Dialogo con Gian Mario Villalta

Ho avuto il piacere di chiacchierare con Gian Mario Villalta della sua carriera di “poligrafo” (poeta, narratore, saggista… e ancora insegnante, editor, presidente di uno dei più prestigiosi festival letterari italiani: Pordenonelegge), di libri e delle Venezie, di editoria e poesia, nonché di scuola e social network per la nuova collana di Saecula “Di storie in Storia. Nessuno testimonia per il testimone”, all’interno de “La vita nel tempo”.

Una collana di dialoghi con scrittori e storici, disposti a svelarsi. Nel racconto. Per stare-nelle-cose, attraversandole, piuttosto che a fronte di esse.
Un percorso – quello d’ogni singolo testo, come dell’intero progetto – che segue non tanto piste cronologiche prefissate o dogmi, ma che raccorda fili tematici, ramificandosi in molteplici ambiti, alla larga da etichette letterarie, periodizzazioni forzate. Scontornando, così, gli accadimenti, senza esserne prigionieri. Cercando di evitare la scorciatoia dell’analisi bibliografica, delle singole trame o del peculiare personaggio, risalendo invece alla consapevolezza storica – e non solo – dell’intervistato e al suo cammino di studi, contestualizzato nel tempo, suo come dei lettori.
Per una necessità, umana mai come oggi: il confronto.

Due i titoli che la inaugurano:
Dialogo con Gian Mario Villalta di Alberto Carollo
Dialogo con Enrico Palandri di Alberto della Rovere

Per acquistare il libro vi rimando al sito dell’editore: www.saecula.it

Per ulteriori notizie sul testo:

Dialogo con Gian Mario VillaltaDialogo con Gian Mario Villalta 
di Alberto Carollo

COLLANA: La vita nel tempo
PAGINE: 104
FORMATO: 14×19
CONFEZIONE: Brossura
PREZZO: 10,00 €
ISBN: 978-88-98291-39-7

“Conclusa la grande narrazione del nord-est, quello che resta al Triveneto rischia di essere un pulviscolo di realtà locali, che si negano reciprocamente, e che autoriflettono la propria condizione di esistenza. Il cosiddetto glocal, fusione ed esasperazione insieme del locale e del globalizzato, trova nel Triveneto il proprio trionfo, con tutte le differenze che si possono riscontrare.”

Gian Mario Villalta è nato a Visinale di Pasiano (Pordenone) il 26 luglio 1959.
Liceo Scientifico a Pordenone. Laurea in Lettere Moderne all’università di Bologna. Prime pubblicazioni sulle riviste “il verri” di Luciano Anceschi, su “Studi di Estetica” e su “Alfabeta”, ancora alla metà degli anni ’80. Negli anni successivi scrive anche su “ClanDestino”, “Tratti”, “Nuovi Argomenti”, “Testo a Fronte”, “Baldus”, “Diverse Lingue”.
Insegna in un liceo dal 1984.
Dal 2003 è direttore artistico del festival letterarioPordenonelegge

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Quando il realismo è trascendentale

COMUNICATO STAMPA

copertinaChe cosa ci insegnano gli oggetti?
Cosa possiamo conoscere e quando è legittimo farlo?
Perché la lettera è antecedente allo spirito e non viceversa?
Cosa implica il diritto della realtà «incontrata»,
cioè l’«inemendabilità», la resistenza opposta
da un mondo esterno non concettualizzabile?
In che misura siamo sociodipendenti e in quale costruttori?
Costruzionismo e possibilità sono compatibili?
Qual è il ruolo ontologico dell’ambiente, e quello della registrazione,
in questa nuova rivoluzione copernicana in filosofia?

Una serie di studi – intesi come marginalia – sul Nuovo Realismo e l’opera recente di Maurizio Ferraris.

A cura di Elisabetta Brizio.

Il libro è reperibile nel circuito de ilmiolibro.it

Puoi vedere la scheda del libro qui

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Il maggio radioso, come l’Italia entrò nella Prima guerra mondiale

(fonte: sulromanzo.it)

di Alberto Carollo

il_maggio_radioso_come_litalia_entro_nella_prima_guerra_mondialeDal maggio radioso del 1915, che portò all’ingresso dell’Italia nella Prima guerra mondiale, sono trascorsi cento anni. Ma cos’accadde davvero in quel mese, che culminò nella stipula del Patto di Londra e nell’alleanza con l’Intesa? Si trattò davvero, per l’Italia, di un attacco alla vita democratica del Paese? Si può concretamente parlare di una prova generale del Fascismo?

Ne abbiamo discusso con Antonio Varsori, storico italiano, docente di Storia dell’integrazione europea e direttore del Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali presso l’Università degli Studi di Padova, autore del recentissimo Radioso maggio. Come l’Italia entrò in guerra, edito da Il Mulino. Continua a leggere

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Convivere con l’Alzheimer: “Still Alice” di Lisa Genova

lisa_genova_still_aliceConvivere con l’Alzheimer, così potrebbe essere sintetizzata la storia raccontata in Still Alice da Lisa Genova, neuropsichiatra del Massachusetts, al suo primo romanzo, autoprodotto e distribuito porta a porta dalla sua autrice a partire dal 2007. Da allora il percorso letterario della studiosa di Harvard è stato tutto in ascesa. Non ti aspetti che una ricercatrice delle più insidiose e complicate malattie del cervello abbia anche un indubitabile talento per la fiction, ma tant’è: di passaparola in passaparola, il romanzo viene letto e apprezzato da una giornalista di un grande quotidiano americano. Poi si fa avanti Simon & Schuster, che lo ripubblica facendolo diventare un best seller.

Qui da noi era uscito, un po’ in sordina, nel 2010, col titolo di Perdersi, per la efficace traduzione di Laura Prandino, ma sulla scia della pellicola basata sul libro (interpretata da Julianne Moore che in seguito ha vinto l’Oscar come migliore attrice protagonista), è stato ristampato da Piemme lo scorso gennaio. In copertina la locandina del film e il ritorno al titolo originale in lingua inglese. Perdersi diventa una sottotraccia carica, a mio avviso, di significato, che ben evidenzia un bilanciamento di “visioni”: sta al lettore – in una storia che comunque non offre scappatoie – la scelta del bicchiere mezzo pieno, del porre l’accento su “quel che rimane di Alice” o partecipare con amarezza e una fatalistica rassegnazione a quello che del personaggio si va perdendo, senza rimedio. Continua a leggere

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Ben Lerner e “Nel mondo a venire”: i confini della non-fiction

(fonte: sulromanzo.it)

di Matteo Bolzonella

ben_lerner_nel_mondo_a_venireDi Ben Lerner, del suo Nel mondo a venire e dei confini della non-fiction ha parlato qualche mese fa Cristiano de Majo in un articolo per Rivista Studio, con entusiasmo contagioso, come di un nuovo grande scrittore americano, un poeta prestato alla narrativa. Quando iniziai a leggere Un uomo di passaggio, l’esordio narrativo di Lerner, pubblicato in Italia da Neri Pozza, era metà settembre 2014: all’incirca due settimane prima (precisamente il 2 settembre) era uscito in America il nuovo libro dell’autore, intitolato 10:04. Mi sono da subito innamorato di Un uomo di passaggio, l’ho terminato in pochi giorni e preda di un isterismo da OneDirection-fan, ho cominciato a fare ricerche sulla pubblicazione italiana delnuovo libro, quel 10:04 che a sentire de Majo consacrava il suo autore tra i grandi della letteratura di oggi. Scoprii che il titolo sarebbe stato cambiato, da 10:04 a Nel mondo a venire, che il romanzo sarebbe stato pubblicato in Italia da Sellerio con la traduzione di Martina Testa e che sarebbe uscito a febbraio (precisamente il 19). Ora che ho tra le mani Nel mondo a venire, dopo una lettura in apnea di qualche giorno, capisco il fervore di de Majo.

Nel numero del «New Yorker» uscito il 18 giugno 2012, inserito all’interno del classico spazio del settimanale dedicato alla fiction, è stato pubblicato il racconto The Golden Vanity firmato Ben Lerner, in cui un narratore in terza persona riporta le vicende di uno scrittore – nel racconto denominato “l’Autore” – che deve affrontare un’operazione ai denti ed è indeciso se usare un’anestesia parziale o totale (è un sunto infelice per lo spessore letterario della short story, lo so). Al quel, Lerner era già famoso in America: nel 2004 aveva ricevuto l’Hayden Carruth Prize per la sua raccolta di poesie intitolata The Lichtenberg Figures; nel 2006 era stata pubblicata la raccolta di poesie Angle of Yaw, finalista al National Book Award di quell’anno e scritta durante la permanenza nel 2003 di Lerner a Madrid, grazie a una borsa di studio, esperienza dalla quale nascerà anche L’uomo di passaggio, edito negli Stati Uniti nel 2011 con il titolo Leaving the Atocha Station e che sarà – meritatamente – accolto con grande favore dalla critica.

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