera. È un impiego umile, che non rende giustizia alle aspirazioni di Francesco ma che comunque gli permette di sbarcare il lunario. Continua a leggere

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O3dipus. Il crocevia del destino

Negli ultimi tempi sto gestendo O3DIPUS. IL CROCEVIA DEL DESTINO, un progetto collettivo di scrittura che ho ideato da per il Vicenza Time Cafè.

Si tratta di un seminario di scrittura creativa articolato, al momento, su tre mesi (settembre / ottobre / novembre) che convergerà su un evento finale a sorpresa, previsto per fine novembre.

Il titolo di questa Masterclass è O3dipus. Il crocevia del destino e prende spunto e alcuni temi dalle attività svolte nel corso di quest’anno di incontri al Vicenza Time Cafè, rispetto a diverse discipline. Il motivo originario di riferimento è il mito tramandatoci dalla tragedia di Sofocle, ma questo è solo incidentale. Nel soggetto proposto, sul quale stiamo lavorando, questi elementi sono del tutto attualizzati e ambientati nella nostra realtà vicentina.

Stiamo lavorando come un team creativo su un soggetto e una rosa di personaggi; è uno “scrivere insieme”, mettendo la propria libertà e creatività al servizio di un ambito condiviso. I vari racconti elaborati vengono discussi in gruppo e armonizzati con lo sviluppo di un intreccio. Seguiremo l’evoluzione dei personaggi e cercheremo di focalizzare alcuni temi portanti. Sempre in team decideremo lo scioglimento della vicenda.

  I contenuti del progetto sono fruibili in un blog, al seguente indirizzo: www.o3dipus.wordpress.com. La pagina raccoglierà nei prossimi tempi gli elaborati prodotti dal gruppo. Gli autori coinvolti scrivono a casa, da soli, nel corso dei tre mesi dedicati alla Masterclass. Io farò da moderatore, risponderò alle domande in una apposita Mailing List, fornirò indicazioni riguardo al soggetto condiviso nel laboratorio e seguirò sempre a distanza, via mail, la costruzione e la revisione degli elaborati. Vengono dedicati 5 appuntamenti nei locali del Vicenza Time Cafè per coordinare le attività di redazione, armonizzare e collegare i vari tasselli/episodi del progetto di cui questo blog conserva testimonianza.

Seguiranno, anche in questa pagina, ulteriori aggiornamenti/news sul progetto O3dipus.

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Claudio Magris, “Segreti e no”

Prime letture del 2018: “Svelare il segreto, portarlo alla luce, significa sempre anche deformarlo, già solo per il fatto di immetterlo in un contesto diverso, così come nel principio di indeterminazione di Heisenberg osservare un fenomeno significa già modificarlo, per cui si viene a conoscere non il preteso (inesistente?) fenomeno in sé, bensì il fenomeno conosciuto e osservato.” (Claudio Magris, ‘Segreti e no’, Bompiani)

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