Claudio Magris, “Segreti e no”

Prime letture del 2018: “Svelare il segreto, portarlo alla luce, significa sempre anche deformarlo, già solo per il fatto di immetterlo in un contesto diverso, così come nel principio di indeterminazione di Heisenberg osservare un fenomeno significa già modificarlo, per cui si viene a conoscere non il preteso (inesistente?) fenomeno in sé, bensì il fenomeno conosciuto e osservato.” (Claudio Magris, ‘Segreti e no’, Bompiani)

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“Come si scrive un thriller di successo” di Andrea Del Castello

Come si scrive un thriller di successo è un volumetto agile e sfizioso di circa 150 pagine che farà sicuramente la gioia di tanti neofiti aspiranti scrittori e non solo. Pubblicato per i tipi di Lupi editore di Sulmona (AQ), è opera di Andrea Del Castello: scrittore, saggista e manager culturale che ho avuto modo di apprezzare e frequentare per le sue attività, in questi ultimi anni, a partire dall’eccellente Mark Knopfler. Il crogiolo dei generi culturali (MoVe, 2005), sottile e arguta disamina delle composizioni dell’ex-leader e chitarrista dei Dire Straits. Del Castello, oltre a essere un appassionato melomane ed esperto di social media, già autore de Il videoclip. Musicologia e dintorni dai Pink Floyd a You Tube (Cavinato, 2015), ha curato articoli per riviste di studi interdisciplinari italiane e straniere ed è molto competente sul versante della Narratologia e dello Storytelling. Conduce infatti anche corsi sui metodi di scrittura, e in parte questa scuola del fare e dell’esperienza è stata riversata nelle pagine di questo libro, fin dalla Premessa: «Gentile lettore, questo manuale ha uno scopo preciso: aiutare chi aspira a migliorare la propria scrittura. In particolare fornisce strumenti a chi si occupa di gialli. Ma anche gli scrittori che non raccontano storie criminali vi troveranno consigli utili alla loro attività creativa». Eccola qui, in sintesi, la sua mission: non solo chi intende occuparsi esclusivamente del genere, ma anche autori più inclini alla contaminazione degli stili e delle strutture narrative potranno beneficiare degli argomenti trattati in queste pagine. Continua a leggere

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Sedotti dall’impossibile. “Dove la storia finisce” di Alessandro Piperno

L’articolo è stato pubblicato in Sul Romanzo il 03/11/2016

È uscito in libreria agli inizi di ottobre il nuovo romanzo di Alessandro Piperno, Dove la storia finisce, edito da Mondadori. È passata una manciata d’anni dai racconti-mémoires di Pubblici infortuni (2013), dalla saga dei Pontecorvo, in Persecuzione (2010) e Inseparabili (Premio Strega, 2012). Ne sono trascorsi undici dall’esordio col botto, Con le peggiori intenzioni (2005) e lo scrittore romano, ebreo per parte di padre, racconta ulteriori sfaccettature della borghesia ebraica altolocata: le convenzioni sociali, le occasioni mancate, l’incomunicabilità, lo smarrimento esistenziale, le invidie e le ambizioni frustrate. Sembrerebbe una vicenda privata, e in effetti lo è per gran parte del racconto, ma poi interviene un evento imprevisto a spezzare il tutto e il lettore perde di vista il particolare per trovarsi, quasi catapultato, a contemplare squarci di un possibile affresco epocale. Continua a leggere

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La nobile arte dello scrivere. “Lo spazio obliquo” di Lidia Furlan

Lidia Furlan

Lidia Furlan (Venezia, 1980) è una giovane autrice che vive in un posto splendido, a Mira, sulla Riviera del Brenta. Laureata in Tecniche Artistiche e dello spettacolo, ha lavorato come ufficio stampa nel settore teatrale e oggi si occupa di Comunicazione. Ho avuto il piacere di conoscere personalmente questa creatura minuta e delicata quanto i suoi arabeschi di parole e – diciamo così – di tenere a battesimo questo suo esordio letterario, in occasione di una tavola rotonda imperniata sui percorsi della scrittura.

Sui percorsi della scrittura si addentra Lo spazio obliquo (Edizioni Saecula, 2017), questa sua prima, coraggiosa fatica. Perché coraggiosa? Per una serie di motivi. Primo fra tutti la capacità di misurarsi con la propria sofferenza – perciò fragile solo in apparenza, lei, ma salda e consapevole dell’implosione interiore di una forza che attendeva solo il momento e lo strumento propizi per essere drenata ed esteriorizzata –, di contenere le emozioni, per quanto destabilizzanti, di farle sedimentare per poi tradurle in carta e inchiostro, a uso consumo e proiezione per il suo lettore. Continua a leggere

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I love Nick. Nick Cave a Padova, 4 novembre, Kioene Arena

04 novembre 2017

Caro Nick,

perdona se mi prendo tutta questa confidenza e passo direttamente al tu. Anche se non ci conosciamo di persona la tua musica mi accompagna da più di vent’anni e rivolgermi a te in maniera formale mi sembra strano, quasi come dare del lei a un amico di vecchia data. Sì, non sbagli sono proprio io: Alberto di Vicenza, quel tuo vecchio fan (a dire il vero hai qualche anno più di me, visto che sei nato nel 1957 e io nel 1966, ma qui dico “vecchio” perché sono un tuo estimatore della prima ora; oh, Dio: diciamo che se non proprio della prima, sicuramente della seconda ora!), Do You Remember me? O forse dovrei dire: Do You Love Me? (cit.) Continua a leggere

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