Convivere con l’Alzheimer: “Still Alice” di Lisa Genova

lisa_genova_still_aliceConvivere con l’Alzheimer, così potrebbe essere sintetizzata la storia raccontata in Still Alice da Lisa Genova, neuropsichiatra del Massachusetts, al suo primo romanzo, autoprodotto e distribuito porta a porta dalla sua autrice a partire dal 2007. Da allora il percorso letterario della studiosa di Harvard è stato tutto in ascesa. Non ti aspetti che una ricercatrice delle più insidiose e complicate malattie del cervello abbia anche un indubitabile talento per la fiction, ma tant’è: di passaparola in passaparola, il romanzo viene letto e apprezzato da una giornalista di un grande quotidiano americano. Poi si fa avanti Simon & Schuster, che lo ripubblica facendolo diventare un best seller.

Qui da noi era uscito, un po’ in sordina, nel 2010, col titolo di Perdersi, per la efficace traduzione di Laura Prandino, ma sulla scia della pellicola basata sul libro (interpretata da Julianne Moore che in seguito ha vinto l’Oscar come migliore attrice protagonista), è stato ristampato da Piemme lo scorso gennaio. In copertina la locandina del film e il ritorno al titolo originale in lingua inglese. Perdersi diventa una sottotraccia carica, a mio avviso, di significato, che ben evidenzia un bilanciamento di “visioni”: sta al lettore – in una storia che comunque non offre scappatoie – la scelta del bicchiere mezzo pieno, del porre l’accento su “quel che rimane di Alice” o partecipare con amarezza e una fatalistica rassegnazione a quello che del personaggio si va perdendo, senza rimedio. Continua a leggere

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Ben Lerner e “Nel mondo a venire”: i confini della non-fiction

(fonte: sulromanzo.it)

di Matteo Bolzonella

ben_lerner_nel_mondo_a_venireDi Ben Lerner, del suo Nel mondo a venire e dei confini della non-fiction ha parlato qualche mese fa Cristiano de Majo in un articolo per Rivista Studio, con entusiasmo contagioso, come di un nuovo grande scrittore americano, un poeta prestato alla narrativa. Quando iniziai a leggere Un uomo di passaggio, l’esordio narrativo di Lerner, pubblicato in Italia da Neri Pozza, era metà settembre 2014: all’incirca due settimane prima (precisamente il 2 settembre) era uscito in America il nuovo libro dell’autore, intitolato 10:04. Mi sono da subito innamorato di Un uomo di passaggio, l’ho terminato in pochi giorni e preda di un isterismo da OneDirection-fan, ho cominciato a fare ricerche sulla pubblicazione italiana delnuovo libro, quel 10:04 che a sentire de Majo consacrava il suo autore tra i grandi della letteratura di oggi. Scoprii che il titolo sarebbe stato cambiato, da 10:04 a Nel mondo a venire, che il romanzo sarebbe stato pubblicato in Italia da Sellerio con la traduzione di Martina Testa e che sarebbe uscito a febbraio (precisamente il 19). Ora che ho tra le mani Nel mondo a venire, dopo una lettura in apnea di qualche giorno, capisco il fervore di de Majo.

Nel numero del «New Yorker» uscito il 18 giugno 2012, inserito all’interno del classico spazio del settimanale dedicato alla fiction, è stato pubblicato il racconto The Golden Vanity firmato Ben Lerner, in cui un narratore in terza persona riporta le vicende di uno scrittore – nel racconto denominato “l’Autore” – che deve affrontare un’operazione ai denti ed è indeciso se usare un’anestesia parziale o totale (è un sunto infelice per lo spessore letterario della short story, lo so). Al quel, Lerner era già famoso in America: nel 2004 aveva ricevuto l’Hayden Carruth Prize per la sua raccolta di poesie intitolata The Lichtenberg Figures; nel 2006 era stata pubblicata la raccolta di poesie Angle of Yaw, finalista al National Book Award di quell’anno e scritta durante la permanenza nel 2003 di Lerner a Madrid, grazie a una borsa di studio, esperienza dalla quale nascerà anche L’uomo di passaggio, edito negli Stati Uniti nel 2011 con il titolo Leaving the Atocha Station e che sarà – meritatamente – accolto con grande favore dalla critica.

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L’Italia nella Prima guerra mondiale, un’inutile strage

(fonte: sulromanzo.it)

di Irma Loredana Galgano

litalia_nella_prima_guerra_mondiale_uninutile_strageL’Italia entra nella Prima guerra mondiale il 23 maggio 1915 e prende parte a quella che papa Benedetto XV definirà un’inutile strage.

Abbiamo voluto celebrare questo centenario attraverso uno speciale che inauguriamo oggi con l’intervista a Lorenzo Del Boca, ex presidente dell’Ordine nazionale dei Giornalisti e attuale vicepresidente della Fondazione del Salone del Libro di Torino, autore di Maledetta guerra. Le bugie, i misfatti, gli inganni che mandarono a morire i nostri nonni, edito da Piemme; un libro che, riportando le testimonianze scritte dei giovani soldati, diventa ancora più penetrante, incisivo, importante. Tutti questi ragazzi, poco più che adolescenti, che hanno combattuto la Grande Guerra, la prima mondiale, la più sanguinaria, che ha registrato un numero di vittime impressionante, strappati alle loro vite, ai loro sogni in nome di una politica, di una Storia e di uno Stato che ancora oggi fatica a riconoscere l’enorme debito contratto nei loro confronti.

In Maledetta guerra, individua i prodromi della Prima guerra mondiale già nella Belle Époque, quasi a sottolineare come, mentre si viveva in un periodo di pace e prosperità, si stesse già delineando lo scenario che poi avrebbe portato alla Prima guerra mondiale, e non solo in termini di spionaggio, diplomazia, alleanze, ma anche di vera e propria propaganda. In quale misura, quest’ultima si rivelò utile per promuovere la guerra presso le popolazioni europee, e si può davvero parlare di un’azione strategicamente orchestrata?

La propaganda ha sempre avuto un’importanza fondamentale e particolarmente l’ha avuta negli anni a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento perché si stava sviluppando un’ideologia e quindi la propaganda della Francia per la Francia, dell’Austro-Ungheria per l’Austro-Ungheria, persino dell’Italia per l’Italia aveva una presa straordinaria. E va sottolineato che questa propaganda era in atto da decenni.

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Breve trattato sulle coincidenze

Sabato 11 Aprile 2015 ore 17:30
Libreria Mondadori “Quarto potere”
Contrà Pusterla
– Vicenza -

Presso la Libreria Mondadori di Contrà Pusterla a Vicenza si terrà l’incontro di presentazione del romanzo
“Breve trattato sulle coincidenze”
di Domenico Dara pubblicato da Nutrimenti.

L’autore sarà presente all’incontro.

Breve trattato sulle coincidenzeAmbientato nel 1969, quando l’americano sta per compiere il primo passo sulla luna, il libro racconta la storia di un postino, uomo schivo e solitario, che coltiva un vizio particolare: apre, legge, ricopia e cataloga le lettere prima di consegnarle, tracciando una geografia privata delle minute vicende paesane.
E così un giorno, dal sacco della posta, spunta una lettera insolita, senza mittente, chiusa con un sigillo di ceralacca. Una carta d’amore, di quelle preferite dal portalettere, che ha tutta l’aria di nascondere un mistero che lui cercherà di svelare.
Inoltre il postino ha avuto il dono di imitare perfettamente le grafie altrui e così spesso interviene nei rapporti epistolari cambiando i destini degli uomini. Costantemente alla ricerca di un senso della vita, egli inoltre registra su un quaderno tutte le coincidenze che gli capitano, certo che dietro quegli inspiegabili incroci del caso si nasconda la chiave per interpretare meglio le direzioni dell’esistenza.

Domenico Dara

Domenico Dara

Domenico Dara nasce a Catanzaro il 2 febbraio 1971. Cresciuto a Girifalco, ha studiato alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Pisa, dove si è laureato nel 1996 con una tesi sulla poesia di Cesare Pavese. Ha curato il volume Alessandro Verri, Lettere da un amore (Massimiliano Boni Editore, Bologna, 2005).

Nel 2013 è stato finalista al Premio Italo Calvino con il romanzo
Breve trattato sulle coincidenze, pubblicato da Nutrimenti nel maggio 2014.

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Festa delle donne: questo Paese non si salverà senza la meritocrazia

Di seguito potete leggere la mia intervista a Maria Latella, in occasione della Festa delle donne, comparsa l’8 marzo scorso sul sito di Sul Romanzo.

maria_latella_il_potere_delle_donne._confessioni_e_consigli_delle_ragazze_di_successoNella ricorrenza della Festa delle donne abbiamo avuto il piacere di conversare con Maria Latella, scrittrice, giornalista, editorialista e blogger de «Il Messaggero», inviata per la politica al «Corriere della Sera», direttrice per sette anni del settimanale «A», autrice e conduttrice di trasmissioni su Skytg24. In questi giorni è uscita per Feltrinelli la sua ultima fatica letteraria, Il potere delle donne. Confessioni e consigli delle ragazze di successo.

L’8 marzo è la Festa delle donne. Pensa sia importante e doveroso onorare questa ricorrenza e con quale spirito festeggerà questa giornata, se la festeggerà, Maria Latella?

Penso che vada celebrata perché è ancora troppo presto per rinunciare a una data così significativa. Ci sono quelli che dicono «l’otto marzo per me è tutti i giorni», banalità di cui io non sono convinta. L’otto marzo deve essere festeggiato e l’ho onorato regolarmente tutti i santi giorni ma in quella data lì va ricordato il concetto che in questo Paese – così come in tutti gli altri Paesi in cui le donne stanno passando dei pessimi momenti – non c’è equilibrio se non c’è armonia tra i generi. Come riconosciamo ai nostri amici e ai nostri colleghi maschi la straordinaria bellezza del lavorare e vivere insieme, così deve essere reciproco.

Il suo nuovo libro si apre sulla figura di Rita Levi Montalcini, illustre scienziata e premio Nobel, scomparsa nel 2012, autorevole quanto “pervasiva” se riferita al mondo femminile. Vuole raccontare ai lettori di «Sul Romanzo» com’è nata l’idea di questo libro e di come ha organizzato i “ritratti” di donne di cui è composto?

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